Friedrich Engels.
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L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO.
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Titolo originale: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats. 1884.
Traduzione di: Mila Lentini.
In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan.
1974. Newton Compton Editori, ROMA.
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INDICE.
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Introduzione. di Valentino Parlato.
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L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO.
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Prefazione alla prima edizione del 1884.
Prefazione alla quarta edizione del 1891.
1. Stadi preistorici della civilt.
2. La famiglia.
3. La "gens" irochese.
4. La "gens" greca.
5. Nascita dello Stato ateniese.
6. "Gens" e Stato a Roma.
7. La "gens" tra i celti e i tedeschi.
8. La formazione dello Stato presso i tedeschi.
9. Barbarie e civilt
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APPENDICI.
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1. Engels a Karl Kautsky e Eduard Bernstein a Zurigo il 22 maggio 1884.
2. Engels a Karl Kautsky a Zurigo il 23 maggio 1884 (estratto).
3. Sull'associazione dell'avvenire.
4. Un caso scoperto di recente di matrimonio di gruppo.
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Note.
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Fine Indice.
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INTRODUZIONE. di Valentino Parlato.
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1. Questa opera breve di Engels, ormai con quasi un secolo di vita - la sua stesura  del 1884 - non si pu dire che abbia avuto una grande fortuna. La critica scientifica la mette nelle sue bibliografie, ma ha sempre storto il naso di fronte alle sintesi semplificatrici, rozze e fantastiche dell'autore. Dall'altra parte, la critica ufficiale del movimento operaio ha proceduto - e come avrebbe potuto evitare l'influenza del moderatismo staliniano e poststaliniano? - sulla linea dell'imbalsamazione celebrativa. Di fatto, L'origine della famiglia, della propriet privata e dello stato  stata conservata nel pantheon dei testi classici, come descrizione di una et dell'oro, scomparsa nella notte dei tempi, alla quale si dovr tornare in un futuro indeterminato; quello di Engels, insomma, all'interno del movimento operaio organizzato  diventato, col passar del tempo, un esempio di utopismo scientifico, forse scientista, anzi. Nel frattempo - nella politica e nella pratica dei partiti comunisti, all'opposizione e al potere, e spesso anche per motivazioni concrete e non del tutto illegittime - la famiglia  diventata un valore da difendere e da restaurare contro la sua distruzione provocata dallo sviluppo capitalistico; la propriet si  scissa nei due concetti di propriet pubblica e di propriet privata il primo dei quali  diventato un valore progressivo, mentre si lasciava spazio anche a una sfera di propriet privata buona: perch piccola o perch schumpeterianamente innovatrice; quanto allo stato,  venuta avanti una linea intermedia per cui lo stato, in quanto appartenente alla sfera della politica non era pi necessariamente di classe, cio borghese, ma rimaneva uno spazio di frontiera sul quale potevano scontrarsi - e bilanciarsi forse - le due classi avverse, con la speranza di arrivare a una forma intermedia di stato di tutto il popolo, secondo una famosa formulazione kruscioviana, consacrata nel piano settennale dell'Urss, quello che doveva portare al comunismo.
Anche i pi recenti movimenti femministi, impetuosamente cresciuti in quasi tutti i paesi industrializzati alla fine degli anni '60, hanno espresso dissenso e diffidenza verso questo testo, che pure  il pi radicale manifesto dell'emancipazione della donna che ci venga dalla storia del movimento operaio. Dissenso e diffidenze non immotivati: dopo Engels, Freud aveva portato alla luce, traendola dalle sedimentazioni della storia, la sfera della sessualit - la questione della natura direbbero i marxisti - il cui interagire con i rapporti di produzione, cio con la storicit, non fu sempre e non  ancora chiaramente sceverato, ma che certo non trovava facili riscontri e risposte negli scritti engelsiani del 1884 e in una cultura in cui le forme allora percepibili del manifestarsi dell'Es coprivano e rimuovevano la materialit sessuale (1).
Tuttavia quest'opera pi che novantenne di Engels - e proprio sulle questioni della famiglia e della donna - mantiene intatto il suo originario valore di provocazione politica e culturale. Un contributo di cui il movimento operaio e gli stessi movimenti femministi non possono fare a meno. Anche oggi, in Italia, se la battaglia del referendum sul divorzio non la si vuole condurre sul terreno, perdente, della conservazione, della tolleranza repressiva; non la si vuole ridurre ai termini giuridico-borghesi della liceit o meno di sciogliere il contratto matrimoniale (che per moltissime donne del nostro paese  solo la legittimazione del diritto, del marito, di licenziarle dall'azienda familiare)  a questo libro di Engels che dobbiamo tornare. E' una condizione previa perch la battaglia sul divorzio esca dai limiti del progressismo borghese, ritrovi le sue discriminanti di classe, divenga un momento di trasformazione di questa societ, di attacco alle sue istituzioni, di liberazione di tutto quell'enorme potenziale di rivolta che secoli e secoli di storia hanno accumulato nell'universo femminile. Se si rimane prigionieri del dilemma: famiglia con divorzio o senza (2), accetteremo una lotta necessaria, ma di per s subalterna, in quanto si fonda sul riconoscimento a priori della validit e della perfettibilit della istituzione data: sarebbe come per un partito rivoluzionario partecipare alle elezioni senza mettere in discussione la natura dello stato e la necessit del suo rovesciamento; come una lotta operaia che tenda ad elevare il salario, ma senza mettere in discussione il rapporto di lavoro salariato. Tutte cose - come il divorzio - utili e necessarie, ma limitate e perdenti in partenza se non sostenute dalla prospettiva di poter spezzare la gabbia dello stato borghese, di potersi liberare dalla condizione di lavoratore salariato. Lo scontro sul divorzio pu essere valido e avere prospettive di successo solo a condizione che metta in discussione l'istituzione famiglia, quella che Marcuse ha definito l'agenzia psicologica del sistema e Marx, andando molto pi in profondo, la base delle condizioni che fanno di un borghese un borghese.
Anche per questo, quindi, un ritorno a "L'origine della famiglia, della propriet privata e dello Stato"  necessario e tempestivo. Tesi e valore di quest'opera di Engels sono racchiusi, e pienamente espressi, gi nella prima parola del titolo: origine. Tutto quel che ha un'origine ha anche una fine:  storico e non naturale, o lo  nello stesso modo mistificato in cui alcuni considerano o hanno considerato, naturali il salario e il profitto, la repubblica democratico-borghese e la monarchia assoluta o la schiavit. Storicit della famiglia, innanzitutto, nello stesso modo e nello stesso contesto della propriet privata e dello stato: l'un termine non tiene senza gli altri due, ci ripetono Engels e Marx fin quasi alla noia. Ma per mettere subito tutte le carte in tavola  utile affermare, gi qui, che il messaggio-guida che Engels deriva dal giudizio di storicit della famiglia  che la posizione sociale della donna va assunta come misura del progresso sociale dell'umanit e degli stati. Un indicatore - non  inutile ricordarlo - che gli ultimi decenni di sviluppo capitalistico hanno sepolto sotto una massa enorme di altri indicatori di progresso: reddito, produzione di acciaio, parco automobilistico e di elettrodomestici, consumi pro capite dei pi svariati generi, dalla carne ai detersivi, eccetera. E, insomma, non sarebbe una battuta dire che la proliferazione di queste astrazioni di produzione e di consumo, come indicatori di sviluppo o progresso ha coinciso con un massimo di reificazione della donna nel cosiddetto neocapitalismo.
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2. La famiglia, illustra Engels, ha una storia, una evoluzione non a s stante, ma sociale, come rapporto sociale di produzione, che ha origine quando gli uomini cominciarono a produrre i loro mezzi di sussistenza (3). Questa produzione, prosegue Marx, appare gi con l'aumento della popolazione, presuppone relazioni fra gli individui, e uno dei rapporti che interviene fin dalle prime origini dello sviluppo storico, scrive Marx,  che gli uomini, i quali rifanno ogni giorno la loro propria vita, cominciano a fare altri uomini, a riprodursi;  il rapporto fra uomo e donna, fra genitori e figli: la famiglia. Questa famiglia, che da principio  l'unico rapporto sociale, diventa pi tardi, quando gli aumentati bisogni creano nuovi rapporti sociali e l'aumentato numero della popolazione crea nuovi bisogni, un rapporto subordinato (tranne che in Germania) e deve allora essere trattata e spiegata in base ai dati empirici esistenti, non in base al 'concetto' della famiglia come si suol fare in Germania (4)..
In questa affermazione, contenuta nell'"Ideologia tedesca", , "in nuce", l'"iter" storico della famiglia, quale gli studiosi di sociologia sono venuti spiegandolo ai giorni nostri. Innanzitutto il rifiuto di discutere in termini di concetto della famiglia, per mettere al primo posto i dati empirici; in secondo luogo: dal moltiplicarsi dei rapporti sociali e dall'aumentare dei bisogni deriva quella tendenza alla contrazione della famiglia di cui parla Durkheim, che ha portato alla famiglia monogamica e alla sua riduzione al rapporto di coniugio e di sangue, fino ad arrivare (o avvicinarsi), ormai a una situazione di esaurimento delle funzioni, genericamente economico-produttive e sociali-organizzative della famiglia. La famiglia, di fatto, diventa socialmente inutile e si privatizza, ma proprio perch a questa inutilit sociale, a questo esaurirsi di funzione, corrisponde una necessit di conservazione di potere, di un suo ruolo d'ordine nella societ contemporanea (che non ha pi necessit dell'unit economica familiare, bens dell'unit familiare in quanto centro di consumo e, correlativamente, di organizzazione di consenso) avviene che in tutte le legislazioni capitalistiche, la famiglia sia sempre, pi o meno, mantenuta o ricondotta nell'ambito del diritto pubblico.
Non  un caso, n una memoria del re-sacerdote, se lo stato - ovunque - continua a celebrare il matrimonio, conservandone - anche a Reno o Las Vegas - una ritualit vistosa. E la stabilit della famiglia - con o senza divorzio -  assunta da quasi tutte le legislazioni come problema di ordine pubblico. Ma come la ritualit d'oggi  forma senza contenuto, la rilevanza di ordine pubblico  estrinseca, nel senso che la stabilit della famiglia non serve pi in quanto tale, in quanto momento originario di organizzazione sociale, ma - dice Durkheim - come organo incaricato di funzioni specifiche, strumento di una autorit e di una ragion d'essere che ormai sono fuori della famiglia. Come la scuola serve soprattutto a legittimare e imporre una divisione del lavoro e di ruoli che trova sempre meno motivazioni nei meccanismi della produzione, allo stesso modo la famiglia serve all'ordine pubblico e allo stato, come prima scuola di autorit e gerarchia, come primo esempio impressivo della naturalit della divisione del lavoro. Secondariamente - attraverso la famiglia - lo stato, a buon prezzo, assicura al lavoratore fondamentale, cio maschio, una specie di riserva in cui ritrovare valori d'uso, estremamente compensanti dell'inferno dei valori di scambio in cui si svolge la massima parte della sua vita vera, quella con un valore di mercato. Nella politica del "welfare state", - che pure ha segnato il passaggio allo stato di funzioni una volta affidate alla famiglia - assai pi delle mutue, del pensionamento, delle colonie estive - ha pesato la preoccupazione di conservare la famiglia; attraverso il regime degli assegni familiari e le misure di ordine pubblico. La preoccupazione di conservare al lavoratore maschio una istituzione che gli consenta di andare a letto con la moglie o di carezzare i bambini senza dover pagare un prezzo: in denaro o in erogazione di forza lavoro. La mammella della madre e il sesso della sposa sono due immagini di valore d'uso che lo stato moderno ha dovuto e deve ancora assicurare a un'umanit largamente condizionata, ma ancora non completamente robotizzata. Dal momento che poi tutto ci  sempre pi un'immagine senza riscontro reale, la famiglia - si potrebbe dire - diventa sempre pi un piccolo luna-park, che ha anche l'apparenza della gratuit.
Questa contraddizione tra funzione (esaurita) e ruolo (necessario ai fini di conservazione del potere) , forse, la manifestazione pi diffusa e significativa dell'attuale crisi del sistema capitalistico, intesa come crisi di una data, e complessivamente articolata, formazione storica. E' la contraddizione che si manifesta nella scuola fino a paralizzarla e disgregarla;  la contraddizione - assai pi rilevante - che si manifesta tra riduzione della popolazione attiva (e ancor di pi del numero dei lavoratori direttamente produttivi) e le condizioni di lavoro in termini di intensit, ambiente, alienazione. Al livello di progresso tecnico cui i paesi industrializzati sono giunti e sulla base del dato empirico relativo al numero crescente di persone che non lavorano, si potrebbe, teoricamente e razionalmente, ipotizzare quella riduzione della giornata lavorativa, che Marx considera condizione materiale fondamentale per il passaggio a una condizione di libert, che nella sfera della produzione materiale pu solo consistere nel fatto che l'uomo socializzato, cio i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, anzich esserne dominati come da una forza cieca; lo compiono col minimo dispendio di energia e nelle condizioni pi degne della natura umana e ad essa pi adeguate (5). La realt esistente  tutto il contrario di questa ipotesi; la mancanza o il rifiuto di ogni regolamentazione razionale  indotta a trovare un compenso nell'autoritarismo e delle due forme di autorit che Marx attribuisce alla direzione borghese (funzione derivante dal processo lavorativo sociale e funzione di sfruttamento di un processo lavorativo sociale)  la seconda che acquista sempre maggior risalto, in ragione diretta alla diminuita necessit dello sfruttamento e alla sua concentrazione su un'area pi ristretta di persone e su fasce limitate d'et. E' questa limitazione di forze produttive, di popolazione industriale, cui si contrappone la proliferazione del terziario, una conferma empirica del fatto che il capitale mentre ha la tendenza ad aumentare oltre ogni limite le forze produttive, al tempo stesso limita e rende unilaterale la "forza produttiva per eccellenza, l'uomo stesso" e in ci si esprime - crediamo - la radice pi profonda dell'attuale crisi: quanto pi alto  lo sviluppo del capitale - scrive sempre Marx -, tanto pi esso si presenta come ostacolo alla produzione - e quindi anche al consumo (6). Questa contraddizione del capitale con se stesso, e quindi delle istituzioni del capitale con se stesse,  arrivata - nel suo iterarsi - a un punto estremamente avanzato e tale da esaltare al massimo le spinte irrazionalistiche e autoritarie del sistema. La 'ragione' - scrive Marcuse -, sotto il segno della quale la borghesia ha combattuto le sue maggiori battaglie, proprio in questa stessa societ  privata a priori della possibilit di realizzarsi. L'ambiguit caratterizza i rapporti autoritari borghesi: sono razionali eppure casuali, oggettivi eppure anarchici, necessari eppure cattivi, falsi (7).
Questa contraddizione ha manifestazioni particolarmente vistose nella famiglia, nel rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli. La limitazione e unilateralizzazione della forza produttiva per eccellenza ha nella famiglia un suo teatro principale e la crisi della famiglia si esprime in termini di nevrosi e disgregazione della istituzione, e in quelli - pi politici e pi direttamente connessi alla sfera dello stato - di necessit e difficolt di autoritarismo. La tematica della crisi capitalistica e del passaggio della societ borghese dalla fase democratico-liberale a quella dell'autoritarismo totalitario trova nella famiglia borghese larghissimo sviluppo.
Le critiche di Marx ed Engels alla santit della famiglia borghese non peccavano di moderatismo, ma oggi siamo andati molto pi in l, e non nel senso di una maggiore corruzione di costumi, cosa alla quale non crediamo molto, ma in un diverso e pi preciso significato. Nell'"Origine della famiglia", Engels riporta la famosa affermazione di Fourier, secondo la quale, come in grammatica due negazioni costituiscono una affermazione, cos nella morale del matrimonio due prostituzioni fanno una virt (p. 96): il fatto nuovo  che questa dialettica delle prostituzioni (e in generale dei vizi) che diventano virt, non funziona pi: due prostituzioni fanno solo una doppia, visibile, prostituzione, che frustra entrambe le part. Questa dialettica della trasformazione dei vizi in virt, che fu il segno, orgoglioso e arrogante, del capitalismo nascente - pensiamo solo alla "Favola delle api" di Mandeville - e distruttore delle forme morali del passato, si  inceppata: non pi un fiume impetuoso che trascina al mare rottami del passato, ma solo una palude di vizi, ripetitivi e tristi.
L'equazione secondo cui nella morale matrimoniale due prostituzioni fanno una virt funzionava ancora quando tra il 1845 e il 1846 Marx ed Engels facevano a pezzi il concetto della famiglia. Il borghese - si legge nell'"Ideologia tedesca" - si comporta verso le istituzioni del suo regime come l'ebreo verso la legge: le elude ogni volta che sia possibile, in ogni caso particolare, ma vuole che gli altri le osservino. Se tutti i borghesi eludessero in massa e contemporaneamente le istituzioni della borghesia cesserebbero di essere borghesi; ma  una cosa alla quale naturalmente non pensano affatto e che non dipende minimamente dal loro volere o dal loro correre. Il borghese dissoluto infrange il matrimonio e commette adulterio di nascosto; il commerciante inganna l'istituzione della propriet privando altri della loro propriet con la speculazione, la bancarotta, eccetera; il giovane borghese si rende indipendente dalla sua famiglia, se pu, e per suo conto dissolve praticamente la famiglia; ma in teoria il matrimonio, la propriet, la famiglia, restano inviolati, perch in pratica sono le basi sulle quali la borghesia ha edificato il suo dominio, perch nella loro forma borghese sono le condizioni che del borghese fanno un borghese, precisamente come la legge sempre elusa fa dell'ebreo religioso un ebreo religioso. Questo rapporto del borghese con le sue condizioni di esistenza riceve una delle sue forme generali nella moralit borghese. Non si pu parlare affatto della famiglia. La borghesia d storicamente alla famiglia il carattere della famiglia borghese, in cui il legame  costituito dalla noia e dal denaro e di cui fa parte la dissoluzione borghese della famiglia, nonostante la quale la famiglia stessa continua sempre ad esistere. Alla sua sporca esistenza corrisponde il sacro concetto nella retorica ufficiale e nella generale ipocrisia (8).
Il fatto nuovo  che oggi, indipendentemente dal loro volere o correre,  la generalit dei borghesi che elude le regole della istituzione famiglia: anzi questa elusione tende non solo ad essere teorizzata, ma diventa oggetto di profittevole pubblico mercato e, pertanto,  cautelata da una ideologia di ammodernamento, per cos dire. Intendiamoci, una industria della prostituzione e della pornografia c' sempre stata, ma, almeno convenzionalmente, si  trattato di una industria clandestina: il dato nuovo  che oggi essa  diventata una industria pubblica e legittimata. Ci si riferisce qui alla produzione di films, pubblicazioni e gadgets direttamente erotici, ma non solo. Al riguardo ci sono almeno altre due osservazioni da fare. La prima  che nella misura in cui la moderna famiglia ha rilevanza per la moderna industria non pi come centro di produzione, ma di consumo privato (dalla casa, all'aspirapolvere, ai prodotti di bellezza per lei, lui e i bambini) il flusso che induce questi consumi - la pubblicit, la cui importanza culturale  superiore a quella degli stessi consumi -, si compone ormai, quasi totalmente, di messaggi erotici, per cos dire di favoreggiamento dell'adulterio o di adulterio istituzionalizzato. E' solo banale ricordare che la pubblicit di consumi, largamente inutili, risulti sempre meno in rapporto al valore d'uso di quel dato bene pubblicizzato, ma invece a una suggestione erotica: l'automobile che  la ragazza di latta, il detersivo che d radiazioni erotiche alle lenzuola, i mobili da cucina che sono tanto belli che invitano a fare l'amore mentre la lavatrice svolge il suo programma. Ancora pi direttamente, tutti i messaggi che film e stampa femminile trasmettono oggi a lei, non sono pi esclusivamente e ipocritamente indirizzati alla madre e sposa, ma al suo corpo femminile, non per in quanto natura, ma in quanto cosa, oggetto e strumento di piacere. I consigli di cucina, arredamento e comportamento a letto che capita di leggere sulla stampa femminile, anche su quella rispettosa, sono poco pi che una parafrasi ammodernata dei discorsi che, nella convenzione di un certo tipo di letteratura, le tenutarie delle case di tolleranza tenevano un tempo alle giovani reclute.
Non solo sollecitazione all'adulterio, ma - di fatto - adulterio istituzionalizzato. Nella tradizione e nella cultura borghese, l'adulterio  stato sempre - anche in epoca vittoriana - il complemento, la "conditio sine qua non" del matrimonio e della felicit coniugale. Un mistificato riconoscimento della natura negata nell'istituzione, ma anche un prodotto sociale: l'adulterio era fisiologico al matrimonio, come la frode negli affari, lo spirito di rapina nella moderna imprenditorialit, l'usura nella finanza. L'adulterio, in quanto prova della bont del matrimonio, verificava il buon funzionamento del sistema borghese, il suo equilibrio di eguaglianza formale e diseguaglianza di fatto, di legalismo e violenza. Ora nella borghesia, e non solo nell'alta borghesia, ma in tutto quell'esercito tra semi-proletario e semi-borghese che sistema terziarizzazione e cultura hanno raccolto intorno alla borghesia (o nel quale hanno ridotto la borghesia), le straordinarie virt dialettiche dell'adulterio si sono spente: il matrimonio  diventato un involucro disseccato e riesce a sopravvivere solo in quanto si  fatto adulterio, solo nella misura in cui anche il rapporto sessuale tra i coniugi, si presenti - a loro stessi - separato e antitetico all'istituzione familiare. Fondamentalmente in termini di erotizzazione, di illusorio superamento della repressione sessuale - essenziale all'istituzione - attraverso l'erotismo. Gi si intravede la possibilit - scrivono Amin, Eynard e Stuckey (9) - che il capitalismo possa offrirsi il lusso di non negare pi la gioia del sesso agli sfruttati, ma, al contrario, di offrirgliela riducendola allo stato di banale merce. Un esempio di questa trasformazione  la vendita - nei supermercati scandinavi - di strumenti atti a procurarsi un orgasmo meccanico. Che si tratti ormai di una merce risulta dal fatto che la ricerca del partner  diventata inutile: la relazione dell'essere umano con l'oggetto si sostituisce a quella degli esseri umani tra loro. Un rapporto assolutamente conforme all'individualismo borghese, cio al necessario isolamento degli individui, divenuti essi stessi cose per produrre profitto.
Grande industria e mercato hanno liquidato le apparenze ipocrite della convenzione borghese, ma dietro queste apparenze lacerate sono rimaste soltanto delle cose: il matrimonio borghese, dilavato dall'onda del progresso capitalistico, dalla pubblicit e dal consumismo ha perduto la sua crosta superficiale di moralit e si rivela come un rapporto tra cose, indifferentemente fruibili e fungibili. E questo  - del resto - un nucleo razionale che i filosofi avevano individuato per tempo: il capitalismo si  preoccupato di esplicitare pienamente la razionalizzazione kantiana del rapporto matrimoniale. Il matrimonio - scriveva Kant -  unione di due persone di sesso diverso per il possesso reciproco delle loro facolt sessuali durante tutta la loro vita. In questo atto l'uomo riduce se stesso a una cosa, il che  contrario al diritto dell'umanit che risiede nella sua propria persona. Questo diritto non  possibile che a una sola condizione, cio che mentre una delle due persone  acquistata dall'altra, proprio come una cosa, questa alla sua volta acquisti reciprocamente l'altra; cos essa ritrova di nuovo se stessa e ristabilisce la sua personalit. La formulazione di Kant - commenta Cerroni (10) - mette in evidenza la comune reificazione dei soggetti, vanamente sublimata dal diritto (e potrebbe dirsi che anche nel "sancta sanctorum" dei sentimenti e degli affetti, la personalit si riacquista, proprio e solo, in quanto soggetto di compravendita). Reificazione dei soggetti, riduzione dei corpi da natura a cosa, o merce, sono quel che oggi il consumismo, la pubblicit, la patologia della vita quotidiana della coppia moderna rendono prepotentemente visibile. Kant pu avere cos il conforto di essere stato un ignaro, ma acuto osservatore della famiglia borghese.
Questa la realt contemporanea della famiglia e tuttavia la borghesia continua ad avere un interesse vitale alla permanenza della famiglia, che  il fondamento etico del sistema sociale di dominio; poich il matrimonio, la propriet e la famiglia sono praticamente le basi su cui la borghesia ha eretto il suo dominio, poich nella loro forza borghese esse sono le condizioni che fanno del borghese un borghese (11). Quando la famiglia  cos svuotata, la sua conservazione come fondamento etico del sistema sociale di dominio diventa sempre pi il risultato di una imposizione artificiale, di un autoritarismo che viene da fuori della famiglia. Nella misura in cui la famiglia non  pi fonte di autoritarismo e neppure organismo delegato di autoritarismo deriva una accentuazione dell'autoritarismo dello stato: assisteremo ancora per lungo tempo a campagne di rilancio della famiglia e del suo autoritarismo (vedi per ultimo, in Italia, la campagna della "Stampa" di Torino contro la prostituzione), ma esse mancano talmente di buona coscienza, hanno un cos scarso fondamento reale nella famiglia, che sono tutte destinate al fallimento. Il processo di crescita dell'autoritarismo ha un'altra meccanica: quella propria dell'intera societ contemporanea a un bivio tra rivoluzione e autoritarismo totalitario, che ha il suo massimo soggetto attivo nello stato. Nel suo rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali, il capitalismo ha distrutto tutta una serie di mediazioni concrete e si  fatto sempre pi astratto, sempre meno alimentato e sostenuto da rapporti sociali concreti, sempre meno poggiato su una stratificazione sociale distinta e corposa: un processo che, grosso modo, rappresenta l'attuazione del monopolio dalla virtualit della concorrenza. Questo processo continuo di astrazione fa s che il fascismo di domani non sar pi, come, quello di ieri, espressione degli interessi dati di alcuni strati sociali identificati, ma sar invece un fascismo astratto, un autoritarismo totalitario da "1984" di Orwell - dicono Gunder Frank e Samir Amin (12) - fondato sul capitalismo di stato, che - come dice Horkheimer (13) -  lo stato autoritario dell'epoca presente. In questo senso il nuovo autoritarismo a conservazione della famiglia non verr dalla famiglia, ma si eserciter sulla famiglia medesima e, forse, la vera e ultima dissoluzione della famiglia cui dar luogo lo sviluppo capitalistico, potr essere non la premessa a una forma superiore della famiglia e del rapporto tra i due sessi, ma l'aberrante realt di un allevamento di polli in batteria, l'uso autoritario della genetica, qualcosa di molto vicino alle sperimentazioni del razzismo nazista.
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3. Il capitalismo tende dunque a dissolvere la famiglia; Durkheim parla di una legge di contrazione; Cerroni (14) sostiene che Marx prospetta come legge tendenziale dello sviluppo storico la progressiva separazione dell'individuo dal gruppo, in forza di una crescente divisione del lavoro che si riverbera sulla stessa struttura del gruppo familiare... Il carattere universale e circolare assunto dalla divisione sociale del lavoro accelera e perfeziona il distacco dell'individuo da ogni gruppo ad impianto meramente naturalistico o politico, elude progressivamente con le funzioni produttive della famiglia ogni incidenza dei rapporti patriarcali e riduce la comunit domestica da comunit di produzione a mera comunit di allevamento e sostentamento. Dunque - scrive Marx - per quanto terribile e repellente appaia la dissoluzione della vecchia famiglia entro il sistema capitalistico, cionondimeno la grande industria crea il nuovo fondamento economico per una forma superiore della famiglia e del rapporto tra i due sessi, con la parte decisiva che si assegna alle donne, agli adolescenti, ai bambini d'ambo i sessi nei processi di produzione socialmente organizzati al di l della sfera domestica (15). L'assoluta parit giuridica dei diritti - aggiunge Engels - diventa la premessa dell'emancipazione della donna. In conclusione la donna si emancipa, e la famiglia si riduce a gruppo fondato sul coniugio e sul sangue: lo sviluppo del capitalismo avrebbe cos prodotto la famiglia naturale, che ha per unico fondamento il legame di sesso e di sangue: non si tratterebbe altro che di una depurazione ulteriore della famiglia monogamica, che si libererebbe dalla schiavit dei rapporti di produzione, per recuperare la felice naturalit dei rapporti di produzione e, infine, sbarcare nel gioioso porto della famiglia fondata sull'amore. La riduzione del marxismo a meccanicismo e/o evoluzionismo  nota e ha fatto gi una ricca esperienza storica, fuori e dentro i confini dell'ortodossia marxista: su questo punto, e non  un dato irrilevante, Bernstein e Stalin si stringono la mano e fanno da testimoni al matrimonio. Ma questo esito della famiglia fondata sull'amore appare come la pi grossa delle mistificazioni socialdemocratiche, quasi come la "Mitbestimmung" o l'azionariato operaio.
In rapporto a questo esito, comprensibilmente sempre presente nel ventaglio di aspirazioni e di idealit del movimento operaio, vanno fatte alcune osservazioni, che possono approssimare a un'unica conclusione, anche se si svolgono su piani diversi.
La prima osservazione  che l'identificazione tra famiglia e rapporto sessuale e di sangue  stata tentata da tempo e da tempo  stata giudicata un atto di puro contrabbando, un altro esempio di naturalizzazione fittizia di una istituzione sociale (la famiglia), che ha denaturalizzato il rapporto naturale.
Non esiste una connessione genetico-strutturale tra la famiglia e la relazione sessuale scrive Tonnies e Cerroni - sottoponendo questa identificazione a ima verifica di validit conoscitiva - aggiunge che il concetto di famiglia fondato sulle relazioni di sesso e di sangue, oltre a non chiarirci l'impianto di altri tipi storici di famiglia, non riesce neppure a definirci con precisione la famiglia moderna, per concludere che una storia esplicativa dell'istituto familiare non pu poggiare sulla ricerca delle forme assunte dalla unione sessuale, ma deve orientarsi, piuttosto, verso lo studio dei modi in cui si  andato modificando il rapporto fra l'individuo, come ente produttore, e la societ per cogliere le cause della tendenza storica alla progressiva contrazione del gruppo primario, di cui la legge indicata dal Durkheim (di 'contrazione' della famiglia)  appunto un aspetto (16).
La seconda osservazione  che questo amore, che sarebbe il fondamento della famiglia nuova , anche nel suo aspetto sessuale, storicamente determinato e segnato assai pi di quanto non si possa pensare. Moralit borghese, moralit familiare e moralit sessuale sono prodotti storici, leggi di comportamento determinate dal complessivo contesto sociale - rapporti di produzione, stato, propriet privata - e che hanno profondamente segnato anche la nostra cosiddetta istintualit, la cui liberazione pura e semplice non ci riporterebbe alla, natura, ma a una natura trasformata, allo stesso modo in cui trasformati sono il paesaggio, l'ambiente, il mondo vegetale e animale. La restaurazione pura e semplice dell'amore, rassomiglierebbe moltissimo alle campagne di propaganda ecologica, nella forma oggi di moda nei paesi industrializzati. Quel che sar la sessualit di una societ disalienata - scrivono ancora Amin, Eynard e Stuckey - non pu essere immaginato n, tanto meno, formulato in termini di 'regole naturali' ('sane') e di 'eccezioni' ('anomale') anche se 'tollerate'. Gli stessi concetti di morale, norma, legge, normalit, anormalit, tolleranza, suppongono uno stato e una famiglia che ne impongono l'applicazione. Per noi l'unica definizione di 'normale'  'non alienato'. Come Engels gi diceva, il comunismo  la libert degli individui (al plurale). La dialettica dell'essere sociale superiore (disalienato) e dell'animale che sopravvive in lui, sotterrato da secoli d'oppressione, riprender i propri diritti. Eterosessualit, bisessualit, omosessualit perderanno allora di significato, perderanno almeno il loro significato attuale (17).
La terza osservazione  che mantenere una continuit tra la famiglia attuale e la famiglia fondata sull'amore - intesa come risultato delle depurazioni e dei rivoluzionamenti del capitalismo - comporta la sostanziale conservazione della soggezione della donna e, quindi, un non progresso. E' proprio l'"Origine della famiglia", l'opera nella quale Engels afferma che la liberazione della donna [ha] come premessa necessaria il reinserimento del sesso femminile al completo nella pubblica industria, e [...] ci [esige] a sua volta l'eliminazione della famiglia monogamica nella sua qualit di unit economica della societ (18). Richiede cio la rottura della falsa identit tra famiglia e rapporto sessuale e quindi la rottura della famiglia. Del resto  l'esperienza storica a dirci che il legame tra famiglia data e societ data  sempre stato talmente vitale che non vi  rottura di sistema politico-sociale che non abbia comportato rottura della famiglia e del concetto stesso di famiglia: tanto la rivoluzione francese che la rivoluzione russa sentirono la necessit di abolire, e per legge, la famiglia; e la restaurazione della famiglia  stato, in entrambi i casi, l'indice del riflusso delle spinte rivoluzionarie di fronte alle necessit della produzione, il segno della mancata realizzazione del regno della libert. La rottura della famiglia, e quindi il disconoscimento dell'identit famiglia-rapporto sessuale, diventa una controprova del carattere rivoluzionario di una linea politica: non c' rivoluzione senza rottura rivoluzionaria e non c' rivoluzione senza rottura della famiglia. Engels conclude qui il capitolo sulla famiglia, scrivendo che non  possibile predire di quale natura sar la famiglia che succeder a quella attuale monogamica. Engels diffidava della futurologia e soprattutto evitava di dipingere meticolose descrizioni del futuro, ma una cosa egli era in grado di dire e ha detto: che la famiglia, il concetto di famiglia - quale  e si definisce nella sua connessione con la propriet privata e con lo stato - dovr scomparire come lo stato e la propriet privata.
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Valentino Parlato.
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L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO
In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan.
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PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE DEL 1884.
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I capitoli seguenti costituiscono, per cos dire, l'esecuzione di un testamento. Fu Karl Marx in persona a riservarsi il compito di esporre i risultati delle ricerche di Morgan, connettendoli a quelli della sua (posso dire, entro certi limiti, nostra) indagine materialistica della storia, e far comprendere con ci pienamente tutta la loro importanza. Morgan aveva infatti riscoperto a suo modo in America la concezione materialistica della storia, scoperta quarant'anni prima da Marx, e grazie a questa, paragonando barbarie e civilt, era giunto, nei punti principali, ai medesimi risultati di Marx. E proprio come in Germania "Il Capitale" fu plagiato per anni dagli economisti di professione con la stessa diligenza con cui fu ostinatamente circondato dal silenzio, allo stesso modo venne trattata in Inghilterra l'"Ancient Society" (1) di Morgan dai portavoce della scienza preistorica. Il mio lavoro pu offrire soltanto un pallido surrogato di quello che non fu possibile fare al mio amico scomparso. Sono comunque davanti a me le note critiche ai suoi dettagliati estratti dell'opera di Morgan che io qui riproduco per quel che  possibile.
Secondo la concezione materialistica, il momento che in ultima istanza determina la storia  la produzione e riproduzione della vita immediata. Questa per  a sua volta di due tipi. Da una parte, la produzione dei mezzi di sussistenza, del necessario per nutrirsi, vestirsi e abitare, nonch degli strumenti necessari per tutto ci; dall'altra, la produzione degli uomini stessi, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali vivono gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese sono condizionate da ambedue i tipi della produzione: da un lato dal grado di sviluppo del lavoro, dall'altro da quello della famiglia. Quanto meno  ancora sviluppato il lavoro, quanto pi ristretta  la quantit dei suoi prodotti e dunque anche la ricchezza sociale, tanto pi la struttura della societ appare dominata in prevalenza da legami familiari. Entro questa articolazione sociale fondata su legami familiari si sviluppa sempre pi, nel frattempo, la produttivit del lavoro; e con essa la propriet privata e lo scambio, le disparit di ricchezza, la possibilit di servirsi della forza-lavoro altrui e con ci il fondamento dell'antagonismo delle classi: nuovi elementi sociali che si sforzano, generazione dopo generazione, di adattare la vecchia forma di governo della societ alle nuove condizioni, finch si giunge al punto in cui l'incompatibilit delle due provoca un completo capovolgimento. La vecchia societ basata su legami familiari venne spezzata dall'urto con le classi sociali sviluppatesi di recente; al suo posto subentr una nuova societ, che si compendia nello Stato, le cui unit inferiori non sono pi dovute a legami familiari, ma a legami di luogo, una societ nella quale l'ordine familiare  del tutto dominato dall'ordine, della propriet e nella quale si dispiegano ormai liberamente tutti gli antagonismi e le lotte di classe che costituiscono la materia di tutta la storia scritta fino a questo momento.
Il grande merito di Morgan sta nell'avere scoperto e ristabilito, nei loro tratti principali, questi fondamenti preistorici della nostra storia scritta, e nell'aver trovato nei legami familiari degli Indiani dell'America del Nord la chiave che ci rende comprensibili i pi importanti enigmi della pi antica storia della Grecia, di Roma e della Germania, enigmi finora insolubili. Il suo scritto, beninteso, non  opera di un giorno. Per quarant'anni circa Morgan ha lottato con la sua materia, fino a dominarla compiutamente. Proprio per questo il suo libro  anche una delle poche opere durature del nostro tempo. Nell'esposizione che segue il lettore distinguer facilmente, nell'insieme, quel che proviene da Morgan e quel che ho aggiunto io. Nelle parti storiche sulla Grecia e su Roma non mi sono limitato ai documenti addotti da Morgan, ma vi ho aggiunto ci di cui disponevo. Le parti sui Celti e i Tedeschi si devono essenzialmente a me; Morgan poteva disporre a questo riguardo quasi soltanto di fonti di seconda mano, e per quel che concerne la situazione tedesca solamente - se si esclude Tacito - delle cattive falsificazioni liberali del signor Freeman. Le esposizioni economiche, che in Morgan sono sufficienti al suo scopo, ma del tutto insufficienti al mio, sono state tutte rielaborate da me. Per finire, dovunque Morgan non sia espressamente citato, devo ovviamente esser considerato l'unico responsabile, di ogni conclusione.
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PREFAZIONE ALLA QUARTA EDIZIONE DEL 1891.
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Le precedenti edizioni, a grande tiratura, di questo scritto, sono esaurite da quasi sei mesi, e l'editore mi ha sollecitato gi da molto tempo a curarne una nuova edizione. Lavori pi urgenti mi hanno finora trattenuto dal farlo. Dalla comparsa della prima edizione sono trascorsi sette anni, durante i quali la conoscenza delle forme originarie della famiglia ha compiuto progressi importanti. Bisognava dunque accingersi qui ad un'opera diligente volta a migliorare e completare il lavoro; a maggior ragione in quanto il progetto di edizione stereotipa del presente testo mi impedir per qualche tempo ulteriori modifiche.
Ho dunque sottoposto l'intero testo ad un'accurata verifica e ho fatto una serie di aggiunte nelle quali, come spero, la situazione attuale della scienza ha trovato dovuta considerazione. Pi avanti nel corso di questa prefazione offro una breve panoramica dello sviluppo della storia della famiglia da Bachofen a Morgan, principalmente perch la scuola inglese di studi preistorici, con la sua coloritura sciovinista, continua ancora a fare del suo meglio per ignorare la rivoluzione delle opinioni sulla preistoria messa in atto dalle scoperte di Morgan; il che finora non l'ha in alcun modo trattenuta dal far suoi i risultati di Morgan. Questo esempio inglese viene seguito anche altrove, talvolta fin troppo.
Il mio lavoro ha conosciuto diverse traduzioni in lingue straniere. Innanzitutto in italiano: "L'origine della famiglia, della propriet privata e dello Stato. Versione riveduta dall'autore, di Pasquale Martignetti. Benevento 1885". Quindi in rumeno: "Origina familiei, proprietatei private si a statului. Traducere de Joan Nadejde", nella rivista "Contemporanul di Jessi", dal settembre 1885 al maggio 1886. Poi in danese: "Familjens, Privatejendommens og Statens Oprindelse, Dansk, af Forfatteren gennemgaaet Udgave, besrget af Gerson Trier. Kbenhavn, 1888". Una traduzione francese di Henri Rav, che si basa sulla presente edizione tedesca,  in corso di stampa.

Non  possibile parlare di una storia della famiglia fino all'inizio degli anni sessanta. In questo settore la scienza storica era ancora completamente sotto l'influsso dei cinque libri di Mos. La forma patriarcale della famiglia, descritta in essi pi dettagliatamente che altrove, non solo veniva senz'altro ritenuta la pi antica, ma era anche identificata - escludendo la poligamia - con l'attuale famiglia borghese, sicch in realt la famiglia non avrebbe subito in generale alcuno sviluppo storico; al massimo si ammetteva che in epoche primitive fosse potuto esistere un periodo di sregolatezza sessuale. A dire il vero, oltre la monogamia, si conoscevano anche la poligamia degli orientali e la poliandria degli indiani tibetani; ma queste tre forme non si lasciavano ordinare in una successione storica e comparivano senza coerenza l'una accanto all'altra. Che presso singole popolazioni della storia antica, come presso alcuni selvaggi ancora esistenti, la discendenza non sia determinata dal padre, ma dalla madre, che dunque la linea femminile venisse stimata come l'unica valida; che presso molti popoli del nostro tempo sia vietato il matrimonio entro determinati gruppi pi grandi, in quel tempo non studiati pi a fondo, e che questa usanza sia rinvenibile in ogni parte del mondo - questi fatti erano invero noti, e ne furono raccolti esempi sempre pi numerosi. Ma non se ne seppe far nulla,  perfino nelle "Researches into the Early History of Mankind" eccetera (1865) di E. B. Tylor tali realt compaiono come semplici strane usanze a fianco della proibizione, vigente presso alcuni selvaggi, di toccare il legno che brucia con un arnese di ferro, e simili sciocchezze religiose.
La storia della famiglia nasce nel 1861, quando apparve "Das Mutterrecht" [Il matriarcato] di Bachofen. In quest'opera l'autore avanza le seguenti tesi: 1. che gli uomini, all'inizio, erano vissuti in rapporti sessuali privi di regole che egli, con espressione ambigua, qualifica come eterismo; 2. che tali rapporti escludono ogni sicurezza relativa alla paternit, che quindi la discendenza poteva essere determinata solo in linea femminile - secondo il diritto matriarcale -, e che in origine questo era il caso per tutti i popoli dell'antichit; 3. che in seguito a ci alle donne, uniche genitrici conosciute con certezza, in qualit di madri, della generazione giovane, venivano attribuiti tanto riguardo ed autorit che, secondo le vedute di Bachofen, si fin col giungere ad un dominio completo delle donne (ginecocrazia); 4. che il passaggio alla monogamia, in cui la donna apparteneva soltanto ad "un" uomo, implicava la violazione di un'antichissima legge religiosa (cio, in realt, una violazione del tradizionale diritto antico degli altri uomini alla stessa donna), violazione che doveva essere espiata o la cui tolleranza doveva essere ottenuta mediante un concedersi, limitato nel tempo, della donna.
Le prove di queste asserzioni Bachofen le rinviene in innumerevoli passi della letteratura classica antica, raccolti con cura estrema cercando qua e l. Lo sviluppo dall'eterismo alla monogamia e dal matriarcato al patriarcato si svolge, secondo lui, specialmente presso i greci, in seguito ad un progresso in avanti delle idee religiose, ad un inserimento di nuove divinit, rappresentanti le nuove concezioni, all'interno del vecchio gruppo degli di tradizionali, difensori delle vecchie concezioni, col risultato che quest'ultimo viene sospinto sempre pi sullo sfondo dal primo. Non  dunque, secondo Bachofen, lo sviluppo delle condizioni reali di vita dell'uomo che ha provocato il mutamento storico nella reciproca posizione sociale di uomo e donna, ma il riflesso religioso di queste condizioni di vita nelle teste degli stessi uomini. Perci Bachofen interpreta l'"Orestea" di Eschilo come la descrizione drammatica della lotta tra il matriarcato che tramonta ed il nascente patriarcato che si afferma nell'epoca eroica. Clitennestra ha ucciso il marito Agamennone, che tornava a casa dalla guerra di Troia, per amore del suo amante Egisto; ma Oreste, figlio suo e di Agamennone, vendica l'assassinio del padre uccidendo la madre. Per questo motivo le Erinni, demoniache protettrici del diritto matriarcale, secondo il quale il matricidio  il pi grave ed inespiabile dei delitti, lo perseguitano. Ma lo proteggono Apollo, che per mezzo del suo oracolo aveva esortato Oreste a compiere questa azione, ed Atena, che viene chiamata come giudice - i due dei che rappresentano qui il nuovo ordine patriarcale. Atena ascolta le due parti. L'intero conflitto si riassume in breve nella discussione che ha ora luogo tra Oreste e le Erinni. Oreste fa valere il fatto che Clitennestra ha commesso un doppio delitto, uccidendo al contempo colui che era marito "di lei" e padre "di lui". Perch allora le Erinni hanno perseguitato lui invece di lei, la pi colpevole? La risposta  stringente:

Ella non aveva "vincoli di sangue" con l'uomo che uccise.

L'uccisione di un uomo non consanguineo, anche se si tratti del marito dell'assassina,  espiabile e dunque non interessa affatto le Erinni: la loro funzione consiste solo nella persecuzione dell'assassinio nel caso di consanguineit, e il matricidio, secondo il diritto matriarcale,  il pi grave ed inespiabile di questi assassin. Apollo si presenta ora come difensore di Oreste; Atena fa votare gli Aeropagiti - gli scabini del tribunale ateniese -: i voti per l'assoluzione e la condanna si equivalgono; allora Atena, in qualit di presidentessa, vota a favore di Oreste e lo assolve. Il diritto patriarcale ha prevalso su quello matriarcale, gli Dei di nuova stirpe, come essi vengono definiti dalle Erinni stesse, sconfiggono le Erinni, e queste, alla fine, si lasciano anche convincere ad assumere un nuovo incarico al servizio del nuovo ordinamento.
Questa nuova, ma indubbiamente giusta, interpretazione dell'"Orestea"  un passo tra i pi belli e i migliori di tutto il libro, ma dimostra al tempo stesso che Bachofen crede alle Erinni, ad Apollo e ad Atena almeno tanto quanto ci credeva Eschilo ai suoi tempi; infatti egli crede persino che essi abbiano fatto il miracolo, nell'epoca eroica della Grecia, di rovesciare il matriarcato col patriarcato. E' chiaro che una tale interpretazione, nella quale la religione  considerata la leva decisiva della storia del mondo, debba alla fine sfociare nel puro misticismo. E' dunque un lavoro duro ed in ogni caso non sempre remunerativo procedere nello spesso volume in quarto di Bachofen. Tutto ci non sminuisce per il suo merito di precursore; egli, per primo, ha sostituito alla diceria di un ignoto stato primitivo dominato da rapporti sessuali senza regola la prova che la letteratura classica antica ci presenta una messe di esempi, secondo cui prima della monogamia  esistito di fatto presso greci ed asiatici uno stato in cui non solo un uomo aveva rapporti sessuali con pi donne, ma una donna con pi uomini, senza con ci trasgredire il costume; che questo costume non scomparve senza lasciare tracce di s in quella limitata concessione di s stesse con cui le donne dovettero acquisire il diritto alla monogamia; che perci, in origine, la discendenza poteva essere determinata solo in linea femminile, di madre in madre; che questa validit esclusiva della linea femminile si  conservata ancora a lungo nel periodo della monogamia con paternit assicurata oppure riconosciuta; e che questa posizione originaria delle madri, in qualit di uniche genitrici sicure dei figli, assicur loro, e quindi in generale alle donne, una posizione sociale pi alta di quanto avrebbero mai pi posseduto da allora in poi. Bachofen in verit non ha espresso queste tesi con tale chiarezza - glielo ha impedito il suo punto di vista mistico. Ma le ha dimostrate, e questo nel 1861 significava un rivolgimento radicale.
Lo spesso volume in quarto di Bachofen era scritto in tedesco, cio nella lingua della nazione che in quel tempo si era meno interessata alla preistoria della famiglia odierna: rimase perci sconosciuto. Il suo pi vicino successore nello stesso settore entr in scena nel 1865 senza aver mai sentito parlare di lui.
Questo successore era J. F. MacLennan, l'esatto contrario del suo predecessore. Al posto del mistico geniale abbiamo qui l'arido giurista; al posto della rigogliosa fantasia poetica le argomentazioni plausibili di un'arringa da avvocato. MacLennan rinviene presso molti popoli selvaggi, barbari e anche civili, del periodo antico e moderno, una forma del rito nuziale nella quale lo sposo, solo o coi suoi amici, deve rapire, in apparenza violentemente, la sposa ai parenti. Questo costume deve essere il residuo di un costume precedente, in cui gli uomini di una trib rapivano le loro donne all'esterno, da altre trib, veramente con la forza. Come  dunque nato questo matrimonio per ratto? Finch gli uomini poterono trovare donne a sufficienza nella propria trib, non ce n'era assolutamente motivo. Ora per, troviamo altrettanto spesso che esistono, presso popoli poco sviluppati, certi gruppi (che verso il 1865 venivano ancora spesso identificati con le trib stesse) all'interno dei quali era vietato il matrimonio, sicch gli uomini erano costretti a prender moglie, e le donne marito, al di fuori del gruppo; presso altri, invece, l'usanza  che gli uomini di un certo gruppo sono costretti a prender moglie solo all'interno del proprio gruppo. MacLennan chiama i primi esogami e i secondi endogami; e costruisce quindi senz'altro una rigida antitesi tra trib esogame ed endogame. E sebbene la sua personale osservazione dell'esogamia gli fece sbattere il naso contro il fatto che questa antitesi in molti casi, se non nella maggioranza o proprio in tutti, esisteva solo nella sua immaginazione, ciononostante egli la pose a fondamento di tutta la sua teoria. Di conseguenza, trib esogame potrebbero prendere moglie solo da altre trib, e questo sarebbe potuto accadere solo con il ratto, a causa del permanente stato di guerra tra trib e trib derivante dallo stato selvaggio.
MacLennan si pone inoltre il quesito: da cosa deriva questa usanza dell'esogamia? L'idea della consanguineit e dell'incesto non vi potrebbe aver nulla a che fare, trattandosi di cose che si sviluppano soltanto molto pi tardi. C'era per l'usanza, molto diffusa tra i selvaggi, di uccidere le bambine subito dopo la nascita. Per questo fatto si creerebbe un'eccedenza di maschi in ogni singola trib, la cui prima conseguenza necessaria sarebbe che pi uomini possederebbero una donna in comune: poliandria. La conseguenza di ci sarebbe, di nuovo, che si sapeva chi fosse la madre di un bambino, ma non chi ne fosse il padre, e quindi: parentela determinata solo in linea femminile con esclusione di quella maschile - matriarcato. Inoltre, una seconda conseguenza della carenza di donne entro la trib - carenza attenuata, ma non eliminata, con la poliandria - sarebbe stato proprio il ratto sistematico, violento, di donne di trib straniere.

Poich esogamia e poliandria hanno un'unica e uguale origine - la sproporzione tra i membri dei due sessi - dobbiamo "ritenere tutte le razze esogame dedite originariamente alla poliandria"... E perci dobbiamo ritenere incontestabile che il sistema primitivo di parentela, nelle razze esogame, sia stato quello che conosce legami di sangue per parte di madre. (MacLennan, "Studies in Ancient History", 1886. "Primitive Marriage", p. 124).

Il merito di MacLennan sta nell'aver richiamato l'attenzione sull'universale diffusione e sulla grande importanza di ci che egli chiama esogamia. Egli non ha in alcun modo "scoperto" l'esistenza dei gruppi esogami, e non  stato il primo a comprenderla compiutamente. A prescindere da precedenti, sporadiche notizie di molti osservatori - appunto le fonti di MacLennan -, Lathan ("Descriptive Ethnology", 1859) aveva descritto con precisione ed esattezza questa istituzione presso gli indiani magari ed aveva affermato che essa era universalmente diffusa e che compariva in ogni parte del mondo - passo, questo, citato dallo stesso MacLennan. E il nostro Morgan l'aveva ravvisata nella trib degli irochesi, e descritta con pari esattezza, gi nel 1847, nelle sue lettere sugli irochesi (nella "American Review"), e nel 1851, in "The League of the Iroquois"; mentre, come vedremo, lo spirito da leguleio di MacLennan ha qui fatto una confusione assai pi grande di quanto abbia fatto la fantasia mistica di Bachofen nel campo del matriarcato. E' merito ulteriore di MacLennan l'aver individuato l'ordine di discendenza originario in quello matriarcale, bench su questo punto sia stato preceduto da Bachofen, come egli stesso ebbe in seguito a riconoscere. Ma anche qui non ci vede chiaro: parla sempre di parentela solo in linea femminile ("kinship through females only"), e continua ad applicare questa espressione, esatta per un precedente stadio di sviluppo, anche a stadi di sviluppo successivi, in cui la discendenza e l'ereditariet si determinano,  pur vero, ancora esclusivamente secondo la linea femminile, ma la parentela viene riconosciuta ed espressa anche per parte maschile. Abbiamo qui la limitatezza del giurista che si crea un'espressione giuridica stabile e continua ad applicarla immutata a situazioni che, nel frattempo, non ne sopportano pi l'applicazione.
Sembra che, ad onta di tutta la sua plausibilit, la teoria di MacLennan non sia apparsa, nemmeno al suo stesso autore, troppo saldamente fondata. Perlomeno, anch'egli fu sorpreso dal fatto che sarebbe

degno di nota che la forma del ratto (apparente) delle donne sia pi rilevante e tipica proprio dei popoli in cui regna la parentela maschile (vale a dire, la discendenza in linea maschile) (p. 140).

E ugualmente:

E' un fatto strano che, per quel che sappiamo, l'infanticidio non venga praticato sistematicamente in nessun luogo in cui sussistano, l'una accanto all'altra, l'esogamia e la forma di parentela pi antica (p. 146).

Entrambi questi fatti fanno direttamente a pugni col suo modo di interpretare, ed egli oppone loro solo nuove ipotesi ancora pi imbrogliate.
Nondimeno, la sua teoria incontr in Inghilterra molto favore ed approvazione: MacLennan fu qui generalmente considerato il fondatore della storia della famiglia e la prima autorit in questo campo. L'antitesi da lui formulata tra trib esogame ed endogame, per quanto singole eccezioni e modifiche venissero constatate, rimase tuttavia la base riconosciuta del modo di vedere dominante e divent il paraocchi che rese impossibile ogni libera visione d'insieme del campo di ricerca, e quindi ogni progresso decisivo. Alla sopravvalutazione di MacLennan in Inghilterra, divenuta usuale, in conformit all'esempio inglese, anche altrove, si deve contrapporre il fatto che egli ha causato pi danni, con la sua equivoca antitesi tra trib esogame ed endogame, di quanto non si sia reso utile con le sue ricerche.
Assai presto, tuttavia, vennero in luce sempre nuovi fatti che non si adattavano alla sua graziosa quadratura. MacLennan conosceva solo tre forme di matrimonio: poligamia, poliandria e monogamia. Ma, una volta che l'attenzione si volse a questo punto, si trovarono sempre nuove prove dell'esistenza, presso popoli non sviluppati, di forme di matrimonio in cui un gruppo di uomini possedeva in comune un gruppo di donne: e "Lubbock" ("The Origin of Civilisation", 1870) riconobbe in questo matrimonio di gruppo ("communal marriage") una realt storica accertata.
Subito dopo, nel 1871, si present "Morgan", con materiale nuovo e per molti riguardi decisivo. Egli aveva raggiunto la convinzione che il particolare sistema di parentela in vigore tra gli irochesi fosse comune a tutti gli abitanti primitivi degli Stati Uniti, e dunque diffuso su un continente intero, nonostante il diretto contrasto tra ci ed i gradi di parentela effettivamente risultanti dal sistema di matrimonio col vigente. Allora egli indusse il governo federale americano a raccogliere informazioni sui sistemi di parentela dei popoli sopravvissuti, sulla base di questionari e tabelle redatti da lui stesso, e le risposte gli fecero scoprire: 1. che il sistema di parentela indio-americano sarebbe stato in vigore anche in Asia e, in forma leggermente diversa, presso numerose popolazioni tribali dell'Africa e dell'Australia; 2. che ci si spiegherebbe completamente grazie ad una forma di matrimonio di gruppo, comprensibile nonostante fosse in via d'estinzione, nelle Hawaii e in altre isole australiane, e, 3. che per, accanto a questa forma di matrimonio, sarebbe stato in vigore, nelle stesse isole, un sistema di parentela che si potrebbe spiegare solamente con una forma di matrimonio di gruppo ancora pi primitiva, ormai scomparsa. Egli pubblic nel 1871 le notizie raccolte, insieme alle deduzioni che ne aveva tratto, nel suo "Systems of Consanguinity and Affinity", e con ci spost la discussione su un campo infinitamente pi vasto. Con la ricostruzione che egli fece delle forme familiari corrispondenti ai sistemi di parentela da cui era partito, egli apr una nuova strada alla ricerca e rese possibile uno sguardo retrospettivo di maggior ampiezza nella preistoria dell'umanit. Se questo metodo avesse guadagnato autorit, la leggiadra costruzione di MacLennan sarebbe andata in fumo.
MacLennan prese le difese della sua teoria nella riedizione di "Primitive Marriage" ("Studies in Ancient History", 1875). Mentre egli stesso mette in piedi una storia della famiglia in modo estremamente artificioso, sulla base di pure e semplici congetture, pretende poi, da Lubbock e da Morgan, non solo delle prove per ogni loro singola asserzione, ma anche le prove della loro incontestabile validit, le uniche che verrebbero accettate in un tribunale, scozzese. Ed a far questo  lo stesso uomo che, dallo stretto rapporto tra fratello della madre e figlio della sorella presso i tedeschi (Tacito, "Germania", c. 20), o dalla testimonianza di Cesare, che i Britanni avessero in comune a gruppi di dieci o dodici le donne, e da tutti gli altri resoconti degli scrittori dell'antichit sulla comunanza delle donne presso i barbari, deduce, senza esitare, che presso tutti questi popoli avrebbe regnato la poliandria! Sembra di ascoltare un pubblico ministero che pu permettersi ogni licenza pur di rimettere in sesto il suo caso, ma che pretende per dal difensore, per ogni parola, la pi formale delle prove giuridicamente valide.
Egli sostiene che il matrimonio di gruppo sarebbe una pura fantasia, ricadendo con ci molto pi indietro rispetto a Bachofen. I sistemi di parentela di Morgan sarebbero semplici norme di galateo sociale, come prova il fatto che gli indiani rivolgono l'appellativo di fratello o padre anche ad uno straniero, ad un bianco. Sarebbe lo stesso che volere affermare che le designazioni di padre, madre, fratello e sorella sono pure forme appellative senza senso, perch a sacerdoti e badesse cattolici pure si d del padre e madre; perch monaci e monache, e perfino massoni e membri di associazioni inglesi si chiamano l'un l'altro, in seduta solenne, fratello e sorella. In breve, la difesa di MacLennan fu debole da far piet.
Rimaneva tuttavia ancora un punto su cui non era stato attaccato. L'antitesi di trib esogame ed endogame, base di tutto il suo sistema, non solo non era stata scossa, ma era anzi riconosciuta comunemente come il cardine dell'intera storia della famiglia. Si conveniva che il tentativo di MacLennan di spiegare questa antitesi era insufficiente e in conflitto con i fatti da lui stesso enumerati. Ma l'antitesi in se stessa, l'esistenza di due tipi, che si escludevano l'un l'altro, di trib autonome ed indipendenti, di cui l'una prendeva le mogli entro la trib, cosa invece assolutamente proibita all'altra - a ci si credeva come fosse indiscutibile vangelo. Si confrontino ad esempio "Origines de la famille" (1874) di Giraud-Teulon e persino "Origin of Civilisation" (quarta edizione, 1882) di Lubbock.
In questa situazione intervenne il capolavoro di Morgan: "Ancient Society" (1877), l'opera che  alla base del presente lavoro. Quel che Morgan, nel 1871, supponeva ancora solo vagamente,  qui sviluppato con piena consapevolezza. Endogamia ed esogamia non formano affatto un'antitesi; finora trib esogame non sono state riconosciute in nessun luogo. Quando per ancora regnava il matrimonio di gruppo - e una volta ha regnato, con ogni probabilit, dovunque -, la trib si articolava in un gran numero di gruppi consanguinei per parte di madre, di "gentes", all'interno dei quali vigeva un rigoroso divieto di matrimonio, sicch gli uomini di una "gens" potevano s prender moglie, e normalmente lo facevano, entro la trib, ma dovevano prenderla al di fuori della loro "gens". E dunque, se la "gens" era rigidamente esogama, la trib che comprendeva l'insieme delle "gentes", era altrettanto rigorosamente endogama. Con ci fu definitivamente tolto di mezzo l'ultimo residuo dell'artificiosa impalcatura di MacLennan.
Morgan tuttavia non si limit a questo. La "gens" degli indio-americani gli fu ulteriormente utile per compiere il secondo progresso decisivo nel suo campo di ricerca. In questa "gens", organizzata secondo il diritto matriarcale, egli rinvenne la forma primigenia, da cui si era sviluppata la "gens" posteriore, organizzata secondo il diritto patriarcale, quella cio che noi troviamo negli antichi popoli civili. La "gens" greca e romana, fino ad oggi un enigma per tutti gli storici, fu spiegata in base a quella indiana, e con ci si pose un nuovo fondamento all'intera storia primitiva.
Questa riscoperta della "gens" originaria, matriarcale, come lo stadio che precede quello della "gens" di diritto patriarcale dei popoli civili, ha per la scienza preistorica la stessa importanza che ha avuto la teoria dell'evoluzione di Darwin per la biologia, e la teoria del plusvalore di Marx per l'economia politica. Essa rese possibile a Morgan di delineare, per la prima volta, una storia della famiglia di cui sono preliminarmente stabiliti, perlomeno in via generale, gli stadi classici di sviluppo, per quanto lo permette il materiale oggi conosciuto. E' chiaro a tutti che s'apre con ci una nuova epoca nella trattazione della storia primitiva. La "gens" matriarcale  divenuta il cardine attorno al quale ruota tutta questa scienza; da quando  stata scoperta si sa in che direzione, e che cosa, ricercare, e come si debba ordinare il materiale raccolto. Coerentemente a tutto questo, vengono ora fatti in questo campo progressi ben pi rapidi che non prima del libro di Morgan.
Le scoperte di Morgan sono ora generalmente riconosciute, o piuttosto fatte proprie dagli studiosi della preistoria, anche in Inghilterra. Quasi nessuno per ammette a chiare lettere che  a Morgan che dobbiamo questa rivoluzione delle concezioni. In Inghilterra il suo libro  stato, per quanto  possibile, ignorato; egli stesso  stato messo in disparte con lodi piene di condiscendenza per le sue opere "precedenti"; si cavilla con zelo sulle minuzie della sua esposizione, ma si coprono con un silenzio ostinato le sue scoperte veramente grandi. L'edizione originale di "Ancient Society"  esaurita; in America, per opere simili, non c' mercato vantaggioso; in Inghilterra, a quanto pare, il libro  stato sistematicamente soppresso, e l'unica edizione di quest'opera fondamentale che ancora circoli sul mercato librario  ... la traduzione tedesca.
Qual  il motivo di questa repressione, nella quale  difficile non vedere una congiura del silenzio, specialmente in confronto alle innumeri citazioni di mera cortesia ed altre dimostrazioni di cameratismo, di cui brulicano gli scritti dei nostri riconosciuti studiosi della preistoria? Forse il fatto che Morgan  un americano ed  assai penoso, per gli studiosi di preistoria inglesi, nonostante tutta la loro cos eletta, lodevole cura posta nel raccogliere il materiale, dover ricorrere, per i punti di vista di validit generale relativi all'ordinamento e al raggruppamento di questo materiale, in breve per le loro idee, a due stranieri di genio, Bachofen e Morgan? Ci si pu ancora far piacere il tedesco, ma l'americano? Contro l'americano ogni inglese diventa patriottico, ne ho visto esempi spassosi negli Stati Uniti. Si aggiunga a ci che MacLennan era, per cos dire, fondatore e guida, per investitura ufficiale, della scuola preistorica inglese; che faceva in qualche modo parte del galateo preistorico parlare solo col pi profondo rispetto della sua artefatta costruzione storica, che portava dall'infanticidio, attraverso poliandria e matrimonio per ratto, alla famiglia matriarcale; che il minimo dubbio sull'esistenza di trib esogame ed endogame escludentesi assolutamente a vicenda era visto come perfida eresia; che dunque Morgan, mandando in fumo tutti questi dogmi consacrati, commetteva una sorta di sacrilegio. Per di pi, infine, li mandava in fumo in un tale modo che bastava enunciarlo perch apparisse subito evidente; sicch gli adoratori di MacLennan, che fino allora barcollavano disorientati tra esogamia ed endogamia, dovevano quasi prendersi a schiaffi da s esclamando: come abbiamo potuto essere cos stupidi da non averlo scoperto da soli gi da molto tempo?!
E come se questo delitto non fosse ancora sufficiente per impedire alla scuola ufficiale ogni altro trattamento se non la muta freddezza, Morgan pass la misura, criticando non solo la civilt, la societ della produzione di merci, la forma fondamentale della nostra societ odierna, in un modo che fa venire in mente Fourier, ma parlando di una trasformazione a venire di questa societ con parole che avrebbe potuto dire Karl Marx. Fu dunque un rimprovero ben meritato, quello che MacLennan gli mosse sdegnato, cio che il metodo storico gli sarebbe del tutto alieno, confermato ancora a Ginevra nel 1884 dal signor professore Giraud-Teulon. Pure, lo stesso signor Giraud-Teulon, ancora nel 1874 ("Origines de la famille"), vacillava inerme nel labirinto dell'esogamia di MacLennan, da cui Morgan per primo lo avrebbe liberato.
Non  necessario trattare fin d'ora degli altri progressi della scienza preistorica dovuti a Morgan; nel corso del mio lavoro si trover ogni informazione a questo proposito. I quattordici anni trascorsi dalla comparsa del suo capolavoro hanno di molto arricchito il materiale a noi disponibile per la storia delle societ umane primitive; agli antropologi, viaggiatori e studiosi di preistoria di professione si sono affiancati gli studiosi di diritto comparato che hanno addotto, parte nuova materia, parte nuovi punti di vista. Qualche singola ipotesi di Morgan  diventata perci precaria o  persino venuta a cadere. Ma il nuovo materiale raccolto non ha portato in nessun luogo a soppiantare i suoi punti di vista principali con altri. L'ordine da lui immesso nella storia primitiva , nei suoi tratti principali, valido ancora oggi. E' anzi possibile affermare che esso trova riconoscimenti sempre pi generali, nella stessa misura in cui la sua paternit di questo gran progresso viene taciuta (2).
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Friedrich Engels. Londra, 16 giugno 1891.
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Capitolo 1.
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STADI PREISTORICI DELLA CIVILTA'.
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Morgan  il primo che tenta, con cognizione di causa, di portare un ordine definito nella storia primitiva umana; finch un notevole ampliamento di materiale non costringer a modificazioni, c' ragione di ritenere che rimarr in vigore la sua classificazione.
Delle tre epoche principali: stato selvaggio, barbarie e civilt, lo interessano, ovviamente, solo le prime due e la transizione alla terza. Divide ognuna delle due in stadi inferiore, intermedio e superiore, a seconda del progresso nella produzione dei mezzi di sussistenza, poich, com'egli stesso dice:

L'abilit in questo tipo di produzione  decisiva per il grado di superiorit e dominio sulla natura da parte dell'uomo; di tutti gli esseri solo l'uomo  arrivato fino a un dominio quasi incondizionato sulla produzione dei mezzi di sostentamento. Tutte le grandi epoche del progresso umano coincidono, in modo pi o meno diretto, con epoche di ampliamento delle fonti di sostentamento.

L'evoluzione della famiglia procede di pari passo, ma non presenta alcun contrassegno cos evidente per la sua periodizzazione.


1. STATO SELVAGGIO.

1. "Stadio inferiore". Infanzia del genere umano che, almeno in parte, viveva sugli alberi (il solo fatto che spiega la sua sopravvivenza di fronte ai grossi animali da preda) e dimorava ancora nei suoi luoghi originari: boschi tropicali o subtropicali. Frutta, noci, radici servivano per nutrirsi; la formazione del linguaggio articolato  il principale risultato di questa epoca. Di tutti i popoli che si conoscono in epoche storiche, neppure uno apparteneva pi a questo stato primitivo. Quanti pi secoli esso pu anche esser durato, tanto meno possiamo provarlo con testimonianze dirette; ma, una volta ammessa la discendenza dell'uomo dal regno animale, sar inevitabile accettare questo passaggio.

2. "Stadio intermedio". Comincia con l'utilizzazione dei pesci (nel cui novero includiamo anche gamberi, vongole ed altri animali acquatici) come nutrimento, e con l'uso del fuoco. Esiste un necessario legame tra questi due fatti, poich l'alimentazione ittica diventa pienamente utilizzabile solo per mezzo del fuoco. Ma grazie a questa nuova alimentazione gli uomini divennero pienamente indipendenti da clima e localit; seguendo i fiumi e le coste, essi si poterono diffondere sulla maggior parte della terra, pure ancora nello stato selvaggio. Gli strumenti di pietra, non levigati e rozzamente lavorati, della precedente et della pietra o, come si usa dire, paleolitica, che rientrano interamente o per la maggior carte in questo periodo, stanno a testimoniare, con la loro diffusione in tutti i continenti, di queste migrazioni. Le zone occupate di recente, cos come l'incessante impulso all'attivit della ricerca, uniti al possesso del fuoco ottenuto per attrito, procacciarono nuovi mezzi di sussistenza: cos radici e tuberi farinacei, cotti nella cenere calda o in buche di cottura (forni di terra); cos la selvaggina, che con l'invenzione delle prime armi, clava e lancia, si aggiungeva, quando se ne presentasse l'occasione, alla alimentazione. Popoli esclusivamente cacciatori, quali compaiono nei libri, cio tali da vivere "solo" della caccia, non ve ne sono stati mai; il ricavo della caccia  infatti troppo incerto. In seguito alla perdurante insicurezza delle fonti di nutrimento sembra che in questo stadio sia sorta l'antropofagia, che d'allora in poi resta in vita per un lungo periodo. Gli australiani e molti polinesiani vivono ancora in questo stadio intermedio dello stato selvaggio.

3. "Stadio superiore". Comincia con l'invenzione dell'arco e della freccia, grazie ai quali la selvaggina divenne alimento regolare, e la caccia una normale occupazione. Arco, corda e freccia costituiscono gi uno strumento molto complesso, la cui invenzione presuppone una lunga accumulazione di esperienze e un ingegno acuto, come pure la conoscenza contemporanea di un gran numero di altre invenzioni. Se prendiamo in esame i popoli che appunto conoscono arco e freccia, ma non ancora l'arte vasaria, che per Morgan segna il momento di passaggio alla barbarie, troveremo in realt gi un qualche inizio di residenza in villaggi, una certa padronanza della produzione di viveri, vasi e suppellettili di legno, la tessitura a mano con fibre di rafia, cesti intrecciati di rafia o canna, strumenti di pietra levigata (neolitici). Per lo pi il fuoco e l'ascia di pietra hanno anche gi fornito la piroga incavata in un tronco e qua e l travi ed assi per la costruzione di case. Troviamo tutti questi progressi, ad esempio, tra gli indiani dell'America nord-occidentale, che certo conoscono arco e freccia, ma non la tecnica vasaria. Per lo stato selvaggio arco e freccia furono ci che la spada di ferro  stata per la barbarie e l'arma da fuoco per la civilt: l'arma decisiva.


2. BARBARIE.

1. "Stadio inferiore". Data dall'introduzione della ceramica. Questa  sorta, come si pu in molti casi dimostrare e ritenere verosimile dappertutto, dall'uso di ricoprire canestri intrecciati o vasi di legno con argilla, per renderli resistenti alla fiamma; e cos si scopr ben presto che l'argilla, una volta plasmata, rendeva il servizio anche senza il vaso interno.
Finora abbiamo potuto osservare l'andamento dello sviluppo in via del tutto generale, valida, entro un determinato periodo, per tutti i popoli, senza riguardo alla localit. Con l'avvento della barbarie per abbiamo raggiunto uno stadio nel quale si fa valere la diversa dotazione di ricchezze naturali dei due grandi continenti della terra. La caratteristica del periodo della barbarie sta nell'addomesticamento e allevamento degli animali e nella coltivazione delle piante. Ora, il continente orientale, il cosiddetto vecchio mondo, era in possesso di quasi tutti gli animali adatti ad essere resi domestici e di tutte le specie di cereali coltivabili tranne una; l'occidentale, l'America, possedeva un solo mammifero addomesticabile, il lama, e anche questo solo in una parte del sud, e di tutti i cereali coltivabili solo uno, seppure il migliore: il mais. Queste diverse condizioni naturali hanno per effetto che d'ora in avanti la popolazione di ogni emisfero segue il suo corso e che le pietre miliari che demarcano i singoli stadi sono diverse in ciascuno dei due casi.

2. "Stadio intermedio". Ha inizio in oriente con l'addomesticamento di alcuni animali, in occidente con la coltivazione di alcune piante nutritive mediante l'irrigazione, e con l'uso di adobi (mattoni lasciati essiccare al sole) e di pietra da costruzione.
Cominceremo con l'occidente, poich qui questo stadio non fu superato in nessun luogo fino alla conquista da parte degli europei.
Presso gli indiani, nello stadio inferiore della barbarie (cui appartenevano tutti quelli trovati ad oriente del Mississippi) esisteva, al tempo che vennero scoperti, gi una certa orticoltura di mais e forse anche di zucche, meloni ed altri ortaggi, che procurava una componente del tutto essenziale della loro alimentazione; abitavano in case di legno, in villaggi recintati da palizzate. Le trib nord-occidentali, specialmente quelle del territorio del fiume Columbia, erano ancora allo stadio superiore dello stato selvaggio e non conoscevano n la ceramica n la coltivazione di piante di alcun tipo. Invece gli indiani dei cosiddetti pueblos del Nuovo Messico, i messicani, gli abitanti dell'America Centrale e i peruviani, al momento della conquista, si trovavano nello stadio intermedio della barbarie; abitavano in case-fortezza di adobi o pietra, coltivavano, in orti irrigati artificialmente, mais e altre piante nutritive, che cambiavano a seconda della localit e del clima, e che procuravano le fonti principali di nutrimento, e avevano persino addomesticato alcuni animali - i messicani il tacchino e altri volatili, i peruviani il lama. Oltre a ci conoscevano la lavorazione dei metalli - ad eccezione del ferro, il che non permetteva loro di poter ancora fare a meno delle armi e degli strumenti di pietra. In seguito, la conquista spagnola interruppe ogni ulteriore sviluppo autonomo.
In oriente lo stadio intermedio della barbarie cominci con l'allevamento di animali da latte e da carne, mentre sembra che la coltivazione delle piante sia rimasta qui sconosciuta ancora per lungo tempo durante questo periodo. Sembra che l'addomesticamento e l'allevamento del bestiame e la formazione di grandi mandrie abbiano dato origine alla differenziazione degli ariani e dei semiti dalla restante massa dei barbari. I nomi di bestiame sono ancora comuni agli ariani europei e asiatici, quelli di piante coltivate, al contrario, quasi affatto.
In luoghi adatti, la formazione di grandi mandrie port alla pastorizia; presso i semiti nelle piane erbose dell'Eufrate e del Tigri, presso gli ariani in quelle dell'India, dell'Osso e dello Jassarte, del Don e del Dnjepr. L'addomesticamento del bestiame dev'essere stato eseguito per la prima volta ai confini di tali terreni da pascolo. I popoli di pastori appaiono cos alle generazioni successive come provenienti da regioni che, ben lungi dall'essere la culla del genere umano, erano state al contrario quasi inabitabili per i loro selvaggi antenati, e perfino per chi vivesse nello stadio inferiore della barbarie. Di converso, non appena questi barbari dello stadio intermedio s'abituarono finalmente alla pastorizia, non avrebbero mai potuto pensare di tornare spontaneamente indietro dalle erbose piane fluviali ai territori boscosi nei quali i loro antenati s'erano trovati a loro agio. E persino quando furono risospinti verso nord e ovest fu impossibile, per i semiti e gli ariani, dirigersi nelle regioni selvose dell'Asia occidentale e dell'Europa prima di essersi messi in condizione, con la coltivazione dei cereali, di nutrire il loro bestiame in questo suolo meno favorevole, e in particolare di fargli superare l'inverno. E' pi che probabile che la coltivazione dei cereali abbia trovato qui la sua origine dapprima nel bisogno di foraggio per il bestiame, e solo pi tardi sia diventata importante per l'alimentazione umana.
All'abbondante alimentazione di carne e latte presso ariani e semiti, e soprattutto al suo favorevole effetto sullo sviluppo del bambino,  forse da ascrivere il superiore sviluppo delle due razze. Di fatto gli indiani pueblos del Nuovo Messico, che sono ridotti a alimentazione quasi puramente vegetale, hanno un cervello pi piccolo degli indiani dello stadio inferiore della barbarie che mangiano pi carne e pesce. In ogni modo in questo stadio l'antropofagia scompare a poco a poco, conservandosi solo come atto religioso o, cosa qui quasi identica, come opera di magia.

3. "Stadio superiore". Ha inizio con la fusione del minerale di ferro e trapassa nella civilt grazie all'invenzione della scrittura alfabetica e al suo uso per annotazioni letterarie. Questo stadio, che, come abbiamo detto, viene sviluppato in pieno in maniera autonoma solo nell'emisfero orientale,  pi ricco di progressi nella produzione che tutti quelli anteriori presi insieme. Ad esso appartengono i greci del periodo eroico, le trib italiche di poco precedenti la fondazione di Roma, i tedeschi di Tacito, i normanni del periodo vichingo.
Innanzi tutto ci si presenta qui, per la prima volta, l'aratro tirato da bestie con il vomere di ferro, che rese possibile la coltivazione della terra su grande scala, l'"agricoltura", e quindi un accrescimento praticamente illimitato, per le condizioni di allora, dei mezzi di sussistenza; e inoltre il disboscamento delle foreste e la loro trasformazione in terreni arabili e prati - che, di nuovo, sarebbe rimasto impossibile, su grande scala, senza l'ascia e la vanga di ferro. Ma in tal modo si ebbe anche un rapido aumento della popolazione, e un suo addensarsi su un piccolo territorio. Prima dell'agricoltura si sarebbero dovute presentare situazioni davvero eccezionali perch un mezzo milione di uomini si lasciasse riunire sotto un'unica guida centrale; ci, probabilmente, non era mai successo.
Il periodo aureo dello stadio superiore della barbarie ci si presenta nei poemi omerici, soprattutto nell'"Iliade". Strumenti di ferro assai sviluppati; il mantice; il mulino a mano; il tornio del vasaio; la preparazione dell'olio e del vino; uno sviluppo della lavorazione dei metalli che stava diventando artigianato artistico; il carro e il carro da guerra; la costruzione navale con travi e assi; l'inizio dell'architettura come arte; citt cinte da mura, con torri e merli; l'epica omerica e l'intera mitologia - queste sono le eredit principali che i greci portarono oltre la barbarie nella civilt. Se a ci confrontiamo la descrizione di Cesare, e persino di Tacito, dei germani che erano all'inizio dello stesso stadio di civilt, da cui i greci di Omero si accingevano a trapassare in uno pi alto, noi vediamo quale ricchezza nello sviluppo della produzione contenesse in s lo stadio superiore della barbarie.
Lo schizzo che ho qui delineato, sulle orme di Morgan, dello sviluppo dell'umanit attraverso stato selvaggio e barbarie fino agli inizi della civilt,  gi abbastanza ricco di nuovi tratti e, quel che  pi importante, incontestabili, perch dedotti immediatamente dalla produzione. Pure esso apparir sbiadito e misero a confronto del quadro che si presenter ai nostri occhi alla fine del nostro viaggio; solo allora sar possibile porre in piena luce la transizione dalla barbarie alla civilt e lo stridente contrasto tra le due epoche. In via provvisoria possiamo generalizzare cos la classificazione di Morgan: stato selvaggio - periodo della preponderante appropriazione dei prodotti cos come la natura li offre; i prodotti costruiti artificialmente dagli uomini sono pi che altro strumenti ausiliari di questa appropriazione. Barbarie - periodo in cui si acquista la padronanza dell'allevamento del bestiame e della coltivazione delle terre, in cui si apprendono i metodi per la produzione di prodotti della natura sviluppatasi grazie all'attivit umana. Civilt - periodo in cui s'impara l'ulteriore lavorazione di prodotti naturali, dell'industria propriamente detta e dell'arte.
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Capitolo 2.
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LA FAMIGLIA.
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Morgan, che pass gran parte della sua vita presso gli irochesi, che risiedono tuttora nello stato di New York, e fu adottato da una delle loro trib (quella dei seneca), trov in vigore presso di loro un sistema di parentela che era in contraddizione con i loro reali rapporti familiari. Presso di loro era dominante quella monogamia di facile scioglimento da ambedue le parti che Morgan qualific come "famiglia di coppia". La discendenza di una tale coppia di coniugi era, dunque, manifesta e riconosciuta agli occhi di tutti, non ci sarebbe potuto essere alcun dubbio su chi dovesse esser chiamato col nome di padre, madre, figlio, figlia, fratello, sorella. Ma l'uso effettivo di queste espressioni contraddice tutto ci. L'irochese chiama non solo i propri figli, ma anche quelli dei fratelli, figli e figlie; ed essi lo chiamano padre. Chiama invece i figli delle sorelle nipoti ed essi lo chiamano zio. Viceversa la donna irochese chiama, oltre ai propri figli, anche quelli delle sorelle figli e figlie e questi la chiamano madre. Di converso, ella chiama i figli dei fratelli nipoti, ed essi la chiamano zia. Egualmente i figli di fratelli si chiamano tra loro fratelli e sorelle, e lo stesso i figli di sorelle. I figli di una donna e quelli del fratello, al contrario, si chiamano l'un l'altro cugini e cugine. E questi non sono puri nomi privi di senso, ma espressioni di concezioni, realmente operanti, di vicinanza e lontananza, uguaglianza e disuguaglianza della parentela; e queste concezioni stanno a fondamento di un sistema di parentela compiutamente elaborato, che rende possibile esprimere parecchie centinaia di diverse relazioni di parentela per ogni singolo individuo. E c' di pi. Questo sistema  pienamente in vigore non solo presso tutti gli indiani d'America (finora non  stata trovata alcuna eccezione), ma  anche in vigore, quasi inalterato, presso gli abitanti originari dell'India, presso le trib dravidiche nel Deccan e le trib gaura in Indostan. Le espressioni di parentela dei tamili dell'India meridionale e degli irochesi seneca dello stato di New York corrispondono tuttora per quel che riguarda oltre duecento rapporti di parentela. E anche presso tutte queste trib dell'India, come presso tutti gli indiani d'America, le relazioni di parentela, risultanti dalla forma di famiglia in vigore, contraddicono il sistema di parentela.
Ebbene, come spiegare questo fatto? Visto il ruolo decisivo che la parentela gioca nell'ordinamento sociale di tutti i popoli selvaggi e barbari, non si pu rimuovere l'importanza di questo sistema molto diffuso con affermazioni retoriche. Un sistema che  comunemente in vigore in America, che esiste del pari in Asia presso popoli di una razza del tutto differente, del quale si trovano in quantit forme pi o meno modificate dappertutto sia in Africa che in Australia, un tale sistema deve essere spiegato storicamente, non messo da parte con vuote chiacchiere, come tent di fare per esempio MacLennan. I nomi di padre, figlio, fratello e sorella non sono titoli onorifici, ma portano con s obblighi reciproci assolutamente determinati, molto seri, la cui totalit stabilisce una componente essenziale della costituzione sociale di quei popoli. E la spiegazione si trov. Nelle isole Sandwich (Hawaii) esisteva ancora, nella prima met di questo secolo, una forma familiare che offriva precisamente tali padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie, zii e zie, nipoti, quali ne richiede l'antico sistema di parentela degli indiani d'America, Eppure, fatto mirabile! il sistema di parentela vigente nelle Hawaii, a sua volta, non si accordava con la forma familiare effettivamente esistente col. Laggi, cio, tutti i figli dei fratelli e delle sorelle, senza eccezione, sono fratelli e sorelle, valgono come figli in comune non solo della loro madre e delle sue sorelle, o del loro padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli e le sorelle dei loro genitori senza differenza. Se dunque il sistema di parentela americano presuppone una forma familiare pi primitiva, che in America non esiste pi ma che troviamo ancora in esistenza alle Hawaii, allora d'altra parte il sistema di parentela hawaiano ci rimanda a una forma familiare ancora pi primitiva, di cui non possiamo pi, certo, dimostrare in alcun luogo l'esigenza, ma che nondimeno "deve" essere esistita, perch altrimenti il sistema di parentela corrispondente non sarebbe potuto nascere.

La famiglia - dice Morgan -  l'elemento attivo; essa non  mai stazionaria, ma progredisce da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la societ si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore. Al contrario, i sistemi di parentela sono passivi; solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha compiuto nel corso del tempo, e subiscono una modificazione radicale solo quando la famiglia si sia modificata radicalmente.

E aggiunge Marx lo stesso vale per il sistema politico, giuridico, religioso, filosofico in generale. Mentre la famiglia continua a vivere, il sistema di parentela si fossilizza, e mentre questo continua a sussistere solo per abitudine, la famiglia cresce fino a superarlo. Ma, con la stessa sicurezza con la quale Cuvier pot arguire, dall'osso di uno scheletro animale trovato nei pressi di Parigi, che questo fosse appartenuto a un marsupiale, e che col, una volta, fossero vissuti dei marsupiali ormai estinti, con la stessa sicurezza noi possiamo dedurre da un sistema di parentela tramandato storicamente che ne  esistita la forma familiare corrispondente, seppure ora estinta.
I sistemi di parentela e le forme familiari or ora ricordati si distinguono da quelli ora dominanti per il fatto che ogni bambino ha parecchi padri e madri. Nel sistema di parentela americano, cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre dello stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano, invece, presuppone una famiglia in cui al contrario la regola era proprio questa. Siamo qui trasportati in una serie di forme familiari in diretto contrasto con quelle che finora avevamo abitualmente presunto essere le uniche in vigore. La concezione tradizionale conosce solo la monogamia, oltre a questa la poligamia di "un solo" uomo, e tutt'al pi pure la poliandria di "una sola" donna, e nasconde con ci, come s'addice al filisteo moraleggiante, che la prassi, silenziosamente ma con disinvoltura, non tiene conto di queste barriere imposte dalla societ ufficiale. Lo studio della storia primitiva, al contrario, presenta condizioni in cui gli uomini vivono in stato di poligamia e allo stesso tempo le loro donne in stato di poliandria e i figli comuni vengono perci considerati anche una cosa in comune a loro "tutti"; e queste condizioni, a loro volta, percorrono esse stesse un'intera serie di modificazioni fino alla loro dissoluzione finale nella monogamia. Queste modificazioni sono tali che la cerchia che il vincolo coniugale in comune abbraccia, originariamente molto ampia, si riduce sempre pi, finch alla fine lascia come unico/residuo solo la monogamia, che oggi prevale.
Morgan, ricostruendo a ritroso in questa maniera la storia della famiglia, si trova a convenire con la maggior parte dei suoi colleghi su uno stato primitivo in cui dominavano, all'interno di una trib, rapporti sessuali privi di limiti, sicch ogni donna apparteneva a ogni uomo, e, simmetricamente, ogni uomo a ogni donna. Gi dal secolo scorso si parlava di un tale stato primitivo, ma solo con affermazioni enfatiche e generali; Bachofen fu il primo, ed  questo uno dei suoi grandi meriti, a prenderlo sul serio, e a cercare le tracce di questo stato di cose nelle tradizioni storiche e religiose. Noi oggi sappiamo che queste tracce da lui scoperte non fanno risalire in alcun modo a uno stadio della vita sociale di rapporti sessuali senza regola, ma ad una forma molto pi tarda, il matrimonio di gruppo. Quello stadio sociale primitivo, nel caso che sia realmente esistito, appartiene ad un'epoca talmente lontana nel tempo che possiamo difficilmente aspettarci di trovare tra i fossili sociali, presso selvaggi superstiti, prove "dirette" della sua passata esistenza. Il merito di Bachofen consiste precisamente in questo, nell'aver cio posto questo problema in primo piano nella sua ricerca (3).
Di recente  diventato di moda disconoscere questo stadio iniziale della vita sessuale umana. Si vuole risparmiare questa onta all'umanit. E cio ci si richiama, oltre che all'assenza di ogni prova diretta, in particolare all'esempio di tutto il resto del mondo animale; da questo Letourneau ("L'evolution du mariage et de la famille", 1888) ha raccolto una quantit di fatti, secondo i quali anche qui rapporti sessuali del tutto sregolati devono appartenere ad uno stadio basso. Io per, da tutti questi fatti, posso invece dedurre solo la conseguenza che essi non provano assolutamente nulla per quel che riguarda l'uomo e le sue condizioni originarie di vita. Tra i vertebrati gli accoppiamenti di pi lunga durata trovano una spiegazione sufficiente nei motivi fisiologici; negli uccelli, ad esempio, nel bisogno della femmina durante il periodo della cova; gli esempi di fedelt monogamica che si presentano tra gli uccelli non provano per nulla per gli uomini, poich questi non discendono certo dagli uccelli. E se una rigida monogamia  il culmine di tutte le virt, allora la palma spetta al verme solitario, che possiede in ognuna delle proglottidi, ossia i segmenti del suo corpo, che variano da cinquanta a cento, un perfetto apparato sessuale femminile e maschile, e che passa tutta la vita ad accoppiarsi con se stesso in ognuna di queste parti. Se per ci limitiamo ai mammiferi, vi troviamo tutte le forme della vita sessuale, sregolatezza, tracce del matrimonio di gruppo, poligamia, monogamia; manca solo la poliandria, che solo gli uomini potevano riuscire a fare. Persino i nostri parenti pi prossimi, i quadrumani, ci offrono tutte le possibili diversit nel raggruppamento di maschi e femmine; e se tracciamo confini ancora pi stretti e consideriamo solo le quattro scimmie antropomorfe, Letourneau ci sa dire soltanto che esse sono ora monogame ora poligame, mentre Saussure afferma, secondo la citazione di Giraud-Teulon, che esse sarebbero monogame. Anche le pi recenti asserzioni di Westermarck ("The History of Human Marriage", London 1891) circa la monogamia delle scimmie antropomorfe sono ben lontane dall'essere delle prove. Insomma, le notizie sono di tal genere da far ammettere al sincero Letourneau che:

D'altronde tra i mammiferi non esiste assolutamente alcuno stretto rapporto tra il grado dello sviluppo intellettuale e la forma del rapporto sessuale.

Espinas poi ("Des socits animales", 1877) dice addirittura:

L'orda  il gruppo sociale pi elevato che possiamo osservare tra gli animali. Essa , a quel che sembra, composta di famiglie, ma gi fin dall'inizio "la famiglia e l'orda sono in conflitto", si sviluppano in rapporto inverso.

Come dimostra quanto gi abbiamo detto, non sappiamo sulle famiglie e gli altri gruppi associati delle scimmie antropomorfe quasi nulla di preciso; le informazioni si contraddicono direttamente l'un l'altra. Non c' neanche da meravigliarsene. Se sono contraddittorie e bisognose di esame critico e cernita gi le notizie che possediamo sulle trib umane selvagge, sono di molto pi difficili da osservare le societ di scimmie che non quelle umane. Fino a prova contraria, dunque, dobbiamo rifiutare qualsiasi deduzione tratta da tali informazioni assolutamente inattendibili.
La gi citata frase di Espinas ci offre in confronto un miglior punto d'appoggio. Orda e famiglia, negli animali superiori, non sono reciprocamente complementari, ma contrastanti. Espinas espone in maniera molto felice come la gelosia dei maschi, nel periodo in cui sono in calore, allenti i legami di ogni orda e li dissolva temporaneamente:

Dove la famiglia  strettamente compatta si formano orde solo in rare eccezioni. Dove per regnino rapporti sessuali liberi o poligamia, l'orda nasce quasi da s... Perch un'orda possa nascere, i legami familiari devono essere allentati e l'individuo deve essere diventato di nuovo libero. Perci  cos raro trovare presso gli uccelli orde organizzate... Presso i mammiferi, al contrario, troviamo societ in certo qual modo organizzate, proprio perch l'individuo non  qui assorbito dalla famiglia. Non esitiamo a dirlo: se si  sviluppata una forma sociale superiore della famiglia, ci pu essere accaduto solo perch essa ha accolto in s famiglie che avevano subito un cambiamento fondamentale; il che non esclude che queste famiglie, proprio grazie a ci, abbiano pi tardi trovato la possibilit di ricostituirsi in circostanze infinitamente pi propizie (Espinas, op. cit., citato da Giraud-Teulon, "Origines du mariage et de la famille", 1884, p.p. 518-520).

Qui si vede chiaramente come le societ animali hanno bens un certo valore in riferimento a quelle umane - ma un valore solo negativo. I vertebrati superiori conoscono, per quanto ne sappiamo, solo due forme di famiglia: poligamia o coppia separata; in ambedue  ammesso soltanto "un" maschio adulto, soltanto "un" coniuge. La gelosia del maschio, al tempo stesso legame e limite della famiglia, porta la famiglia animale in contrasto con l'orda; l'orda, la forma superiore di associazione, qui viene resa impossibile, l viene allentata o dissolta durante il periodo di calore, nel caso migliore viene ostacolata, nel suo progressivo sviluppo, dalla gelosia dei maschi. Tutto ci  sufficiente da solo a dimostrare che famiglia animale e societ umana primitiva sono due cose incompatibili; che gli uomini primitivi, che emergevano a fatica dallo stato animale, non conobbero proprio nessuna famiglia, o almeno una che non ha riscontro nel mondo animale. Un animale cos inerme come l'uomo in via di formazione, poteva tirare avanti in piccolo numero anche in quell'isolamento la cui pi alta forma sociale  la coppia separata, quale Westermarck, secondo le informazioni di cacciatori, ascriveva al gorilla e allo scimpanz. Per uno sviluppo che fuoriesca dallo stato animale, per condurre a compimento il pi grande progresso che la natura presenti, era necessario un ulteriore elemento: la sostituzione della difettosa capacit difensiva del singolo con la forza unita e la cooperazione dell'orda. L'evoluzione dalle condizioni in cui le scimmie antropomorfe vivono ancora oggi sarebbe assolutamente inspiegabile; queste scimmie danno piuttosto l'impressione di linee secondarie che si sono smarrite, che vanno incontro ad una graduale estinzione e che in ogni caso volgono al tramonto. Ci basta da solo a respingere ogni conclusione che veda le loro forme familiari parallele a quelle dell'uomo primitivo. La tolleranza reciproca dei maschi adulti, la mancanza di gelosia, fu per la condizione prioritaria per la formazione di tali gruppi alquanto pi grandi e duraturi, entro i quali solamente si poteva compiere l'emancipazione dell'uomo dall'animale. E infatti cosa troviamo come la forma familiare pi antica, originaria, di cui possiamo dimostrare l'innegabile esistenza storica e che possiamo ancor oggi studiare qui e l? Il matrimonio di gruppo, la forma nella quale interi gruppi di uomini e interi gruppi di donne si posseggono l'un l'altro reciprocamente, e che lascia ben poco spazio alla gelosia. E pi oltre troviamo, in uno stadio posteriore di sviluppo, la forma eccezionale della poliandria, che  uno schiaffo ancor pi doloroso per ogni sentimento di gelosia ed  pertanto sconosciuta agli animali. Poich per le forme da noi conosciute del matrimonio di gruppo sono accompagnate da condizioni di una complessit cos particolare che esse rinviano di necessit a forme precedenti, pi semplici, dei rapporti sessuali, e perci, in ultima istanza, ad un'epoca di rapporti sessuali privi di regole corrispondente al passaggio dallo stato animale a quello umano, i rimandi ai matrimoni animali ci riconducono proprio a quel punto da cui ci avrebbero dovuto allontanare una volta per tutte.
Cosa significa, infatti, rapporti sessuali privi di regole? Significa che le limitazioni proibitive vigenti oggi o in un periodo precedente, a quel tempo non erano in vigore. I limiti imposti dalla gelosia li abbiamo gi visti cadere. Se qualcosa  certo,  questo: la gelosia  un sentimento sviluppatosi relativamente tardi. Lo stesso vale per l'idea d'incesto. Non solo fratello e sorella erano originariamente marito e moglie, ma anche i rapporti sessuali tra genitori e figli sono ammessi ancora oggi tra molti popoli. Bancroft ("The Native Races of the Pacific States of North America", 1875, vol. 1) attesta tutto ci a proposito dei caviati dello stretto di Behring, dei kadiaki in Alaska, dei tinnehs dell'interno dell'America settentrionale britannica; Letourneau raccoglie informazioni sullo stesso fatto a proposito degli indiani chippeway, dei cucu in Cile, dei Caraibi, dei karen dell'Indocina; per tacere dei racconti degli antichi greci e romani sui parti, persiani, sciti, unni eccetera. Prima che fosse inventato l'incesto (ed esso "" un'invenzione, e per giunta assai preziosa), i rapporti sessuali tra genitori e figli non potevano essere pi ripugnanti di quelli tra altre persone che appartenessero a generazioni diverse, e ci accade anche oggi persino nei paesi pi filistei, senza suscitare grande orrore; persino vecchie zitelle di oltre sessant'anni sposano talvolta, se sono ricche abbastanza, giovanotti trentenni. Se per togliamo dalle forme familiari pi primitive che conosciamo le idee d'incesto ad esse connesse - idee che sono totalmente diverse dalle nostre, e spesso le contraddicono direttamente - arriviamo ad una forma di rapporto sessuale che si pu designare soltanto come priva di regole. Priva di regole in quanto non esistevano ancora le restrizioni imposte pi tardi dal costume. Da ci non derivano per affatto necessariamente, nella pratica quotidiana, disordine e confusione. Singoli accoppiamenti temporanei non sono in alcun modo esclusi, ed anzi essi, nel matrimonio di gruppo, formano la maggioranza dei casi. E se Westermarck, colui che pi di recente ha negato l'esistenza di un tale stato primitivo, qualifica come matrimonio ogni stato di cose in cui ambedue i coniugi rimangono congiunti fino alla nascita della prole, allora  bene dire che questo tipo di matrimonio poteva presentarsi benissimo nello stato dei rapporti sessuali privi di regole, senza contraddirne la mancanza di regole, cio l'assenza di limitazioni dei rapporti sessuali portate dal costume. Westermarck parte in verit dall'opinione che

Mancanza di regole implica la repressione delle inclinazioni individuali [cosicch] la prostituzione ne  la forma pi pura.

A me sembra piuttosto che ogni comprensione delle condizioni primitive rimanga impossibile, finch le si guardi con paraocchi da bordello. Ritorneremo su questo punto a proposito del matrimonio di gruppo.
Secondo Morgan, da questo stato primitivo di rapporti sessuali privi di regole, si svilupp, probabilmente assai presto:

1. La "famiglia per consanguineit", il primo stadio della famiglia. Qui i gruppi matrimoniali sono distinti per generazioni; tutti i nonni e tutte le nonne all'interno della famiglia sono, tutti insieme fra loro, marito e moglie, ed ugualmente i loro figli, cio i padri e le madri; cos pure i loro figli formeranno di nuovo una terza cerchia di coniugi comuni, e i loro figli, i pronipoti dei primi, ne formeranno una quarta. In questa forma familiare, perci, solo antenati e discendenti, genitori e figli, sono esclusi dai diritti come dai doveri (diremmo noi) del matrimonio tra loro. Fratelli e sorelle, cugini e cugine di primo, di secondo, e anche di pi lontano grado sono fra loro tutti fratelli e sorelle e "appunto perci" tutti marito e moglie l'un dell'altro. Il rapporto tra fratello e sorella comprende in s, in questo stadio, l'esercizio del rapporto sessuale reciproco (4)... La forma tipica di una tale famiglia starebbe nella discendenza da una coppia, nella quale, di nuovo, i discendenti di ogni singolo grado sono fra loro fratelli e sorelle, e proprio per questo mariti e mogli.
La famiglia per consanguineit  scomparsa. Persino i popoli pi rozzi di cui la storia racconti non ne forniscono alcun esempio dimostrabile. Che per essa "debba" essere esistita, ci induce a pensarlo il sistema di parentela hawaiano, ancor oggi in vigore in tutta la Polinesia, che esprime gradi di consanguineit tali da poter sorgere solo entro questa forma familiare; ci induce a pensarlo tutta l'evoluzione successiva della famiglia, che presuppone quella forma come necessario stadio preparatorio.

2. La "famiglia punalua". Se il primo progresso organizzativo consistette nell'escludere genitori e figli dal rapporto sessuale reciproco, il secondo consistette nell'esclusione di sorella e fratello.
Questo progresso, a causa della maggior vicinanza d'et degli interessati, fu infinitamente pi importante, ma anche pi difficile del primo. Esso giunse a compimento poco a poco, a partire probabilmente dall'esclusione di fratelli e sorelle carnali (cio per parte di madre) dal rapporto sessuale, dapprima in casi singoli, per diventare gradatamente regola (nelle Hawaii si sono trovate, ancora in questo secolo, delle eccezioni), e finire nel divieto di matrimonio perfino tra fratelli e sorelle collaterali, cio, secondo la nostra designazione, tra figli, nipoti o pronipoti di fratelli o sorelle; questo progresso forma, secondo Morgan

un'ottima illustrazione di come operi il principio della selezione naturale.

E' indubbio che le trib nelle quali l'unione fra consanguinei fu limitata da questo progresso dovettero svilupparsi pi rapidamente e con maggior perfezione di quelle presso le quali il matrimonio tra fratelli e sorelle rimase precetto normativo. E quanto violentemente fosse sentito l'effetto di questo progresso, lo dimostra l'istituzione, da esso direttamente derivata, pur avendone di molto oltrepassato il segno, della "gens", che costituisce la base dell'ordinamento sociale della maggior parte, se non di tutti, i popoli barbari della terra; da essa passiamo, in Grecia e a Roma, direttamente nella civilt.
Ogni famiglia primitiva era destinata a scindersi, al pi tardi dopo un paio di generazioni. L'originaria amministrazione domestica collettiva di tipo comunista, che regn senza eccezione fino all'intera barbarie medio inoltrata, port con s un'estensione massima della comunit familiare, che cambiava a secondo delle condizioni, ma che era in ogni luogo abbastanza precisa. Non appena nacque l'idea di una sconvenienza dei rapporti sessuali tra i figli di "una stessa" madre, essa dovette influenzare tali scissioni di antiche comunit domestiche, nonch le istituzioni di nuove di esse (che tuttavia non coincidevano di necessit col gruppo familiare). Uno o pi gruppi di sorelle divennero il nucleo delle une, i loro fratelli carnali quello delle altre. Cos, pi o meno, emerse dalla famiglia per consanguineit la forma chiamata da Morgan famiglia punalua. Secondo il costume hawaiano, un certo numero di sorelle, carnali o pi lontane (cio cugine di primo, secondo o pi lontano grado), erano le mogli comuni dei loro comuni mariti, dai quali per erano esclusi i loro fratelli; questi mariti non si chiamavano ormai pi fratelli l'un l'altro, poich non avevano pi bisogno di esserlo, ma punalua, cio compagno intimo, "associ", per cos dire. Questo l'aspetto classico di una formazione familiare che, pi tardi, ammise una serie di variazioni, e il cui sostanziale tratto caratteristico era: comunit reciproca di uomini e donne entro un determinato ambito familiare, dal quale per sono esclusi i fratelli delle donne, dapprima quelli carnali, pi tardi anche i pi lontani, e viceversa quindi anche le sorelle degli uomini.
Questa forma familiare ci offre ora con la massima esattezza i gradi di parentela come li esprime il sistema americano. I figli delle sorelle di mia madre sono ancora sempre suoi figli, ed egualmente i figli dei fratelli di mio padre sono anche suoi figli, e tutti loro sono miei fratelli e sorelle; per i figli dei fratelli di mia madre sono ora suoi nipoti, i figli delle sorelle di mio padre sono suoi nipoti, e tutti loro sono miei cugini e cugine. Infatti, mentre i mariti delle sorelle di mia madre sono pur sempre suoi mariti, ed egualmente le mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue mogli - di diritto, se non sempre di fatto -, il divieto sociale dei rapporti sessuali tra fratelli e sorelle ha diviso i figli di fratelli e sorelle, finora trattati indistintamente come fratelli e sorelle, in due categorie: gli "uni" rimangono, come prima, fratelli e sorelle (pi lontani) fra loro, gli "altri", che sono in un caso i figli del fratello, nell'altro della sorella, non possono pi avere genitori in comune, n padre n madre n "entrambi", e perci diventa qui necessaria per la prima volta la categoria dei nipoti, maschi e femmine, dei cugini e delle cugine, che sotto l'ordinamento familiare precedente sarebbe stata priva di senso. Il sistema di parentela americano, che appare semplicemente contrario al buon senso in ogni forma familiare fondata sulla monogamia di qualsiasi specie, viene spiegato razionalmente, grazie alla famiglia punalua, fin nelle sue pi minute particolarit, e motivato in modo del tutto naturale. Fin dove si  diffuso questo sistema di parentela, fin l, perlomeno, deve anche essere esistita la famiglia punalua o una forma ad essa simile.
Questa forma familiare, la cui effettiva esistenza  stata dimostrata alle Hawaii, sarebbe stata verisimilmente tramandata da tutta la Polinesia se i pii missionari, come gi una volta i monaci spagnoli in America, avessero potuto vedere in tali relazioni anticristiane qualcosa di pi del semplice abominio (5).
Quando Cesare ci racconta dei Britanni, che si trovavano in quel tempo nello stadio intermedio della barbarie, che essi hanno, in dieci o dodici, le loro donne in comune fra loro, e precisamente, per lo pi, fratelli con fratelli e genitori con figli, questo fatto si spiega nel modo migliore come matrimonio di gruppo. Le madri barbare non hanno da dieci a dodici figli sufficientemente adulti da poter mantenere mogli in comune, ma il sistema di parentela americano, corrispondente alla famiglia punalua, offre molti fratelli, poich tutti i cugini stretti e lontani di un uomo sono suoi fratelli. Il termine genitori e figli pu essere una falsa interpretazione di Cesare; che padre e figlio, o madre e figlia, si siano potuti trovare nello stesso gruppo matrimoniale, non  tuttavia del tutto escluso in questo sistema, ma  impossibile la presenza di padre e figlia, o madre e figlio. Allo stesso modo, questa forma di matrimonio di gruppo, o una ad essa simile, fornisce la spiegazione pi semplice dei resoconti di Erodoto e degli altri scrittori antichi sulla comunanza delle donne presso popoli selvaggi e barbari. Ci vale anche per quello che raccontano Watson e Kaye ("The People of India") dei tikur dell'Audh (a nord del Gange):

Vivono insieme (cio sotto il profilo sessuale) quasi senza distinzione, in grandi comunit, e se due persone vengono considerate sposate tra di loro, tale legame  per soltanto nominale.

L'istituzione della "gens" sembra essere emersa direttamente, nella massima parte dei casi, dalla famiglia punalua. A dire il vero, anche il sistema di classi australiano ce ne offre un punto di partenza; gli australiani hanno "gentes", ma non ancora la famiglia punalua, bens una forma meno evoluta del matrimonio di gruppo.
In tutte le forme della famiglia di gruppo  dubbio chi sia il padre di un bambino, ma  certo chi ne sia la madre. Se pure essa chiama suoi figli "tutti" i bambini della famiglia comune, e ha doveri materni verso di loro, riconosce pur sempre i propri figli carnali dagli "altri". E' dunque chiaro che, finch esiste matrimonio di gruppo, la discendenza  dimostrabile solo per parte "materna", e dunque solo la "linea femminile" viene riconosciuta. Questo, di fatto,  il caso di tutti i popoli appartenenti allo stadio selvaggio e allo stadio inferiore della barbarie; nell'esser stato il primo ad aver scoperto tutto ci sta il secondo grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento esclusivo dell'ordine di discendenza per parte di madre, e i rapporti ereditari che col tempo ne risultano, col nome di diritto matriarcale; io conservo questa denominazione per brevit. Essa per contiene un'ambiguit, poich in questo stadio sociale non si pu ancora parlare di diritto nel suo significato giuridico.
Se ora prendiamo dalla famiglia punalua uno dei due gruppi esemplari, e cio quello di una serie di sorelle carnali e pi lontane (cio che discendono da sorelle carnali in primo, secondo o pi lontano grado), insieme con i loro figli e i loro fratelli carnali o pi lontani di parte materna (che secondo il nostro presupposto "non" sono loro mariti), abbiamo per l'appunto l'ambito delle persone che pi tardi si presentano come membri di una "gens" nella forma originaria di tale istituzione. Essi hanno tutti una capostipite comune: in virt della discendenza da essa le discendenti di sesso femminile sono, di generazione in generazione, sorelle. I mariti di queste sorelle, per, non possono pi essere loro fratelli, e quindi non possono discendere da tale capostipite; non rientrano dunque nel gruppo consanguineo che sar la futura "gens"; i loro figli, per, appartengono a questo gruppo, poich la discendenza per parte materna  la sola decisiva, in quanto essa  l'unica ad esser certa. Non appena sia stabilita la proibizione dei rapporti sessuali tra tutti i fratelli e sorelle, anche tra i pi lontani parenti collaterali per parte materna, anche il suddetto gruppo si  trasformato in una "gens", si  cio costituito come una solida cerchia di consanguinei per linea femminile cui non  concesso sposarsi tra loro, e che d'ora innanzi raggiunger una sempre maggior coesione per mezzo di altre istituzioni comuni di tipo sociale e religioso, differenziandosi dalle altre "gentes" della medesima trib. Tratter tutto ci dettagliatamente pi avanti. Se per ci sembra non solo necessario, ma persino naturale che la "gens" si sviluppi dalla famiglia punalua,  ovvio ipotizzare l'esistenza, in passato, di questa forma familiare, come quasi sicura in tutti i popoli tra i quali sono riscontrabili istituzioni gentilizie, cio suppergi in tutti i popoli barbari e civili.
Al tempo in cui Morgan scrisse il suo libro la nostra conoscenza del matrimonio di gruppo aveva ancora dei grossi limiti. Si sapeva qualcosa circa i matrimoni di gruppo degli australiani organizzati in classi, e inoltre Morgan aveva pubblicato gi nel 1871 le notizie pervenutegli sulla famiglia punalua hawaiana. Per un verso la famiglia punalua offriva la completa spiegazione del sistema di parentela dominante tra gli indiani d'America, che era stato il punto d'avvio di tutte le ricerche di Morgan; per l'altro formava una salda base iniziale per la derivazione della "gens" di diritto matriarcale; infine essa rappresentava uno stadio di sviluppo di molto superiore che non le classi australiane. Era dunque comprensibile che Morgan la concepisse come lo stadio di sviluppo necessariamente precedente il matrimonio di coppia, e le attribuisse diffusione generale nell'epoca precedente. Da allora noi siamo venuti a conoscenza di una serie di altre forme del matrimonio di gruppo, e ora sappiamo che su questo punto Morgan si spinse troppo oltre. Comunque, egli ebbe la fortuna di imbattersi, con la famiglia punalua, nella forma pi elevata, classica, del matrimonio di gruppo; quella forma cio che rende conto, nel modo pi semplice, del passaggio ad una forma superiore.
L'arricchimento pi sostanziale delle nostre conoscenze sul matrimonio di gruppo lo dobbiamo al missionario inglese Lorimer Fison, che studi per anni questa forma familiare in Australia, la sua sede classica. Lo stadio pi basso dello sviluppo lo rinvenne tra i negri australiani del monte Gambier nel sud dell'Australia. Qui l'intera trib  divisa in due grandi classi, kroki e kumiti. Entro ognuna di queste classi il rapporto sessuale  proibito con estremo rigore; al contrario, ogni uomo dell'una classe  per nascita sposo di ogni donna dell'altra, ed ella, per nascita, la sua sposa. Non gli individui sono sposati l'un l'altro, ma i gruppi interi, classe con classe. E si noti bene che qui non vien fatta in alcun modo una riserva a causa della differenza d'et o della speciale consanguineit, ad eccezione di quell'unica riserva dovuta alla scissione della trib in due classi esogame. Un kroki ha per legittima sposa ogni donna kumita; poich per la sua propria figlia, in quanto figlia di una donna kumita,  del pari, secondo il diritto matriarcale, una kumita, essa  dunque per nascita la sposa di ogni kroki e dunque anche di suo padre. Perlomeno, il modo in cui si presenta l'organizzazione delle classi non viene a frapporre alcun ostacolo. Di conseguenza, questa organizzazione  sorta in una epoca in cui, nonostante ogni oscuro istinto a limitare l'unione tra consanguinei, non si trovava ancora nulla di particolarmente raccapricciante nei rapporti sessuali tra genitori e figli - e allora il sistema delle classi sarebbe sorto direttamente da uno stato di rapporti sessuali privi di regole; oppure, al contrario, i rapporti tra genitori e figli erano gi rigorosamente proibiti dal costume quando nacquero le classi, e in tal caso la situazione di quel tempo rinvia alla famiglia per consanguineit e rappresenta il primo passo al di fuori di questa. Questa ultima  l'ipotesi pi verisimile. Per quel che ne so io non si ha menzione di rapporto coniugale tra genitori e figli in Australia, e perfino la forma successiva dell'esogamia, la "gens" di diritto matriarcale, presuppone come regola sottintesa la proibizione di tale rapporto come qualcosa gi esistente sin dal tempo della sua costituzione.
Si rinviene il sistema delle "due" classi, oltre che sul monte Gambier del sud dell'Australia, pure sulle rive del fiume Darling, pi ad oriente, ed anche nel Queensland, nel Nord-est; esso ha dunque una larga diffusione. Esso esclude soltanto i matrimoni tra fratelli e sorelle, tra figli di un fratello e di una sorella per parte materna, in quanto costoro appartengono alla stessa classe; al contrario, i figli di una sorella, e di un fratello, possono sposarsi. Un ulteriore passo avanti volto ad impedire l'unione tra consanguinei lo troviamo presso i kamilaroi, sulle rive del Darling o nel Nuovo Galles del sud, dove le due classi originarie sono divise in quattro e ciascuna di queste quattro classi  parimenti sposata in blocco con una determinata altra. Le prime due classi sono per nascita spose l'una dell'altra; secondo che la madre appartenga alla prima o alla seconda i figli rientrano nella terza o nella quarta; i figli di queste due classi, del pari sposate l'un l'altra, appartengono a loro volta alla prima o alla seconda. Avviene cos sempre che una generazione appartiene alla prima e alla seconda classe, quella successiva alla terza e alla quarta, quella ancora dopo nuovamente alla prima e alla seconda. Ne deriva che i figli di fratello e sorella (per parte materna) non possono essere marito e moglie, ma lo possono per essere i nipoti di fratelli e sorelle. Questo ordinamento singolarmente complesso viene reso ancora pi intricato con l'innestarvisi - in ogni caso posteriore - di "gentes" di diritto matriarcale; non possiamo per qui inoltrarci nell'argomento. Si vede infatti che l'impulso ad impedire la unione tra consanguinei acquista una forza sempre crescente, ma procedendo assolutamente a lume di naso, in modo primitivo, senza chiara coscienza dell'obbiettivo finale.
Il matrimonio di gruppo, che qui in Australia  ancora un matrimonio tra classi, uno stato coniugale di massa di una intera classe di uomini, spesso sparsa per tutta l'estensione del continente, con una classe di donne dalla diffusione altrettanto vasta - questo matrimonio di gruppo, osservato da vicino, non sembra affatto cos raccapricciante come se lo immagina la fantasia filistea abituata al regime del bordello. Al contrario, ci sono voluti molti anni perch se ne potesse anche solo sospettare l'esistenza, e anche negli ultimissimi tempi essa viene di nuovo contestata. All'osservatore superficiale esso si presenta come una monogamia alquanto poco ferma e talvolta come poligamia accompagnata da occasionale infedelt. Bisogna dedicarvisi per anni, come hanno fatto Fison e Howitt, per scoprire in queste condizioni matrimoniali, piuttosto familiari, nella loro pratica, alle comuni abitudini europee, la legge che le disciplina, la legge grazie alla quale lo sconosciuto negro australiano, a migliaia di chilometri dal suo paese natale, tra gente la cui lingua gli  incomprensibile, trova tuttavia non di rado, da campo a campo, da trib a trib, donne che si prestino alle sue voglie senza riluttanza e di buon grado, grazie alla quale chi possiede pi mogli ne cede una all'ospite per la notte. Dove l'europeo vede assenza di usanze morali e di leggi, regna di fatto una rigida norma. Le donne appartengono alla classe matrimoniale dello straniero e sono dunque sue spose per nascita; quella stessa legge morale che assegna i due l'uno all'altra vieta altres, sotto pena di proscrizione, ogni rapporto sessuale al di fuori delle classi matrimoniali di mutua pertinenza. Perfino dove le donne vengono rapite, come avviene di frequente, e come in qualche regione  la regola, la legge delle classi viene scrupolosamente osservata.
Nel ratto delle donne, d'altronde, emerge di gi una traccia del passaggio alla monogamia, almeno nella forma del matrimonio di coppia: se il giovane ha rapito la ragazza con l'aiuto dei suoi amici, ella si unisce carnalmente con tutti loro a turno, ma alla fine viene considerata moglie del giovane che ha organizzato il ratto. E viceversa, se la donna rapita fugge via dall'uomo e viene trovata da un altro, diventa sua moglie, venendo a cadere il diritto prioritario del primo. A fianco e all'interno del matrimonio di gruppo, che continua in generale a sussistere, prendono dunque forma rapporti di esclusivit, accoppiamenti per periodi pi o meno lunghi accanto alla poligamia, cosicch anche qui il matrimonio di gruppo  destinato all'estinzione e si tratta solo di vedere chi, sotto l'influsso europeo, sar il primo a scomparire dalla scena: se il matrimonio di gruppo oppure i negri australiani che lo praticano.
Il matrimonio per classi intere, del tipo che regna in Australia,  in ogni caso una forma assai rudimentale e primitiva del matrimonio di gruppo, mentre la famiglia punalua, per quel che ne sappiamo, ne  lo stadio di sviluppo pi elevato. Il primo ci si mostra come la forma corrispondente alla condizione sociale di selvaggi ancora nomadi, la seconda presuppone colonie gi relativamente stabili di comunit di tipo comunista, e porta immediatamente allo stadio di sviluppo successivo. Troveremo ancora sicuramente qualche stadio intermedio tra i due; qui ci si presenta un campo d'indagine finora appena inaugurato, nel quale solo adesso ci si comincia ad inoltrare.
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3. La "famiglia di coppia". Una qualche forma di matrimonio di coppia, per un periodo pi o meno lungo, esisteva gi al tempo del matrimonio di gruppo, o ancora prima; tra le molte mogli l'uomo ne aveva una principale (a stento si potrebbe gi chiamarla la favorita), ed egli era per lei il marito principale tra tutti gli altri. Questa condizione ha contribuito in larga misura alla confusione dei missionari che vedono nel matrimonio di gruppo ora una sregolata comunanza di donne, ora un adulterio arbitrario. Un tale accoppiamento abituale doveva per tanto pi consolidarsi, quanto pi si sviluppava la "gens" e quanto pi numerose diventavano le classi di fratelli e sorelle tra le quali il matrimonio era ormai impossibile. L'impulso dato tramite la "gens" alla proibizione delle nozze tra consanguinei si spinse ancora oltre. Cos possiamo vedere che tra gli irochesi e nella maggior parte degli altri Indiani che si trovano nello stadio inferiore della barbarie  proibito il matrimonio tra "tutti" i parenti contemplati nel loro sistema, vale a dire parecchie centinaia di tipi. Per questo crescente intrecciarsi di proibizioni di matrimonio, i matrimoni di gruppo divennero sempre pi impossibili; essi vennero soppiantati dalla "famiglia di coppia". In questo stadio un uomo vive insieme ad una donna, in tal modo per che poligamia ed occasionale infedelt rimangono pur sempre un diritto degli uomini, sebbene la prima si presenti di rado per motivi economici; alle donne invece si richiede, per l'intera durata della convivenza, la pi rigida fedelt, e il loro adulterio viene crudelmente punito. Il vincolo coniugale  per facilmente solubile da ambedue le parti, e i figli appartengono, come prima, unicamente alla madre.
Anche in questa esclusione dei consanguinei dal legame matrimoniale, spinta sempre pi avanti, continua ad operare il principio della selezione naturale. Con le parole di Morgan:

I matrimoni tra "gentes" non consanguinee davano alla luce una razza pi forte, sia fisicamente che intellettualmente; due trib in via di progresso si fondevano, e i nuovi crani e cervelli crescevano naturalmente fino a comprendere le capacit di "ambedue" le trib.

Trib a composizione gentilizia dovettero cos ottenere il sopravvento su quelle che rimanevano arretrate, o trarle con s grazie al loro esempio.
Nella storia primitiva lo sviluppo della famiglia consiste perci nell'incessante assottigliarsi della cerchia, che originariamente abbracciava l'intera trib, all'interno della quale domina la comunanza coniugale tra i due sessi. Con l'ininterrotta esclusione, dapprima dei parenti pi stretti, poi di quelli sempre pi lontani, da ultimo persino di quelli soltanto acquisiti, si giunge al punto in cui diventa praticamente impossibile ogni tipo di matrimonio di gruppo, e infine rimane soltanto la coppia isolata, per il momento ancora debolmente legata, e cio la molecola con la cui disgregazione finisce il matrimonio in generale. Gi da ci appare chiaro quanto poco abbia avuto a che fare l'amore sessuale individuale, nell'attuale senso della parola, con il sorgere della monogamia. La prassi di tutti i popoli che si trovano in questo stadio ne  un esempio ancor pi rilevante. Mentre nelle forme familiari precedenti gli uomini non dovevano mai incontrare difficolt nel trovare donne, ma ne avevano, al contrario, pi che a sufficienza, ora le donne diventano rare e ricercate. E' perci che, col matrimonio di coppia, comincia il ratto e la compera delle donne - "sintomi" molto diffusi, ma nulla di pi, di un cambiamento avvenuto molto pi nel profondo. MacLennan per, questo pedante scozzese, ha trasformato questi sintomi, che son solo dei mezzi per procurarsi donne, in matrimonio per ratto e matrimonio per compera, ossia in particolari classi familiari. Del resto anche tra gli indiani americani e altrove (tra i popoli dello stesso stadio), la conclusione del matrimonio non  cosa che riguardi gli interessati, di cui spesso non viene nemmeno chiesto il parere, ma le loro madri. Cos vengono spesso fidanzate due persone del tutto sconosciute l'una all'altra, che sono informate per la prima volta dell'affare ormai concluso quando si avvicina la data delle nozze. Prima delle nozze il fidanzato fa dei regali ai parenti della "gens" della fidanzata (cio ai suoi parenti materni, non a suo padre e relativi parenti); e questi regali sono considerati il prezzo d'acquisto della ragazza che si allontana. Il matrimonio rimane solubile a richiesta di ognuno dei due sposi: a poco a poco tuttavia in molte trib, e per esempio tra gli irochesi, si forma un'opinione pubblica contraria a tali separazioni; nel caso di controversie i parenti gentilizi delle due parti subentrano come mediatori e, solo qualora tale mediazione non avesse successo, ha luogo la separazione, con la quale i figli rimangono alla donna, ed  consentito ad entrambe le parti di sposarsi di nuovo.
La famiglia di coppia, intrinsecamente troppo debole ed instabile per provare la necessit o anche il desiderio di una propria amministrazione domestica, non scioglie in alcun modo quella di tipo comunista tramandata dal periodo precedente. Amministrazione domestica di tipo comunista significa per dominio della donna nella casa, come riconoscimento esclusivo di una madre carnale, a causa dell'impossibilit di conoscere con certezza il padre carnale; significa grande rispetto della donna, cio della madre. Che la donna sia stata, all'inizio della societ, schiava dell'uomo,  una delle idee pi assurde che derivino dalla tradizione dell'illuminismo del diciottesimo secolo. Al contrario, la donna gode, presso tutti i selvaggi e i barbari dello stadio inferiore e intermedio, e in parte persino dello stadio superiore, di una posizione non solo libera, ma anche altamente rispettata. Quale peso ella abbia, ancora nel matrimonio di coppia, lo potrebbe attestare Arthur Wright, missionario per molti anni tra gli irochesi seneca:

Quanto alle loro famiglie, al tempo in cui essi abitavano ancora le antiche case lunghe (amministrazioni domestiche di tipo comunista di pi famiglie) ... sempre vi predominava un clan, (una "gens") sicch le donne prendevano i loro mariti dagli altri clan ("gentes"). Ordinariamente la parte femminile governava la casa; le provviste erano in comune; ma guai a quel marito o amante sventurato che fosse troppo pigro o inetto nel contribuire per la sua parte alla riserva comune. Era indifferente quanti figli o quanto possesso personale egli avesse nella casa, in ogni momento poteva aspettarsi l'ordine di far fagotto e andarsene. Ed egli non poteva tentare di opporsi a questo ordine; la vita gli veniva resa insopportabile, non gli restava altro che ritornare al suo proprio clan ("gens") o anche, come avveniva nella maggioranza dei casi, andare a cercarsi con cura un nuovo matrimonio in un altro clan. Le donne erano la massima autorit nei clan ("gentes") come del resto dappertutto. All'occorrenza esse non avevano esitazioni a deporre un capo e degradarlo a guerriero comune.

L'amministrazione domestica di tipo comunista nella quale la maggior parte delle donne, o anche tutte, appartengono ad un'unica "gens", mentre gli uomini provengono da diverse "gentes",  la base materiale di quel predominio delle donne, comunemente diffuso nell'epoca primitiva, la cui scoperta  parimenti un terzo merito di Bachofen. Come aggiunta osservo ancora che i resoconti dei viaggiatori e dei missionari sul sovraccarico di lavoro svolto dalle donne tra i selvaggi e i barbari non contraddicono in alcun modo quel che  stato detto. La divisione del lavoro tra i due sessi  condizionata da tutt'altri motivi che la posizione delle donne nella societ. Popoli presso i quali alle donne tocca lavorare molto pi di quanto spetti loro secondo le nostre idee, hanno spesso una stima delle donne ben pi reale dei nostri europei. La signora della societ civile, circondata da omaggi simulati, e tenuta lontano da ogni lavoro effettivo, ha una posizione sociale infinitamente pi bassa della donna della barbarie, che lavorava sodo ma veniva anche considerata presso il suo popolo una vera signora ("lady", "frowa", "frati" = padrona), ed era tale anche per il suo carattere.
Se il matrimonio di coppia abbia oggi in America soppiantato del tutto il matrimonio di gruppo,  cosa che pu essere decisa da ricerche pi particolareggiate sui popoli nord-occidentali, che si trovano ancora nello stadio superiore dello stato selvaggio, e soprattutto dalle indagini sui popoli sudamericani. Di questi ultimi si raccontano esempi cos svariati di libert sessuale che nel loro caso si pu a stento ammettere un completo superamento dell'antico matrimonio di gruppo. In ogni caso non ne sono ancora scomparse tutte le tracce. In almeno quaranta trib dell'America del nord, l'uomo che abbia sposato una sorella primogenita ha il diritto di prenderne in mogli anche tutte le sorelle, non appena raggiungano l'et richiesta: residuo della comunanza degli uomini per l'intero gruppo di sorelle. E Bancroft racconta che gli abitanti della penisola della California (stadio superiore dello stato selvaggio) celebrano certe feste in cui parecchie trib si radunano nell'intento di avere rapporti sessuali indifferenziati. Si tratta evidentemente di "gentes" che in queste feste mantengono in vita l'oscuro ricordo dell'epoca in cui le donne di "una gens" avevano come propri comuni mariti tutti gli uomini dell'altra e viceversa. Anche in Australia regna ancora la stessa usanza. In alcuni popoli accade che gli uomini pi anziani, i capi e gli stregoni, sfruttino a proprio esclusivo vantaggio la comunanza delle donne, e ne monopolizzino la maggior parte; in cambio per, in certe feste, e in grandi adunate popolari, devono ripristinare l'uso dell'antica comunanza, e lasciare che le loro donne si divertano con gli uomini giovani. Westermarck, p. 28-29, riporta un'intera serie di esempi di tali periodici saturnali, in cui l'antico rapporto sessuale libero ritorna in vigore per un breve periodo: presso gli Hos, i Santali, i Pangia e Kotari in India, presso alcuni popoli africani, eccetera. E' per una stranezza che Westermarck tragga da ci la conclusione che questo sia un residuo non del matrimonio di gruppo, da lui negato, ma del periodo di calore che l'uomo primitivo avrebbe avuto in comune con gli altri animali.
Arriviamo qui alla quarta delle grandi scoperte di Bachofen, quella della diffusissima forma di passaggio dal matrimonio di gruppo a quello di coppia. Ci che Bachofen rappresenta come una punizione per aver violato gli antichi comandamenti divini: la penitenza con cui la donna acquista il diritto alla castit,  di fatto solo l'espressione mistica della penitenza con cui la donna ottiene il proprio riscatto dalla antica comunanza degli uomini e acquisisce il diritto di darsi ad un solo uomo. Tale penitenza consiste in un concedersi limitato nel tempo: le donne babilonesi dovevano concedersi una volta l'anno nel tempio di Militta; altri popoli dell'Asia minore mandavano per pi anni le loro ragazze nel tempio di Anaiti, dove esse dovevano darsi al libero amore, con uomini scelti da loro stesse, prima di potersi sposare; simili usanze in vesti religiose sono comuni a quasi tutti i popoli asiatici tra il Mediterraneo e il Gange. Il sacrificio espiatorio a fini di riscatto diventa con il passar del tempo sempre pi lieve, come nota gi Bachofen:

L'offerta ogni anno ripetuta cede il passo alla prestazione compiuta una volta per tutte; all'eterismo delle matrone segue quello delle ragazze, alla pratica durante il matrimonio quella ad esso anteriore, al concedersi a tutti senza diritto di scelta, il farlo solo per determinate persone. ("Das Mutterrecht", p. XIX).
Presso altri popoli manca il travestimento religioso; presso alcuni - traci, celti eccetera nell'antichit; presso molti dei primitivi abitanti dell'India, presso i popoli malesi, presso gli abitatori d'isole dell'Oceano Pacifico e molti indiani americani ancora oggi - le ragazze godono fino al loro matrimonio della massima libert sessuale. Ci succede soprattutto quasi ovunque nell'America del Sud, come pu essere testimoniato da chiunque vi si sia inoltrato. Ecco quanto racconta Agassiz ("A Journey in Brazil", Boston 1868, p. 266), a proposito di una ricca famiglia di discendenza indiana: quando gli fu fatta conoscere la figlia, le chiese di suo padre, credendo che questi fosse il marito della madre, il quale, in qualit di ufficiale, aveva combattuto nella guerra contro il Paraguay; ma la madre rispose sorridendo: "na tem pai,  filha da fortuna", non ha padre,  figlia della sorte.

E' questo il modo in cui sempre parlano le donne indiane o di razza mista, senza vergogna o rimprovero, dei propri figli naturali; e tutto questo  cos lontano dall'essere insolito, che sembra piuttosto un'eccezione il contrario. I figli ... conoscono spesso solo la madre, poich ogni preoccupazione e responsabilit cade su di lei; del padre essi non sanno nulla; sembra anche che nella donna non nasca mai il pensiero che lei o i suoi figli abbiano qualche diritto nei suoi confronti.

Ci che qui sembra sorprendente alla gente civile, non  altro che la regola secondo il diritto matriarcale e il matrimonio di gruppo.
Presso altri popoli ancora, gli amici o i parenti dello sposo, o gli invitati alle nozze, durante le stesse nozze affermano sulla sposa il diritto di antica tradizione, e lo sposo  solo l'ultimo della fila: cos alle Baleari e presso gli Augili africani nell'antichit, cos, ancor oggi, presso i Barea in Abissinia. Presso altri popoli ancora la comunit  rappresentata da un personaggio ufficiale, il capo della trib o della "gens", cacicco, sciamano, sacerdote, principe o come si vuole, il quale esercita con la sposa il diritto della prima notte. Nonostante tutte le neoromantiche smanie di candore, questo "jus primae noctis", come residuo del matrimonio di gruppo, esiste ancora ai nostri giorni presso la maggior parte degli abitanti della regione dell'Alaska (Bancroft, "Native Races", I, 81), presso i Tahu nel Messico del Nord (ibid., p. 584) e altri popoli; ed  esistito, almeno nei paesi di origine celtica, dove derivava direttamente dal matrimonio di gruppo, lungo tutto il medioevo, per esempio in Aragona. Mentre in Castiglia il contadino non  mai stato servo della gleba, in Aragona la servit della gleba, nella sua forma pi infame, regn fino all'editto di Ferdinando il Cattolico del 1486. In questo atto viene detto:

Noi sentenziamo e proclamiamo che neanche i summenzionati signori ("senyors", baroni) ... possono, la notte del giorno in cui il contadino prende moglie, unirsi sessualmente con lei; n possono, in segno di potenza, nella notte del matrimonio, dopo che la donna si  messa a letto, passare sopra di questo e la suddetta donna; allo stesso modo i summenzionati signori non possono far uso della figlia o del figlio del contadino, dietro compenso o senza, contro la loro volont (citato nell'originale catalano da Sugenheim, "La servit della gleba", Pietroburgo 1861, p. 35).

Bachofen ha inoltre senz'altro ragione nel suo costante affermare che il passaggio da ci che egli chiama eterismo o generazione paludosa alla monogamia, sarebbe effettuato essenzialmente per opera delle donne. Quanto pi, con l'evolversi delle condizioni economiche, e quindi con la dissoluzione del comunismo antico e con l'aumentare della densit della popolazione, i rapporti sessuali d'antica tradizione perdevano il loro primitivo e selvaggio carattere di spontaneit, in maniera tanto pi stringente essi dovettero apparire alle donne una fonte di avvilimento e oppressione: con tanta maggiore urgenza esse dovettero aspettare come una liberazione il diritto alla castit, al matrimonio, temporaneo o duraturo, con un solo uomo. Questo progresso non poteva perci provenire dagli uomini, poich in generale non  mai venuto loro in mente, nemmeno ai nostri giorni, di rinunciare ai vantaggi dell'effettivo matrimonio di gruppo. Solo dopo che, grazie alle donne, fu compiuto il passaggio al matrimonio di coppia, gli uomini poterono introdurre una rigorosa monogamia - ad uso, beninteso, delle sole donne.
La famiglia di coppia nacque ai confini tra stato selvaggio e barbarie, per lo pi gi nello stadio superiore dello stato selvaggio, qui e l solamente nello stadio inferiore della barbarie. Essa  la caratteristica forma familiare della barbarie, come il matrimonio di gruppo lo  dello stato selvaggio, e la monogamia della civilt. Per il suo ulteriore sviluppo sino alla salda monogamia, c'era bisogno di altri motivi che non quelli che abbiamo visto all'opera finora. Nella coppia il gruppo si era ormai ridotto alla sua ultima unit, una molecola di due atomi: un uomo e una donna. La selezione naturale aveva eseguito il suo compito con sempre pi vaste esclusioni dalla comunanza coniugale; in questa direzione non le restava altro da fare. Se non fossero dunque entrate in azione nuove forze motrici "sociali", non vi sarebbe stato alcun motivo per cui dalla coppia dovesse emergere una nuova forma familiare. Ma queste forze motrici cominciarono a funzionare.
Abbandoniamo a questo punto l'America, il terreno classico della famiglia di coppia. Non esiste alcun indizio che faccia desumere che si sia sviluppata col una forma familiare superiore, e che vi sia mai esistita in qualche luogo, prima della scoperta e della conquista, una monogamia consolidata. Diversamente andarono le cose nel vecchio mondo.
Qui l'addomesticamento degli animali e l'allevamento di armenti avevano sviluppato una fonte di ricchezza fino ad allora insospettata, e avevano creato condizioni sociali completamente nuove. Fino allo stadio inferiore della barbarie la ricchezza fissa era consistita quasi soltanto nella casa, nei vestiti, nei grezzi ornamenti e negli strumenti per procacciarsi e preparare il cibo: canoa, armi, suppellettili domestiche delle pi elementari. Il cibo doveva essere conquistato giorno per giorno. Ora, con le loro mandrie di cavalli, cammelli, asini, buoi, pecore, capre e maiali, i popoli nomadi che si avanzavano - gli ariani della regione indiana dei Cinque Fiumi, e della zona del Gange come delle steppe, allora ancora molto ricche d'acqua, dell'Osso e dello Jassarte, i Semiti dell'Eufrate e del Tigri - avevano acquistato un possesso che aveva bisogno solo di sorveglianza e della cura pi rudimentale per riprodursi in numero sempre maggiore e per procurare i pi ricchi degli alimenti, latte e carne. Tutti i mezzi usati in precedenza per procurarsi il cibo passarono allora in secondo piano; la caccia, prima una necessit, si trasform in un lusso.
A chi apparteneva per questa nuova ricchezza? In origine senza dubbio alla "gens". Gi presto per deve aver preso piede la propriet privata degli armenti. E' difficile dire se il padre Abramo sia apparso, all'autore del cosidetto primo libro di Mos, proprietario delle sue mandrie in virt del diritto che gli spettava in quanto capo di una comunit familiare, oppure in forza della sua qualit di capo effettivamente ereditario di una "gens". L'unica cosa certa  che noi non ce lo possiamo immaginare proprietario nell'attuale senso della parola. E' inoltre certo che troviamo, sul limitare della storia documentata, che gli armenti sono dappertutto compresi nella propriet particolare dei capifamiglia, proprio come i prodotti artistici della barbarie, le suppellettili di metallo, gli articoli di lusso e infine il bestiame umano - gli schiavi.
Allora venne infatti inventata anche la schiavit. Per il barbaro dello stadio inferiore lo schiavo non aveva alcun valore. Per questo motivo anche gli indiani americani si comportavano con i nemici vinti in maniera del tutto diversa da quella usata in uno stadio superiore. Gli uomini venivano uccisi oppure ammessi come fratelli nella trib dei vincitori; le donne venivano sposate o altrimenti adottate insieme con i loro figli superstiti. La forza-lavoro umana non produce ancora, in questo stadio, alcuna eccedenza degna di rilievo rispetto ai suoi costi di mantenimento. Una volta introdotti l'allevamento del bestiame, la lavorazione dei metalli, la tessitura e infine l'agricoltura, le condizioni si modificarono. Cos come le spose, in precedenza cos facili da ottenersi, avevano ora acquistato un valore di scambio e venivano comprate, lo stesso avvenne con le forze lavorative, specialmente da quando gli armenti erano passati definitivamente alla propriet familiare. La famiglia non si moltiplicava con la stessa rapidit del bestiame. Pi persone si resero necessarie alla sua sorveglianza; per far questo si poteva utilizzare il prigioniero di guerra nemico, che si poteva per di pi continuare ad allevare proprio come lo stesso bestiame.
Queste ricchezze, una volta passate al possesso familiare privato e col rapidamente moltiplicate, colpirono in profondit la societ basata sul matrimonio di coppia e sulla "gens" di diritto matriarcale. Il matrimonio di coppia aveva introdotto un elemento di novit nella famiglia. Accanto alla madre carnale esso aveva posto l'autentico padre carnale, che era inoltre con ogni probabilit ben pi autentico di svariati padri di oggigiorno. Secondo la divisione familiare del lavoro allora vigente, era l'uomo a dover procurare il nutrimento e i mezzi di lavoro necessari a tale fine, e dunque anche la propriet di questi ultimi; in caso di separazione egli li portava via con s, cos come la donna conservava le suppellettili domestiche. Secondo le consuetudini della societ di allora, l'uomo era dunque anche proprietario delle nuove fonti d'alimentazione, del bestiame, e pi tardi del nuovo strumento di lavoro: lo schiavo. Tuttavia, secondo il costume di quella medesima societ, i suoi figli non potevano ereditare da lui, perch a questo riguardo le cose stavano nel modo seguente.
Secondo il diritto matriarcale, quindi fintantoch il computo della discendenza venne effettuato solo in linea femminile, e secondo l'usanza ereditaria originaria, nella "gens", in principio, erano i parenti gentilizi ad ereditare dal loro parente morto. Il patrimonio doveva restare all'interno della "gens". Dato lo scarso valore degli oggetti, il patrimonio deve in pratica esser passato, da tempo immemorabile, ai parenti pi stretti, cio i consanguinei per parte materna. I figli del defunto, per, non appartenevano alla sua "gens", bens a quella della loro madre; essi ereditavano da questa, all'inizio insieme con gli altri consanguinei, poi forse con diritto di priorit; essi per non potevano ereditare dal padre, poich non appartenevano alla sua stessa "gens", mentre il suo patrimonio doveva rimanere nell'ambito di questa. Alla morte del proprietario d'armenti, dunque, questi sarebbero passati in primo luogo ai suoi fratelli e sorelle e ai figli delle sue sorelle o ai discendenti delle sorelle e di sua madre. I suoi figli, invece, erano diseredati.
In proporzione dunque all'accrescersi delle ricchezze, esse davano all'uomo per un verso una posizione, all'interno della famiglia, pi importante di quella della donna, e costituivano per l'altro l'incentivo a servirsi di questa rafforzata posizione per rovesciare l'ordine di successione tradizionale a favore dei suoi figli. Ci era per impossibile finch restava in vigore la discendenza matriarcale. Questa doveva dunque essere rovesciata, e cos avvenne. Ci non fu affatto cos difficile come oggi pu sembrarci. Infatti questa rivoluzione - una tra le pi profonde che gli uomini abbiano mai conosciuto - non fu costretta a toccare nemmeno uno dei membri viventi della "gens". Tutti i suoi membri potevano conservare la precedente posizione. Fu sufficiente la semplice decisione che in futuro i discendenti dei membri di sesso maschile rimanessero nella "gens", e ne fossero invece esclusi i discendenti di quelli di sesso femminile, in quanto essi passavano nella "gens" del padre. Fu cos rovesciato il computo della discendenza in linea femminile e il diritto ereditario matriarcale, e venne introdotta la linea di discendenza maschile e il diritto ereditario patriarcale. Come abbia avuto luogo questa rivoluzione nei popoli civili, e in quale periodo, lo ignoriamo. Essa risale interamente all'epoca preistorica. Tuttavia, il fatto che essa si sia svolta  confermato a volont dalle abbondanti tracce di diritto matriarcale la cui raccolta si deve soprattutto a Bachofen; con quanta facilit essa si comp lo possiamo vedere in tutta una serie di trib indiane in cui essa ha avuto luogo solo di recente, ed  anzi ancora in via di compimento, sotto il duplice influsso della crescita della ricchezza e della trasformazione delle abitudini di vita (trasferimento dai boschi alla prateria), e degli effetti morali della civilt e dei missionari. Su otto trib del Missouri, sei hanno linea di discendenza e successione ereditaria maschile, ma due ancora quella femminile. Tra gli Shawnees, i Miamis e i Delawares si  diffuso il costume di trasferire i figli nella "gens" paterna per mezzo di un nome gentilizio ad essa appartenente, in modo che essi possano diventare suoi eredi. Innata casistica dell'uomo, quella di cambiare le cose mutandone i nomi! E di trovare un sotterfugio per spezzare la tradizione rimanendo al suo interno, dove un diretto interesse abbia fornito lo stimolo sufficiente! (Marx).
Ne nacque una deplorevole confusione il cui unico rimedio poteva essere soltanto il passaggio al patriarcato, che infatti ne offerse uno parziale. In generale, questo sembra essere il passaggio pi naturale (Marx).
Riguardo a ci che gli studiosi di diritto comparato sono in grado di dirci sul carattere e sul modo che ebbe questo passaggio nel suo compiersi nei popoli civili del mondo antico - in verit si tratta quasi solo di ipotesi - si confronti M. Kovalevskij : "Tableau des origines et de l'volution de la famille  et de la propriet", Stoccolma, 1890.
Il rovesciamento del matriarcato segn "la sconfitta d'importanza storica generale del sesso femminile". L'uomo prese in mano anche il comando della casa, la donna venne degradata, asservita, resa schiava delle sue voglie e divenne solo uno strumento atto alla procreazione dei figli. Questa posizione degradata della donna, come risulta apertamente, in special modo tra i greci dell'epoca eroica e, ancor pi, di quella classica,  stata poco a poco ammantata e dissimulata, e talvolta anche rivestita di una forma mitigata; ma non  stata in nessun caso eliminata.
La prima conseguenza dell'istituzione del potere assoluto degli uomini si mostra nella forma transitoria, che emerge a questo punto, della famiglia patriarcale. Ci che la contraddistingue principalmente non  tanto la poligamia, di cui tratteremo pi avanti, bens

l'organizzazione di un certo numero di persone libere e non libere in una famiglia sotto la "patria potestas" del capofamiglia. Nella forma semitica tale capofamiglia vive in poligamia, i servi hanno moglie e figli e lo scopo di tutta l'organizzazione  la custodia degli armenti all'interno di una zona circoscritta.

Il punto essenziale sta nell'annessione di uomini non liberi e nella patria potestas; quindi questa forma familiare raggiunge una compiuta tipicit nella famiglia romana. La parola "familia" non esprime, originariamente, l'ideale dell'odierno filisteo, formato di sentimentalismo e discordie domestiche; presso i romani essa originariamente non si riferisce affatto alla coppia di coniugi e ai loro figli, ma unicamente agli schiavi. "Famulus" significa schiavo domestico, e "familia"  l'insieme degli schiavi che appartengono a un uomo. Ancora al tempo di Gaio la "familia, id est patrimonium" (cio la porzione legittima di eredit) veniva lasciata per mezzo del testamento. L'espressione fu inventata dai romani, per indicare un nuovo organismo sociale il cui capo aveva sotto di s moglie, figli, e una certa quantit di schiavi che sottostavano al potere patriarcale romano, che comportava il diritto di vita e di morte su tutti.

La parola non  dunque pi antica del sistema familiare corazzato di ferro delle trib latine, quale si era sviluppato in seguito all'introduzione dell'agricoltura e della schiavit legale, e dopo la divisione degli italici ariani dai greci.

Marx aggiunge: La famiglia moderna contiene in embrione non solo la schiavit ("servitus"), ma anche la servit della gleba, poich essa , fin da principio, in rapporto coi servizi agricoli. Essa contiene in s in miniatura tutti gli antagonismi che avranno in seguito ampio sviluppo nella societ e nel suo Stato.
Una forma familiare siffatta segna il passaggio dal matrimonio di coppia alla monogamia. Per assicurare la fedelt della donna, e con ci la paternit dei figli, essa viene sottoposta al potere incondizionato dell'uomo: se egli la uccide, non fa che esercitare un suo diritto.
Con la famiglia patriarcale facciamo il nostro ingresso nella storia scritta, e perci in un campo in cui la scienza del diritto comparato ci pu fornire un notevole aiuto. E di fatto essa ci ha fatto fare qui un sostanziale passo avanti. Dobbiamo a Maxim Kovalevskij ("Tableau" eccetera "de la famille et de la proprit", Stoccolma, 1890, p. 60-100) le prove che la comunit domestica patriarcale, come la incontriamo tuttora tra Serbi e Bulgari sotto il nome di "zdruga" (da tradurre all'incirca con legame d'amicizia) e "bratstvo" (fratellanza), e, in una forma modificata, presso popoli orientali, ha costituito lo stadio transitorio tra la famiglia matriarcale, derivante dal matrimonio di gruppo, e l'isolata famiglia monogamica del mondo moderno. Almeno per quel che riguarda i popoli civili del mondo antico, gli ariani e i semiti, questo fatto sembra confermato.
La "zdruga" degli slavi meridionali ci offre l'esempio migliore, tuttora esistente, di una tale comunit familiare. Essa comprende in s pi generazioni di discendenti di un padre unitamente alle loro mogli, ed essi abitano tutti insieme in una fattoria, coltivano i loro campi in comune, si nutrono e si vestono attingendo da una riserva comune, godono della comune propriet di ogni prodotto eccedente. La comunit sottost all'amministrazione suprema del padrone di casa ("domacin"), il quale la rappresenta all'esterno, pu cedere oggetti di poco valore, tiene la cassa di cui  responsabile, come pure dell'ordinato andamento degli affari. Egli viene eletto e non  per niente necessario che sia il pi vecchio. Le donne e le loro occupazioni sono sottoposte alla direzione della padrona di casa ("domacica"), che di solito  la moglie del "domacin". Essa ha anche molta voce in capitolo quando si tratti di scegliere il marito per le ragazze, e la sua opinione  spesso decisiva. Il potere supremo risiede tuttavia nel consiglio di famiglia, l'assemblea di tutti i membri adulti, sia uomini che donne. Il padrone di casa rende conto a questa assemblea del suo operato; essa prende le decisioni pi impegnative, esercita la sua giurisdizione sui membri, delibera riguardo a compere e vendite di qualche importanza, specialmente di propriet terriera eccetera.
Da appena una decina d'anni  stato provato che grandi comunit familiari di questo tipo continuano a sopravvivere anche in Russia, adesso, il riconoscimento che esse sono altrettanto radicate nel costume popolare russo di quanto lo sia la "obschtschina", o comunit di villaggio,  generale. Esse figurano nel pi antico codice russo, la "Pravda" di Jaroslav, sotto lo stesso nome ("vervi") che hanno nelle leggi dalmate, e se ne possono trovare indicazioni anche in fonti storiche polacche e ceche.
Anche fra i tedeschi, secondo Heusler ("Institutionen des deutschen Rechts"), l'unit economica originaria non  la famiglia singola nel senso moderno del termine, ma la societ domestica, che consiste di parecchie generazioni, rispettivamente famiglie singole, e che comprende inoltre in s abbastanza spesso uomini non liberi. Anche la famiglia romana viene fatta risalire a questo tipo, e da ci ne consegue che il potere assoluto del padre di famiglia, come la mancanza di diritti degli altri membri familiari nei suoi confronti, hanno di recente subito violente contestazioni. Anche tra i celti d'Irlanda sembra che siano esistite simili comunit familiari; in Francia si conservarono nel nivernese, sotto il nome di "paronneries", fino alla rivoluzione, e nella Franca Contea esse non sono neppure oggi del tutto scomparse. Nella zona di Louhans (Sane-et-Loire) si vedono grandi case di contadini, abitate da pi generazioni della stessa famiglia, formate da una sala centrale comune, tanto alta da arrivare fino al tetto, e tutt'intorno ad essa le camere da letto, alle quali si accede per delle rampe di scale da sei ad otto gradini.
In India la comunit domestica con coltivazione in comune del suolo  gi menzionata da Nearco, al tempo di Alessandro Magno, ed esiste tuttora nelle medesime regioni, nel Punjab e in tutto il nord-ovest del paese. Lo stesso Kovalevskij ne ha potuto provare l'esistenza nel Caucaso. In Algeria essa continua ad esistere presso i cabibi. Essa deve aver fatto la sua comparsa persino in America, e la si vorrebbe scoprire nelle descrizioni di Zurita dei calpullis dell'antico Messico; di contro Cunow ("Ausland", 1890, n.n. 42-44) ha fornito prove sufficientemente chiare del fatto che in Per esisteva, all'epoca della conquista, un tipo di costituzione in marca (che, singolarmente, veniva chiamata proprio "Marca") con periodica distribuzione delle terre coltivate, e quindi a coltivazione individuale.
In ogni, caso la comunit domestica patriarcale con propriet terriera in comune e coltivazione collettiva della terra viene ad assumere un significato del tutto diverso da quello avuto fino a quel momento. Non  pi lecito dubitare dell'importante ruolo di transizione, tra la famiglia matriarcale e quella singola, che essa ha giocato tra i popoli civili e alcuni altri popoli del mondo antico. Pi avanti torneremo sulle ulteriori conclusioni di Kovalevskij, secondo le quali essa sarebbe anche stata lo stadio di passaggio donde si  sviluppata la comunit di villaggio o di marca, con coltivazione individuale del suolo e spartizione dapprima periodica e infine definitiva del terreno arabile e prativo.
In rapporto alla vita familiare entro queste comunit domestiche  da osservare che, almeno in Russia, il padre di famiglia ha la fama di abusare fortemente della sua posizione nei riguardi delle giovani donne della comunit, delle nuore in particolare, e di formarsi spesso con loro un harem; a questo proposito i canti popolari russi sono abbastanza espliciti.
Prima di passare al rapido sviluppo della monogamia legato alla caduta del matriarcato, spendiamo ancora qualche parola su poligamia e poliandria. Ambedue queste forme di matrimonio possono essere solo delle eccezioni, prodotti storici di lusso, per cos dire, salvo che esse non si presentino in qualche paese l'una accanto all'altra, cosa che, come si sa, non avviene. Poich dunque gli uomini esclusi dalla poligamia non possono trovar consolazione nelle donne rimanenti d'avanzo dalla poliandria, e visto che il numero di uomini e donne, senza riguardo a istituzioni sociali,  stato finora pi o meno uguale, si esclude da s la possibilit, per l'una come per l'altra di queste forme di matrimonio, di assumere valore generale. Di fatto la poligamia di "un solo" uomo era un prodotto evidente della schiavit, ed era limitata a singole posizioni eccezionali. Nella famiglia patriarcale semitica, solo il patriarca in persona e, tutt'al pi, un paio dei suoi figli, vivono in poligamia, mentre gli altri si devono accontentare di "una sola" donna. Cos accade ancora oggi in tutto l'Oriente: la poligamia  un privilegio dei ricchi e dei nobili, e si organizza principalmente con la compera di schiave; la massa del popolo vive in monogamia. Una siffatta eccezione  la poliandria in India e nel Tibet, la cui origine dal matrimonio di gruppo, cosa certo di non poco interesse, deve essere ancora esaminata pi da presso. Nella sua prassi essa appare per altro molto pi conciliante del geloso regime di harem dei maomettani. Per lo meno presso i Nair in India, se  vero che ogni tre, quattro o pi uomini hanno una moglie comune, ognuno di loro pu per avere inoltre una seconda moglie in comune con tre o pi altri uomini; e cos una terza, una quarta, eccetera. C' proprio da meravigliarsi che MacLennan non abbia scoperto in questi club matrimoniali, di svariati dei quali  lecito esser membri, e che egli stesso descrive, la nuova classe del "matrimonio di club". Questo regime di club matrimoniali non  d'altronde in alcun modo effettiva poliandria; al contrario, come nota gi Giraud-Teulon,  una forma particolare del matrimonio di gruppo: gli uomini vivono in poligamia, le donne in poliandria.
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4. La "famiglia monogamica". Come abbiamo gi mostrato, essa sorge dalla famiglia di coppia nell'epoca che divide lo stadio intermedio e lo stadio superiore della barbarie; la sua vittoria definitiva  uno dei segni distintivi della vittoria definitiva della civilt. Essa si fonda sul dominio dell'uomo, con lo scopo manifesto di generare figli di paternit indiscussa, paternit richiesta in quanto questi figli possano, in qualit di eredi naturali, entrare in possesso del patrimonio paterno. Essa si distingue dal matrimonio di coppia grazie alla ben maggiore solidit del vincolo coniugale, ormai non pi solubile a piacere da ambedue le parti. Di regola, adesso, solo l'uomo pu ancora scioglierlo e ripudiare la moglie. Il diritto all'infedelt coniugale gli rimane tuttora garantito, perlomeno dal costume (il "Code Napolon" lo attribuisce espressamente all'uomo, fintantoch egli non porti la propria amante nel domicilio coniugale) e viene sempre pi esercitato col crescere dello sviluppo sociale; se alla moglie torna in mente l'antica pratica sessuale ed ella vuole restaurarla, viene punita pi severamente che non prima.
La nuova forma familiare ci si presenta in tutta la sua severit tra i greci. Mentre, come osserva Marx, il posto delle dee nella mitologia ci riporta ad un periodo precedente, in cui le donne avevano ancora una posizione di maggior libert e rispetto, nell'epoca eroica vediamo la donna gi avvilita dal predominio dell'uomo e dalla concorrenza delle schiave. Si legga, nell'"Odissea", in quale maniera Telemaco richiami la madre al silenzio. In Omero, le giovani donne fatte prigioniere sottostanno alle voglie sessuali dei vincitori; i comandanti si scelgono, secondo il rango e l'ordine gerarchico, le pi belle; l'intera "Iliade", come si sa, verte intorno alla lite tra Achille ed Agamennone dovuta ad una tale schiava. Per ogni personaggio omerico di rilievo viene menzionata la ragazza fatta prigioniera con cui egli divide tenda e letto. Queste ragazze vengono anche portate con s in patria e nella casa coniugale, come, in Eschilo, Cassandra da Agamennone; i figli maschi generati con tali schiave ricevono una piccola porzione dell'eredit paterna e vengono considerati uomini pienamente liberi: Teucro  un tale figlio naturale di Telamone e pu prendere il nome del padre. Dalla moglie si pretende che sopporti tutto, ma che essa stessa osservi rigidamente la castit e fedelt coniugale. La donna greca dell'epoca eroica gode bens di maggior rispetto di quella del periodo della civilt, ma essa  in definitiva per l'uomo solo la madre dei suoi eredi legittimi, la suprema amministratrice della casa, e la sovrintendente di quelle schiave che egli pu trasformare a piacere in concubine, come del resto fa. Sono l'esistenza della schiavit a fianco della monogamia, la presenza di giovani belle schiave, che sono propriet dell'"uomo" con tutto quello che hanno, ad imprimere alla monogamia, fin dall'inizio, il suo carattere specifico, di essere cio monogamia "solo per la donna", ma non per l'uomo. E questo carattere essa lo conserva ancora oggi.
Per quanto riguarda i greci di un'epoca pi tarda, si deve distinguere tra dori e ioni. I primi, il cui esempio classico  Sparta, hanno per pi riguardi relazioni coniugali ancora pi arcaiche di quelle mostrate dallo stesso Omero. A Sparta vige un matrimonio per coppie, modificato in accordo alle locali, particolari concezioni dello Stato, che mostra ancora molti indizi del matrimonio di gruppo. Matrimoni senza figli vengono sciolti e il re Anassandrida (intorno al 650 prima dell'inizio del calendario moderno) prese, oltre a sua moglie, sterile, una seconda moglie, mantenendo due amministrazioni domestiche; intorno allo stesso periodo il re Aristone alle sue due mogli sterili ne aggiunse una terza, ripudiandone in cambio una delle prime. D'altra parte pi fratelli potevano avere una moglie in comune, e l'amico, a cui la moglie dell'amico piacesse di pi, poteva dividersela con questo, ed era considerata cosa del tutto decente mettere la moglie a disposizione di un vigoroso stallone, come avrebbe detto Bismarck, anche se questi fosse stato straniero. Un passo di Plutarco, in cui una spartana rimanda al marito l'amante che la incalza con le sue proposte, sembra - secondo Schoemann - rivelare una perfino maggiore libert di costumi. L'adulterio reale, cio l'infedelt della moglie di nascosto dal marito, era perci anche vergognoso. D'altronde la schiavit domestica era a Sparta, se non altro nel periodo migliore, sconosciuta; gli iloti, servi della gleba, vivevano separati nei poderi; la tentazione di prendersi le loro mogli era perci minore per gli spartiati. Che a causa di tutte queste circostanze le donne godessero a Sparta di una posizione circondata da ben altra stima che non presso gli altri greci, non poteva essere proprio diversamente. Le donne spartane e la lite delle etere ateniesi sono le uniche donne greche che gli antichi menzionino con rispetto, e le cui opinioni ritengano degne di venir tramandate.
Le cose stanno del tutto diversamente per gli ioni, contraddistinti da Atene. Tutto ci che le ragazze imparavano a fare era filare tessere e cucire, e tutt'al pi a leggere e scrivere un poco. Erano quasi tenute sotto chiave, frequentavano solamente altre donne. Il gineceo era una parte isolata della casa, al piano superiore o sul retro, nella quale uomini, specie se estranei, non entravano facilmente, e in cui esse si ritiravano in occasione delle visite maschili. Le donne uscivano solo in compagnia di una schiava; a casa venivano letteralmente sorvegliate; Aristofane parla di cani molossi mantenuti allo scopo di intimidire gli adulteri, e, quanto meno nelle citt asiatiche, si tenevano, per sorvegliare le donne, degli eunuchi che, gi al tempo di Erodoto, venivano fabbricati a Chio per uso commerciale; e, stando a Wachsmuth, non solo per i barbari. In Euripide la donna viene indicata come "oikurema", una cosa destinata alla cura della casa (la parola  neutra), e, fuorch per la faccenda della procreazione dei figli, ella non era per l'ateniese null'altro che la domestica suprema. L'uomo aveva i suoi esercizi atletici, i suoi pubblici affari da cui la donna era esclusa; aveva inoltre spesso a sua disposizione anche delle schiave e, nel periodo aureo di Atene, un'estesa prostituzione che lo Stato quanto meno agevolava. Fu appunto sulla base di questa prostituzione che si svilupparono quei singolari caratteri di donne greche che, per ingegno e formazione del gusto estetico, emergono dal livello generale delle donne antiche come le spartiate per il carattere. Ma che, per diventare donna, si dovesse prima essere etera,  la pi dura condanna della famiglia ateniese.
Con l'andar del tempo questa famiglia ateniese divent l'esempio secondo il quale non solo gli altri Ioni, ma anche, e sempre di pi, tutti i greci dell'interno e delle colonie modellarono i loro rapporti domestici. E tuttavia, nonostante tutta questa segregazione sorvegliata, le donne greche trovavano abbastanza spesso il modo d'ingannare i loro mariti. Questi, che avrebbero provato vergogna a dar mostra di un qualche amore per le loro mogli, si sollazzavano in grovigli amorosi d'ogni tipo con le etere; ma le donne umiliate ebbero la loro vendetta sugli uomini, degradandoli ad un punto tale che essi sprofondarono nella vergogna della pedofilia, degradando, col mito di Ganimede, i loro di come s stessi.
Tale fu l'origine della monogamia, per quel che ci  possibile seguirla nel popolo di maggior civilt e di pi alto sviluppo dell'antichit. Essa non fu assolutamente il prodotto dell'amore sessuale individuale, col quale non aveva proprio nulla a che fare, dato che i matrimoni, dopo non meno che prima, rimasero matrimoni di convenienza. Fu la prima forma familiare a non esser basata su condizioni naturali, ma economiche, vale a dire sulla vittoria della propriet privata sulla originaria propriet comune naturale. Il dominio dell'uomo nella famiglia e la procreazione di figli che fossero indiscutibilmente suoi e che fossero gli eredi destinati del suo patrimonio - questi furono i soli ed unici fini della monogamia, espressi con franchezza dai greci. Del resto essa era per loro un peso, un dovere da adempiere nei confronti degli di, dello stato e dei propri avi. Ad Atene la legge non obbligava solo al matrimonio, ma anche all'adempimento, da parte dell'uomo, di una quota minima dei cosiddetti obblighi coniugali.
Nella storia, dunque, la monogamia non si mostra affatto come la riconciliazione di uomo e donna, e meno che mai come la forma pi alta di tale riconciliazione. Essa appare come asservimento di un sesso da parte dell'altro, come proclamazione di un contrasto tra i sessi fino ad allora ignorato in tutta la preistoria. In un vecchio manoscritto inedito, redatto da Marx e da me nel 1846, trovo: La prima divisione del lavoro  quella tra uomo e donna per la procreazione dei figli. E adesso posso aggiungere: il primo conflitto di classe che si presenta nella storia coincide con lo svilupparsi dell'antagonismo tra uomo e donna nella monogamia, e la prima oppressione di classe con quella esercitata dal sesso maschile su quello femminile. La monogamia fu un grande progresso storico, ma essa inaugura in pari tempo, accanto alla schiavit e alla propriet privata, quell'epoca, che dura ancor oggi, in cui ogni progresso  al tempo stesso un regresso relativo, in cui il benessere e lo sviluppo dell'"uno" si compie tramite il dominio e la repressione dell'"altro". Essa  la forma molecolare della societ civile, e vi possiamo gi studiare la natura degli antagonismi e delle contraddizioni che pervengono ad un pieno dispiegamento nella civilt.
L'antica, relativa libert di rapporto sessuale non scompare affatto con il prevalere del matrimonio di coppia o persino della monogamia:

L'antico sistema coniugale, ricondotto entro limiti pi ristretti dalla graduale scomparsa dei gruppi punalua, circondava pur sempre la famiglia che continuava a svilupparsi, e rimase avvinto al suo grembo fino agli albori della civilt... finch esso scomparve nella nuova forma dell'eterismo, che accompagna gli uomini, come un nero fantasma che grava sulla famiglia, fin dentro la civilt.

Per eterismo Morgan intende il rapporto sessuale extraconiugale, che sussiste "accanto alla monogamia", tra uomini e donne nubili, che prospera, come si sa, per tutto il periodo della civilt nelle forme pi diverse, e che diventa sempre pi prostituzione dichiarata. Tale eterismo deriva, in via del tutto diretta, dal matrimonio di gruppo, dal sacrificio che le donne compivano concedendosi e con cui si acquistavano il diritto alla castit. Il concedersi per denaro fu dapprima un atto religioso, si compiva nel tempio della dea dell'amore, ed in origine il denaro confluiva nel tesoro del tempio. Le ierodule di Anaitis in Armenia, quelle di Afrodite a Corinto, come le danzatrici religiose addette ai templi indiani, le cosiddette bajadere (la parola  una storpiatura del vocabolo portoghese per ballerina, "bailadeira"), furono le prime prostitute. La concessione di s, in origine un dovere per ogni donna, venne in seguito praticata unicamente da queste sacerdotesse, che rappresentavano tutte le altre. In altri popoli l'eterismo trae origine dalla libert sessuale concessa alle ragazze prima del matrimonio - egualmente un residuo, dunque, del matrimonio di gruppo, tramandatoci soltanto da una diversa strada. Con il sorgere della differenziazione della propriet, dunque gi nello stadio superiore della barbarie, il lavoro salariato fa una sua sporadica comparsa accanto al lavoro degli schiavi, e allo stesso tempo, come suo necessario correlativo, si presenta, accanto al concedersi della schiava, ottenuto con la forza, la prostituzione professionale a scopo di lucro da parte di donne libere. L'eredit che il matrimonio di gruppo ha lasciato alla civilt  dunque bifronte, come bifronte, falso, scisso, antagonistico  tutto ci che la civilt produce: qui la monogamia, l l'eterismo con la sua forma estrema, la prostituzione. L'eterismo  un'istituzione sociale allo stesso modo di ogni altra; esso continua l'antica libert sessuale... a vantaggio degli uomini. A parole esso viene condannato, ma nella realt viene non solo ammesso, ma anche allegramente praticato, in special modo dalle classi dominanti. Quella condanna, per giunta, non tocca in alcun modo gli uomini che vi prendono parte, ma solo le donne: esse vengono bandite e ripudiate, perch una volta di pi venga proclamata come legge sociale fondamentale l'assoluto dominio degli uomini sul sesso femminile.
Cos per si sviluppa un secondo conflitto all'interno della stessa monogamia. Accanto al marito, che indora la sua vita con l'eterismo, sta la moglie, trascurata. E non  possibile avere un termine di tale contrasto senza l'altro, come non si pu avere in mano una mela intera, quando se ne sia mangiata una met. Eppure proprio cos sembra che la pensassero gli uomini, finch le loro mogli non li convinsero del contrario. Con la monogamia fanno la loro comparsa due caratteristiche, stabili figure sociali, prima ignote: l'amante fisso della donna e il marito cornuto. Gli uomini avevano sconfitto le donne, ma le vinte si assunsero, generosamente, il compito di incoronarli. A fianco della monogamia e dell'eterismo, l'adulterio divenne un'immancabile istituzione sociale - severamente proibita, duramente punita, e tuttavia insopprimibile. La sicura paternit dei figli si fondava, come prima, al massimo sul convincimento morale, e, allo scopo di appianare l'insolubile contraddizione, l'articolo 312 del "Code Napolon" decretava:

"L'enfant conu pendant le mariage a pour pre le mari"; il bambino concepito durante il matrimonio ha per padre ... il marito.

Questo  il risultato ultimo di tremila anni di monogamia.
Abbiamo cos nella famiglia monogamica, in quei casi che restano fedeli alla loro origine storica, e che portano chiaramente alla luce il contrasto tra uomo e donna, dovuto al dominio assoluto dell'uomo, una miniatura di quegli stessi antagonismi e conflitti in cui si dibatte, senza poterli risolvere n averne ragione, fin dal suo ingresso nella civilt, la societ divisa in classi. Ovviamente mi riferisco qui solo a quei casi di monogamia in cui la vita coniugale si svolge, in realt, in accordo alla norma fissata dal carattere originario di tutta l'istituzione, ma in cui la donna si ribella al potere assoluto dell'uomo. Che non tutti i matrimoni si svolgano cos, nessuno lo sa meglio del filisteo tedesco, che non sa tutelare il suo dominio nella casa pi che nello Stato, e la cui moglie ha dunque tutto il diritto di portare quei pantaloni che egli non merita. In compenso per egli si reputa assai superiore al suo compagno di sventure francese, il quale ben pi spesso se la passa molto peggio.
D'altra parte la famiglia monogamica non si presenta assolutamente dovunque e sempre nella inflessibile forma classica che aveva tra i Greci. Tra i Romani, i quali, in quanto futuri conquistatori del mondo, sapevano spaziare con lo sguardo con maggior ampiezza, seppure con meno finezza dei Greci, la donna godeva di una libert e di una stima maggiori. Il romano credeva che la fedelt coniugale fosse garantita a sufficienza dal suo diritto di vita e di morte nei confronti della moglie. Qui la moglie poteva sciogliere il matrimonio con altrettanta libert che il marito. Il maggiore passo avanti nello sviluppo della monogamia si ebbe per senza dubbio con l'ingresso dei tedeschi nella storia, e precisamente perch presso di loro, a causa della loro miseria, la monogamia, in quel tempo, non sembra essersi ancora sviluppata in forma compiuta dal matrimonio di coppia. Tutto ci lo deduciamo da tre circostanze menzionate da Tacito. Innanzitutto, nonostante l'aura sacra che circonda il matrimonio - essi si contentano di "una sola" donna, le donne vivono circondate dalla castit - la poligamia era tuttavia ancora in vigore per i nobili e i capi trib, era cio una situazione simile a quella degli americani tra i quali vigesse il matrimonio di coppia. In secondo luogo il passaggio dal matriarcato al patriarcato non poteva aver avuto luogo che poco tempo prima, poich il fratello della madre - secondo il diritto matriarcale il pi prossimo parente gentilizio di sesso maschile - era ancora considerato come un parente quasi pi stretto che non lo stesso padre, cosa questa che parimenti corrisponde al modo di vedere degli indiani americani, tra i quali Marx, come aveva spesso modo di dire, aveva rinvenuto la chiave per la comprensione della nostra epoca primitiva. In terzo luogo infine, le donne presso i tedeschi erano tenute in alta considerazione ed erano molto influenti anche negli affari pubblici, cosa che  in diretto contrasto con l'assoluto dominio degli uomini nella monogamia. Tutte cose, queste, per le quali i tedeschi concordano quasi con gli Spartani, tra i quali pure, come abbiamo visto, il matrimonio di coppia non era stato completamente superato. Anche sotto questo aspetto, dunque, venne alla luce con i tedeschi un elemento del tutto nuovo, destinato a dominare in tutto il mondo. La nuova monogamia, che si veniva ora sviluppando, sulle macerie del mondo romano, con la mescolanza dei popoli, rivest il dominio maschile in forme pi attenuate, e concesse alle donne, per lo meno in apparenza, una posizione ben pi stimata e ben pi libera di quanto non avesse mai conosciuto l'antichit classica. Con ci fu per la prima volta possibile che la monogamia - al suo interno, accanto ad essa, contro di essa, secondo casi - si sviluppasse il pi grande progresso del costume di cui le siamo debitori: il moderno amore sessuale individuale, ignoto a tutto il mondo anteriore.
Questo progresso si deve indubbiamente alla circostanza che i tedeschi vivevano ancora nella famiglia di coppia e, per quel che poterono, trasposero nella monogamia la corrispondente posizione della donna; non  dunque per niente dovuta alla leggendaria, mirabilmente casta indole naturale dei tedeschi, la quale si limita al fatto che il matrimonio di coppia, in realt, non si dibatte come la monogamia tra acuti contrasti morali. Al contrario, i tedeschi si erano molto depravati nelle loro migrazioni nomadi, in specie quelle verso il sud-est, fino ai nomadi delle steppe del Mar Nero, dai quali avevano appreso, oltre all'arte di cavalcare, anche gravi vizi contro natura, il che viene espressamente attestato da Ammiano rispetto ai Taifali e da Procopio per gli Eruli.
Se per, di tutte le forme familiari conosciute, la monogamia era l'unica entro la quale si potesse sviluppare il moderno amore sessuale, ci non vuol dire che esso si sia sviluppato esclusivamente, o anche solo in prevalenza, in essa, come reciproco amore tra i coniugi. Tutto il carattere della monogamia fissa, dominata dall'uomo, lo escludeva. In tutte le classi storicamente attive, e cio in tutte le classi dominanti, la celebrazione del matrimonio rimase tale e quale essa era stata fin dai tempi del matrimonio di coppia, un affare di convenienza arrangiato dai genitori. E la prima forma di amore sessuale a presentarsi nella storia come passione, e come passione che appartiene ad ogni uomo (per lo meno delle classi dominanti), come forma superiore dell'istinto sessuale - cosa che ne fissa in quel momento il carattere specifico - questa sua prima forma, l'amore cavalleresco medievale, non fu in alcun modo un amore coniugale. Al contrario. Nel suo aspetto classico, tra i provenzali, esso naviga a piene vele verso l'adulterio, celebrato dai poeti. Il fiore della poesia amorosa provenzale sono le "albas", in tedesco "Tagelieder". Esse descrivono, a tinte infuocate, come il cavaliere giaccia a letto con la sua bella - la moglie di un altro - mentre fuori monta la guardia la sentinella, pronta ad avvisarlo non appena compaiano le prime luci ("alba"), perch egli possa fuggire inosservato; la scena dell'addio, poi, costituisce il culmine della poesia. I francesi del nord, come pure gli onesti tedeschi, accettarono questo genere poetico insieme con la corrispondente maniera dell'amore cavalleresco, e il nostro vecchio Wolfram von Eschenbach ci ha lasciato, sullo stesso equivoco soggetto, tre magnifici "Tagelieder", che preferisco ai suoi tre lunghi poemi epici.
La celebrazione di un matrimonio borghese dei nostri tempi  di due tipi. Nei paesi cattolici i genitori, proprio come prima, procurano al giovane figlio borghese una moglie adatta, e la conseguenza di ci  ovviamente il pi pieno dispiegarsi del contrasto contenuto nella monogamia: esuberante eterismo da parte dell'uomo, rigoglioso adulterio da parte della donna. La chiesa cattolica ha forse soppresso il divorzio per il solo fatto di essersi persuasa che dall'adulterio, come dalla morte, non c' scampo. Nei paesi protestanti, invece, vige la regola di permettere al giovane figlio borghese di scegliersi, pi o meno liberamente, una moglie nella sua stessa classe, in modo che, alla base della conclusione del matrimonio, pu starci anche un certo grado d'amore, sempre presupposto, anche per buona creanza, come si conviene all'ipocrisia protestante. Qui l'eterismo dell'uomo viene praticato svogliatamente, e l'adulterio della donna non  cos di regola. Poich per, in ogni tipo di matrimonio, gli uomini restano quel che erano prima del matrimonio, e i borghesi dei paesi protestanti sono per maggior parte dei filistei, questa monogamia protestante porta, facendo la media dei casi pi riusciti, solo ad una comunit matrimoniale di una noia plumbea, che si suole chiamare felicit domestica. Il romanzo  lo specchio migliore di queste due specie di matrimonio, quello francese per la specie cattolica, quello tedesco per quella protestante. In entrambi lui conquista lei: nel romanzo tedesco il giovane conquista la ragazza, in quello francese il marito le corna. Non  sempre certo chi stia peggio. Perci la noia del romanzo tedesco provoca nel borghese francese una noia pari all'orrore suscitato nel filisteo tedesco dall'immoralit del romanzo francese. Quantunque il romanzo tedesco abbia di recente cominciato, da quando Berlino diventa metropoli, ad essere un po' meno pudico nel trattare eterismo e adulterio, l da lunga pezza ben conosciuti.
In ambedue i casi, tuttavia, il matrimonio viene condizionato dalla situazione di classe degli interessati, e in questo senso  sempre matrimonio di convenienza. Tale matrimonio di convenienza si trasforma abbastanza spesso nella pi madornale delle prostituzioni - talvolta da parte di entrambi, molto pi usualmente della sola donna, che si differenzia dalla comune cortigiana solo in quanto essa non affitta il suo corpo come una lavoratrice salariata a cottimo, ma lo cede in schiavit una volta per tutte. E per tutti i matrimoni di convenienza restano valide le parole di Fourier:

Come in grammatica due negazioni costituiscono "una" affermazione, cos nella morale del matrimonio due prostituzioni fanno "una" virt.

L'amore sessuale diventa, e pu diventare, regola effettiva del rapporto con la donna solo tra le classi oppresse, e dunque oggigiorno nel proletariato - sia ora questo rapporto ufficialmente autorizzato oppure no. Qui sono per anche rimosse tutte le basi della monogamia classica. Qui manca ogni propriet, per conservare e tramandare la quale furono per l'appunto creati la monogamia e il dominio maschile, e qui  dunque del pari assente ogni impulso a far valere il dominio dell'uomo. Ne mancano inoltre anche i mezzi; il diritto borghese che protegge questo dominio esiste solo per i possidenti, e per i loro rapporti coi proletari: esso costa, e perci non ha alcun valore, a causa della miseria, per la posizione del lavoratore nei confronti di sua moglie. Qui sono decisivi rapporti personali e sociali del tutto differenti. E per giunta, da quando la grande industria ha trasportato la donna fuori della casa, sul mercato del lavoro e nella fabbrica, e la rende abbastanza spesso quella che mantiene la famiglia, nella casa proletaria  sottratto ogni residuo terreno al dominio maschile - salvo forse ancora un elemento di quella brutalit verso le donne diffusasi dal tempo dell'insediamento della monogamia. La famiglia proletaria, dunque, non  monogamica in senso stretto, pur con l'amore pi appassionato e la fedelt pi stabile di "ambedue", e nonostante ogni eventuale consacrazione sacra e mondana. Perci anche gli eterni accompagnatori della monogamia, eterismo e adulterio, giocano qui un ruolo quasi inconsistente; la donna ha effettivamente riottenuto il diritto alla separazione legale e, se non si va d'accordo, casomai ci si separa. In poche parole, il matrimonio proletario  monogamo nel significato etimologico della parola, ma assolutamente non nel suo significato storico.
A dire il vero, i nostri giuristi ritengono che il progresso legislativo tolga sempre pi alla donna ogni motivo di lamentarsi. I moderni sistemi legislativi civili riconoscono sempre pi, primo, che il matrimonio, per essere valido, deve essere un accordo contratto di propria libera volont da ambedue le parti, e in secondo luogo che, anche per tutta la durata del matrimonio, entrambi le parti devono stare l'una di fronte all'altra con piena parit di diritti e di doveri. Ma se queste due richieste fossero applicate coerentemente, le donne avrebbero "tutto" ci che possono pretendere.
Questa argomentazione schiettamente giuridica  esattamente uguale a quella con cui il radicale borghese repubblicano chiude la bocca al proletario. Il contratto di lavoro deve essere stipulato liberamente da ambedue le parti. Esso per viene considerato liberamente stipulato non appena la legge equipara le due parti "sulla carta". La forza che la diversa collocazione di classe d all'una parte, l'oppressione che essa esercita sull'altra - l'effettiva posizione economica di "ambedue" - ci non interessa assolutamente la legge. E per tutta la durata del contratto di lavoro ambedue le parti devono di nuovo essere equiparate nei diritti, a meno che l'una o l'altra non vi abbia espressamente rinunciato. Che la situazione economica costringa il lavoratore a rinunciare financo all'ultima parvenza di eguaglianza di diritti, di nuovo la legge non ci ha colpa alcuna.
Con riferimento al matrimonio la legge, perfino la pi progressista,  abbondantemente soddisfatta non appena gli interessati abbiano espresso formalmente a verbale la loro libera volont. Cosa succeda dietro le quinte della legge, dove ha luogo la vita reale, come si realizzi questa libera volont, di questo la legge e il giurista non si danno pensiero. Eppure in questo caso la pi semplice comparazione giuridica avrebbe dovuto mostrare all'uomo di legge quanta sia l'importanza di questa libera volont. Nei paesi dove  garantita per legge una parte obbligatoria del patrimonio dei genitori, in cui dunque essi non possono essere diseredati - in Germania, nei paesi di diritto francese eccetera - ai figli, per poter contrarre matrimonio,  necessaria l'approvazione dei genitori. Nei paesi di diritto inglese, in cui tale approvazione non  requisito legale per poter concludere un matrimonio, i genitori godono della massima libert di disporre, nel testamento, del proprio patrimonio, e possono diseredare i figli a loro piacimento. Che, ad onta di quella prima condizione, e proprio per questa ultima, la libert di unirsi in matrimonio, in quelle classi in cui ci sia qualcosa da ereditare, non sia affatto maggiore in Inghilterra e in America da quella che esiste in Francia o in Germania,  cosa che si impone a prima vista.
Le cose non vanno meglio per quel che riguarda l'equiparazione dei diritti dell'uomo e della donna nel matrimonio. La diseguaglianza giuridica tra i due, trasmessaci in eredit da condizioni sociali precedenti, non  la causa, ma l'effetto, dell'oppressione economica della donna. Nell'antica amministrazione domestica di tipo comunista, che comprendeva molte coppie di coniugi con i loro figli, la guida dell'amministrazione della casa, affidata alle donne, era un'industria altrettanto pubblica, altrettanto socialmente necessaria, di quanto lo fosse l'attivit maschile di procurare cibo. Tutto ci cambi con la famiglia patriarcale, e ancora di pi con la singola famiglia monogama. La direzione dell'amministrazione della casa perse il suo carattere pubblico. Essa non ebbe pi alcun interesse per la societ. Essa divent un "servizio privato": la donna divenne la prima serva, tenuta lontana dalla partecipazione alla produzione sociale. Solamente la grande industria di oggi le ha riaperto la strada - e limitatamente alla proletaria - alla produzione sociale. In tal modo tuttavia che, se essa adempie ai suoi doveri nel servizio privato della sua famiglia, essa resta esclusa dalla produzione pubblica e non pu guadagnare nulla; e se vuole partecipare all'industria pubblica ed ottenere una fonte autonoma di guadagno, non  in grado di assolvere ai suoi doveri familiari. E per la donna le cose vanno allo stesso modo sia in fabbrica che in ogni branca di attivit, medicina e avvocatura incluse. La moderna famiglia singola si fonda sulla schiavit, patente o mascherata, della donna, e la societ moderna  una massa che consta di numerose famiglie individuali come sue molecole. Oggi come oggi l'uomo deve essere, nella massima parte dei casi, colui che guadagna, che mantiene la famiglia, almeno nelle classi abbienti, e ci gli conferisce una posizione di dominio che non abbisogna di alcun privilegio giuridico di natura eccezionale. Nella famiglia egli  il borghese, la donna il proletario. Ma nel mondo industriale il carattere specifico dell'oppressione economica che pesa sul proletariato risalta in tutta la sua intensit solo quando tutti i privilegi legali speciali della classe capitalistica siano stati messi da parte, e sia stata ripristinata la piena eguaglianza giuridica dei diritti di entrambe le classi; la repubblica democratica non annulla il contrasto tra le due classi, ma offre al contrario solo il terreno sul quale esso viene combattuto. Egualmente, il carattere specifico del dominio dell'uomo sulla donna nella famiglia moderna e la necessit, come anche il modo in cui produrre una reale eguaglianza sociale dei due sessi, risalteranno in piena luce solo quando entrambi siano perfettamente equiparati nei loro diritti giuridici. Sar allora evidente come la liberazione della donna abbia come premessa necessaria il reinserimento del sesso femminile al completo nella pubblica industria, e come ci esiga a sua volta l'eliminazione della famiglia monogamica nella sua qualit di unit economica della societ.

Abbiamo dunque tre forme principali del matrimonio, che corrispondono nel complesso ai tre periodi principali dello sviluppo dell'umanit. Per lo stato selvaggio il matrimonio di gruppo, per la barbarie il matrimonio di coppia, per la civilt la monogamia, integrata dall'adulterio e dalla prostituzione. Tra il matrimonio di coppia e la monogamia, nello stadio superiore della barbarie, si insinua il potere degli uomini sulle schiave e la poligamia.
Come tutta la nostra esposizione ha dimostrato, il progresso che emerge da questa serie  connesso alla peculiarit che la libert sessuale del matrimonio di gruppo viene sempre pi sottratta alle donne, ma non agli uomini. E in realt il matrimonio di gruppo continua per gli uomini a sussistere ancora oggi. Ci che per la donna  un crimine che le comporta pesanti conseguenze legali e sociali, viene considerato per l'uomo qualcosa di onorevole, o alla peggio una leggera macchia morale, che si sopporta volentieri. Ma quanto pi l'eterismo tramandatoci dall'antichit si trasforma, ai tempi nostri, per mezzo della produzione capitalistica di merci, e si conforma ad essa, quanto pi si converte in aperta prostituzione, tanto pi demoralizzante  il suo effetto. E ad esser precisi tale effetto colpisce molto pi gli uomini delle donne. Delle donne la prostituzione degrada solo quelle sventurate che ne diventano schiave, e anche queste niente affatto in quella misura che si  soliti credere. Invece essa avvilisce il carattere del mondo maschile nel suo complesso. E' cos che un fidanzamento pi lungo del normale  soprattutto, in nove casi su dieci, un vero e proprio corso preparatorio d'infedelt coniugale.
Ci stiamo ora dirigendo verso un rivolgimento sociale in cui i fondamenti economici della monogamia, cos come sono esistiti finora, andranno incontro ad una scomparsa altrettanto sicura di quelli della prostituzione, che ne  il complemento. La monogamia nasce dalla concentrazione di pi ricchezze in "una mano sola" - e precisamente quella di un uomo - e dal bisogno di trasmettere in eredit tali ricchezze ai figli di questo uomo e a nessun altro. Per ottenere questo era necessaria la monogamia della donna, non dell'uomo, sicch questa monogamia della donna non era affatto d'ostacolo alla poligamia scoperta o mascherata dell'uomo. L'imminente rivolgimento sociale ridurr per ai minimi termini tutta questa preoccupazione per la trasmissione ereditaria, con la trasformazione in propriet sociale per lo meno della parte infinitamente maggiore delle ricchezze durature trasmissibili. Dal momento che la monogamia  nata da motivi economici, scomparir quando questi scompariranno. Si avrebbe pienamente ragione nel rispondere: essa scomparir cos poco che anzi solo allora verr per la prima volta realizzata. Poich infatti, con la trasformazione dei mezzi di produzione in propriet sociale, scompare anche il lavoro salariato, il proletariato, dunque anche la necessit, per un certo numero di donne - statisticamente calcolabile - di concedersi per denaro. La prostituzione scompare e la monogamia, invece di tramontare, diventa finalmente una realt, anche per gli uomini. La posizione degli uomini viene perci in ogni caso profondamente modificata. Ma anche quella delle donne, di "tutte" le donne, subisce un significativo cambiamento. Con il trasferimento dei mezzi di produzione alla propriet comune, la singola famiglia non  pi l'unit economica della societ. L'amministrazione privata della casa si trasforma in un'impresa sociale. La sorveglianza e l'educazione dei bambini diventa un affare pubblico; la societ provvede a tutti i bambini in modo conforme, siano essi legittimi o illegittimi. Perci viene a cadere la preoccupazione per le conseguenze, che rappresenta ai nostri tempi il movente sociale essenziale - morale come economico - che impedisce ad una ragazza di abbandonarsi senza remore all'uomo che ama. Forse che tutto ci non sar una ragione sufficiente per la graduale diffusione di rapporti sessuali pi disinvolti, e con essi anche di un'opinione pubblica pi permissiva sul punto dell'onore delle vergini e della vergogna delle donne? E per finire, non abbiamo forse osservato come nel mondo moderno monogamia e prostituzione formino s un'antitesi, ma un'antitesi inscindibile, siano i due poli di una medesima condizione sociale? Si pu dunque avere la scomparsa della prostituzione senza che questa trascini con s nell'abisso anche la monogamia?
Entra qui in azione un nuovo elemento, tutt'al pi in embrione al tempo in cui la monogamia si andava formando: l'amore sessuale individuale.
E' impossibile parlare di amore sessuale individuale prima del medioevo. E' ovvio che la bellezza personale, la confidenza, l'accordo delle inclinazioni eccetera abbiano destato, tra persone di sesso diverso, il desiderio di rapporti sessuali, e che tanto gli uomini quanto le donne non fossero del tutto indifferenti alla scelta della persona con cui intrattenere relazioni di particolare intimit. Ma il cammino da qui fino al nostro amore sessuale  ancora infinitamente lungo. In tutta l'antichit i matrimoni venivano contratti dai genitori per gli interessati, i quali li accettavano in tutta tranquillit. Quel poco di amore coniugale che l'antichit ha conosciuto non  forse tendenza soggettiva, ma obbligo oggettivo, non causa, ma portato del matrimonio. Relazioni amorose, nel senso moderno del termine, nell'antichit hanno luogo solo al di fuori della societ ufficiale. I pastori, i cui piaceri e le cui pene d'amore ci vengono cantate da Teocrito e da Mosco, il Dafni e la Cio di Longo, non sono altro che schiavi che non hanno parte alcuna nello Stato, la sfera di vita del libero cittadino. Al di fuori degli schiavi, per, rinveniamo la relazione amorosa solo come prodotto della disgregazione del mondo antico ormai in declino, e con donne che stanno egualmente al di fuori della societ ufficiale, con etere, e cio con straniere o liberte: ad Atene, dall'inizio della sua decadenza in poi, a Roma al tempo dei Cesari. Se davvero comparivano rapporti amorosi tra liberi cittadini e cittadine, questi erano sempre dovuti all'adulterio. E per il classico poeta d'amore dell'antichit, il vecchio Anacreonte, l'amore sessuale come l'intendiamo noi era cosa talmente insignificante che per lui era indifferente persino il sesso dell'essere amato.
Il nostro amore sessuale  cosa sostanzialmente diversa dal semplice desiderio sessuale, l'"eros" degli antichi. In primo luogo esso presuppone che l'essere amato lo contraccambi; in questo la donna  uguale all'uomo, mentre secondo l'antico "eros" non sempre, anzi quasi mai, si richiede il suo consenso. In secondo luogo l'amore sessuale ha un livello cos alto d'intensit e di durata che il mancato possesso e la separazione appaiono ad entrambi come una grave, se non la pi grave, delle sventure; per potersi possedere a vicenda essi sono disposti a giocare il massimo della posta, fino al rischio della vita, cosa che nell'antichit accadeva tutt'al pi in caso di adulterio. Nasce infine un nuovo metro morale per giudicare il rapporto sessuale; non si chiede solamente: era coniugale o extraconiugale, ma anche: derivava da un amore reciproco oppure no? Si capisce che questo nuovo criterio, nella realt feudale o borghese, non se la passa meglio di ogni altro criterio etico - non se ne tiene conto. Ma non se la passa neanche peggio. Esso viene riconosciuto alla stessa stregua degli altri criteri - in teoria, sulla carta. E per ora non pu chiedere di pi.
Dal punto in cui l'antichit si era fermata, gli esordi dell'amore sessuale, riparte il medioevo: con l'adulterio. Abbiamo gi dato una descrizione dell'amore cavalleresco, che cre i "Tagelieder". Per arrivare da questo amore, che mira ad infrangere il matrimonio, fino a quello che ha invece il compito di fondarlo, c' ancora un lungo cammino, che la cavalleria non ha mai percorso fino in fondo. Persino se passiamo dai frivoli Romani ai virtuosi tedeschi troviamo nella "Saga dei Nibelunghi" che Crimilde, per quanto sia segretamente innamorata di Sigfrido non meno di quanto lui lo fosse di lei, non appena tuttavia le viene annunciato da Gunther che ella  stata da lui promessa in sposa ad un cavaliere di cui non le dice nemmeno il nome, risponde semplicemente:

E' inutile che voi mi preghiate; voglio essere sempre tale quale voi mi chiedete di essere; colui che voi, signore, mi date, in sposo, con quello volentieri mi fidanzer.

Non le viene affatto in mente che, soprattutto in questa circostanza, si dovrebbe tener conto del suo amore. Gunther chiede la mano di Brunilde, Etzel quella di Crimilde, senza averle mai viste; egualmente nella "Gutrun" Siegebant d'Irlanda chiede la mano della norvegese Ute, Etel di Egelingen quella di Ilda d'Irlanda, infine Sigfrido di Morland, Artmut di Ormania e Herwig di Seeland quella di Gutrun; e solo in questo caso accade che costei si decida, di libera volont, per l'ultimo. Di regola la fidanzata del giovane principe viene scelta dai genitori di lui, se vivono ancora, altrimenti dal principe stesso, su consiglio dei grandi feudatari che, in ogni caso, hanno un certo peso nella questione. N pu accadere in altro modo. Per cavalieri e baroni, come per lo stesso principe, il matrimonio  un atto politico, un'opportunit di accrescere il proprio potere con nuove alleanze; non  il piacere del singolo, ma l'interesse del "casato", a dover decidere. Come  dunque possibile che l'amore giunga al punto di poter dire l'ultima parola sulla conclusione del matrimonio?
Le cose non stanno diversamente per il cittadino membro di corporazioni nelle citt medievali. Proprio i privilegi che lo proteggono, le regole delle corporazioni con le loro clausole intricate, gli artefatti confini che lo dividono legalmente ora dalle altre corporazioni, ora dai suoi stessi colleghi, ora dai suoi lavoranti e apprendisti, rendono sufficientemente stretto l'ambito entro cui egli pu cercarsi una sposa adeguata. E in un sistema di tale complicazione era l'interesse familiare, e non il suo gusto individuale, a stabilire quale fosse tra tutte quella che gli si confaceva maggiormente.
Fu cos che, nella stragrande maggioranza dei casi, la conclusione del matrimonio rimase, fino alla fine del medioevo, ci che era stata fin dall'inizio, un affare la cui decisione non spettava agli interessati. In origine si veniva al mondo gi sposati - sposati con un intero gruppo dell'altro sesso. Nelle forme seguenti del matrimonio di gruppo aveva luogo probabilmente una relazione simile, soltanto entro un crescente restringersi dei gruppi. Nel matrimonio di coppia la regola  che siano le madri a combinare i matrimoni dei loro figli; anche in questo caso sono decisive le considerazioni relative ai nuovi vincoli di parentela, che devono far ottenere alla giovane coppia una posizione di maggior forza nella "gens" e nella trib. E quando, col prevalere della propriet privata su quella comune e con l'interesse alla trasmissione ereditaria, il patriarcato e la monogamia assunsero il comando, allora la conclusione del matrimonio dipese ancor di pi da considerazioni economiche. La "forma" del matrimonio per compera scompare, ma la sua sostanza viene eseguita in misura sempre crescente, cosicch non  solo la donna, ma anche l'uomo, ad avere un prezzo - che non  dovuto alle sue qualit personali, ma alla sua propriet. Che la reciproca inclinazione degli interessati dovesse costituire la ragione prevalente su tutte per la conclusione di un matrimonio, tutto ci era fin dall'inizio rimasto un fatto inaudito, nella pratica delle classi dominanti; questo accadeva tutt'al pi nel romanticismo, oppure ... tra le classi oppresse che non contavano nulla.
La produzione capitalistica si trov di fronte questo stato di cose quando, dall'epoca delle scoperte geografiche, pose mano al dominio del mondo, col commercio mondiale e la manifattura. Si potrebbe credere che questo modo di concludere matrimoni le fosse oltremodo conveniente, come di fatto fu. E tuttavia - imperscrutabile ironia della storia - fu proprio essa ad aprire un varco decisivo in quella consuetudine. Trasformando ogni cosa in merce, essa sostitu il costume tramandato tradizionalmente, il diritto storico, con la compravendita e il libero contratto; fu cos che il giurista inglese H. S. Maine credette di aver fatto una scoperta portentosa quando disse che tutto il nostro progresso, nei confronti delle epoche che ci hanno preceduti, sarebbe consistito nell'esser noi pervenuti "from status to contract", da uno stato trasmesso ereditariamente ad uno fissato da libero contratto; il che, ad esser sinceri, si trovava gi, nella misura in cui  esatto, nel "Manifesto del partito comunista".
Per poter concludere un contratto c' per bisogno di uomini in grado di poter disporre liberamente della propria persona, dei propri atti e dei propri possessi, e che si fronteggino con eguali diritti. Dar vita a queste persone libere e uguali fu per l'appunto una delle imprese di maggior rilievo della produzione capitalistica. Anche se, in principio, ci  accaduto in modo ancora solo semicosciente, e per di pi in veste religiosa, era tuttavia, fin dalla riforma luterana e calvinista, fuori discussione che l'uomo  completamente responsabile delle proprie azioni solo qualora egli le ha compiute in piena libert di volere, e che  un obbligo morale opporre resistenza ad ogni coercizione a commettere un'azione immorale. Come poteva per tutto ci accordarsi con la pratica, allora ancora vigente, relativa alla conclusione dei matrimoni? Il matrimonio, secondo la concezione borghese, era un contratto, un affare giuridico, e a dire il vero quello di maggior importanza, poich disponeva del corpo e dello spirito di due esseri umani per la vita intera. Esso venne allora concluso in modo esteriormente libero; senza il s degli interessati non aveva valore. Ma si sapeva fin troppo bene in che condizioni venisse pronunciato il s, e chi fossero i reali contraenti del matrimonio. Ma se per ogni altro contratto si esige una decisione effettivamente libera, perch non in questo? I due giovani che devono essere uniti in matrimonio non hanno anche il diritto di disporre liberamente di s stessi, del proprio corpo e dei suoi organi? Non era forse con la cavalleria che l'amore sessuale era venuto di moda, e l'amore coniugale, rispetto a quello adultero cavalleresco, non era forse l'appropriata forma borghese? Ma se l'amore reciproco era un dovere dei coniugi, non era forse anche un dovere che coloro che si amavano si sposassero fra loro, e con nessun altro? Forse che questo diritto di chi si amava non si ergeva al di sopra di quello dei genitori, dei parenti, degli altri tradizionali sensali e mezzani del matrimonio? Se il diritto al libero esame personale penetrava senza soggezione nella Chiesa e nella religione, come poteva arrestarsi davanti all'insopportabile pretesa della generazione pi vecchia di disporre del corpo, dell'anima, del patrimonio, della felicit e dell'infelicit dei pi giovani?
Domande di tale genere dovettero essere avanzate in una epoca che allentava tutti gli antichi vincoli sociali e che faceva vacillare tutte le idee tramandate. Il mondo era d'un tratto diventato quasi dieci volte pi grande; invece di un quarto di emisfero era l'intero globo terrestre a mostrarsi allo sguardo degli europei occidentali, che si affrettarono ad impossessarsi di tutto il rimanente. E, come erano caduti gli antichi, angusti confini del paese natio, allo stesso modo crollarono le millenarie barriere della prescritta mentalit medievale. Alla vista esterna ed interiore dell'uomo si aprivano orizzonti infinitamente pi estesi. Che cosa poteva valere la buona reputazione della rispettabilit, il decoroso privilegio corporativo trasmesso in eredit familiare, per il giovane attratto dalle ricchezze dell'India, dalle miniere d'oro e d'argento del Messico e del Potos? Fu l'epoca della cavalleria errante della borghesia; anche essa ebbe il suo romanticismo e i suoi entusiasmi amorosi, ma su un fondamento borghese, e con degli scopi, in ultima istanza, borghesi.
Accadde cos che la borghesia nascente, soprattutto nei paesi protestanti, dove pi che in ogni altro luogo le condizioni vigenti vennero scalzate, riconobbe sempre pi, anche per il matrimonio, la libert nella conclusione del contratto, che applicava nella maniera sopra descritta. Il matrimonio rimase di classe, ma all'interno della classe gli interessati poterono usufruire in un certo grado della libert di scelta. E sulla carta, tanto nella teoria morale quanto nelle descrizioni poetiche, non vi fu nulla di pi irremovibile dell'immoralit di qualsiasi matrimonio che non si fondasse sull'amore sessuale reciproco, come su un'intesa realmente libera dei coniugi. In poche parole, il matrimonio per amore venne proclamato diritto dell'uomo, e ad esser precisi non solo "droit de l'homme", ma anche, eccezionalmente, "droit de la femme".
Esiste per una differenza tra questo e tutti gli altri cosiddetti diritti dell'uomo. Mentre questi rimangono limitati, nella pratica, alla classe dominante, la borghesia, e vengono diminuiti, in via diretta o indiretta, per la classe oppressa, il proletariato, fa qui nuovamente capolino l'ironia della storia. La classe dominante rimane sotto il dominio dei noti influssi economici, e ci mostra perci solo in casi eccezionali dei matrimoni conclusi in modo effettivamente libero, mentre questi, come abbiamo visto, sono la regola nella classe oppressa.
Una conclusione di matrimonio effettuata in piena libert si pu dunque avere in generale solo allorch l'eliminazione della produzione capitalistica, e dei rapporti di propriet da essa prodotti abbia allontanato ogni calcolo economico di rilevanza secondaria, di quelli che esercitano tuttora un'influenza tanto autorevole nella scelta del coniuge. Allora non rimarr davvero alcun altro motivo se non la reciproca inclinazione.
Ora, dato che, per sua natura, l'amore sessuale  esclusivo - quantunque tale esclusivit si attui oggigiorno in maniera completa solo nella donna - ne risulta che il matrimonio basato sull'amore sessuale , per sua stessa natura, monogamia. Abbiamo visto quanto avesse ragione Bachofen nel ritenere il progresso dal matrimonio di gruppo alla monogamia opera dovuta prevalentemente alle donne; solo la transizione dal matrimonio di coppia alla monogamia va attribuita agli uomini, e la sua sostanza essenziale, vista da una prospettiva storica, consiste in un deterioramento della condizione delle donne ed in una facilitazione per l'infedelt degli uomini. Se ora vengono a mancare quelle preoccupazioni economiche a causa delle quali le donne si sono sempre piegate a questa abituale infedelt degli uomini - la preoccupazione per la propria esistenza e, ancor pi, quella per il futuro dei figli - l'eguaglianza che la donna otterr in tal modo, secondo tutta l'esperienza avuta fino a questo momento, agir in misura di gran lunga maggiore nel far diventare gli uomini monogami sul serio, piuttosto che nel far divenire poliandriche le donne.
Comunque, ci che verr indubbiamente a cadere della monogamia saranno tutti i caratteri che le vennero impressi dal suo sorgere dai rapporti di propriet, e cio, in primo luogo il predominio dell'uomo, e in secondo l'indissolubilit. Il predominio dell'uomo nel matrimonio non  che un semplice effetto del suo predominio economico, e verr meno da s con l'estinguersi di questo. L'indissolubilit del matrimonio  in parte una conseguenza della situazione economica in cui ha visto la luce la monogamia, in parte lascito di quell'epoca in cui il legame tra questa situazione economica e la monogamia non era stato ancora completamente capito, ed era stato religiosamente esagerato. Gi oggi essa  stata mille volte infranta. Se il solo matrimonio morale  quello che si fonda sull'amore, allora lo  anche solo quello in cui l'amore continua ad esistere. Ma la durata della passione dell'amore sessuale individuale varia di molto secondo gli individui, in special modo tra gli uomini, e un effettivo cessare della simpatia, o la sua sostituzione da parte di una nuova passione amorosa, rende la separazione una benedizione tanto per le due parti quanto per la societ. Solo che si risparmier alla gente di sguazzare nell'inutile palude di un processo di separazione.
Ci che dunque, oggi come oggi, ci  lecito congetturare sul futuro ordinamento dei rapporti sessuali, dopo l'imminente eliminazione della produzione capitalistica, ha un carattere prevalentemente negativo, limitandosi per lo pi a ci che verr a cadere. Ma che cosa ci si aggiunger? Questo verr deciso quando sar maturata una nuova generazione: una generazione d'uomini che in vita loro non siano mai giunti alla degradazione di acquistarsi, per denaro o con altri mezzi di potere sociale, la compiacenza di una donna; e una di donne che non siano mai arrivate all'avvilimento n di concedersi ad un uomo per qualsiasi altro motivo che non il vero amore, n di rifiutarsi all'amato per paura delle conseguenze economiche. E quando tali uomini e tali donne esisteranno, non si cureranno affatto; di quello che oggi si crede che dovrebbero fare; essi si costruiranno da s stessi la propria prassi ed una conforme opinione pubblica basandosi sulla prassi di ogni singolo. Punto.
Ma ritorniamo a Morgan, da cui ci siamo notevolmente allontanati. La ricerca storica delle istituzioni sociali che si sono sviluppate nel periodo della civilt fuoriesce dal quadro della sua opera. E' per questo che il destino della monogamia in questo periodo di tempo lo occupa solo marginalmente. Anche egli riscontra, nel perfezionamento della famiglia monogamica, un progresso, un avvicinamento alla piena eguaglianza di diritti dei sessi, senza tuttavia ritenere raggiunto questo fine. Ma, egli dice,

se si riconosce il fatto che la famiglia ha attraversato, l'una dopo l'altra, quattro forme diverse, e che ora si trova in una quinta, nasce la questione se questa forma possa durare anche per il futuro. L'unica risposta possibile  che essa deve progredire in conformit alla societ, modificarsi nella misura in cui essa si modifica, proprio come  avvenuto finora. Essa  il prodotto del sistema sociale, e ne rispecchier il livello di sviluppo. Poich la famiglia monogamica  andata perfezionandosi dall'inizio della civilt, e in modo assai rilevante nell'et moderna,  quantomeno possibile supporre che essa sia capace di un ulteriore perfezionamento finch non venga raggiunta l'eguaglianza tra i due sessi. Se, in un remoto futuro, la famiglia monogamica si dimostrasse incapace di appagare le esigenze della societ,  impossibile predire di quale natura sar la forma che le succeder.
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Capitolo 3.
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LA GENS IROCHESE.
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Eccoci giunti ad un'altra scoperta di Morgan, per lo meno altrettanto importante della ricostruzione della forma familiare primitiva sulla base dei sistemi di parentela. La dimostrazione che, all'interno di una trib di indiani americani, i legami gentilizi designati da nomi di animali sono in sostanza identici ai "genea" dei Greci, alle "gentes" dei Romani; che la forma americana  quella originaria, e quella greco-romana la pi tarda, derivata; che l'intera organizzazione sociale greca e romana dell'epoca primitiva in "gens", fratria e trib trova un fedele parallelo in quella indio-americana; che la "gens"  un'istituzione comune a tutti i barbari fino al loro ingresso nella civilt, e addirittura anche in seguito (per quello che ci possono dire finora le nostre fonti) - questa dimostrazione ha d'un tratto chiarito le parti pi difficili della pi antica storia greca e romana, e ci ha allo stesso tempo fornito chiarimenti imprevisti sugli elementi fondamentali della costituzione sociale dell'epoca delle origini - precedente all'introduzione dello "Stato". Per quanto tale questione possa sembrare semplice, una volta che la si conosca, Morgan l'ha tuttavia scoperta solo negli ultimi tempi; nel suo precedente scritto, apparso nel 1871, egli non aveva ancora scoperto questo segreto, il cui disvelamento ha ridotto al silenzio, almeno per un po' di tempo, gli storici inglesi della preistoria, altrimenti cos sicuri di s.
La parola latina "gens", che Morgan adopera comunemente per questo legame gentilizio, deriva, come il suo sinonimo greco "genos",- dalla comune radice ariana "gan" (in tedesco, poich secondo la regola il "k" sostituisce l'ariano "g", "kan"), che significa generare. "Gens", "genos", in sanscrito "dschanas", in gotico (secondo la suddetta regola) "kuni", in nordico antico e in anglosassorie "kyn", in inglese "kin", nel tedesco medio-alto "knne", significano tutti allo stesso modo stirpe, discendenza. "Gens" in latino, "genos" in greco, vengono per usati in particolare per quel legame di stirpe che vanta una discendenza comune (in questo caso da un capostipite comune) e costituisce, mediante certe istituzioni sociali e religiose, una speciale comunit, la cui nascita e natura, tuttavia, sono finora rimaste oscure nonostante tutti i nostri storici.
Abbiamo gi visto sopra, trattando la famiglia punalua, in che modo si componga una "gens" nella sua forma originaria. Essa consiste di tutte le persone che formano, mediante il matrimonio punalua, e in accordo alle concezioni in esso necessariamente dominanti, la discendenza riconosciuta di una singola determinata capostipite, la fondatrice della "gens". Poich in questa forma familiare la paternit non  certa, l'unica ad avere valore  la linea femminile. Poich i fratelli non possono sposare le sorelle, ma solo donne di diversa discendenza, i figli generati con queste estranee si situano, secondo il diritto matriarcale, al di fuori della "gens". Rimangono cosi nell'ambito del legame gentilizio solo i discendenti delle "figlie" di ogni generazione; quelli dei figli passano alle "gentes" materne. Che cosa diventano ora questi gruppi consanguinei, non appena si costituiscono come gruppi particolari di fronte a gruppi analoghi all'interno di una trib?
Morgan assume come forma classica di questa "gens" originaria quella degli irochesi, in particolare della trib seneca. In questa si rinvengono otto "gentes", che prendono nome da animali: 1. lupo, 2. orso, 3. tartaruga, 4. castoro, 5. cervo, 6. beccaccia, 7. airone, 8. falco. In ogni "gens" dominano le seguenti consuetudini:
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1. Essa elegge il proprio "sachem" (che la comanda in tempo di pace) e il proprio capo (in tempo di guerra). Il "sachem" doveva essere eletto all'interno della stessa "gens", e la sua carica era in essa ereditaria, in quanto, in caso di vacanza, doveva essere subito rioccupata; il condottiero bellico poteva essere eletto anche al di fuori della "gens" e, di tanto in tanto, mancare del tutto. Il figlio del "sachem" precedente non veniva mai eletto a quella carica, poich tra gli irochesi regnava il diritto matriarcale, e il figlio apparteneva dunque ad un'altra "gens"; ma poteva esserlo, e spesso lo era, il fratello o il figlio di una sorella del "sachem". All'elezione partecipavano "tutti", uomini e donne. Essa doveva per essere convalidata dalle altre sette "gentes", e solo allora l'eletto veniva solennemente insediato, per la precisione dal consiglio comune dell'intera confederazione irochese. Quale significato abbia questo fatto risulter chiaro in seguito. L'autorit del "sachem" all'interno della "gens" era di tipo paterno, di natura squisitamente morale; non possedeva alcun mezzo di coercizione. Egli era inoltre membro d'ufficio del consiglio di trib dei seneca, come del consiglio della confederazione di tutti gli irochesi. Il capo militare poteva comandare solo in occasione di campagne di guerra.
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2. Essa ha piena libert di deporre sia il "sachem" che il capo militare? A sua volta, ci avviene con decisione comune di uomini e donne. I deposti diventano in seguito semplici guerrieri al pari degli altri, persone private. Inoltre, il consiglio di trib ha il potere di deporre il "sachem" perfino contro la volont della "gens".
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3. Nessun membro si pu sposare all'interno della "gens". E' questa la norma fondamentale della "gens", il legame che la tiene insieme;  il modo d'esprimersi negativo di quella consanguineit - molto positiva - in virt della quale solo gli individui inclusi in essa diventano una "gens". Scoprendo questo semplice fatto Morgan ha svelato, per la prima volta, la natura della "gens". Quanto poco si fosse fino allora capito della "gens", lo provano i rapporti precedenti sui selvaggi e i barbari, in cui i diversi corpi di cui consta l'ordinamento gentilizio vengono buttati l alla rinfusa, inspiegati e indistinti, col nome di trib, "clan", "thum" eccetera, e si arrivava talvolta ad affermare che il matrimonio nell'ambito di uno di questi corpi sarebbe stato proibito. Da ci aveva avuto origine quell'irrimediabile confusione nella quale il signor MacLennan pot fare una comparsa degna di Napoleone, e mettere ordine, con l'imperiale decisione che: tutte le trib si dividono in quelle all'interno delle quali viene proibito il matrimonio (esogame), e quelle in cui  invece consentito (endogame). E, dopo aver cos radicalmente ingarbugliato la questione, pot abbandonarsi alle indagini pi profonde su quale di queste due classi insensate sia la pi antica: l'esogamia o l'endogamia. Con la scoperta della "gens", basata sulla consanguineit e sulla risultante impossibilit di contrarre matrimonio tra i suoi membri, quest'assurdit venne a cadere da sola. - E' ovvio che, allo stadio in cui troviamo gli irochesi, la proibizione del matrimonio all'interno della "gens" venne scrupolosamente rispettata.
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4. Il patrimonio dei defunti spettava ai membri gentilizi sopravvissuti, doveva restare nella "gens". Data l'insignificanza degli oggetti che un irochese poteva lasciare in eredit, se li spartivano i parenti gentilizi pi stretti; nel caso della morte di un uomo, i suoi fratelli e sorelle carnali e il fratello della madre; se a morire era una donna, i suoi figli e le sorelle carnali, ma non i suoi fratelli. Proprio per questo, marito e moglie non potevano ereditare l'uno dall'altro, n i figli dal padre.
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5. Chi apparteneva alla stessa "gens" era legato da un obbligo di vicendevole aiuto, protezione e soprattutto di assistenza per vendicare le offese ricevute da parte di estranei. Il singolo faceva affidamento, per la sua sicurezza, sulla protezione della "gens", e poteva ben farlo: chi lo offendeva, offendeva la "gens" intera. Da qui, dai legami di consanguineit della "gens", deriv il dovere della vendetta di sangue, ammessa senz'altro dagli irochesi. Se un estraneo uccideva un membro della "gens", tutta la "gens" dell'ucciso era obbligata alla vendetta di sangue. Dapprima si cercava di arrivare ad una mediazione: la "gens" dell'uccisore si riuniva in consiglio e proponeva al consiglio della "gens" dell'ucciso alcune possibilit di accomodamento, per lo pi con espressioni di compassione e con l'offerta di doni cospicui. Se questi venivano accolti la faccenda era chiusa. In caso contrario la "gens" offesa nominava uno o pi vendicatori che erano obbligati a perseguitare ed uccidere l'uccisore. Se questo accadeva, la "gens" dell'ucciso non aveva alcun diritto di protestare, e il caso era chiuso.
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6. La "gens" ha nomi particolari, o serie di nomi, che essa sola pu usare in tutta la trib, sicch il nome del' singolo ne dice contemporaneamente la "gens" di appartenenza. Un nome gentilizio porta con s a priori diritti gentilizi.
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7. La "gens" ha il diritto di adottare stranieri, ammettendoli cos in tutta la trib. I prigionieri di guerra che non venivano uccisi diventavano cos, tramite l'adozione in una "gens", membri della trib dei seneca, acquisendo cos pieni diritti gentilizi e tribali. L'adozione aveva luogo su proposta di singoli membri gentilizi, uomini, che in tal caso accoglievano lo straniero come fratello o sorella, oppure donne, che in questo caso lo adottavano come figlio o figlia; l'ammissione solenne nella "gens" era necessaria come conferma. In tal modo spesso singole "gentes", eccezionalmente ridottesi in numero, si rafforzavano nuovamente con l'adozione in massa di membri di un'altra "gens", dietro consenso di questa. Presso gli irochesi la solenne ammissione nella "gens" avveniva durante una seduta pubblica del consiglio di trib, cosicch essa divenne di fatto una cerimonia religiosa.
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8. Cerimonie religiose di tipo particolare possono difficilmente ravvisarsi nelle "gentes" indiane; comunque le cerimonie religiose degli indiani sono pi o meno collegate alle "gentes". Durante le sei feste religiose che gli irochesi tenevano ogni anno, i "sachem" e i capi militari delle singole "gentes" venivano aggiunti d'ufficio ai guardiani della fede, e svolgevano funzioni sacerdotali.
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9. La "gens" ha un posto di sepoltura comune. Questo ormai  scomparso tra gli irochesi dello stato di New York, circondati da ogni parte dai bianchi, ma un tempo era esistito. Esso continua ad esistere presso altri indiani; cos tra i tuscarora, parenti stretti degli irochesi, i quali, pur essendo cristiani, hanno nel camposanto una determinata fila per ogni "gens", in modo che la madre viene sepolta nella stessa fila dei figli, ma non il padre. E, anche presso gli irochesi, tutta la "gens" del defunto si reca al funerale, si occupa della tomba, dell'orazione funebre eccetera.
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10. La "gens" ha un consiglio, l'assemblea democratica di tutti i suoi membri adulti, sia uomini che donne, tutti con pari diritto di voto. Questo consiglio eleggeva e deponeva i "sachem" e i capi militari; come del resto i guardiani della fede; esso deliberava sull'ammenda (guidrigildo) o sulla vendetta di sangue in caso di uccisione di membri della "gens", e adottava stranieri nella comunit gentilizia. In breve, era la massima autorit della "gens".
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Queste sono le attribuzioni di una tipica "gens" indiana:

tutti i suoi membri sono persone libere, obbligati a difendere l'"uno" la libert dell'"altro"; essi godono di eguali diritti personali: n i "sachem" n i capi militari possono pretendere alcuna priorit; essi formano una fratellanza congiunta da legami di sangue. Libert, eguaglianza, fratellanza, quantunque mai formulati, erano i principi basilari della "gens", e questa era a sua volta l'unit di un intero sistema sociale, e il fondamento della societ indiana organizzata... Ci spiega l'inflessibile senso d'indipendenza e la dignit del comportamento personale che chiunque riconosce agli indiani.

Al tempo in cui vennero scoperti, tutti gli indiani dell'America settentrionale erano organizzati in "gentes" di diritto matriarcale. Le "gentes" erano scomparse solo in alcune trib, ad esempio tra i dakota, mentre in altre, come gli ojibwa e gli omaha, funzionavano secondo il diritto patriarcale.
In moltissime trib indiane con pi di cinque o sei "gentes" troviamo che ogni tre, quattro o pi "gentes" si uniscono in un gruppo particolare, che Morgan, con fedele trascrizione del nome indiano, seguendo il suo modello greco, chiama fratrie (fratellanze). I seneca hanno cos due fratrie: la prima comprende le "gentes" 1-4, la seconda quelle 5-8. Un esame pi accurato mostra che queste fratrie rappresentano, per lo pi, le "gentes" nelle quali la trib era divisa in origine; allora, essendo proibito il matrimonio all'interno della "gens", ogni trib doveva abbracciare di necessit almeno due "gentes", per poter continuare ad esistere in modo autonomo. In proporzione all'ampliarsi della trib ogni "gens" si scindeva a sua volta in due o pi altre, che ora si mostrano tutte come "gentes" particolari, mentre quella originaria, che comprende in s tutte quelle derivate, continua a sussistere come fratria. Presso i seneca, come presso la maggior parte degli altri indiani, le "gentes" di una fratria sono "gentes" sorelle, mentre quelle di un'altra fratria sono cugine - denominazioni queste che nel sistema di parentela americano, come abbiamo avuto modo di vedere, hanno un senso assai reale ed espressivo. In origine, inoltre, nessun Seneca poteva sposarsi all'interno della sua fratria, ma quest'uso  scomparso da gran tempo, rimanendo limitato alla sola "gens". Tra i seneca la tradizione era che l'orso e il cervo fossero le due fratrie originarie da cui erano derivate le altre. Una volta che questa nuova istituzione prese piede, essa sub delle modifiche secondo le esigenze; se si estinguevano "gentes" di una fratria, accadeva a volte che "gentes" intere di altre fratrie vi venissero trasferite per equilibrio. E' per questo che troviamo, in diverse trib, "gentes" che hanno lo stesso nome raggruppate diversamente nelle fratrie.
Tra gli irochesi la fratria ha in parte funzioni sociali, in parte religiose. 1. Le fratrie si sfidano l'un l'altra a palla; ognuna si serve dei suoi migliori giocatori, mentre gli altri, disposti separatamente secondo la fratria, fanno da spettatori e scommettono tra loro sulla vittoria dei propri compagni. 2. Nel consiglio di trib i "sachem" e i capi militari di ogni fratria siedono vicini, i due gruppi l'uno di fronte all'altro, e ogni oratore si rivolge ai rappresentanti di ogni fratria come se si trattasse di corpi a s stanti. 3. Se veniva commesso un omicidio all'interno della trib, in cui uccisore ed ucciso non appartenessero alla stessa fratria, la "gens" offesa ricorreva spesso alle "gentes" sorelle; queste tenevano un consiglio di fratria e si rivolgevano all'altra fratria nel suo insieme perch anch'essa facesse altrettanto e si potesse giungere ad una soluzione della faccenda. Qui dunque la fratria si presenta nuovamente come "gens" originaria e con maggiori possibilit di successo che non le pi deboli "gentes" singole, sue figlie. 4. Se moriva un personaggio eminente, la fratria opposta si addossava la cura delle esequie e delle cerimonie funebri, mentre quella del morto vi prendeva parte in lutto. In caso di morte di un "sachem", la fratria opposta comunicava la vacanza dell'ufficio al consiglio della federazione degli irochesi. 5. Quando si trattava di eleggere un "sachem" entrava egualmente in campo il consiglio di fratria. Era considerato ovvio che le "gentes" sorelle confermassero la scelta, ma quelle dell'altra fratria avevano diritto di opporsi. In questo caso si riuniva il consiglio di questa fratria; se esso persisteva nell'opposizione, l'elezione era nulla. 6. Anticamente gli irochesi avevano speciali misteri religiosi, che i bianchi chiamavano "medicine-lodges". Tra i seneca questi venivano celebrati da parte di due associazioni religiose con regolare consacrazione di nuovi membri; a ciascuna delle due fratrie spettava una di queste associazioni. 7. Se, come  quasi assodato, le quattro "linages" (stirpi) che abitavano le quattro parti di Tlascal al tempo della conquista erano quattro fratrie, con ci si dimostra anche che le fratrie, come avveniva tra i greci, e, con simili gruppi gentilizi, tra i tedeschi, avevano anche la funzione di unita militari; queste quattro "linages" prendevano parte alla battaglia schierandosi ognuna singolarmente, con propria uniforme e bandiera, e sotto il comando di un proprio capo.
Allo stesso modo che pi "gentes" formano una fratria, cos, nel modello classico, pi fratrie formano una trib; in alcuni casi, in trib fortemente indebolite, manca questo termine medio della fratria. Quali sono dunque le caratteristiche di una trib indiana d'America?
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1. Un territorio ed un nome proprio. Oltre al luogo in cui risiedeva effettivamente, ogni trib possedeva un territorio di rilevante estensione per la caccia e la pesca. Oltre questo territorio si trovava un'ampia regione neutrale che si estendeva fino al territorio della trib vicina, e tale regione era pi piccola tra trib di lingua affine, pi estesa tra quelle di diverso ceppo linguistico. E' questa la foresta di confine dei tedeschi, il deserto che gli svevi di Cesare fanno intorno alla loro zona, l'"sarnholt" (in danese "jarnved", "limes danicus") tra danesi e tedeschi, la foresta sassone e il "branibor" (in slavo, bosco di protezione), da cui prende il nome il Brandeburgo, che divide tedeschi e slavi. Il territorio cos delimitato da incerti confini era la regione comune della trib, che le trib vicine riconoscevano come tale e che la trib stessa difendeva dalle violazioni. L'incertezza dei confini diventa praticamente svantaggiosa per lo pi solo nel caso che la popolazione si fosse di molto accresciuta. - La nascita dei nomi di trib sembra essere pi dovuta al caso che ad una scelta intenzionale; col passar del tempo succedeva spesso che una trib venisse destinata dalle altre trib vicine con un nome diverso da quello che essa stessa usava; in modo simile a come venne imposto ai tedeschi dai celti il loro primo nome storico comune, cio quello di germani.
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2. Un particolare "dialetto", caratteristico solo di questa trib. Di fatto trib e dialetto procedono di pari passo: la trasformazione di trib e dialetti mediante scissioni avveniva ancora di recente in America, e anche adesso si  a malapena arrestata del tutto. Nel caso che due trib indebolite si siano fuse in una, accade in via eccezionale che nella stessa trib si parlino due dialetti strettamente affini. La popolazione media di una trib americana si aggira intorno ai 2000 uomini; i cerokee sono circa 26000 e formano perci il pi numeroso gruppo d'indiani degli Stati Uniti che parlino lo stesso dialetto.
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3. Il diritto d'insediamento solenne dei "sachem" e dei comandanti militari eletti dalle "gentes".
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4. Il diritto di deporli anche contro il volere della loro "gens". Dato che questi "sachem" e comandanti militari fanno parte del consiglio di trib, questi diritti che la trib ha nei loro confronti sono evidenti di per s. Ove si fosse costituita una federazione di trib, e la globalit di queste fosse rappresentata in un consiglio di federazione, i suddetti diritti passavano a quest'ultimo.
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5. Il possesso di comuni idee religiose (mitologia) e di comuni cerimonie culturali.
Gli indiani erano, nel loro modo barbaro, un popolo religioso.
Non  stato ancora affatto eseguito un esame critico della loro mitologia; essi si raffigurarono le incarnazioni delle loro idee religiose - ogni sorta di spiriti - gi come figure umane, ma lo stadio inferiore della barbarie, in cui essi si trovavano, non conosce ancora nessuna raffigurazione figurata, il cosidetto idolo.
Si tratta di un culto della natura e degli elementi, che si va sviluppando verso il politeismo. Ogni diversa trib aveva le sue regolari solennit, con forme di culto particolari, soprattutto danze e giochi; specialmente la danza era una componente essenziale di ogni solennit religiosa, che ogni trib celebrava per conto suo.
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6. Un consiglio di trib per le pratiche comuni. Era composto di tutti i "sachem" e i comandanti militari di ogni singola "gens", che ne erano i rappresentanti effettivi, in quanto revocabili in qualsiasi momento; esso teneva consiglio pubblicamente, al cospetto degli altri membri della trib, che avevano il diritto di prendere la parola e di far ascoltare il proprio punto di vista: era il consiglio a decidere. Era regola che chiunque lo richiedesse venisse ascoltato, e anche le donne potevano far esporre la loro opinione da un oratore scelto da loro. Tra gli irochesi la deliberazione finale doveva essere unanime, come avveniva anche, per certe decisioni, nelle marche germaniche. Era particolare competenza del consiglio di trib la regolamentazione dei rapporti con trib straniere; esso riceveva ed inviava ambascerie, dichiarava la guerra e concludeva la pace. Se si giungeva alla guerra, in essa i combattenti erano per la maggior parte volontari. In via di principio ogni trib si riteneva in stato di guerra con ogni altra con cui non avesse esplicitamente concluso un trattato di pace. L'organizzazione delle spedizioni belliche contro questi nemici era nella maggior parte dei casi curata da singoli guerrieri di prestigio; essi indicevano una danza di guerra; chi vi prendeva parte manifestava cos la propria partecipazione alla spedizione. La colonna si formava immediatamente, e si metteva in cammino. Allo stesso modo, quando si dovesse difendere da un attacco il territorio della trib, a combattere erano per lo pi dei contingenti volontari. La partenza e il ritorno di tali colonne davano sempre luogo a pubbliche cerimonie. Non era necessario che il consiglio di trib approvasse tali spedizioni, e dunque l'autorizzazione non veniva n richiesta n concessa. Sono in tutto e per tutto le spedizioni militari private di gruppi tedeschi che ci ha descritto Tacito; soltanto che tra i tedeschi questi gruppi hanno gi raggiunto un carattere permanente, costituendo un nucleo stabile che viene gi organizzato in tempo di pace, e intorno al quale si radunavano, in caso di guerra, gli altri volontari. Queste colonne militari erano raramente numerose; le pi importanti campagne degli indiani, anche a grande distanza, venivano condotte da forze insignificanti. Se diversi di questi gruppi si univano per un'impresa importante, ognuno obbediva solo al proprio comandante, l'unitariet del piano della campagna veniva bene o male garantita da un consiglio di tali comandanti. E' lo stesso modo di condurre la guerra usato dagli alemanni del Reno superiore nel quarto secolo, come ce lo descrive Ammiano Marcellino..
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7. In alcune trib troviamo un capo supremo, le cui facolt sono tuttavia molto scarse. E' uno dei "sachem", che, nei casi che esigono rapidit d'azione, deve prendere provvedimenti temporanei fino al momento in cui il consiglio si possa riunire e decidere in modo definitivo. E' un debole accenno, rimasto per lo pi senza seguito nello sviluppo successivo, all'istituzione di un funzionario con potere esecutivo; questi si  piuttosto sviluppato, come si vedr, nella maggior parte dei casi, se non in tutti, dal supremo comandante militare.
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La gran parte degli indiani americani non si spinse mai oltre la riunione in trib. Essi occupavano una zona immensa in pochi uomini, in trib di scarsa consistenza numerica, divise tra loro da larghe zone di confine, dissanguate da guerre interminabili. In caso di momentaneo bisogno si formavano di quando in quando alleanze con trib affini, che per, col cessare di quello, si dissolvevano. Tuttavia, in singole regioni, trib imparentate all'origine avevano abbandonato il frazionamento fondendosi di nuovo in federazioni durature, compiendo cos il primo passo verso la formazione di nazioni. Il modello pi avanzato di una tale federazione lo troviamo, negli Stati Uniti, presso gli irochesi. Abbandonando le loro residenze ad occidente del Mississippi, dove verosimilmente costituivano una branca della grande famiglia dakota, presero dimora, dopo una lunga migrazione, nell'odierno Stato di New York, divisi in cinque trib: seneca, cayuga, onondaga, oneida e mohawk. Vivevano di pesce, selvaggina, e orticultura rudimentale, abitavano in villaggi che erano per lo pi protetti da una palizzata. Non furono mai pi di 20000; avevano in tutte e cinque le trib un certo numero di "gentes" in comune, parlavano dialetti molto simili e derivati dal medesimo ceppo linguistico e occupavano un territorio continuo ripartito tra le cinque trib. Dato che questo territorio era stato conquistato di recente, era naturale che queste trib facessero causa comune contro quelle che avevano cacciato, e di qui si svilupp, al pi tardi all'inizio del quindicesimo secolo, una vera e propria federazione perpetua, che contrasse subito, percependo la sua nuova forza, un carattere aggressivo e che, al culmine della sua potenza, intorno al 1675, aveva conquistato vaste regioni circostanti, i cui abitanti aveva in parte dispersi, in parte resi tributari. La lega irochese fornisce l'organizzazione sociale pi evoluta a cui siano pervenuti gli indiani, finch essi non superarono lo stadio inferiore della barbarie (ad eccezione dunque dei messicani, degli abitanti del Nuovo Messico e dei peruviani). Le fondamentali caratteristiche della lega erano le seguenti:

1. Lega perpetua delle cinque trib consanguinee sulla base di un'assoluta eguaglianza e autonomia in tutti gli affari interni della trib. Era questa consanguineit a costituire il vero fondamento della lega. Delle cinque trib tre si chiamavano trib materne, ed erano sorelle tra loro; le altre due si chiamavano trib figlie ed erano patimenti sorelle tra loro. Tre "gentes" - le pi antiche - erano rappresentate in tutte e cinque le trib; altre tre in tre trib, e i membri di queste tre "gentes" erano tutti quanti fratelli tra loro in tutte le cinque trib. La lingua comune, pur differenziandosi in dialetti, esprimeva la comune discendenza, e ne forniva la prova.

2. L'organo della lega era un consiglio federale di cinquanta "sachem", che godevano tutti di eguale rango ed autorit; questo consiglio prendeva tutte le deliberazioni conclusive su tutti gli affari della lega.

3. Alla costituzione della lega questi cinquanta "sachem" erano stati ripartiti tra le trib e le "gentes", come incaricati di nuove cariche, istituite espressamente per fini federali. Ogniqualvolta il posto fosse vacante essi venivano rieletti dalle "gentes" competenti, e potevano essere da quelle deposti in ogni momento; il diritto d'insediarli nel loro ufficio era tuttavia di pertinenza del consiglio della lega.

4. Questi "sachem" federali erano anche "sachem" nelle loro rispettive trib, del cui consiglio facevano parte, con diritto di voto.

5. Tutte le deliberazioni del consiglio di lega dovevano essere prese all'unanimit.

6. La votazione avveniva per trib, cosicch ogni delibera, per avere valore, doveva essere approvata da ogni trib, e in ogni trib da tutti i membri del consiglio.

7. Ognuno dei cinque consigli di trib aveva la facolt di convocare il consiglio di lega, che per non si poteva convocare da s.

8. Le sedute avevano luogo al cospetto del popolo riunito; era diritto di ogni irochese prendere la parola; solamente il consiglio prendeva decisioni.

9. La lega non aveva nessun capo personale, nessun capo del potere esecutivo.

10. Aveva invece due comandanti militari supremi, con pari facolt e pari poteri (i due re degli spartani e i due consoli di Roma).

Questa era l'intera forma pubblica di governo sotto la quale gli irochesi hanno vissuto oltre quattrocento anni, e ancor oggi vivono. L'ho descritta in maniera piuttosto dettagliata seguendo Morgan, poich qui ci si offre l'opportunit di studiare un'organizzazione sociale che non conosce ancora affatto lo Stato. Lo Stato presuppone un potere pubblico particolare, separato dall'insieme di coloro che, volta per volta, vi prendono parte, e Maurer, che con esatta intuizione riconosce la costituzione della marca tedesca come un'istituzione in s semplicemente sociale, sostanzialmente diversa dallo Stato, pur se, in seguito, sar in buona parte alla base di questo - Maurer prende perci in esame, in tutti i suoi scritti, il sorgere graduale del potere pubblico dalle originarie costituzioni di marche, villaggi, fattorie e citt, e accanto ad esse. Noi osserviamo, tra gli indiani nord-americani, come una trib originariamente indivisa si estenda, poco a poco, su un continente immenso; come le trib si trasformino, per scissione, in popoli, in interi gruppi di trib; come le lingue si modifichino non solo fino al punto di diventare reciprocamente incomprensibili, ma fino alla quasi totale scomparsa di ogni traccia dell'originaria unit; come, ancora, in ogni trib le singole "gentes" si scindano in pi "gentes", le antiche "gentes" madri conservandosi come fratrie, i cui nomi restano tuttavia eguali in trib molto lontane e da molto tempo separate - il lupo e l'orso sono ancora nomi gentilizi nella maggior parte delle trib indiane. E a tutte queste si adatta, in generale, la costituzione sopra descritta - solo che molte non sono arrivate fino al punto di stringere una lega di trib affini.
Ma possiamo anche osservare come - una volta data la "gens" come unit sociale - l'intera costituzione di "gentes", fratrie e trib proceda di necessit da tale unit - poich si tratta di un processo naturale. Tutti e tre sono gruppi consanguinei, di diversa gradazione, ognuno compiuto in s e capace di sbrigare le proprie faccende, ma ognuno complementare agli altri. E l'ambito degli affari che sono di loro pertinenza comprende la totalit delle pratiche pubbliche dei barbari dello stadio inferiore. Se dunque in un popolo troviamo che la "gens" ne  l'unit sociale, vi potremo anche cercare un'organizzazione della trib simile a quella che abbiamo descritto; e in quei casi in cui vi siano fonti a sufficienza, come per i greci e i romani, non solo la troveremo, ma ci persuaderemo anche del fatto che. dove le fonti ci piantino in asso, la comparazione con la costituzione sociale americana ci assister nelle incertezze e negli enigmi pi ardui.
Ed  davvero una costituzione magnifica, in tutta la sua infantile semplicit, questa costituzione gentilizia! Senza soldati, gendarmi e poliziotti, senza nobilt, re, governatori, prefetti o giudici, senza carceri e senza processi, tutto segue il suo corso ordinato. Ogni contesa o diverbio viene decisa dall'insieme di coloro che la lite riguarda, dalla "gens" o dalla trib, o dalle singole "gentes" tra loro. Soltanto come estremo rimedio, cui si ricorre raramente, si minaccia la vendetta di sangue, di cui la nostra pena di morte non  altro che la forma civilizzata, carica di tutti i vantaggi e gli svantaggi della civilt. Bench vi siano molti pi affari comuni di oggi - l'amministrazione della casa  comune a un gruppo di famiglie, ed  di tipo comunista, il terreno  di propriet della trib, solo gli orticelli sono temporaneamente attribuiti alle amministrazioni domestiche -, non c' tuttavia bisogno nemmeno di un tantino del nostro prolisso e intricato apparato amministrativo. Sono gli interessati a decidere e, nella maggioranza dei casi, un'usanza in vigore da secoli ha gi disciplinato ogni cosa. Non possono esistere n poveri n bisognosi - l'amministrazione domestica di tipo comunista e la "gens" sanno quali doveri hanno nei confronti dei vecchi, dei malati e degli invalidi di guerra. Tutti sono eguali e liberi - anche le donne. Non c' ancora alcuno spazio per gli schiavi, e nemmeno, di regola, per l'asservimento di trib straniere. Quando gli irochesi, verso il 1651, sconfissero gli erie e la nazione neutrale, offrirono loro di entrare nella lega con pari diritti; solo quando i vinti non accettarono essi vennero cacciati dal loro territorio. E che genere di uomini e donne possa produrre una tale societ la prova l'ammirazione di tutti i bianchi che si siano incontrati con indiani incorrotti, davanti alla dignit personale, alla forza di carattere e al valore di questi barbari.
Abbiamo avuto esempi molto recenti di questo valore in Africa. Gli zul alcuni anni fa, come i nubiani un paio di mesi fa - trib queste presso le quali le istituzioni gentilizie non si sono ancora estinte - hanno fatto qualcosa che nessun esercito europeo  in grado di fare. Armati solo di lance e giavellotti, privi di armi da fuoco, sono avanzati, nella tempesta di proiettili dei fucili a retrocarica della fanteria inglese - considerata la migliore del mondo nel combattimento a ranghi serrati - fino alle baionette, ed hanno gettato pi di una volta nello scompiglio la fanteria nemica, mettendola addirittura in fuga, nonostante la colossale disparit di armamento e sebbene non fossero mai stati militari e non sapessero che cosa significa fare le esercitazioni. Quanto siano in grado di sopportare, e quali imprese compiere, lo prova il disappunto degli inglesi, secondo i quali uno zul percorre in 24 ore un cammino pi lungo, e con maggiore velocit, di un cavallo - il suo pi piccolo muscolo scatta, duro e temprato, simile ad una frusta, dice un pittore inglese.
Questo era l'aspetto degli uomini e della societ umana prima che avesse luogo la separazione in classi. E se confrontiamo le loro condizioni a quelle dell'enorme maggioranza degli uomini civili del nostro tempo, enorme  la differenza tra l'odierno proletario o piccolo contadino e l'ultimo membro libero d'una "gens".
Questa  una faccia della questione. Non dimentichiamo per che questa organizzazione era votata al fallimento. Essa non si spinge oltre la trib; la lega delle trib mostra gi l'inizio delle sue esequie, come si vedr e come gi si  visto a proposito dei tentativi di asservimento degli irochesi. Tutto ci che era al di fuori della trib era al di fuori del diritto. Dove non ci fosse un espresso trattato di pace regnava la guerra tra trib e trib, condotta con l'atrocit che distingue gli uomini dagli altri animali e che solo in seguito verr mitigata dall'interesse. La costituzione gentilizia, al culmine del suo sviluppo, come la vediamo in America, presuppone una produzione quanto mai limitata, di conseguenza una popolazione estremamente scarsa su un territorio di vaste dimensioni; quindi una quasi completa soggezione dell'uomo da parte della natura esterna, che gli si erge innanzi estranea e sconosciuta, il che si rispecchia nell'infantilismo delle idee religiose. La trib rimane la frontiera dell'uomo, tanto verso l'estraneo quanto verso se stesso: la trib, la "gens" e le loro istituzioni erano sacre e intangibili, erano un potere superiore concesso dalla natura, cui l'individuo restava incondizionatamente soggetto nel suo modo di sentire, di pensare e di agire. Per quanto gli uomini di quest'epoca ci sembrino grandiosi, essi non si differenziano ancora l'uno dall'altro, sono ancora attaccati, per dirla con Marx, al cordone ombelicale della collettivit naturale. Il potere di questa comunit naturale doveva essere spezzato - venne spezzato. Ma ci avvenne per mezzo di influssi che ci si presentano fin dal principio come una degradazione, come una caduta peccaminosa dalla semplice altezza morale dell'antica societ gentilizia. Sono i pi meschini degli interessi - volgare avidit, brutale brama di piaceri, sordida avarizia, egoistico furto della propriet comune -, ad inaugurare la nuova, civile societ di classe; sono i mezzi pi infami - furto, violenza, perfidia e tradimento - a scalzare l'antica societ gentilizia senza classi e a condurla in rovina. E la stessa nuova societ, durante i suoi due millenni e mezzo di vita, non  mai stata null'altro che lo sviluppo di una piccola minoranza a spese della grande maggioranza degli sfruttati e degli oppressi, e lo  ora pi che mai.
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Capitolo 4.
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LA GENS GRECA.
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I greci, come i pelasgi e altri popoli di ceppo affine, erano organizzati fin dall'epoca della preistoria secondo la stessa serie organica degli americani: "gens", fratria, trib, lega di trib. A volte, come presso i dori, la fratria poteva mancare; la lega di trib non s'era ancora necessariamente sviluppata dappertutto, ma in tutti i casi l'unit era costituita dalla "gens". Nel tempo in cui i greci entrano nella storia, essi si trovano alle soglie della civilt; tra loro e le trib americane da noi trattate in precedenza si situano quasi due interi periodi di sviluppo, che segnano la superiorit dei greci dell'et eroica rispetto agli irochesi. La "gens" greca non  dunque pi quella degli irochesi, niente affatto; le tracce del matrimonio di gruppo cominciano ad essere significativamente confuse. Il matriarcato ha ceduto il passo al patriarcato; in questo modo la crescente ricchezza privata ha aperto il primo varco nella costituzione gentilizia. Da questo primo varco ne deriv un secondo: poich il patrimonio di una ricca ereditiera sarebbe passato, in seguito all'introduzione del diritto patriarcale, all'uomo cui si fosse unita in matrimonio, e cio ad un'altra "gens", si infransero le basi di tutto il diritto gentilizio, e non solo si permetteva, ma in questo caso si "esigeva" addirittura, che la ragazza si sposasse all'interno della "gens", cosicch questa potesse conservare il suo patrimonio.
La "gens" ateniese, secondo la storia greca di Grote, veniva tenuta insieme soprattutto da:

1. Cerimonie religiose comuni e diritto esclusivo di sacerdozio in onore di un dio particolare, il presunto progenitore della "gens", che in quanto tale veniva designato con un particolare attributo.

2. Comuni luoghi di sepoltura (confer "Eubulides" di Demostene).

3. Reciproco diritto di ereditariet.

4. Impegno di aiuto, difesa e assistenza reciproci in caso di aggressione.

5. Reciproco diritto e dovere di contrarre matrimonio all'interno della "gens", particolarmente nel caso che si trattasse di un'orfana o di un'ereditiera.

6. Possesso, se non altro in taluni casi, di propriet comune, con un proprio arconte (capo) e un tesoriere.
Inoltre, pi "gentes" erano legate dalla loro unione nella fratria, seppure non in modo stretto; tuttavia troviamo anche qui analoghi diritti e doveri reciproci, in specie la comunanza di particolari pratiche religiose e il diritto di procedere alla vendetta quando venisse ucciso un membro della fratria. L'insieme delle fratrie di una trib aveva, a sua volta, comuni cerimonie sacre ad intervalli regolari, sotto la presidenza di un "phylobasilus" (capotrib) eletto fra i nobili (eupatridi).
Fin qui Grote. Aggiunge Marx: Dietro la "gens" greca fa capolino il selvaggio (ad esempio l'irochese), e in maniera evidente. Ci diventer ancora pi inconfondibile con l'ulteriore procedere della nostra indagine.
Allo stesso modo sono caratteristiche della "gens" greca:

7. Discendenza secondo il diritto patriarcale.

8. Proibizione del matrimonio all'interno della "gens" eccetto che nel caso di ereditiere.
Questa eccezione, e la sua formulazione imperativa, dimostrano la validit dell'antica norma. Ci deriva parimenti dal principio comunemente vigente secondo cui la donna, sposandosi, rinunciava ai riti religiosi della sua "gens" e si convertiva a quelli del marito, nella cui fratria veniva anche registrata. In base a questo, il matrimonio al di fuori della "gens" costituiva la regola, come anche secondo un celebre passo di Dicearco, e Becker, in "Charikles", ammette senz'altro che a nessuno fosse consentito contrarre matrimonio all'interno della sua propria "gens".

9. Il diritto di adozione nella "gens"; esso aveva luogo tramite adozione in una famiglia, ma con formalit pubbliche e solo in via eccezionale.

10. Il diritto di eleggere e deporre il capo. Sappiamo che ogni "gens" aveva il suo arconte, ma non risulta in nessun luogo che tale carica, in particolari famiglie, fosse ereditaria. Fino alla fine della barbarie  lecito avanzare supposizioni contrarie all'ereditariet tassativa, che  in totale discordia con delle condizioni in cui ricchi e poveri, all'interno della "gens", godevano di diritti completamente uguali.
Non solo Grote, ma anche Niebuhr, Mommsen e tutti gli altri storiografi dell'antichit classica che abbiamo avuto finora, sono naufragati contro lo scoglio della "gens". Quantunque essi abbiano annotato con precisione molte delle sue caratteristiche, essi vi hanno sempre visto un "gruppo di famiglie", rendendosi in tal modo impossibile la comprensione della natura e della origine della "gens". Nella costituzione gentilizia la famiglia non  mai stata un'unit organizzativa, n le era possibile esserlo, in quanto marito e moglie facevano necessariamente parte di due "gentes" diverse. La "gens" rientra interamente nella fratria, questa nella trib; la famiglia  assorbita per met nella "gens" del marito, per l'altra in quella della moglie. Anche lo Stato, nel diritto pubblico, non riconosce la famiglia; fino ad oggi essa esiste solamente nel diritto privato. Eppure tutta la storiografia avutasi sinora prende le mosse dall'assurda premessa, divenuta inattaccabile soprattutto nel diciottesimo secolo, che la singola famiglia monogamica, appena pi antica della civilt, sia la molecola attorno alla quale, poco a poco, si siano venuti cristallizzando societ e Stato.

Si deve inoltre far notare al signor Grote - aggiunge Marx - che, bench i greci facciano derivare le loro "gentes" dalla mitologia, esse sono pi antiche della mitologia "da loro stesse" creata, con i suoi di e semidei.

Morgan cita di preferenza Grote, considerandolo un testimone autorevole e al tempo stesso del tutto insospettabile. Grote racconta inoltre che ogni "gens" ateniese aveva un nome che derivava da un suo presunto progenitore; e che, prima di Solone comunemente, in seguito in assenza di testamento, i soci gentilizi ("genntes") del defunto ne ereditavano il patrimonio, e che, in caso di omicidio, anzitutto i parenti, poi i membri della "gens", infine quelli della fratria dell'ucciso, avevano il diritto e il dovere di procedere in tribunale contro il colpevole:

tutto ci che vediamo delle antiche leggi ateniesi si basa sulla divisione in "gentes" e fratrie.

La discendenza delle "gentes" da antenati comuni ha procurato un arduo rompicapo ai filistei scolastici (Marx). Poich questi, naturalmente, fanno passare la "gens" per puramente mitica, ecco che non possono affatto spiegarsi la nascita di una "gens" da famiglie in origine non imparentate e che vivono l'una accanto all'altra, e tuttavia devono venire a capo di questo enigma anche solo per spiegarsi l'esistenza delle "gentes". Si fa allora uso di un mare di parole che si muovono in un circolo vizioso, senza riuscire mai ad oltrepassare la seguente enunciazione; l'albero genealogico  veramente un'invenzione, ma la "gens"  una realt, e si finisce col dire, come fa Grote, quanto segue - con interpolazioni di Marx:

E' raro sentir parlare di questo albero genealogico, poich esso viene portato in pubblico solo in casi particolarmente solenni. Ma le "gentes" minori avevano comuni pratiche religiose (strano questo, Mister Grote!), un comune antenato soprannaturale e un comune albero genealogico, proprio come quelle pi celebri (cosa davvero strana, signor Grote, per delle "gentes minori"!); il piano fondamentale e la base ideale (egregio signore, non "ideale", ma carnale, "germanice fleischlich") erano eguali per tutti.

Marx ricapitola poi come segue la replica di Morgan:

Il sistema di consanguineit che corrisponde alla "gens" nel suo modello originario - e i greci, come tutti gli altri mortali, l'hanno una volta posseduta - conservava la consapevolezza della parentela di tutti i membri di tutte le "gentes". Era la prassi che insegnava loro fin dall'infanzia tutto ci, di importanza cos decisiva per loro. Con la famiglia monogamica ci cadde nell'oblio. Il nome gentilizio dava origine ad un albero genealogico al cospetto del quale quello della singola famiglia appariva privo d'importanza. Era ormai tale nome a dover provare l'effettiva discendenza comune dei suoi detentori; ma l'albero genealogico della "gens" risaliva cos indietro nel tempo che i suoi membri non potevano pi dimostrare la loro reale parentela reciproca salvo che per un ristretto numero di casi relativi ad antenati comuni recenti. Il nome stesso era la prova della comune genealogia, e la prova decisiva, a parte i casi di adozione. All'opposto sta l'effettiva negazione di qualsiasi parentela tra i soci gentilizi " la" Grote e Niebuhr, che hanno trasformato la "gens" in una creazione puramente fantastica e fittizia, meritevole di esegeti ideali, cio incapaci di mettere il naso fuori di casa. Dato che la concatenazione delle stirpi, particolarmente con la nascita della monogamia, sembra sparire sullo sfondo, e il passato viene rispecchiato nelle creazioni della fantasia mitologica, i galantuomini filistei ne hanno dedotto, e tuttora ne deducono, che tale fantastico albero genealogico ha dato vita a "gentes" reali.

Come presso gli americani, la "fratria" era una "gens" madre divisa in pi "gentes" figlie, cui dava unit e che spesso faceva anche discendere, tutte, da un comune progenitore. Cos, secondo Grote, tutti i membri della stessa generazione che appartenessero alla fratria di Ecateo avevano lo stesso dio come capostipite di sedicesimo grado.
Tutte le "gentes" di questa fratria erano dunque, nel vero senso della parola, "gentes" sorelle. Ancora in Omero, la fratria compare come unit militare, in quel celebre passo in cui Nestore consiglia ad Agamennone: Disponi gli uomini per trib e per fratrie, sicch la fratria aiuti la fratria e la trib aiuti la trib. Inoltre essa ha il diritto e il dovere di procedere contro l'assassinio che venga commesso ai danni di un suo membro, ed ebbe quindi, in un'epoca precedente, anche l'obbligo della vendetta di sangue. Essa ha inoltre templi e solennit comuni; la formazione dell'intera mitologia greca era infatti condizionata essenzialmente dall'antico culto ariano della natura, nel modo in cui si venne sviluppando, e veniva celebrato, all'interno delle "gentes" e delle fratrie. Ancora, essa aveva un capo ("phratriarchos"), e, secondo De Coulanges, anche delle assemblee, poteva prendere deliberazioni vincolanti e possedeva competenze giuridiche ed amministrative. Persino il pi tardo Stato, che ignorava la "gens", lasci alla fratria certe occupazioni di carattere pubblico.
La trib  formata da pi fratrie imparentate. In Attica esistevano quattro trib, ognuna di tre fratrie, che annoveravano trenta "gentes" ciascuna. Un'estensione dei gruppi regolata cos bene presuppone un consapevole, metodico intervento nell'ordinamento sorto naturalmente. Il modo, l'epoca e la ragione per cui tutto ci accadde, questo la storia greca, di cui gli stessi greci hanno conservato il ricordo solo fino all'epoca eroica inoltrata, non ce lo dice.
Tra i greci, concentrati in un territorio proporzionalmente piccolo, le differenze dialettali ebbero uno sviluppo di molto inferiore che non nelle ampie foreste americane; eppure anche qui troviamo che solo le trib che parlano lo stesso dialetto principale sono riunite in insiemi pi vasti, e perfino nella piccola Attica esisteva un dialetto particolare, che divenne in . seguito, come lingua in prosa comune, quello dominante.
Nei poemi omerici le trib greche ci si mostrano gi, in maggioranza, riunite in piccole nazioni, al cui interno per "gentes", fratrie e trib mantenevano ancora completa autonomia. Esse dimoravano di gi in citt fortificate con mura; la popolazione aumentava con l'allargarsi degli armenti, dell'agricoltura e dell'incipiente artigianato; aumentarono cos le differenze di ricchezze, e con esse, nell'ambito dell'antica democrazia naturale, l'elemento aristocratico. Questi piccoli popoli condussero guerre incessanti per il possesso delle regioni migliori, e forse anche per motivi di bottino; la schiavit dei prigionieri di guerra era gi riconosciuta come un'istituzione.
La costituzione di queste trib e di questi piccoli popoli era, a quel tempo, la seguente:

1. Autorit stabile era il "consiglio" ("bul"), in origine formato verisimilmente dai capi delle "gentes"; in seguito, quando il loro numero fu di troppo cresciuto, da una selezione, che offriva l'occasione di sviluppare e rafforzare l'elemento aristocratico: anche Dionisio, del resto, afferma addirittura che il consiglio, nell'epoca eroica, era formato dai nobili ("kratistoi"). Al consiglio spettava di giungere alle decisioni conclusive negli affari importanti; cos in Eschilo quello di Tebe, che prende la decisione, in quella situazione determinata, di seppellire Eteocle con tutti gli onori, ma di gettare in pasto ai cani il cadavere di Polinice. Questo consiglio si trasforma, con l'istituzione dello Stato, nel senato dell'epoca seguente.

2. L'"assemblea popolare" ("agor"). Avevamo visto come, tra gli irochesi, il popolo, uomini e donne, fosse presente alle riunioni del consiglio, vi potesse parlare ordinatamente, influenzando cos le sue decisioni. Tra i greci di Omero tale presenza, per servirci di un'espressione giudiziaria dell'antico tedesco, si  gi sviluppata in una completa assemblea popolare, proprio come accadeva tra i tedeschi dell'et primitiva. Essa veniva convocata dal consiglio per deliberare su questioni importanti; ogni uomo vi poteva prendere la parola. La decisione veniva presa per alzata di mano (confer Eschilo nelle "Supplici") oppure per acclamazione. Essa era, in ultima istanza, sovrana, dato che, come dice Schoemann ("Griechische Alterthmer"),

se si tratta di una faccenda per la cui attuazione  richiesta la cooperazione del popolo, Omero non ci rivela alcun mezzo con cui questo potesse esservi costretto contro la sua volont.

In questo periodo, in cui ogni membro maschile adulto della trib era un guerriero, non esisteva ancora alcun potere pubblico separato dal popolo che gli si potesse opporre. La democrazia naturale era ancora nel suo splendore, e questo deve restare il punto di partenza per un giudizio critico del potere e della posizione tanto del consiglio quanto del "basilus".

3. Il comandante militare ("basilus"). A questo proposito Marx osserva:

Gli eruditi europei, per lo pi servi innati del principe, hanno fatto del "basilus" un monarca nel senso moderno della parola. Contro ci protesta lo "yankee" repubblicano Morgan. Egli dice, in modo molto ironico ma vero, a proposito dell'untuoso Gladstone e della sua "Juventus Mundi": Il signor Gladstone ci presenta i capi greci dell'et eroica come dei re e dei principi, aggiungendo che essi sarebbero anche dei "gentlemen"; ma egli stesso deve convenire su questo: in complesso, ci sembra di trovare l'usanza o la legge della primogenitura definita a sufficienza, ma senza eccessivo rigore.

Ma forse si paleser perfino al signor Gladstone che un ordine di primogenitura determinato da clausole a sufficienza, ma senza una rigorosa precisione, vale proprio come se non esistesse.
Abbiamo visto quale fosse la situazione dell'eredit delle cariche di capo tra gli irochesi e gli altri indiani. Tutte le cariche erano elettive, per lo pi all'interno di una "gens", e perci ereditabili nel suo ambito. In caso di vacanza, il parente gentilizio pi stretto - fratello o figlio di sorella - veniva successivamente preferito; sempre che non esistessero delle ragioni per oltrepassarlo. Se dunque tra i greci, sotto il diritto patriarcale, la carica di "basilus" passava di norma al figlio o a uno dei figli, con ci si prova soltanto che qui i figli potevano succedere al padre per elezione popolare, ma non prova affatto l'esistenza di una successione valida senza l'elezione popolare. Ci di cui qui si tratta rappresenta, tra i greci e gli irochesi, l'embrione iniziale di famiglie nobili particolari all'interno delle "gentes", e tra i greci, inoltre, l'abbozzo di un comando o monarchia ereditaria a venire. E' dunque lecito supporre che, tra i greci, il "basilus" dovesse essere eletto dal popolo, oppure confermato dagli organi da esso riconosciuti - consiglio o "agor", come valeva per il re ("rex") romano.
Nell'"Iliade" il dominatore d'uomini Agamennone non appare come il re supremo dei greci, ma come capo supremo di un esercito federale davanti ad una citt assediata. E Ulisse richiama l'attenzione su questa sua caratteristica, allo scoppiare di un dissidio tra i greci, nel celebre passo: Non va bene che siano in molti a comandare; uno solo sia il comandante eccetera. (in cui inoltre si trova il verso tanto conosciuto con lo scettro, che  un'aggiunta pi tarda).

Ulisse non sta qui tenendo una lezione su una forma di governo, ma sta richiedendo obbedienza nei confronti del supremo capo militare. Tra i greci, che davanti a Troia ci si presentano solo come un esercito, tutto avviene in maniera abbastanza democratica nell'"agor". Quando Achille parla di regali, cio della spartizione del bottino, non fa mai compiere questa operazione n ad Agamennone n ad un altro "basilus", ma ai 'figli degli Achei', cio al popolo. I titoli: generato da Zeus, nutrito da Zeus, non dimostrano nulla, perch "ogni gens" discende da una divinit, quella del capotrib gi da una divinit 'aristocratica' - qui Zeus. Persino chi non sia libero personalmente, come il porcaro Eumeo e altri, sono divini ("dioi" e "theioi"), e questo avviene nell'"Odissea", cio in un periodo di molto pi tardo di quello dell'"Iliade"; nella stessa "Odissea" l'appellativo di eroe viene anche conferito all'araldo Mulio, come pure al cantore cieco Demodoco. In breve, il termine "basilia", usato dagli scrittori greci per la cosiddetta monarchia omerica (poich la guida dell'esercito era il suo attributo principale), affiancata dal consiglio e dall'assemblea popolare, ha un solo significato: democrazia militare (Marx).

Oltre alle competenze militari, il "basilus" aveva anche quelle sacerdotali e giudiziarie: le seconde non meglio definite, le prime conferitegli in base alla sua qualit di rappresentante supremo della trib o della lega di trib. Non si fa mai parola di competenze civili, amministrative; sembra per che egli, a causa del suo ufficio, facesse parte del consiglio. Tradurre "basilus" con "Knig" [re] significa dunque rispettare fedelmente l'etimologia, dato che "Knig" ("kuning") deriva da "kuni", "knne", e significa capo di una "gens". L'attuale significato della parola re non  per per nulla corrispondente a quello che aveva "basilus" nell'antica Grecia. Tucidide chiama espressamente l'antica "basilia patrik", cio derivata da "gentes", e afferma che essa avrebbe avuto facolt determinate con precisione, dunque limitate. E Aristotele afferma che la "basilia" dell'epoca eroica sarebbe stata un comando su uomini liberi, e che il "basilus" sarebbe stato un comandante militare, giudice e gran sacerdote, e dunque non aveva il potere di governare (6).
Nella costituzione greca dell'epoca eroica possiamo dunque osservare l'antica organizzazione gentilizia ancora nel pieno delle sue forze, ma gi anche agli albori del declino: patriarcato con trasmissione ereditaria del patrimonio ai .figli, col che si agevol l'accumulazione della ricchezza nella famiglia, che divenne, nei confronti della "gens", una potenza; ripercussione della disparit di ricchezze all'interno della costituzione, con formazione dei primi accenni ad una nobilt e ad una monarchia ereditaria; schiavit, in un primo momento ancora ristretta ai soli prigionieri di guerra, ma che gi spiana il cammino al soggiogamento dei propri soci di trib e persino di "gens"; l'antica guerra tra trib e trib, che gi degenerava in sistematico brigantaggio per terra e per mare, alla conquista di bestiame, schiavi, tesori, vera e propria forma di guadagno; in breve, la ricchezza esaltata e rispettata come bene supremo, e un abuso degli antichi ordinamenti gentilizi volto a giustificare il furto violento di ricchezze. Una cosa sola ancora mancava: un'istituzione che potesse non solo assicurare ricchezze recentemente acquisite dai singoli dalle tradizioni di tipo comunista dell'ordinamento gentilizio, che non solo santificasse la propriet privata, prima cos disprezzata, e proclamasse che tale santificazione era il fine supremo di ogni comunit umana, ma che provvedesse del marchio della generale approvazione sociale le nuove forme di guadagno della propriet, che si andavano sviluppando l'una dietro l'altra, e di conseguenza la crescita vieppi frenetica della ricchezza. Una istituzione, insomma, che perpetuasse non solo la nascente divisione della societ in classi, ma anche il diritto della classe abbiente allo sfruttamento dei non abbienti, e il dominio di quella su questa. E questa istituzione arriv. Fu inventato lo "Stato".
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Capitolo 5.
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NASCITA DELLO STATO ATENIESE.
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Come si sia sviluppato lo Stato, mentre gli organi della costituzione gentilizia venivano in parte riformati, in parte soppressi dall'inserimento di nuovi organi, infine completamente rimpiazzati da vere e proprie autorit statali; mentre, al posto di quel reale popolo in armi che badava da s alla sua difesa, con le sue "gentes", fratrie e trib, subentrava un potere pubblico armato, obbligato a servire queste autorit statali, utilizzabile quindi anche contro il popolo - tutto ci non lo possiamo seguire da nessuna parte meglio che nell'antica Atene, almeno per il primo tratto. Le trasformazioni formali sono state, nella loro sostanza, esposte da Morgan, mentre il soggetto economico che le produce l'ho dovuto in gran parte aggiungere io.
Nell'et eroica le quattro trib degli ateniesi risiedevano ancora in territori distinti dell'Attica; sembra che perfino le dodici fratrie da cui erano composte avessero ancora sedi separate nelle dodici citt di Cecrope. La costituzione restava quella dell'epoca eroica: assemblea popolare, consiglio popolare, "basilus". Fino al periodo in cui giunge la storia scritta, il possesso del terreno era gi ripartito e passato in propriet privata, conformemente alla produzione di merci, gi proporzionalmente sviluppata sul finire dello stadio superiore della barbarie, ed al corrispondente commercio di merci. Oltre al grano, si producevano vino e olio; il commercio marittimo nell'Egeo fu sottratto in misura crescente ai fenici e cadde in gran parte nelle mani degli abitanti dell'Attica. Con la compravendita della propriet terriera, con il procedere della divisione del lavoro tra agricoltura e artigianato, commercio e navigazione, i membri delle "gentes", delle fratrie e delle trib dovettero ben presto mischiarsi tra loro, e il distretto della fratria e della trib dovette ricevere degli abitanti che, sebbene concittadini, non facevano per parte di questi corpi, ed erano perci stranieri nella loro stessa dimora. Ogni fratria e trib, infatti, in periodi tranquilli, sbrigava da s le proprie faccende, senza mandarle in consultazione ad Atene al consiglio popolare o al "basilus". Chi per risiedeva nel territorio della fratria o della trib senza farne parte, non poteva ovviamente partecipare in alcun modo a questa amministrazione.
L'ordinata procedura degli orfani della costituzione gentilizia giunse cosi ad un tale stato di disordine che gi nell'epoca eroica si sent il bisogno di un rimedio. Venne introdotta la costituzione attribuita a Teseo. Il cambiamento consisteva soprattutto nell'aver istituito un'amministrazione centrale ad Atene; e cio, una parte delle faccende finora amministrate autonomamente dalla trib venne dichiarata pubblica e trasferita al consiglio comune che aveva sede in Atene. Gli ateniesi si spinsero cos un passo avanti rispetto a dove una qualsiasi popolazione indigena d'America fosse mai arrivata; alla semplice lega di trib che abitavano una accanto all'altra subentr la loro fusione in un unico popolo. Nacque da ci un comune diritto popolare ateniese, che sovrastava le consuetudini giudiziarie delle trib e delle "gentes"; il cittadino ateniese come tale otteneva diritti particolari e una nuova protezione giuridica anche nel territorio dove fosse straniero alla trib. Si era fatto cos il primo passo verso l'eliminazione della costituzione gentilizia; questa era infatti la prima mossa verso la successiva ammissione di cittadini che erano stranieri a tutte le trib dell'Attica e che restavano completamente estranei alla costituzione gentilizia ateniese. Una seconda istituzione che si attribuisce a Teseo era la ripartizione di tutto il popolo, senza riguardo a "gens", fratria o trib, in tre classi: "eupatridi" o nobili, "geomori" o agricoltori e "demiurghi" o artigiani, e l'assegnazione del diritto esclusivo di ricoprire cariche pubbliche ai nobili. A dire il vero, questa ripartizione non sort effetto, se si eccettua l'occupazione delle cariche da parte dei nobili, poich quanto al resto essa non creava alcuna distinzione giuridica tra le classi. Essa ha tuttavia importanza, perch getta luce sugli elementi sociali che si erano segretamente sviluppati. Essa dimostra che l'abituale occupazione di cariche gentilizie da parte di certe famiglie si era gi trasformata in un titolo, poro contestato, di queste famiglie alle cariche; che tali famiglie, gi potenti per la loro ricchezza anche senza bisogno di ci, cominciarono ad associarsi, al di fuori delle loro "gentes", in una propria classe privilegiata, e che lo stato appena nato consacr questa arrogante pretesa. Ancora, essa mostra che la divisione del lavoro tra agricoltori e artigiani aveva gi raggiunto una solidit sufficiente per contestare l'importanza sociale prioritaria dell'articolazione per "gentes" e trib. Infine, essa proclama l'incompatibile contrasto tra societ gentilizia e Stato; la prima esperienza della formazione di uno stato consiste nello smembrare le "gentes", dividendone i membri di ognuna in privilegiati e non, e procedendo ad un'ulteriore divisione di questi ultimi in due classi professionali, contrapponendoli in tal modo gli uni agli altri.
Abbiamo una conoscenza solo incompleta della successiva storia politica di Atene fino a Solone. La carica di "basilus" venne a cadere; ai vertici dello Stato subentrarono arconti eletti dalla nobilt. Il dominio della nobilt continu a crescere fino a diventare, intorno al 600 prima dell'et volgare, insopportabile. Per esser precisi, lo strumento principale per l'oppressione della comune libert era il denaro e l'usura. La nobilt risiedeva principalmente ad Atene e nei suoi dintorni, dove il commercio marittimo, unitamente ad una occasionale pirateria, la arricchiva, con la concentrazione della ricchezza monetaria nelle sue mani. Di qui l'economia monetaria in sviluppo penetr, con l'azione di un acido corrosivo, nella tradizionale esistenza delle comunit rurali, fondata su un'economia naturale. La costituzione gentilizia  del tutto incompatibile con un'economia monetaria; la rovina dei contadini dei piccoli appezzamenti attici coincise con l'allentarsi dei vincoli gentilizi che anticamente li abbracciavano proteggendoli. L'obbligazione e l'ipoteca sui beni (gli ateniesi avevano infatti inventato anche l'ipoteca) non rispettavano n la "gens" n la fratria. E l'antica costituzione gentilizia non contemplava il denaro, il prestito o il debito. Perci, il dominio monetario della nobilt, che continuava ad estendersi con sempre maggior vigore, form anche un nuovo diritto consuetudinario che assicurasse la certezza del creditore nei confronti del debitore, onde consacrare lo sfruttamento che il possessore di denaro esercitava ai danni del piccolo contadino. Tutti i terreni coltivabili dell'Attica erano coperti da cippi ipotecari, su cui era registrato che il fondo che li portava era ipotecato a favore di tizio o di caio per questa o quella cifra di denaro. I campi che non fossero contrassegnati in questa maniera erano stati in gran parte gi venduti per lo scadere delle ipoteche o degli interessi, ed erano cos passati a far parte dei possedimenti dello strozzino nobile; il contadino aveva di che essere contento se gli era concesso di rimanere ad abitare l come affittuario e di vivere con "un sesto" dei proventi del suo lavoro, di cui ne doveva pagare, in fitto, "cinque sesti" al suo nuovo padrone. E ancora. Se quanto si ricavava dalla vendita del terreno non era sufficiente alla copertura del debito, o se esso era stato contratto senza garanzia ipotecaria, il debitore, per poter pagare, era costretto a vendere i suoi figli all'estero come schiavi. Il padre che vende i suoi figli - questo era il primo risultato del patriarcato e della monogamia! Se poi il vampiro non si sentiva ancora sazio, aveva il potere di vendere lo stesso debitore come schiavo. Questi i deliziosi albori della civilt presso il popolo ateniese.
In precedenza, quando il popolo viveva ancora in condizioni corrispondenti alla costituzione gentilizia, uno sconvolgimento di tal fatta sarebbe stato impossibile; e adesso era avvenuto, e non si sapeva come. Ritorniamo per un momento ai nostri irochesi. Sarebbe stato inconcepibile, tra loro, uno stato di cose quale si era imposto agli ateniesi senza che essi, per cos dire, muovessero un dito, e di certo contro la loro volont. L, il modo di produrre i mezzi di sostentamento, che rimaneva costante per anni e anni, non poteva mai dar luogo a conflitti imposti dall'esterno, n ad alcun contrasto tra ricco e povero, sfruttatore e sfruttato. Gli irochesi erano ancora molto lontani dal dominio della natura, ma, all'interno delle loro limitazioni naturali essi erano capaci di controllare la propria produzione. A parte i cattivi raccolti dei loro orticelli, l'esaurimento delle riserve di pesce nei loro laghi e fiumi, nonch della selvaggina nelle loro foreste, essi sapevano che cosa poteva risultare dal loro modo di procurarsi, lavorando, il proprio sostentamento. Ne potevano ricavare i mezzi di sussistenza vitali, fossero essi scarsi o abbondanti; mai, per, ne potevano risultare sconvolgimenti sociali non desiderati, rotture dei vincoli gentilizi, divisione dei membri della "gens" e della trib in classi antagoniste e in lotta fra loro. La produzione restava angustamente limitata, tuttavia i produttori dominavano il loro prodotto. Questo l'immenso pregio della produzione barbarica che si perse con l'avvento della civilt, la cui riconquista, sulla base per dell'enorme dominio sulla natura ormai conseguito da parte degli uomini, nonch della libera associazione adesso possibile, sar il compito delle generazioni future.
Tra i greci le cose andarono diversamente. La crescente propriet privata di armenti e di oggetti di lusso condusse allo scambio tra i singoli, alla metamorfosi dei prodotti in "merci". L'intero sconvolgimento che ne segu si trova qui in embrione. Non appena i produttori cessarono di consumare direttamente il proprio prodotto, scambiandolo invece con altri, essi ne persero il controllo. Non sapevano pi che cosa ne sarebbe accaduto, e divenne possibile che il prodotto, in un futuro, fosse adoperato contro il produttore, per il suo sfruttamento e oppressione. Di conseguenza nessuna societ che non abolisca lo scambio tra singoli individui  in grado di conservare a lungo il controllo della propria produzione, nonch degli effetti sociali che da essa derivano.
Gli ateniesi ebbero modo di provare con quanta rapidit, una volta sorto lo scambio tra individui e avvenuta la trasformazione dei prodotti in merci, il prodotto faccia sentire il suo dominio sul produttore. Insieme alla produzione di merci giunse la coltivazione del suolo da parte di individui per proprio conto, e quindi ben presto la propriet fondiaria individuale. Venne poi il denaro, la merce universale, con cui ogni altra poteva esser scambiata; ma gli uomini, inventando il denaro, non pensarono di dar vita in tal modo ad una nuova potenza sociale, a quell'"unica" potenza universale cui l'intera societ doveva sottomettersi. E fu questa nuova potenza, emersa d'improvviso all'insaputa e contro la volont dei suoi stessi creatori, ad esser quella che, in tutta la brutalit del suo impeto giovanile, fece provare il suo dominio agli ateniesi.
Che si doveva fare? L'antica costituzione gentilizia non aveva solo mostrato la sua impotenza a contrastare la marcia trionfale del denaro, ma anche la sua totale incapacit di trovare, nel suo ambito, anche solo un po' di spazio per cose come il denaro, il creditore e il debitore, la riscossione forzata dei debiti. Ormai, per, la nuova potenza sociale esisteva, e i pii desideri, nostalgie di ritorno del buon tempo antico, non riuscirono a scacciare dal mondo il denaro e l'usura. Per giunta, una serie di altri varchi secondari si erano aperti nella costituzione gentilizia. La disordinata distribuzione di membri di "gentes" e fratrie su tutto il territorio attico, e in special modo nella citt di Atene, era aumentata generazione dopo generazione, nonostante che, anche allora, un ateniese potesse vendere i suoi terreni al di fuori della sua "gens", ma non della sua abitazione. La divisione del lavoro tra le diverse branche della produzione - agricoltura, artigianato e sue innumerevoli sottospecie, commercio, navigazione eccetera - aveva raggiunto uno sviluppo sempre pi completo con i progressi dell'industria e dei trasporti; la popolazione era ora divisa secondo il suo lavoro in gruppi abbastanza stabili, ognuno dei quali aveva una serie di interessi in comune, ai quali la "gens" o la fratria non lasciava alcuno spazio e che rendevano dunque necessari, per il loro disbrigo, nuovi uffici. Gli schiavi erano significativamente aumentati di numero, e dovevano gi allora esser molto pi numerosi degli ateniesi liberi; la costituzione gentilizia, in origine, ignorava la schiavit, dunque anche un sistema per tenere a freno questa moltitudine di non liberi. Il commercio, infine, aveva condotto ad Atene una quantit di stranieri che vi presero dimora per le facilitazioni che si offrivano al guadagno, pur se l'antica costituzione non forniva loro nessun diritto o protezione, e, nonostante la tradizionale tolleranza, rimasero un corpo estraneo e di disturbo in seno al popolo.
Insomma, per la costituzione gentilizia si approssimava la fine. La societ, nella sua crescita, ne usciva fuori ogni giorno di pi; essa non poteva n arrestare n eliminare nemmeno i mali peggiori che erano nati sotto i suoi occhi. Nel frattempo, per, si era segretamente sviluppato lo stato. I nuovi gruppi creatisi con la divisione del lavoro, in un primo tempo tra citt e campagna, in seguito tra i diversi settori del lavoro urbano, avevano dato vita a nuovi organi per tutelare i loro interessi: erano state istituite cariche di ogni tipo. Il giovane Stato ebbe allora bisogno, in primo luogo di un potere suo proprio, che presso gli ateniesi, navigatori, non poteva non essere innanzitutto un potere navale, tanto per singole piccole guerre che per difendere le navi mercantili. Furono istituite, in un'epoca ignota anteriore a Solone, le "naucrarie", piccole circoscrizioni territoriali, dodici per trib; ogni "naucraria" doveva fornire, attrezzare ed equipaggiare una nave da guerra, e oltre a ci due soldati a cavallo. Tale istituzione indebol in due modi la costituzione gentilizia. Innanzitutto creando un potere pubblico, che non coincideva gi pi completamente con l'insieme del popolo armato; in secondo luogo dividendo per la prima volta il popolo, per scopi pubblici, non per gruppi di parentela, ma per l'"abitare insieme in un luogo". Si vedr quale significato avrebbe avuto questo fatto.
Se la costituzione gentilizia non poteva in alcun modo soccorrere il popolo sfruttato, non restava che lo Stato, allora al suo sorgere. E questo rec un tale aiuto con la costituzione di Solone, mentre allo stesso tempo si rafforzava ulteriormente ai danni dell'antica costituzione. Solone - non ci interessa qui il modo in cui avvenne la sua riforma, che cade nell'anno 594 prima dell'era volgare - inaugur la serie delle cosiddette rivoluzioni politiche, e precisamente con un intervento nella propriet. Tutte le rivoluzioni compiute finora sono state condotte per difendere un tipo di propriet da un altro tipo di essa. Non  loro possibile difendere l'uno senza danneggiare l'altro. Nella grande rivoluzione francese la propriet feudale venne immolata per trarre in salvo quella borghese; in quella di Solone la propriet dei creditori fu la vittima sacrificata a vantaggio di quella dei debitori. I debiti vennero semplicemente dichiarati nulli. Non conosciamo con precisione i particolari, ma Solone, nelle sue poesie, si gloria di aver rimosso i cippi ipotecari dai terreni indebitati, e di aver fatto rimpatriare le persone vendute o rifugiatesi all'estero per debiti. Solo un'aperta violazione della propriet rese possibile tutto ci. E infatti, dalla prima fino all'ultima delle cosiddette rivoluzioni politiche, esse sono state tutte compiute per difendere la propriet - "una" specie di essa - ed eseguite mediante confisca, detta anche furto, della propriet - di un'"altra" specie. Questo  tanto vero che, da due millenni e mezzo, la propriet privata si  potuta conservare solo mediante violazione della propriet.
La cosa importante, adesso, era per impedire la ricaduta dei liberi ateniesi in questo asservimento. In un primo momento ci si ottenne con provvedimenti di carattere generale, come per esempio il divieto di contratti di debito in cui fosse data in pegno la persona del debitore. Venne inoltre fissato un massimo per la propriet fondiaria che un singolo potesse possedere, per porre se non altro qualche limite all'avidit dei nobili verso il terreno dei contadini. In seguito per la costituzione venne modificata; ecco quelli che per noi sono i cambiamenti di maggiore importanza.
I membri del consiglio divennero quattrocento, cento per trib; in questo caso, quindi, la trib rimaneva la base. Questo fu per anche l'unico verso per cui l'antica costituzione venne introdotta entro il nuovo organismo statale. Per quel che riguarda il resto, infatti, Solone ripart i cittadini in quattro classi, secondo la loro propriet fondiaria e il loro reddito: 500, 300 e 150 medimni di grano (un medimno  pari a circa 41 litri) erano i redditi minimi per le prime tre classi; chi possedeva propriet terriere di minore entit, o non ne possedeva affatto, rientrava nella quarta classe. Tutte le cariche potevano essere occupate solo dai membri delle tre classi superiori, quelle pi alte solo da quelli della prima; la quarta classe aveva solo il diritto di parlare e votare nell'assemblea popolare, in cui per venivano eletti tutti i funzionari; ad essa costoro dovevano render conto del loro operato, qui venivano fatte tutte le leggi, e qui la quarta classe era in maggioranza. I privilegi dell'aristocrazia subirono un parziale rinnovamento sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il potere decisivo restava al popolo. Le quattro classi costituirono inoltre la base della nuova organizzazione dell'esercito. Le prime due fornirono la cavalleria; la terza doveva prestare servizio come fanteria pesante; la quarta come fanteria leggera, priva di corazza, oppure come fanteria di marina, e in questo caso  verosimile che essa venisse pagata.
Un elemento completamente nuovo venne dunque introdotto qui nella costituzione: la propriet privata. Diritti e doveri dei cittadini venivano proporzionati all'estensione della loro propriet fondiaria, e quanto pi le classi proprietarie acquistavano influenza, tanto pi gli antichi organismi di consanguineit venivano soppressi; la costituzione gentilizia era stata nuovamente sconfitta.
La commisurazione dei diritti politici al patrimonio non era tuttavia una di quelle istituzioni senza le quali Io Stato non poteva esistere; seppure essa ha giocato un ruolo di tanta importanza nella storia delle costituzioni degli stati, moltissimi di loro tuttavia, e in special modo duelli sviluppati in maniera pi compiuta, non ne hanno avuto bisogno. Anche ad Atene essa ha svolto una parte solo temporanea: dai tempi di Aristide ogni carica era aperta ad ogni cittadino.
Negli ottant'anni successivi la societ ateniese si mosse poco a poco in quella direzione in cui il suo sviluppo prosegu nei secoli seguenti. Era stato posto un freno alla fiorente usura fondiaria del periodo presolonico, come anche all'illimitata concentrazione della propriet terriera. Il commercio, l'artigianato e l'industria, esercitati su scala crescente con il lavoro degli schiavi, divennero i settori dominanti dell'attivit professionale. Si divent pi illuminati. Sul brutale sfruttamento iniziale dei propri concittadini prevalse quello degli schiavi e della clientela non ateniese. La propriet mobile, la ricchezza in denaro, schiavi e navi, continu a crescere, ma ormai non era pi un semplice mezzo per acquistare la propriet fondiaria come nell'angusta ottusit dei primi tempi, ma era diventata fine a se stessa. In conseguenza di ci, per un verso acquist forza una vittoriosa concorrenza all'antico potere nobiliare da parte della nuova classe abbiente, industriali e commercianti, per l'altro venne sottratto, ai resti dell'antica costituzione gentilizia, perfino l'ultimo campo d'azione. Le "gentes", fratrie e trib, i cui membri risiedevano ormai sparsi in tutto il territorio dell'Attica, completamente scombussolati, erano di conseguenza diventate del tutto inservibili come organismi politici; una gran quantit di cittadini ateniesi non faceva parte di nessuna "gens", in quanto immigrati che, sebbene fosse stato loro concesso il diritto di cittadinanza, non erano per stati ammessi in nessuno degli antichi organismi gentilizi; al loro fianco, inoltre, si trovava la quantit sempre crescente di immigrati stranieri che avevano solo la residenza, ma nessun altro diritto.
Nel frattempo si andavano sviluppando le lotte di parte; la nobilt tent di riconquistare i privilegi di cui aveva goduto, e riprese il sopravvento, finch la rivoluzione di Clistene (509 prima dell'era volgare) l'abbatte definitivamente; e con essa anche gli ultimi resti della costituzione gentilizia.
Clistene, nel fare la sua nuova costituzione, non tenne in alcun conto le quattro antiche trib fondate su "gentes" e fratrie. Egli le soppiant con un'organizzazione del tutto nuova, basata semplicemente sulla ripartizione dei cittadini secondo il luogo di residenza, come si era gi tentato di fare con le "naucrarie". A decidere non era pi l'appartenenza ad un ordine gentilizio, ma soltanto il domicilio; non fu il popolo ad esser diviso, ma il territorio, e gli abitanti, dal punto di vista politico, divennero dei puri e semplici accessori del territorio.
L'intero territorio dell'Attica venne diviso in cento distretti comunali, "demi", ognuno con amministrazione autonoma. In ogni "demos", i cittadini residenti ("demoti") eleggevano i loro capi (demarchi) e i tesorieri, nonch trenta giudici con competenza giudiziaria su cause minori. Essi conservavano pure un proprio tempio ed un nume o eroe tutelare, di cui eleggevano i sacerdoti. Nel "demos" il potere supremo si trovava nell'assemblea dei "demoti". Secondo la giusta osservazione di Morgan, si tratta del prototipo dei comuni urbani americani auto-governantisi. Con la stessa unit con cui lo stato moderno, al massimo del suo sviluppo, termina, inizia la sua vita il nascente Stato ateniese.
Dieci di queste unit, "demi", costituivano una trib, che per, a differenza dell'antica trib di stirpe, ricevette ora il nome di trib locale. Essa non era solo un corpo politico ad amministrazione autonoma, ma anche un'organizzazione militare; eleggeva il filarco, o capotrib, che comandava la cavalleria, i tassiarchi, che comandavano la fanteria, e gli strateghi, che erano a capo di tutti gli uomini arruolati nel territorio della trib. Essa forniva inoltre cinque navi da guerra, unitamente all'equipaggio e al comandante, e assumeva come patrono un eroe attico da cui prendeva nome. Infine, eleggeva cinquanta deputati al consiglio di Atene.
La tappa conclusiva si ebbe con lo Stato ateniese. Esso era governato dal consiglio, formato dai cinquecento membri eletti dalle dieci trib, e, in ultima istanza, dall'assemblea popolare, cui ogni cittadino di Atene aveva diritto di accesso e di voto; arconti e altri funzionari provvedevano inoltre ai vari settori amministrativi e alle diverse giurisdizioni. Un funzionario supremo, dotato di potere esecutivo, non esisteva ad Atene.
Gli organi costituzionali gentilizi, in seguito a questa nuova costituzione e all'ammissione di un grandissimo numero di residenti privi dei pieni diritti, in parte immigrati, in parte liberti, vennero estromessi dagli affari pubblici e decaddero ad associazioni private e a sette religiose. Tuttavia l'influenza morale, le concezioni e la mentalit tradizionali dell'antico periodo gentilizio, continuarono ad essere trasmessi ancora a lungo, e si estinsero solo a poco a poco. Tutto ci si manifest in una successiva istituzione statale.
Abbiamo visto che una delle caratteristiche essenziali dello Stato consiste in un potere pubblico separato dalla massa del popolo. In quel tempo Atene aveva solo un esercito popolare ed una flotta fornita direttamente dal popolo; questi la proteggevano nei confronti dell'esterno e tenevano a freno gli schiavi, che costituivano gi allora la grande maggioranza della popolazione. Il potere pubblico esistette in un primo tempo di fronte ai cittadini solo come polizia, che  antica quanto lo Stato; ecco perch i sinceri francesi del diciottesimo secolo non parlavano di popoli inciviliti, ma di popoli impoliziati ("nations polices"). Contemporaneamente al loro stato, gli ateniesi istituirono dunque anche una polizia, una vera e propria gendarmeria di arcieri a piedi e a cavallo - cacciatori, come si dice nella Germania meridionale e in Svizzera. Ma questa polizia era formata di "schiavi". Questo servizio da sbirro sembrava talmente avvilente al libero ateniese che egli preferiva farsi arrestare da uno schiavo armato piuttosto che prestarsi egli stesso a tale azione infamante. Questo era ancora l'antico modo di sentire gentilizio. Non poteva esserci uno Stato senza polizia, ma esso era ancora giovane e non godeva di sufficiente rispetto morale, da rendere rispettabile un mestiere che non poteva non apparire infame agli antichi membri gentilizi.
La rapida fioritura della ricchezza, del commercio e della industria dimostra in qual misura lo Stato, ormai compiuto nei suoi tratti essenziali, si conformasse alla nuova situazione sociale degli ateniesi. L'antagonismo di classe, base delle istituzioni sociali e politiche, non era pi quello tra nobilt e popolo comune, ma quello tra schiavi e liberi, residenti privi dei pieni diritti e cittadini. Al tempo del suo massimo splendore, l'intera cittadinanza libera ateniese, inclusi donne e bambini, consisteva di circa 90 mila persone, al cui fianco erano 365 mila schiavi di ambo i sessi e 45 mila residenti senza pieni diritti - stranieri e liberti. Per ogni cittadino adulto di sesso maschile c'erano dunque almeno diciotto schiavi e pi di due residenti senza pieni diritti. La gran quantit di schiavi era dovuta al fatto che molti di loro lavoravano insieme nelle manifatture, in vasti ambienti sorvegliati. Dallo sviluppo del commercio e dell'industria derivarono per l'accumulazione e la concentrazione della ricchezza in poche mani, l'impoverimento della massa dei liberi cittadini, cui rest solo da scegliere tra il fare concorrenza al lavoro degli schiavi con il proprio lavoro artigianale, cosa ritenuta infamante e meschina, e che prometteva scarsi risultati - oppure diventare degli straccioni. Date le circostanze, essi fecero quest'ultima cosa, portando cos alla rovina tutto lo Stato ateniese, dato che ne costituivano la massa. Non  stata la democrazia a mandare in rovina Atene, come sostengono i maestri di scuola europei, adulatori di principi, ma la schiavit, che mise al bando il lavoro del libero cittadino.
La nascita dello Stato ateniese offre un esempio particolarmente tipico della formazione dello Stato in generale, perch per un verso essa si svolge in modo completamente puro, senza intromissioni violente dall'esterno o dall'interno - l'usurpazione di Pisistrato non lasci alcun segno della sua breve esistenza -, e per l'altro fa emergere, direttamente dalla societ gentilizia, uno Stato dalla struttura formale molto avanzata, la repubblica democratica; infine perch possediamo una conoscenza sufficiente di tutte le sue particolarit essenziali.
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Capitolo 6.
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GENS E STATO A ROMA.
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Risulta, dalla leggenda della fondazione di Roma, che la prima colonia era costituita da una gran quantit di "gentes" latine (cento, secondo la leggenda) associate in una trib, cui si un assai presto una trib sabina, anche essa verosimilmente di cento "gentes", e infine una terza trib, composta di elementi diversi, che a quel che sembra aveva a sua volta cento "gentes". Si capisce a prima vista da tutta la narrazione che qui la "gens" era quasi l'unica cosa originaria, e che in alcuni casi essa stessa era soltanto una propaggine di una "gens" madre che continuava ad esistere nell'antica terra natia. L'impronta di una combinazione artificiale era facilmente riconoscibile nelle trib, sebbene esse fossero in massima parte composte di elementi apparentati, secondo l'esempio dell'antica trib, naturale e non artificiale; col che non vogliamo escludere che il nucleo di ognuna delle tre trib possa essere stato una reale antica trib. Il termine medio, la fratria, era formata da dieci "gentes" e aveva il nome di curia; c'erano perci trenta curie.
E' cosa riconosciuta che la "gens" romana fosse la stessa istituzione di quella greca; e se questa  la forma perfezionata di quella stessa unit sociale la cui forma originaria ci  mostrata dai pellerossa americani,  senz'altro cos anche per la "gens" romana. Qui possiamo dunque procedere pi speditamente.
Questa era la costituzione della "gens" romana, se non altro nell'epoca pi antica della citt:

1. Diritto ereditario reciproco tra membri della stessa "gens"; il patrimonio restava nell'ambito della "gens". Dato che nella "gens" romana, come in quella greca, regnava gi il diritto patriarcale, erano esclusi i discendenti in linea femminile. Secondo le leggi delle dodici tavole, il pi antico diritto romano scritto che conosciamo, gli eredi prioritari erano i figli, in quanto eredi naturali; se essi mancavano erano gli "agnati" (parenti in linea maschile); in loro assenza i membri della "gens". In ogni caso, il patrimonio rimaneva all'interno della "gens". Possiamo qui osservare la graduale penetrazione di nuove disposizioni giuridiche, prodotte dalla crescita della ricchezza e dalla monogamia, nell'ambito del costume gentilizio: il diritto ereditario, in origine eguale per tutti i membri della "gens", viene dapprima - e molto presto, come abbiamo accennato sopra - limitato dalla prassi agli agnati, infine ai figli e ai loro discendenti in linea maschile; ovviamente nelle dodici tavole quest'ordine appare invertito.

2. Possesso di una localit comune per la sepoltura. Quando la "gens" patrizia Claudia emigr da Regillo a Roma, essa ottenne un appezzamento di terreno per s, e oltre a questo un luogo per la comune sepoltura in citt. Ancora ai tempi di Augusto la testa di Varo, caduto nella selva di Teutoburgo, venne portata a Roma e sepolta nel "gentilitius tumulus"; la "gens" (Quintilia) possedeva dunque ancora un tumulo suo particolare.

3. Cerimonie religiose comuni. Queste, i "sacra gentilitia", sono conosciute.

4. Proibizione di contrarre matrimonio all'interno della "gens". Non sembra che questo divieto sia mai stato trasformato a Roma in una legge scritta, ma l'usanza rimase. Dell'infinit di coppie di coniugi romani i cui nomi ci sono stati tramandati, nemmeno una ha lo stesso nome gentilizio per marito e moglie. Tale regola viene paramenti confermata dal diritto ereditario. Sposandosi, la donna perde i suoi diritti agnatizi, abbandona la sua "gens", n lei n i suoi figli possono ereditare da suo padre o dai fratelli di lui, perch altrimenti la "gens" paterna perderebbe l'eredit. Ci ha un senso solo alla condizione che la donna non possa sposare un membro della sua stessa "gens".

5. Una propriet fondiaria comune. Essa c'era sempre stata nell'epoca delle origini, non appena si cominci a dividere la terra della trib. Tra le trib latine troviamo che la terra  in parte propriet della trib, in parte della "gens", in parte delle amministrazioni domestiche, in quel periodo difficilmente famiglie individuali. E' probabile che sia stato Romolo ad aver effettuato la prima spartizione della terra tra i singoli, assegnandone a ciascuno all'incirca un ettaro (due jugeri). Anche in epoca pi tarda, tuttavia, possiamo trovare la propriet fondiaria nelle mani della "gens", per tacere dell'agro pubblico, intorno al quale verte tutta la storia interna della repubblica.

6. Obbligo, per i membri della stessa "gens", alla reciproca difesa e assistenza. Di ci la storia scritta ci presenta soltanto dei brandelli; lo Stato romano si mostr fin dall'inizio talmente preponderante che il diritto alla protezione dalle ingiustizie pass a suo carico. All'arresto di Appio Claudio, la sua "gens" al completo si mise in lutto, perfino i suoi nemici personali. Al tempo della seconda guerra punica le "gentes" si unirono per ottenere il riscatto dei loro membri che erano stati fatti prigionieri in guerra; il senato lo "viet".

7. Diritto di portare il nome gentilizio. Esso rimase in vigore fino al periodo imperiale; ai liberti veniva concesso di assumere il nome gentilizio dei loro antichi padroni, ma non i diritti gentilizi.

8. Diritto di adottare stranieri nella "gens". Esso si effettuava mediante l'adozione in una famiglia (come tra gli indiani), che comportava l'ammissione nella "gens".

9. Non si accenna in nessun luogo al diritto di eleggere e deporre il capo. Poich tuttavia, quando Roma era ai suoi inizi, ogni carica veniva occupata per elezione o per nomina, a partire dal re elettivo in gi, e poich anche i sacerdoti delle curie venivano eletti da queste, possiamo supporre che avvenisse Io stesso per i capi ("principes") delle "gentes" - anche se l'elezione sempre da una sola famiglia era gi divenuta di regola nella "gens"
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Queste erano le facolt di una "gens" romana. Se si eccettua la gi compiuta transizione al diritto patriarcale, non sono altro che il fedele riflesso dei diritti e dei doveri di una "gens" irochese; anche qui  impossibile non vedere l'irochese che fa capolino.
Ecco solo un esempio di quale confusione, persino tra i nostri storici pi apprezzati, domini a proposito dell'ordinamento gentilizio romano. Nel saggio di Mommsen sui nomi propri romani del periodo repubblicano e augusteo ("Rmische Vorschungen", Berlin 1864, vol. 1) si legge:

Oltre che a tutti i membri maschili della stirpe, con l'ovvia esclusione degli schiavi, ma inclusi gli adottati e i protetti, il nome gentilizio spetta anche alle donne... La trib - (come Mommsen traduce qui "gens") - ... una comunit risultante da una comune discendenza - effettiva o supposta o anche immaginaria - unita da solennit, sepoltura ed eredit comuni, nella quale tutti gli individui personalmente liberi, dunque anche le donne, possono e devono annoverarsi. Ci che presentava difficolt, tuttavia, era la determinazione dei nomi gentilizi delle donne sposate. Tale difficolt non sussistette fintantoch alla donna non venne permesso di sposarsi altrimenti che con un membro della sua stessa "gens"; e si pu dimostrare che per le donne  stato a lungo pi difficile sposarsi all'esterno anzich all'interno della loro "gens", come poi quel diritto, la "gentis enuptio", veniva concesso per ricompensa, ancora nel sesto secolo, in qualit di privilegio personale... ma, dove comparivano matrimoni esogamici di questo tipo, la donna doveva di conseguenza passare, nel periodo pi antico, nella trib dell'uomo. Nulla  pi sicuro del fatto che la donna, nell'antico matrimonio religioso, passava in tutto e per tutto alla comunit giuridica e religiosa del marito, e abbandonava la propria. Chi ignora che la donna sposata perde il diritto ereditario attivo e passivo nei confronti dei membri della sua "gens", ma che di contro entra in legame ereditario col marito, i figli ed i loro associati gentilizi? E se essa viene adottata dal marito ed entra a far parte della sua famiglia, come pu mai rimanere estranea alla sua "gens"? (p. 8-11).

Dunque Mommsen sostiene che le donne romane che appartenevano ad una "gens" in origine si sarebbero potute sposare solo "al suo interno", e che cio la "gens" romana sarebbe stata endogama, non esogama. Questa ipotesi, che  in contraddizione con ogni esperienza condotta su altri popoli, ha il suo maggiore, se non unico, punto d'appoggio, su un singolo passo, molto controverso, di Livio (libro 39, cap. 19), secondo cui il senato, nell'anno 568 dalla fondazione della citt, 186 prima dell'era volgare, decise, "uti Feceniae Hispallae datio, deminutio, gentis enuptio, tutoris optio item esset quasi ei vir testamento dedisset; utique ei ingenuo nubere liceret, neu quid ei qui eam duxisset, ob id fraudi ignominiaeve esset". Vale a dire che Facenia Hispalla aveva tutto il diritto di disporre del suo patrimonio, di ridurlo, di contrarre matrimonio al di fuori della "gens" e di scegliersi un tutore, proprio come se suo marito (defunto) le avesse trasmesso tale diritto per testamento; che essa poteva sposare un uomo libero, e che, a colui che l'avesse presa in moglie, tale azione non dovesse essere imputata come cattiva o vergognosa.
E' fuori dubbio che qui venga conferito a Fecenia, una libert, il diritto di sposarsi al di fuori della "gens". E inoltre, dopo quel che s' detto,  parimenti indubbio che il marito avesse il diritto di trasmettere alla moglie, per testamento, il diritto di sposarsi, dopo la sua morte, al di fuori della "gens". Ma al di fuori di "quale gens"?
Se la donna, come Mommsen suppone, si doveva sposare entro la sua "gens", essa rimaneva al suo interno anche dopo il matrimonio. Innanzitutto, per,  proprio tale asserita endogamia della "gens" che deve essere provata. In secondo luogo, se la donna si doveva sposare all'interno della "gens",  ovvio che lo stesso accadesse per l'uomo, che altrimenti non avrebbe mai trovato moglie. Giungiamo cos alla conclusione che il marito poteva lasciare alla moglie per testamento un diritto che egli stesso, per quel che lo riguardava, non possedeva; arriviamo ad un controsenso giuridico. Anche Mommsen ne ha sentore, e perci congettura:

Giuridicamente, per potersi sposare al di fuori della stirpe, non c'era solo bisogno del consenso di colui che aveva il potere di darlo, ma dell'insieme dei membri della "gens" (p. 10, nota).

In primo luogo tale ipotesi  assai temeraria, e in secondo contraddice l'evidente senso letterale del passo; il senato le conferisce questo diritto "al posto del marito", dandole espressamente nulla di pi e nulla di meno di ci che suo marito le avrebbe potuto dare, ma quello che le d  un diritto "assoluto", indipendente da qualsiasi altra limitazione, cosicch, nel caso essa ne faccia uso, neanche il suo nuovo marito ne deve ricevere un danno; il senato incarica perfino i consoli e i pretori, attuali e futuri, di provvedere a che da ci non le derivi alcun torto. La congettura di Mommsen, quindi, appare assolutamente inammissibile.
Oppure: la donna sposava un uomo di un'altra "gens", ma essa stessa rimaneva all'interno della sua "gens" di nascita. In questo caso, secondo il suddetto passo, il marito avrebbe avuto il diritto di permettere alla moglie di sposarsi all'esterno della "gens" in cui era nata. Ci significa che egli avrebbe avuto il diritto di prendere disposizioni in merito ad affari di una "gens" di cui non faceva affatto parte. La faccenda  talmente contraria al buon senso che non vale la pena di sprecare altre parole.
Non resta dunque che l'ipotesi che la donna abbia sposato in prime nozze un uomo di un'altra "gens" e sia di conseguenza passata senz'altro nella "gens" del marito, come lo stesso Mommsen effettivamente ammette per tali casi. La connessione viene allora interamente alla luce. La donna, staccata con le nozze dalla sua antica "gens", e ammessa nel nuovo gruppo gentilizio del marito, ha in esso una posizione del tutto particolare. Essa fa si parte della "gens", ma senza essere consanguinea; la forma stessa della sua ammissione la esclude a priori da ogni proibizione di matrimonio nell'ambito della "gens" in cui, sposandosi,  entrata; inoltre essa  ammessa nella "gens" per il suo matrimonio, eredita il patrimonio del marito nel caso che egli muoia, quindi il patrimonio di un membro della "gens". Cos' pi naturale del fatto che tale patrimonio debba rimanere nella "gens", e che essa abbia l'obbligo di sposare in seconde nozze un socio gentilizio del marito, e nessun altro? E se si deve fare un'eccezione, chi  pi competente per una tale autorizzazione di colui che le ha lasciato in testamento questo patrimonio, il suo primo marito? Nel momento in cui le lascia una parte del patrimonio e le permette, allo stesso tempo, di trasmetterla, mediante matrimonio o in conseguenza di esso, a una "gens" estranea, questo patrimonio gli appartiene ancora, e quindi egli dispone letteralmente solo della sua propriet. Per quanto riguarda la moglie e il suo rapporto con la "gens" del marito,  stato lui ad introdurvela con un atto di libera volont - il matrimonio; sembra dunque egualmente naturale che egli sia la persona pi idonea a darle la facolt di uscirne con un secondo matrimonio. In breve, la questione appare semplice ed ovvia non appena si abbandoni la stravagante idea della "gens" romana endogama e la concepiamo, sulle orme di Morgan, come originariamente esogama.
Resta ancora un'ultima congettura, che  riuscita anch'essa a trovare i suoi difensori, forse i pi numerosi: il passo citato starebbe solo a indicare che:

serve liberte ("libertae") non possono, senza speciale concessione, "e gente enubere" (sposarsi fuori della "gens") o altrimenti intraprendere alcuna azione che, connessa alla "capitis deminutio minima", provocherebbe l'uscita della libert dal gruppo gentilizio (Lange, "Rmische Altertmer", Berlin 1856, 1, p. 195, dove ci si richiama a Huschke in riferimento al passo di Livio).

Se tale ipotesi  corretta, il passo  meno che mai una prova a proposito delle condizioni delle romane completamente libere, ed  quindi ancora pi impossibile parlare di un obbligo che esse avrebbero avuto di sposarsi entro la "gens".
L'espressione "enuptio gentis" ricorre in questo solo passo, e altrimenti non compare mai pi in tutta la letteratura romana; la parola "enubere", sposarsi fuori, compare tre sole volte, sempre in Livio, e in questi casi non in rapporto alla "gens". La fantasticheria che le romane potevano sposarsi solo entro la loro "gens"  debitrice della sua esistenza a quest'unico passo. Ma essa  assolutamente insostenibile. Il passo infatti, o si riferisce a speciali limitazioni per le liberte, e in tal caso non dimostra nulla per quelle pienamente libere ("ingenuae"), oppure vale anche per queste, e in questo caso dimostra che era regola che la donna si sposasse fuori della sua "gens", passando tuttavia, sposandosi, in quella del marito: il passo  quindi contrario a Mommsen e favorevole a Morgan.
Ancora quasi tre secoli dopo la fondazione di Roma i legami gentilizi erano cos forti che una "gens" patrizia, quella dei Fabii, pot intraprendere di sua iniziativa, con l'approvazione del senato, una spedizione militare contro la vicina citt di Veio. Si dice che trecentosei Fabii si sarebbero messi in marcia, e sarebbero stati uccisi tutti insieme in un agguato; l'unico fanciullo superstite avrebbe perpetuato la "gens".
Come si  detto, dieci "gentes" costituivano una fratria, che a Roma aveva il nome di curia e conservava funzioni pubbliche altrettanto importanti di quelle della fratria greca. Ogni curia aveva proprie pratiche religiose, santuari e sacerdoti; questi ultimi, nel loro insieme, costituivano uno dei collegi sacerdotali romani. Dieci curie formavano una trib, che in origine aveva verosimilmente, al pari delle altre trib latine, un capo elettivo - sia militare che religioso. L'insieme delle trib costituiva il popolo romano, "populus romanus".
Del popolo romano poteva quindi far parte solo chi fosse membro di una "gens", e mediante questa di una curia e di una trib. La prima costituzione che ebbe questo popolo era la seguente: agli affari pubblici provvedeva, in un primo momento, il senato, che, come Niebuhr, per primo, ebbe giustamente a notare, era formato dai capi delle trecento "gentes"; proprio per questo, in quanto i pi anziani delle "gentes", venivano chiamati padri, "patres", e la loro totalit senato (consiglio degli anziani, da "senex", vecchio). L'abitudine di eleggere sempre dalla stessa famiglia di ogni "gens" cre anche qui la prima nobilt di trib: queste famiglie si chiamarono patrizie e accamparono il diritto esclusivo all'accesso al senato e a tutte le altre cariche. Che, col passar del tempo, il popolo si sia piegato a questa pretesa e che essa si sia trasformata in un vero e proprio diritto, viene espresso in forma leggendaria nel racconto di come Romolo avrebbe conferito ai primi senatori e alla loro discendenza il patriziato con gli annessi privilegi. Come la "bul" ateniese, il senato aveva potere decisionale in molte questioni, e poteva svolgere una discussione preliminare su quelle di maggior importanza, specialmente in caso di nuove leggi. Queste venivano decise dall'assemblea del popolo, chiamata "comitia curiata" (assemblea delle curie). Il popolo si radunava raggruppato per curie, in ogni curia, probabilmente, per "gentes"; al momento della decisione ogni curia aveva un voto. L'assemblea delle curie accettava o meno tutte le leggi, eleggeva tutti i funzionari pi alti, compreso il "rex" (il cosiddetto re), dichiarava la guerra (ma era il senato a concludere la pace), e fungeva da tribunale supremo decidendo, su ricorso degli interessati, in tutti i casi in cui si trattasse di pena di morte nei confronti di un cittadino romano. Accanto al senato e all'assemblea del popolo, infine, c'era il "rex", esattamente corrispondente al "basilus" greco, e niente affatto quel re quasi assoluto che Mommsen ci presenta (7). Anch'egli era comandante militare, gran sacerdote e presidente in certi tribunali. Non possedeva alcuna attribuzione civile, n potere sulla vita, la libert e la propriet dei cittadini, nella misura in cui tali poteri non scaturissero dal potere disciplinare del comandante dell'esercito o da quello esecutivo del presidente di tribunale. La carica di "rex" non era ereditaria; egli, al contrario, veniva in un primo momento eletto, verosimilmente su proposta del suo predecessore, dall'assemblea delle curie, e in seguito solennemente insediato in una seconda assemblea. Il destino di Tarquinio il Superbo prova che era possibile che egli fosse anche deposto.
Cos come i greci dell'et eroica, i romani dell'epoca dei cosiddetti re vivevano in una democrazia militare che si fondava su "gentes", fratrie e trib, e che si era sviluppata da queste. Le curie e le trib potevano anche essere in parte delle formazioni artificiose, ma erano per modellate sullo schietto esempio naturale della societ dalla quale risultavano, che ancora le circondava da ogni parte. L'originaria nobilt patrizia poteva anche aver guadagnato terreno, i "reges" potevano tentare di allargare gradualmente i limiti del loro potere - ci non modificava l'originario carattere basilare della costituzione, e questo solo ha importanza.
Nel frattempo la popolazione della citt di Roma e del suo territorio aumentava, in parte con espansioni territoriali, in parte per immigrazione, in parte con l'inclusione degli abitanti dei territori assoggettati, in maggioranza latini. Tutti questi nuovi cittadini (lasciamo per ora da parte la questione dei clienti) erano estranei alle antiche "gentes", curie e trib, e quindi non facevano affatto parte del "populus romanus", del popolo romano vero e proprio. Si trattava di gente personalmente libera, che poteva possedere propriet fondiaria, doveva pagare le tasse e prestare servizio in guerra. Essi per non potevano accedere a nessuna carica, n prendere parte all'assemblea delle curie o alla ripartizione delle propriet rurali statali conquistate. Essi costituivano la plebe, esclusa da tutti i diritti pubblici. Col loro costante aumento di numero, il loro addestramento e armamento militare, divennero una potenza minacciosa nei confronti dell'antico "populus", il cui isolamento impediva qualsiasi accrescimento dall'esterno. A tutto ci si aggiunse il fatto che, mentre sembra che la propriet fondiaria sia stata divisa abbastanza equamente tra "populus" e "plebs", la ricchezza commerciale ed industriale, del resto ancora non molto sviluppata, era prevalentemente in possesso della plebe.
Per la grande oscurit che avvolge l'assolutamente leggendaria storia delle origini di Roma - oscurit notevolmente accresciuta dai tentativi d'interpretazione razionalistico-pragmatici e dai resoconti dei pi tardi esegeti delle fonti, di mentalit ed erudizione giuridica - non  possibile asserire alcunch di certo n sul periodo, n sull'andamento, n sull'occasione della rivoluzione che pose termine alla costituzione gentilizia. L'unica cosa certa  che la sua causa sta nelle lotte tra plebe e "populus".
La nuova costituzione, attribuita al "rex" Servio Tullio e che si attiene al modello greco, e soprattutto a Solone, cre una nuova assemblea del popolo, che includeva o escludeva senza distinzione "populus" e plebei, a seconda che prestassero o meno servizio militare. Tutti gli uomini tenuti a prestare servizio vennero ripartiti in sei classi a seconda del patrimonio. Per cinque di queste classi, il reddito minimo per ciascuna era: Prima. 100 mila assi; Seconda 75 mila; Terza. 50 mila; Quarta. 25 mila; Quinta. 11.000; pi o meno l'equivalente, secondo Dureau de la Malie, a 14 mila, 10500, 7000, 3600 e 1570 marchi. La sesta classe, i proletari, era formata dai meno abbienti, esentati dal servizio militare e dalla tasse. Nella nuova assemblea popolare per centurie ("comitia centuriata") i cittadini presenziavano schierati militarmente come compagnie, nelle loro centurie di cento uomini, a ognuna delle quali spettava un voto. Ora per, la prima classe forniva 80 centurie, la seconda 22, la terza 20, la quarta 22, la quinta 30, e la sesta, per decoro, ne dava anch'essa una. A queste si aggiungeva la cavalleria, costituita dai pi ricchi, con 18 centurie; in totale, dunque, esse erano 193; la maggioranza era di 97 voti. Ora, i cavalieri e la prima classe, sommati assieme, avevano da soli 98 voti, cio la maggioranza: se essi erano d'accordo, gli altri non venivano nemmeno interpellati, la deliberazione conclusiva veniva presa direttamente.
Tutti i diritti politici della precedente assemblea delle curie (a parte alcuni di tipo nominale) passarono adesso a questa nuova assemblea delle centurie; le curie e le "gentes" che le formavano vennero cos degradate, come ad Atene, a semplici associazioni private e religiose, e continuarono ancora a lungo a vegetare in tale forma, mentre l'assemblea delle curie cadde ben presto del tutto in disuso. Al fine di estromettere dallo Stato anche le tre antiche trib gentilizie vennero create quattro trib locali, ciascuna delle quali occupava un quarto della citt, le quali godevano di una serie di diritti politici.
In tal modo anche a Roma, gi prima che venisse abrogata la cosiddetta monarchia, l'antico ordinamento sociale che si fondava su legami personali di sangue venne fatto saltare, e fu soppiantato da una nuova, vera e propria costituzione statale, basata sulla divisione territoriale e la differenza patrimoniale. Il potere pubblico, qui, consisteva di quella parte di cittadini soggetta al servizio militare, non solo nei confronti degli schiavi, ma anche dei cosiddetti militari esclusi dal servizio militare e dal portare armi.
Entro questa nuova costituzione, che venne perfezionata solo in seguito, con l'espulsione di Tarquinio il Superbo, l'ultimo "rex", che si era arrogato un vero e proprio potere regio, e con la sostituzione del "rex" con due comandanti militari (consoli) con uguali poteri d'ufficio (come tra gli irochesi) - entro questa costituzione procede l'intera storia della repubblica romana, con tutte le sue lotte tra patrizi e plebei per l'accesso alle cariche e la partecipazione ai possessi rurali dello Stato, con il conclusivo dissolversi della nobilt patrizia nella nuova classe dei grandi proprietari del suolo e del denaro, che a poco a poco incorporarono tutte le propriet fondiarie dei contadini rovinati dal servizio militare, fecero coltivare da schiavi le enormi propriet fondiarie cos sorte, spopolarono l'Italia aprendo in tal modo la via non solo all'impero, ma anche ai suoi successori, i barbari tedeschi.
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Capitolo 7.
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LA GENS TRA I CELTI E I TEDESCHI.
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Ragioni di spazio non ci permettono di inoltrarci nella trattazione delle istituzioni gentilizie ancor oggi esistenti, in forma pi o meno evidente, tra i pi diversi popoli selvaggi e barbari, e non ci permettono neanche di seguirle nella storia pi antica dei popoli civili asiatici. E' possibile rinvenirle ovunque tanto nell'uno quanto nell'altro caso. Ecco solo un paio di esempi: prima ancora che la "gens" fosse conosciuta, l'uomo che si  impegnato con maggior ardore a fraintenderla, MacLennan, l'aveva rinvenuta, e ne aveva dato una descrizione generale esatta, tra i calmucchi, i circassi, i samoiedi, nonch in tre popoli indiani: i varali, i magari e i munnipuri. Di recente  stato M. Kovalevskij a scoprirla e descriverla presso gli psciavi, gli scevsuri, gli svaneti e altre trib caucasiche. Forniremo qui solo alcune brevi notizie sull'esistenza della "gens" tra i celti e i germani.
Le pi antiche tra le leggi celtiche che si sono conservate ci presentano la "gens" ancora pienamente in vita; nella coscienza popolare irlandese essa continua a vivere, almeno istintivamente, ancor oggi, dopo che gli inglesi l'hanno violentemente distrutta; in Scozia, ancora alla met del secolo scorso, essa era al culmine del suo splendore, e anche l soccombette solo alle armi, alla legislazione e ai tribunali inglesi.
Le leggi dell'antico Galles, stese per iscritto molti secoli prima della conquista inglese ', al pi tardi nell'undicesimo secolo, ci presentano ancora un'agricoltura comune di tutto il villaggio, anche se solo come residuo eccezionale di una precedente usanza comune; ogni famiglia disponeva di cinque campi per la coltivazione privata; inoltre, un appezzamento veniva coltivato in comune, e ci che se ne ricavava veniva spartito. E' impossibile dubitare che tali comunit rurali rappresentino "gentes" o loro suddivisioni, in considerazione della analogia con l'Irlanda e la Scozia, persino se un rinnovato esame delle leggi gallesi, per il quale mi manca il tempo (i miei estratti risalgono al 1869), non dovesse dimostrarlo in maniera diretta. Le fonti gallesi per, e con loro quelle irlandesi, provano direttamente questo, che tra i celti, nell'undicesimo secolo, la monogamia non aveva ancora affatto soppiantato il matrimonio di coppia. Nel Galles un matrimonio diveniva indissolubile, o per meglio dire diventava non annullabile, solo dopo sette anni. Se mancavano solo tre notti ai sette anni, i coniugi si potevano dividere. Allora si procedeva alla divisione: era la moglie a dividere, il marito a scegliere la sua parte. Il mobilio veniva spartito secondo delle regole di gran comicit. Se era stato il marito a sciogliere il matrimonio, egli doveva rendere alla moglie la dote, ed aggiungervi anche qualcosa: se era stata la donna, essa ne conservava una parte minore. L'uomo riceveva due figli, la moglie uno, per la precisione quello di mezzo. Se, dopo la separazione, la donna si sposava con un altro uomo e il primo marito la voleva riprendere, essa era obbligata a seguirlo, anche se era gi con un piede nel nuovo letto. Se per i due erano vissuti assieme per sette anni, erano marito e moglie, anche senza un precedente matrimonio formale. Non si rispettava, n si pretendeva severamente, la castit delle ragazze prima del matrimonio; le disposizioni relative sono di natura quanto mai frivola, niente affatto conformi alla morale borghese. Se una donna commetteva adulterio il marito aveva il diritto di prenderla a bastonate (uno dei tre casi in cui ci gli era permesso senza incappare in una punizione), ma poi non poteva esigere alcun'altra soddisfazione, in quanto

per uno stesso fallo ci deve essere o espiazione oppure vendetta, ma non entrambe le cose insieme.

Le cause per cui la donna poteva esigere la separazione, senza che questo le facesse perdere le sue pretese al momento di dividersi, erano dei tipi pi vari: era sufficiente che il marito avesse un alito cattivo. La somma del riscatto che andava pagato al capotrib o al re per il diritto alla prima notte ("gobr merch", da cui il nome medievale "marcheta", in francese "marquette") gioca nel codice un ruolo di grande importanza. Le donne godevano del diritto di voto nelle assemblee popolari. Se si aggiunge che delle testimonianze provano la esistenza di situazioni simili in Irlanda; che anche l matrimoni temporanei erano del tutto usuali e che, in caso di separazione, erano garantite alla donna grandi agevolazioni, disciplinate alla perfezione, e perfino un risarcimento per i suoi servizi domestici; che l si presenta una prima moglie accanto alle altre, e che nella spartizione dell'eredit non si faceva alcuna distinzione tra figli legittimi e illegittimi - ne ricaviamo un quadro del matrimonio di coppia, nei cui confronti quella forma di esso che era in vigore nell'America settentrionale ci appare severa, anche se tutto ci non pu stupirci in un popolo dell'undicesimo secolo che, ai tempi di Cesare, viveva ancora nel matrimonio di gruppo.
La "gens" irlandese ("sept", mentre la trib si chiama "clainne", "clan") viene autenticata e descritta non solo dagli antichi codici giuridici, ma anche dai giuristi inglesi del secolo diciassettesimo, che furono inviati a trasformare il paese dei "clan" in possedimento della monarchia inglese. Il suolo era stato fino ad allora propriet comune del "clan" e della "gens", nella misura in cui non fosse gi stato trasformato dai capi in loro possesso privato. Alla morte di un membro della "gens", e cio alla dissoluzione di un'amministrazione domestica, il capo (i giuristi inglesi lo denominavano "caput cognationis") intraprendeva una nuova spartizione di tutto il territorio tra le restanti amministrazioni domestiche. E' probabile che questa si svolgesse in complesso secondo le medesime regole in vigore in Germania. Possiamo trovare ancora adesso alcuni campi comunali - assai frequenti quaranta o cinquant'anni fa - i cosidetti "rundali". I contadini che vi lavoravano, singoli affittuari del terreno che era una volta appartenuto in comune alla "gens", ed era stato poi rubato dai conquistatori inglesi, pagano l'affitto ognuno per la sua parte, unificando per il terreno arabile e prativo di tutti gli appezzamenti e dividendolo, secondo posizione e qualit, in "gewann", come vengono chiamati sulla Mosella, e dando ad ognuno la sua porzione in ogni "gewann"; il terreno palustre e quello da pascolo vengono utilizzati in comune. Esso veniva diviso nuovamente fino a cinquant'anni fa, ogni tanto e talvolta ogni anno. La pianta catastale di un villaggio "rundali" assomiglia in tutto e per tutto a quella di una "Gehferschaft" tedesca della Mosella o dello Hochwald. La "gens" continua a sopravvivere anche nelle "factions". I contadini irlandesi si dividono frequentemente in sette politiche, basate su differenze in apparenza assolutamente assurde o insensate, del tutto incomprensibili agli inglesi, che sembrano avere l'unico scopo di dar vita alle tanto agognate solenni bastonature tra una fazione e l'altra. Si tratta di reviviscenze artificiose, surrogati costumi delle "gentes" ormai estinte, che dimostrano a modo loro la continuit dell'istinto gentilizio ereditario. In varie regioni, d'altronde, i membri della "gens" si trovano ancora a vivere insieme pi o meno nell'antico territorio:  per questo che, ancora negli anni trenta, la grande maggioranza degli abitanti della contea Monaghan aveva soltanto quattro cognomi, e cio discendeva da quattro "gentes" o "clan" (8).
In Scozia il declino dell'organizzazione gentilizia data dalla sconfitta dell'insurrezione del 1745. Quale sia la funzione specifica che il "clan" scozzese svolge entro quest'organizzazione  cosa che aspetta ancora d'essere indagata; che per esso ne svolga una  fuori discussione. I romanzi di Walter Scott ci presentano una vivissima immagine di questi "clan" dell'alta Scozia. Essi sono, come dice Morgan,

un ottimo modello della "gens", nella sua organizzazione e nel suo spirito; un persuasivo esempio del dominio della vita gentilizia sui suoi membri... nelle loro faide e vendette di sangue, nella divisione territoriale secondo "clan", nel loro sfruttamento comune del suolo, nella fedelt dei membri del "clan" nei confronti del capo e tra di loro, rinveniamo i tratti, che si ripresentano dappertutto, della societ gentilizia... La discendenza veniva computata in base al diritto patriarcale, sicch i figli degli uomini rimanevano dentro il "clan", mentre quelli delle donne passavano al "clan" del padre.

Che per in Scozia abbia regnato, in precedenza, il matriarcato,  provato dal fatto che nella famiglia reale dei Picti, secondo Beda, vigeva l'ordine di successione femminile. Fin nel cuore del medioevo si era perfino conservato un elemento della famiglia punalua, tanto tra i gallesi quanto tra gli scoti, e cio il diritto della prima notte, che il capo "clan" o il re, in qualit di ultimo rappresentante dei precedenti mariti comuni, era autorizzato a prendersi con ogni sposa, tranne che nel caso in cui tale diritto fosse stato riscattato.

Non c' dubbio che i tedeschi, fino all'epoca delle migrazioni, siano stati organizzati in "gentes". Pochi secoli prima dell'era volgare essi devono aver occupato il territorio compreso tra il Danubio, il Reno, la Vistola e il Mare del Nord; i cimbri e i teutoni erano ancora nel pieno della loro migrazione, e gli svevi trovarono dimore stabili soltanto al tempo di Cesare. Cesare dice espressamente che essi si erano stabiliti per "gentes" e parentele ("gentibus cognationibusque"), e in bocca a un romano della "gens Julia" questo termine "gentibus" ha un significato talmente preciso da non aver bisogno di specificazioni. Questo valeva per tutti i tedeschi; perfino la colonizzazione delle province conquistate dai romani sembra che si sia svolta ancora per "gentes". Nel diritto popolare alemanno viene confermato che il popolo si stabil per stirpi ("genealogiae") nella terra conquistata a sud del Danubio; "genealogia" ha qui proprio lo stesso significato che avranno le espressioni posteriori di comunit di marca o di villaggio. Di recente  stata avanzata da Kovalevskij l'ipotesi che queste "genealogiae" siano state le vaste comunit domestiche tra cui sarebbe stata ripartita la terra, e da cui si sarebbero in seguito sviluppate le comunit di villaggio. Lo stesso doveva valere anche per la "fara", espressione con cui i burgundi e i longobardi - cio una trib popolare gotica e una ermionica, o dell'alta Germania - indicavano pi o meno, se non proprio esattamente, la stessa cosa che il codice alemanno designa con "genealogia". Ma si deve fare un esame ancor pi ravvicinato per stabilire di cosa qui si tratti realmente, se di una "gens" o di una comunit domestica.
I documenti linguistici non risolvono il dubbio relativo al fatto dell'esistenza o meno, presso tutti i tedeschi, di una espressione comune per designare la "gens", e di quale essa fosse. Etimologicamente, il gotico "kuni" e il medio-alto tedesco "knne" corrispondono al greco "genos" e al latino "gens", e vengono anche usati nello stesso senso. Il fatto che il nome donna derivi sempre dalla stessa radice, in greco "gyne", in slavo "zenaz, in gotico "qvino", in nordico antico "kona", "kuna", ci riporta ai tempi del diritto matriarcale. Presso i longobardi e i burgundi troviamo, come s' detto, "fara", che Grimm deriva da una ipotetica radice "fisan", procreare. A me sembra preferibile ritornare alla pi evidente derivazione da "faran", "fahren", viaggiare, come indicazione di un gruppo stabile, composto ovviamente solo di parenti, all'interno della marcia nomade; e questa denominazione, nel corso delle plurisecolari migrazioni prima verso est, poi verso ovest, pass gradualmente alla stessa comunit gentilizia. Abbiamo inoltre in gotico "sibja", in anglosassone "sib", in alto tedesco "sippia", "sippa", stirpe. Nel nordico antico c' solo il plurale "sifjar", parenti; il singolare si usa solo per il nome di una dea, "Sif". Compare infine un'altra espressione ancora nel "Canto di Ildebrando", dove Ildebrando chiede ad Adubrando:

quale fosse, tra tutti gli uomini del popolo, suo padre... o di quale stirpe saresti tu ("beddo hulhhes cnuosles du ss").

Nella misura in cui  esistito un comune nome tedesco per "gens",  probabile che sia stato il gotico "kuni"; in favore di tale ipotesi depone non solo l'identit con la corrispondente espressione delle lingue affini, ma anche il fatto che da quella parola deriva il termine "kuning", re, che sta originariamente ad indicare un capo di "gens" o di trib. Sembra che non si debba tener conto della parola "sibja", stirpe; comunque, nel nordico antico, "sifjar" non significa solo consanguinei, ma anche parenti acquisiti, e comprende dunque membri di almeno "due gentes"; in s e per s, dunque, "sif" non pu essere stata l'espressione usata per "gens".
Allo stesso modo che tra i messicani e i greci, tra i tedeschi lo spiegamento in ordine di battaglia sia dello squadrone di cavalleria che della colonna di punta della fanteria veniva disposto in base ai gruppi gentilizi; quando Tacito dice per famiglie e per parentele l'imprecisione di tale espressione  dovuta al fatto che, ai suoi tempi, a Roma la "gens" aveva smesso da molto tempo di essere un'associazione realmente viva.
E' determinante un passo di Tacito dove viene detto che il fratello della madre considera i suoi nipoti come suoi figli, e che anzi il vincolo di sangue tra zio materno e nipote viene ritenuto da molti ancora pi sacro e stretto di quello tra padre e figlio, sicch, se si pretendono degli ostaggi, il figlio della sorella viene considerato una garanzia maggiore che non il figlio carnale di colui che si vuole impegnare. Ecco qui un esempio vivente della "gens" organizzata secondo il diritto matriarcale, cio della "gens" originaria, considerata come una caratteristica specifica e distintiva dei tedeschi (9). Nel caso che il membro di una "gens" di questo tipo avesse dato il proprio figlio come pegno di un voto, e questi venisse ucciso, vittima della rottura del patto da parte del padre, egli doveva risponderne solo a se stesso. Ma nel caso che, ad essere immolato, fosse il figlio della sorella, era allora infranto il pi sacro dei diritti gentilizi, e il parente gentilizio pi stretto del ragazzo o del giovinetto, che aveva pi di ogni altro l'obbligo di proteggerlo, era incolpato della sua morte; o egli non doveva darlo in ostaggio, oppure doveva rispettare il patto. Anche se non avessimo alcun altro indizio dell'esistenza della costituzione gentilizia presso i tedeschi, questo passo sarebbe da solo sufficiente.
Ancora pi determinante, in quanto pi tardo di circa ottocento anni,  un passo del canto antico-nordico sul crepuscolo degli di e la fine del mondo, la "Vlusp". In questa visione della veggente, in cui, come  stato ora dimostrato da Bang e da Brugge, sono inseriti anche elementi cristiani, si dice, nella descrizione di quel periodo di universale degenerazione e depravazione che prepara l'immane catastrofe:

"Broedhr munu berjask munu systrungar - ok at bnum verdask, sifjum spilla".
I fratelli si faranno una vicendevole guerra e diventeranno assassini l'uno dell'altro, i "figli di sorelle" infrangeranno la loro parentela.

"Systrungar" vuol dire figlio della sorella della madre, e che questi rinneghino la vicendevole parentela viene considerato dal poeta una cosa pi grave dello stesso delitto di fratricidio. Tale aumento di gravit sta in quel "systrungar", che mette in evidenza la parentela per parte materna; se al suo posto si trovasse "syskina-brn", figli e figlie di fratelli e sorelle, oppure "syskina-synir", figli maschi di fratelli e sorelle, nella seconda riga non verrebbe apportata alcuna aggravante rispetto alla prima, ma semmai un'attenuazione. Di conseguenza, persino al tempo dei vichinghi, quando nacque la "Vlusp", il ricordo del matriarcato non si era ancora cancellato in Scandinavia.
Ai tempi di Tacito, del resto, il diritto patriarcale aveva gi soppiantato quello matriarcale, se non altro tra i tedeschi che lui conosceva meglio: i figli ereditavano dal padre; dove non ci fossero figli, ad ereditare erano i fratelli, gli zii per parte di padre e di madre. Il fatto che il fratello della madre venisse ammesso all'eredit  strettamente connesso al mantenimento dell'usanza gi ricordata, e dimostra parimenti quanto fosse ancora recente, tra i tedeschi dell'epoca, il diritto patriarcale. Tracce di diritto matriarcale si trovano ancora fino al medioevo avanzato. Sembra che ancora allora la paternit, specie tra i servi della gleba, non fosse del tutto fidata e certa. Se dunque un signore feudale rivendicava da una citt un servo della gleba fuggito, la condizione di servit dell'accusato doveva essere affermata in giuramento, come accadeva per esempio ad Augusta, Basilea e Kaiserslautern, da sei dei suoi pi stretti consanguinei, vale a dire esclusivamente di parte materna (Maurer, "Stdteverfassung", 1, p. 381).
Un altro residuo del matriarcato, che stava proprio allora morendo, ci  mostrato dal rispetto che i tedeschi avevano per il sesso femminile, quasi incomprensibile per un romano. Le vergini di famiglia nobile erano considerate gli ostaggi pi impegnativi nel caso di trattati con i tedeschi; il pensiero che le loro donne o figlie potessero cadere prigioniere o schiave era terribile per i tedeschi, e pungolava pi di ogni altra cosa il loro coraggio in battaglia; nella donna essi vedevano qualcosa di sacro e di profetico, e ascoltavano il suo parere anche a proposito degli affari di maggiore importanza, come accadde quando Veleda, sacerdotessa dei bructeri, sulla Lippe, anim tutta l'insurrezione dei batavi con cui Civile, alla testa dei tedeschi e belgi, fece tremare l'intero dominio romano in Gallia. Dentro casa sembra che la donna abbia un dominio illimitato;  lei, insieme con gli anziani ed i bambini, a dover provvedere ad ogni lavoro, mentre l'uomo caccia, beve o ozia. Questo dice Tacito; ma poich non dice chi fosse che coltivava il campo, e spiega con precisione come gli schiavi paghino tributi, ma non prestino lavoro tributario, dev'essere stata la massa degli adulti a compiere quel poco lavoro che era richiesto dall'agricoltura.
Come s' gi detto, la forma del matrimonio era quella di coppia, che si avvicinava gradualmente alla monogamia. Non era ancora una monogamia rigorosa, in quanto era concesso ai nobili di praticare la poligamia. In generale si teneva in gran conto una rigorosa castit delle ragazze (al contrario dei celti) e Tacito parla egualmente con un fervore particolare dell'indissolubilit del legame matrimoniale tra i tedeschi. Come causa di separazione, egli cita solamente l'adulterio da parte della donna. Ma le sue informazioni restano a questo proposito in certo qual modo lacunose, ed egli ostenta in maniera fin troppo palese questo modello di virt ai romani dissoluti. Di una cosa Tacito  sicuro: se i tedeschi erano, nelle loro selve, tali eccezionali cavalieri di virt,  stato sufficiente appena un limitato contatto col mondo esterno per portarli allo stesso livello di degradazione degli altri comuni europei; l'ultima traccia dell'austerit dei. costumi scomparve, in mezzo al mondo romano, ancor pi velocemente che non la lingua tedesca. Riguardo a tutto ci, si legga anche solo Gregorio di Tours. Non c' bisogno di spiegare che nelle foreste vergini dei tedeschi non avrebbe mai potuto imperare quella sontuosa raffinatezza dei piaceri sensuali che dominava a Roma, e cos i tedeschi, anche a questo riguardo, rimangono ancora abbastanza superiori nei confronti del mondo romano, senza che si debba attribuire loro una temperanza nelle questioni carnali che non si  mai avuta in nessun luogo da parte di un popolo al completo.
Dalla costituzione gentilizia  scaturito il dovere di ereditare tanto le inimicizie del padre e dei parenti quanto le amicizie; la stessa origine ha il guidrigildo, l'ammenda che sostituisce la vendetta di sangue dovuta a omicidio o offese. L'esistenza di questo guidrigildo, che, ancora una generazione fa, era visto come un'istituzione tipicamente tedesca,  stata ormai provata in centinaia di popoli, come generale forma attenuata della vendetta di sangue derivante dall'ordinamento gentilizio. Tra l'altro lo possiamo trovare, insieme con l'obbligo dell'ospitalit, presso gli indiani americani; la maniera, che Tacito descrive ("Germania", cap. 21), dell'esercizio dell'ospitalit,  uguale, sin quasi nei particolari, a quella data da Morgan a proposito dei suoi indiani.
La disputa accanita e interminabile riguardante la questione se i tedeschi di Tacito avessero effettuato o meno una spartizione definitiva del terreno arabile, appartiene ormai al passato. Da quando la coltivazione in comune del suolo da parte della "gens", e in seguito da parte di comunit familiari di tipo comunista, che Cesare testimonia essere ancora in vita presso gli svevi, e la posteriore assegnazione di terre a singole famiglie con ridistribuzioni periodiche, sono state dimostrate in quasi tutti i popoli; da quando si  accertato che tale periodica ridistribuzione del terreno arabile si  qui e l conservata, nella stessa Germania, fino ai nostri giorni, non  necessario spendere altre parole al riguardo. Se i tedeschi erano passati dall'agricoltura in comune che Cesare attribuisce espressamente agli svevi (tra loro non esistono affatto, dice, campi separati o privati) alla coltivazione individuale con ridistribuzione annuale del terreno, e questo nei 150 anni che portano da quell'epoca a quella di Tacito, si tratta davvero di un progresso; passare da quello stadio ad una propriet compiutamente privata del terreno, in uno spazio di tempo cos breve e in assenza di qualsiasi ingerenza straniera,  una cosa veramente impossibile. In Tacito io leggo quindi solo ci che egli dice in un linguaggio stringato: essi cambiano (o procedono ad una nuova divisione) il terreno coltivato tutti gli anni, e rimane in avanzo terra comune a sufficienza. Questo  il livello dell'agricoltura e dell'appropriazione della terra che corrisponde alla perfezione con la costituzione gentilizia allora posseduta dai tedeschi.
Ho lasciato il precedente capoverso immutato, cos come appariva nelle precedenti edizioni. La questione, per, ha assunto nel frattempo un'altra direzione. Da quando Kovalevskij ha dimostrato l'esistenza molto diffusa se non generale, della comunit domestica patriarcale come stadio intermedio tra la famiglia matriarcale di tipo comunista e la moderna famiglia individuale, la discussione non verte pi, come ancora avvenne per Maurer e Waitz, sulla propriet comune o privata della terra, bens sulla "forma" della propriet comune. Non c' dubbio che, ai tempi di Cesare, fosse in vigore tra gli svevi non solo la propriet comune, ma anche la coltivazione in comune. Si potr discutere ancora a lungo se l'unit economica fosse la "gens" o la comunit domestica o un gruppo di parentela di tipo comunista intermedio, oppure se si presentassero tutti e tre i gruppi a seconda della condizione della terra. Ora per, Kovalevskij afferma che lo stato di cose descritto da Tacito non implica come presupposto l'esistenza della comunit di marca o di villaggio, ma quella domestica; solo molto pi tardi di questa, in conseguenza dell'aumento della popolazione, si sarebbe sviluppata la comunit di villaggio.
Da ci seguirebbe che le colonie tedesche nella regione che essi occupavano al tempo dei romani, come in quella che essi portarono via in seguito ai romani, non sarebbero state costituite da villaggi, ma da grandi comunit familiari che abbracciavano parecchie generazioni, provvedevano alla coltivazione di un adeguato tratto di campagna, e, insieme con i vicini, si servivano del terreno incolto circostante come marca comune. Il passo di Tacito sull'alternarsi del terreno coltivato andrebbe, dunque, in effetti, inteso in senso agronomico: la comunit arava e coltivava ogni anno un diverso tratto di terreno, lasciando a maggese o addirittura del tutto incolto quello coltivato l'anno precedente. A causa della scarsa popolazione sarebbe sempre avanzato terreno incolto a sufficienza da rendere inutile qualsiasi conflitto per la propriet terriera. Solo secoli dopo, quando il numero degli appartenenti alla comunit domestica aument a tal punto da rendere impossibile un'economia comune nelle condizioni produttive di allora, si sarebbe avuto lo scioglimento di tali comunit; i campi ed i prati, fino a quel tempo comuni, sarebbero stati ripartiti nel modo che conosciamo tra le singole amministrazioni domestiche che si andavano ormai formando, dapprima in via temporanea, in seguito una volta per tutte, mentre le foreste, i pascoli e le acque sarebbero rimasti propriet comune.
Per quanto riguarda la Russia, questo processo di evoluzione sembra aver ricevuto una completa dimostrazione storica. Per la Germania, e in seconda istanza gli altri paesi germanici,  innegabile che tale ipotesi chiarisce meglio, sotto molti aspetti, le fonti, e rimuove gli ostacoli con maggiore facilit di quella mantenuta finora, che vorrebbe far datare dai tempi di Tacito la comunit di villaggio. I documenti pi antichi, come ad esempio il "Codex Laureshamensis" [Cartulario di Lorsch], si possono spiegare in generale molto meglio in termini di comunit domestica che non in quelli di comunit di villaggio. D'altro canto tale ipotesi pone nuove difficolt e nuovi problemi ancora insoluti. Qui si pu arrivare ad un giudizio definitivo solo mediante nuove ricerche; io per non posso negare che l'esistenza dello stadio intermedio della comunit domestica  di per s assai verosimile anche per la Germania, la Scandinavia e l'Inghilterra.
Mentre nel resoconto dato da Cesare i tedeschi sono in parte appena giunti a residenze stabili, in parte ancora in cerca di esse, al tempo di Tacito essi hanno alle loro spalle un intero secolo di domicilio fisso; il manifesto progresso nella produzione di mezzi di sostentamento  conforme a questo fatto. Essi abitano in case di legno; il loro abbigliamento ricorda ancora molto le foreste delle loro origini: grezzo mantello di lana, pelli di animali, per le donne e i nobili sottovesti di lino. Il loro nutrimento  composto di latte, carne, frutta selvatica e, come aggiunge Plinio, pappa d'avena (tuttora cibo nazionale celtico in Irlanda e in Scozia). La loro ricchezza consiste nel bestiame: questo  per di razza mediocre: i bovini sono piccoli, brutti e senza corna; i cavalli non sono che piccoli "ponies", e anche piuttosto lenti. Si usava poco e di rado il denaro, che comunque era solo quello romano. Non lavoravano n oro n argento, e non li tenevano neppure in gran considerazione; il ferro era raro e, almeno tra le trib del Reno e del Danubio, era quasi solo importato, non estratto. La scrittura runica (imitata dai caratteri dell'alfabeto greco e latino) era conosciuta solo in qualit di scrittura segreta, e veniva usata solo per magie religiose. Erano anche in vigore sacrifici umani. In poche parole, ecco un popolo che si  or ora sollevato dallo stadio medio della barbarie a quello superiore. Mentre per le trib che avevano confini diretti con i romani trovarono difficolt a sviluppare un'industria metallurgica e tessile autonoma, data la facilit con cui si potevano importare prodotti industriali romani, essa si form senza dubbio nel nord-est, sul Mar Baltico. I pezzi di armatura rinvenuti nelle paludi dello Schleswig - lunga spada di ferro, corazza a maglia, elmo d'argento eccetera, insieme a monete romane della fine del secondo secolo - e gli oggetti metallici tedeschi che si diffusero con le migrazioni dei popoli, dimostrano un tipo del tutto proprio di discreto perfezionamento, anche quando si attengano ad un modello originario romano. L'emigrazione nel civile impero romano pose termine dappertutto a quest'industria locale, eccetto che in Inghilterra. In che modo omogeneo quest'industria sia sorta e si sia perfezionata lo mostrano, per fare un esempio, le fibbie di bronzo; quelle rinvenute in Borgogna, in Romania, nel Mare d'Azov potrebbero essere venute fuori dallo stesso laboratorio di quelle inglesi e svedesi, e hanno indubbiamente la medesima origine germanica.
Anche la costituzione  conforme allo stadio superiore della barbarie. In generale esisteva, stando a Tacito, il consiglio dei capi ("principes"), che prendeva decisioni sulle questioni di minore importanza e preparava quelle pi importanti, che dovevano essere decise dall'assemblea popolare; questa stessa esiste, nello stadio inferiore della barbarie, perlomeno dove ne abbiamo conoscenza, cio tra gli americani, in un primo momento solo per la "gens", non ancora n per la trib n per la lega di trib. Proprio come tra gli irochesi, c' una netta distinzione tra i capi ("principes") e i comandanti militari ("duces"). I primi vivono gi, in parte, grazie ai doni onorifici in bestiame, grano eccetera. dovuti ai membri della trib; come in America, vengono eletti prevalentemente dalla stessa famiglia; il passaggio al patriarcato agevola, come in Grecia e a Roma, la graduale trasformazione dell'elezione in diritto ereditario, e in tal modo la costituzione di una famiglia nobile in ogni "gens". Questo antico genere di nobilt, la cosiddetta nobilt di trib, tramont per lo pi nel periodo della migrazione dei popoli o poco pi tardi. I comandanti militari venivano eletti senza che venisse presa in considerazione la loro discendenza, unicamente sulla base del loro valore. Essi disponevano di un potere limitato e dovevano agire con la forza dell'esempio: Tacito attribuisce espressamente ai sacerdoti l'effettivo potere disciplinare nell'esercito. Il potere vero e proprio lo aveva l'assemblea del popolo. Il re o il capotrib presiedeva; il popolo decideva - una decisione negativa era espressa con mormorii: una positiva, con acclamazioni e clamore di armi. L'assemblea del popolo  al tempo stesso il tribunale: qui vengono avanzate e giudicate le accuse, qui viene emessa la sentenza capitale, che viene inflitta precisamente solo per la vilt, tradimento del popolo e vizi contro natura. Anche nelle "gentes", e nelle altre suddivisioni  la collettivit a giudicare sotto la presidenza del capo, il quale, come in ogni tribunale primitivo tedesco, ha diritto unicamente a dirigere il dibattito e a formulare le domande; da tempo immemorabile, e dappertutto, la sentenza veniva emessa dalla collettivit.
Leghe tra trib si erano costituite fin dai tempi di Cesare; in alcune di esse c'erano gi i re: come tra i greci e i romani, il comandante supremo dell'esercito mirava gi alla tirannide, e talvolta riusciva a conseguirla. Gli usurpatori che godevano di tale fortuna non erano per assolutamente sovrani assoluti; ci non toglie che essi cominciassero gi ad infrangere i vincoli della costituzione gentilizia. Mentre un tempo i liberti occupavano una posizione subalterna, in quanto non potevano appartenere a nessuna "gens", questi favoriti, con l'avvento di questi nuovi re, riuscirono a raggiungere ranghi elevati, ricchezze ed onorificenze. La stessa cosa avvenne dopo la conquista dell'impero romano da parte di quei comandanti militari che erano ormai diventati re di grandi paesi. Tra i franchi, gli schiavi e i liberti del re ebbero un gran peso prima nella corte, poi nello stato; la nuova nobilt  in buona parte loro discendente.
Una istituzione agevol la nascita della monarchia: le compagnie militari. Abbiamo gi visto come, tra gli indiani americani, si formino, accanto alla costituzione gentilizia, associazioni private che conducono la guerra di propria iniziativa. Tra i tedeschi tali associazioni private avevano gi assunto un carattere permanente. Il comandante militare che fosse diventato famoso raccoglieva attorno a s una turba di giovani avidi di bottino, legati a lui da vincoli di fedelt personale, come del resto egli a loro. Il comandante provvedeva al loro mantenimento e faceva loro dei regali, dava loro un ordine gerarchico: una guardia del corpo e truppe agguerrite per le spedizioni di minor conto, un corpo di ufficiali ben addestrati per quelle pi importanti. Queste compagnie, pur deboli, come devono essere state, e come dimostrano di essere anche pi tardi, ad esempio con Odoacre in Italia, formavano tuttavia gi l'embrione del declino dell'antica libert popolare, come dimostrarono durante le migrazioni di popoli e anche dopo. Innanzitutto, infatti, esse agevolarono la nascita del potere regio. In secondo luogo, tuttavia, come nota gi Tacito, si poteva tenerle insieme unicamente con continue guerre e scorrerie. La rapina divent un fine. Se il comandante della compagnia non aveva nulla da fare nel luogo in cui si trovava, egli si dirigeva con tutti i suoi uomini presso altri popoli dove ci fossero guerra e speranze di bottino; erano, in parte, proprio queste compagnie a comporre le truppe ausiliarie tedesche che combatterono in gran numero dalla parte dei romani proprio contro i tedeschi. I lanzichenecchi, onta e maledizione dei tedeschi, vivevano gi qui in embrione. Dopo la conquista dell'impero romano, furono tali compagnie al seguito dei re a dar vita, accanto ai cortigiani, schiavi e romani, alla seconda componente della posteriore nobilt.
In generale, dunque, per le trib tedesche unite in popoli vale la stessa costituzione che si era sviluppata tra i greci dell'epoca eroica e tra i romani della cosiddetta epoca regia: assemblea popolare, consiglio dei capi gentilizi, comandante militare che mira di gi ad ottenere un vero e proprio potere regio. Si trattava della costituzione pi perfezionata cui l'organizzazione gentilizia in generale potesse dar vita; era la costituzione tipica dello stadio superiore della barbarie. Se la societ oltrepassava quei confini entro i quali questa costituzione era quella pi adeguata, l'ordinamento gentilizio era spacciato; esso veniva infranto e lo Stato lo sostituiva.
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Capitolo 8.
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LA FORMAZIONE DELLO STATO PRESSO I TEDESCHI.
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Stando a Tacito, i tedeschi erano un popolo molto numeroso. E' in Cesare che possiamo trovare un'idea approssimativa della popolazione dei singoli popoli tedeschi; egli indica in 180 mila, donne e bambini compresi, il numero degli usipeti e dei tencteri apparsi sulla riva sinistra del Reno. All'incirca 100 mila, dunque, per un singolo popolo (10): molti di pi che non, per esempio, gli irochesi al culmine del loro splendore, quando, in meno di 20 mila, erano il terrore dell'intera regione che va dai Grandi Laghi fino all'Ohio e al Potomac. Un popolo singolo come questo occupa sulla carta, quando tentiamo di raggruppare quelli che vivevano dalle parti del Reno, su cui abbiamo conoscenze ed informazioni piuttosto precise, in media all'incirca lo spazio di un distretto governativo prussiano, vale a dire circa 10 mila chilometri quadrati, ovvero 182 miglia geografiche quadrate. Tuttavia la "Germania Magna" dei romani, fino alla Vistola, comprende, in numero tondo, 500 mila chilometri quadrati. In base ad una media di 100 mila persone per ogni singolo popolo, la popolazione totale della "Germania Magna" dovrebbe valutarsi sui cinque milioni; dieci abitanti per chilometro quadrato, ovvero 550 per miglio geografico quadrato - una cifra elevata per dei popoli barbari, ma estremamente scarsa in base ai metri di valutazione attuali. In questo modo per non abbiamo affatto esaurito il numero dei tedeschi allora viventi. Ci  noto che, lungo i Carpazi, fino alle foci del Danubio, risiedevano popoli tedeschi di origine gotica, come i Bastarni, i Peucini e altri ancora, tanto numerosi che Plinio li pone al quinto posto tra le trib principali dei tedeschi, e che essi, gi comparsi 180 anni prima dell'era volgare al soldo del re macedone Perseo, ancora durante i primi anni dell'impero di Augusto, si spingevano fino ai dintorni di Adrianopoli. Se anche calcoliamo che fossero solo un milione, abbiamo, come probabile totale dei tedeschi all'inizio della nostra era, per lo meno sei milioni.
L'aumento della popolazione dovette avvenire con velocit crescente dopo l'insediamento in Germania; lo proverebbero da soli i progressi industriali di cui abbiamo gi parlato. Gli oggetti ritrovati nelle paludi dello Schleswig sono, stando alle monete romane che vi sono incluse, del terzo secolo. Intorno a questo periodo era dunque gi attiva, sulle rive del Baltico, un'industria metallurgica e tessile sviluppata, esisteva un intenso traffico con l'impero romano e i ricchi godevano di un certo lusso - tutti indizi, questi, di una notevole densit di popolazione. E' suppergi in questo periodo, per giunta, che inizia la guerra offensiva generale dei tedeschi lungo tutta la linea del Reno, del vallo romano e del Danubio, dal Mare del Nord fino al Mar Nero - prova diretta di un continuo, vigoroso aumento di popolazione che preme verso l'esterno. Tre secoli dur la lotta, durante la quale tutta la stirpe principale dei popoli gotici (ad eccezione dei Goti scandinavi e dei burgundi) si diresse verso sud-est costituendo il fianco sinistro della grande linea d'attacco al centro della quale gli alto-tedeschi (erminoni) avanzarono nella parte superiore del Danubio, mentre sul loro fianco destro gli iscevoni, che ora venivano chiamati franchi, avanzavano sul Reno; agli ingevoni tocc la conquista della Britannia. Alla fine del quinto secolo l'impero romano era spossato, esangue e aperto senza possibilit di scampo alla penetrazione dei tedeschi.
Prima ci trovavamo alla culla dell'antica civilt greca e romana. Ora siamo alla loro tomba. La pialla livellatrice del dominio romano sul mondo era passata, per secoli, su tutti i paesi del bacino mediterraneo. Dove la lingua greca non era riuscita a resistere, ogni lingua nazionale aveva dovuto cedere il passo di fronte a un latino corrotto; non esisteva pi alcuna differenza nazionale, non c'era pi nessun gallo, iberico, ligure, norico: erano tutti diventati romani. L'amministrazione e il diritto romano avevano dovunque dissolto gli antichi vincoli gentilizi, e insieme con essi gli ultimi residui di autonomia, locale e nazionale. La cittadinanza romana, appena allora ottenuta, non offriva alcun equivalente: essa non esprimeva affatto una nazionalit, ma soltanto la mancanza di nazionalit. Dappertutto esistevano gli elementi di nuove nazioni; i dialetti latini delle diverse province si andavano facendo sempre pi differenti; i confini naturali, che in precedenza avevano reso Italia, Gallia, Spagna e Africa delle zone autonome, esistevano ancora e si facevano ancora sentire. In nessun luogo per si aveva una forza in grado di raccogliere e unificare questi elementi in nazioni nuove; in nessun luogo esistevano ancora indizi di una capacit evolutiva, di una forza di resistenza, men che meno di una capacit creativa. L'immensa massa umana di quell'immenso territorio aveva un solo vincolo che la teneva unita: lo Stato romano, che era col tempio diventato il suo peggiore nemico ed oppressore. Le province avevano annientato Roma; la stessa Roma era diventata una citt di provincia al pari delle altre, privilegiata ma non pi dominante, non pi centro dell'impero mondiale, e nemmeno pi sede degli imperatori e dei loro sostituti, che risiedevano a Costantinopoli, Treviri, Milano. Lo stato romano si era trasformato in una macchina colossale ed intricata, che serviva solamente a dissanguare i sudditi. Tasse, prestazioni di lavoro statali e forniture di tutti i tipi riducevano ad una povert sempre crescente la massa della popolazione; tale pressione venne accresciuta, fino ad oltrepassare i limiti della sopportazione, dalle estorsioni dei governatori, degli esattori di tributi, dei soldati. Lo Stato romano, con il suo dominio mondiale, si era dunque ridotto a basare il suo diritto all'esistenza sul mantenimento dell'ordine all'interno e sulla difesa dai barbari all'esterno. Il suo ordine, per, era peggiore del peggiore dei disordini, e i barbari, dai quali asseriva di difendere i cittadini, venivano visti da questi come dei salvatori. Le condizioni della societ non erano meno disperate. Gi dagli ultimi tempi della repubblica il dominio romano aveva puntato a sfruttare senza alcun riguardo le province conquistate; l'impero, lungi dal sopprimere questo sfruttamento, lo aveva reso pi sistematico. Quanto maggiore era il declino dell'impero, tanto pi elevate si facevano le tasse e le prestazioni, con tanta maggiore sfrontatezza i funzionari rubavano ed estorcevano. I romani, dominatori di popoli, non si erano mai occupati del commercio e dell'industria; soltanto nell'usura si erano dimostrati superiori a tutti quelli che li avevano preceduti e che li avrebbero seguiti. Ci che, del commercio, essi avevano incontrato e conservato, cadde in rovina con le estorsioni dei funzionari; ci che riusciva ancora a sopravvivere riguarda la parte orientale, greca, dell'impero, che oltrepassa i limiti del nostro esame. Generale immiserimento, decadenza del commercio, dell'artigianato e dell'arte, diminuzione della popolazione, declino delle citt, regresso dell'agricoltura ad un livello inferiore - tale fu il risultato finale del dominio romano sul mondo.
L'agricoltura, il settore produttivo decisivo in tutto il mondo antico, lo era adesso pi che mai. In Italia, quegli immensi complessi territoriali (latifondi), che dalla fine della repubblica occupavano quasi per intero il territorio, venivano utilizzati in due modi diversi: o come pascoli per il bestiame, dove la popolazione veniva rimpiazzata da pecore e da buoi, per la cui sorveglianza c'era bisogno solo di pochi schiavi, oppure come ville, in cui si faceva praticare a masse di schiavi l'orticoltura su larga scala, in parte per soddisfare il lusso del padrone, in parte per lo smercio sui mercati cittadini. I grandi pascoli erano stati mantenuti e forse anche ampliati; i terreni delle ville e la loro orticoltura erano caduti in rovina con l'impoverimento dei loro padroni e il declino delle citt. L'economia di latifondo, basata sul lavoro degli schiavi, non era pi remunerativa; tuttavia restava l'unica forma allora possibile di agricoltura su larga scala. Era la piccola coltivazione ad esser di nuovo diventata l'unica forma vantaggiosa. Una villa dopo l'altra veniva frantumata in piccoli appezzamenti e affittata ad affittuari che pagavano una determinata somma annua, o a "partiarii", pi degli amministratori che degli affittuari, che ricevevano per il loro lavoro la sesta o la nona parte del prodotto annuo. Questi piccoli appezzamenti venivano per assegnati in prevalenza a coloni, che pagavano per essi una determinata imposta annua, erano vincolati alla terra e potevano essere venduti insieme con essa; essi cio non erano schiavi ma neanche liberi, non potevano sposare donne libere, e i matrimoni tra loro venivano considerati non completamente validi, ma, al pari di quelli degli schiavi, puri e semplici concubinati ("contubernium"). Essi erano i precursori dei servi della gleba medievali.
L'antica schiavit era giunta alla fine dei suoi giorni. Essa non offriva pi un profitto vantaggioso n in campagna, nell'agricoltura su larga scala, n in citt, nelle manifatture - il mercato per i suoi prodotti si era esaurito. Per n la piccola agricoltura n l'artigianato, cui si era ridotta la colossale produzione del periodo di massima fioritura dell'impero, poteva offrire posto a un gran numero di schiavi. Solo per gli schiavi domestici e per quelli di lusso dei ricchi c'era ancora spazio nella societ. Tuttavia la schiavit che si andava estinguendo bastava pur sempre a far sembrare ogni lavoro produttivo una occupazione da schiavo, indegna di un romano libero - e adesso chiunque lo era. Di conseguenza, da una parte una quantit crescente di emancipazioni di schiavi inutili, ormai divenuti un peso, dall'altra, qui incremento di coloni, l di liberi ridottisi ormai ad essere straccioni (analoghi ai "poor whites" degli Stati schiavisti d'America). Il cristianesimo  del tutto estraneo alla graduale scomparsa dell'antica schiavit. Esso, per secoli e secoli, ha contribuito alla schiavit nell'impero romano, e in seguito non ha mai impedito la tratta degli schiavi esercitata dai cristiani, n quella dei tedeschi al Nord, n quella dei veneziani nel mediterraneo, n infine la posteriore tratta dei negri (11). La schiavit non era pi remunerativa, per questo scomparve. Ma la schiavit morente lasci la sua spina velenosa nel disprezzo che accompagnava il lavoro produttivo dei liberi. Qui stava il vicolo cieco in cui fin col trovarsi il mondo romano: la schiavit era impossibile dal punto di vista economico, il lavoro degli uomini liberi era moralmente proscritto. L'una non poteva pi essere la forma fondamentale della produzione sociale, l'altra non lo poteva ancora essere. L'unico rimedio possibile a questo stato di cose era una completa rivoluzione.
La situazione non era migliore nelle province. La maggior parte delle notizie a nostra disposizione provengono dalla Gallia. Accanto ai coloni c'erano qui ancora dei piccoli contadini liberi. Per potersi difendere dai soprusi di funzionari, giudici e usurai, essi si mettevano sotto la protezione, il patronato, di un potente; per la precisione a ci non ricorrevano solo singoli individui, ma comunit intere, cosicch, nel quarto secolo, gli imperatori emanarono numerosi divieti a tale costume. Ma in che modo questa protezione giovava a coloro che vi facevano ricorso? Il protettore poneva loro la condizione che trasferissero a lui la propriet dei loro terreni, assicurando loro come contropartita il loro usufrutto per tutta la durata della vita - un trucco di cui la santa Chiesa ebbe sentore, e che imit con ottimi risultati nel nono e decimo secolo, ad incremento del regno di Dio e del suo possesso terreno. E' certo vero che il vescovo Salviano di Marsiglia, intorno al 475, inveisce indignato contro questa ruberia e racconta che la pressione dei funzionari romani e dei grandi proprietari terrieri era arrivata ad un punto tale che numerosi romani fuggivano nelle terre gi occupate dai barbari, e che i cittadini romani che avevano l la loro dimora temevano sopra ogni cosa il ritorno sotto il dominio romano. Che i genitori di allora, per povert, abbiano spesso venduto come schiavi i propri figli,  cosa provata da una legge promulgata per impedire tutto ci.
I barbari tedeschi, come ricompensa per aver liberato i romani del loro stesso Stato, si presero i due terzi dell'intero territorio e se li spartirono tra di loro. La divisione venne fatta secondo la costituzione gentilizia; a causa del numero relativamente piccolo dei conquistatori, vastissimi tratti di terreno restarono indivisi, in parte propriet di tutto il popolo, in parte di singole trib e "gentes". In ogni "gens" il terreno arativo e prativo veniva sorteggiato, in parti eguali, tra le singole amministrazioni domestiche; ignoriamo se avessero luogo spartizioni ripetute periodicamente; in ogni caso esse cessarono presto nelle province romane, e le porzioni individuali divennero propriet privata alienabile, allodio. Boschi e pascoli non vennero divisi, e rimasero di uso pubblico; quest'uso, come il genere di coltivazione dei campi distribuiti, venne disciplinato in accordo all'antico costume e alle deliberazioni della collettivit. Quanto pi tempo la "gens" dimorava nel suo villaggio, e quanti pi tedeschi e romani essa amalgamava poco a poco, tanto pi il carattere di parentela del vincolo gentilizio perdeva terreno nei confronti di anello territoriale; la "gens" andava scomparendo nella comunit di marca, nella quale sono tuttavia, abbastanza spesso, ancora visibili le tracce dell'origine nella parentela dei membri. Cos la costituzione gentilizia, perlomeno in quei paesi in cui la comunit di marca si mantenne in vita - Francia settentrionale, Inghilterra, Germania e Scandinavia - sub un'impercettibile trasformazione in costituzione locale e acquis in tal modo la capacit di adattarsi allo Stato. Essa mantenne per il suo carattere naturalmente democratico, tratto distintivo dell'intera costituzione gentilizia, e conserv cos, pur nella degenerazione cui in seguito si dovette piegare, qualche tratto della costituzione gentilizia, e con esso un'arma nelle mani degli oppressi, viva fino ai tempi pi recenti.
Se, nella "gens", il legame di sangue si smarr ben presto, questa era la conseguenza del fatto che i suoi organismi degenerarono in conseguenza della conquista anche nell'ambito della trib e nell'insieme del popolo. Sappiamo che l'asservimento di individui  un fatto inconciliabile con la costituzione gentilizia. Qui possiamo osservare questo fatto su larga scala. I popoli tedeschi, ora padroni delle province romane, dovevano procedere all'organizzazione di questa loro conquista. Essi per non potevano n ammettere le masse dei romani nei corpi gentilizi, n dominarle mediante essi. Ai vertici del corpo amministrativo locale romano, che in un primo tempo continu in larga misura ad esistere, si doveva porre un equivalente che sostituisse lo Stato romano, e questo non poteva che essere un altro Stato. Gli organi della costituzione gentilizia si dovettero cos trasformare in organi statali, e questo, sotto la pressione delle circostanze, doveva avvenire molto in fretta. Il rappresentante pi diretto del popolo conquistatore era per il comandante militare. La sicurezza, sia verso l'interno che verso l'esterno, del territorio conquistato, reclamava un rafforzamento del suo potere. Era giunto il momento della trasformazione del comandante militare in re: essa si comp.
Prendiamo la Francia. Qui spett in sorte al vittorioso popolo dei salii la propriet incontrastata non solo degli ampi domini statali romani, ma anche di tutti gli immensi tratti di campagna che non erano stati divisi tra le grandi e piccole comunit provinciali e di marca, soprattutto tutti i terreni boscosi.
La prima cosa che fece il re dei Franchi, trasformato da semplice comandante militare supremo a vero e proprio sovrano, fu di trasformare questa propriet del popolo in un bene reale, di rubarla al popolo e di darla in regalo o in beneficio al suo seguito. Questo seguito, in origine la sua scorta militare personale e i restanti vicecomandanti militari, si accrebbe ben presto, non solo con dei romani, vale a dire galli romanizzati, i quali gli divennero ben presto indispensabili a causa della loro arte nello scrivere, della loro istruzione, della loro conoscenza della lingua romanza del luogo come del latino letterario, nonch del diritto locale, ma anche con schiavi, servi della gleba e liberti, che formavano la sua corte e tra i quali egli sceglieva i suoi favoriti. A tutti costoro vennero concessi, prima quasi sempre in regalo, pi tardi sotto forma di benefici, in un primo tempo conferiti per la durata della vita del re, appezzamenti del terreno del popolo, e in tal modo venne creato, a spese del popolo, il fondamento di una nuova nobilt.
E non  tutto. Un regno di tale vastit non si poteva governare con i mezzi dell'antica costituzione gentilizia; il consiglio dei capi, anche se non fosse gi scomparso da molto tempo, non si sarebbe potuto riunire, e venne presto rimpiazzato dal consiglio permanente del re; l'antica assemblea popolare rimase formalmente in esistenza, ma anch'essa si trasform sempre pi in una semplice assemblea dei vicecomandanti dell'esercito e dei nobili di recente investitura. I liberi contadini proprietari di terreno, la massa del popolo franco, furono sfiniti ed esauriti dalle incessanti guerre civili e di conquista, queste ultime soprattutto sotto Carlo Magno, proprio come lo erano stati i contadini romani nell'ultimo periodo della repubblica. Essi, che originariamente costituivano l'esercito per intero e, dopo la conquista della Francia, il suo nucleo, all'inizio del nono secolo si erano ridotti in una tale miseria che a malapena uno su cinque di essi poteva ancora partire soldato. Invece delle milizie di liberi cittadini, chiamate alle armi direttamente dal re, si ebbe ora un esercito composto dalla servit dei nobili di recente formazione, e essa era formata anche dai contadini ormai asserviti, i discendenti di coloro che un tempo non avevano riconosciuto altro signore che il re, e prima ancora nessuno affatto, neppure un re. Sotto i successori di Carlo venne portata a termine la rovina della situazione dei contadini franchi, tramite guerre intestine, la debolezza del potere regio e le corrispondenti vessazioni da parte dei nobili, cui adesso si vennero ad aggiungere i conti di distretto insediati da Carlo, che miravano a rendere ereditaria la loro carica, e infine tramite le invasioni normanne. Cinquant'anni dopo la morte di Carlo Magno la Francia giaceva, incapace di opporre resistenza, ai piedi dei normanni, proprio come era successo quattrocento anni prima all'impero romano nei confronti dei Franchi.
E anche l'ordine, o piuttosto il disordine, sociale interno versava nelle stesse condizioni dell'impotenza verso l'esterno. La situazione in cui si trovavano i contadini franchi era simile a quella dei loro predecessori, i coloni romani. Mandati in rovina dalle guerre e dai saccheggi, essi si erano dovuti mettere sotto la protezione dei nobili di recente data o della Chiesa, dato che il potere regio era troppo debole per poterli difendere; ma essi dovettero pagare a caro prezzo questa protezione. Come gi prima i contadini gallici, essi dovettero trasferire la propriet dei loro appezzamenti nelle mani dei loro protettori, e riceverli indietro da lui come fondi a canone, in forme varie e mutevoli, ma comunque sempre e solo in cambio di prestazioni in servizi e in tributi; una volta costretti a questa forma di dipendenza, essi persero poco per volta anche la libert personale; dopo poche generazioni essi erano in maggioranza gi servi della gleba. La rapidit con cui si comp il declino della libera popolazione contadina  dimostrata dal libro catastale di Irminone, dell'Abbazia di Saint-Germain-des-Prs, allora nei dintorni, oggi nel cuore di Parigi. Nelle ampie propriet fondiarie di questa abbazia sparse nella regione circostante, risiedevano allora, quando Carlo Magno era ancora in vita, 2788 amministrazioni domestiche, quasi tutte franche, con nomi tedeschi. Tra di loro c'erano 2080 coloni, 35 liti, 220 schiavi e solo 8 residenti liberi! Quella consuetudine che Salviano aveva dichiarata empia, in base alla quale il protettore faceva trasferire nelle sue mani la propriet dell'appezzamento del contadino, restituendogliene l'uso solo per la durata della vita, veniva ora praticata comunemente dalla Chiesa nei confronti dei contadini. Le "corves", che si facevano ormai sempre pi frequenti, avevano avuto il loro modello nelle romane "angarie", lavori forzati al servizio dello Stato, come anche nei servizi che i membri delle marche tedesche prestavano per costruire ponti, strade ed altri servizi di pubblica utilit. Stando alle apparenze, dunque, la massa della popolazione, dopo quattro secoli, si ritrovava esattamente al punto di partenza.
Questo fatto, per, prova soltanto due cose: in primo luogo, che la struttura sociale e la distribuzione della propriet tipiche dell'impero romano al tramonto erano perfettamente conformi al livello della produzione agricola ed industriale del tempo, ed erano state perci inevitabili; in secondo luogo, che questo livello della produzione, durante i successivi quattrocento anni, non aveva subito n cali n aumenti sostanziali, cio aveva riprodotto, con lo stesso carattere di necessit, la medesima distribuzione della propriet e le stesse classi di popolazione. Negli ultimi secoli dell'impero romano la citt aveva perso il suo precedente predominio sulla campagna, e nei primi secoli di dominio tedesco non era riuscita a riacquistarlo. Tutto ci presuppone un basso livello di sviluppo sia dell'agricoltura che dell'industria. Questa condizione d'insieme non pu non dar vita a grandi proprietari fondiari che dominano piccoli contadini dipendenti. Quali scarse possibilit ci fossero di innestare, in una societ di questo tipo, da un lato l'economia dei latifondi romani con gli schiavi, dall'altro la nuova coltivazione su larga scala basata sulle "corves", lo dimostrano le famose ville imperiali di Carlo Magno, esperimenti imponenti, scomparsi tuttavia quasi senza lasciar traccia. Essi furono proseguiti solo dai conventi, e provarono di essere vantaggiosi solo per questi; i conventi erano per corpi sociali al di fuori della norma, basati sul celibato; essi potevano riuscire a fare cose eccezionali, ma proprio per questo non potevano che rimanere delle eccezioni. Eppure, si era ben andati avanti durante questi quattrocento anni! Se  vero che ritroviamo anche alla fine quelle stesse classi fondamentali esistenti all'inizio, gli uomini da cui queste classi erano composte erano tuttavia diventati diversi. Era sparita l'antica schiavit, come pure i liberi poveri e straccioni che disprezzavano il lavoro come se fosse una faccenda da schiavi. Tra il colono romano e il nuovo servo della gleba era esistito il libero contadino franco. L'inutile ricordo e la vana lotta della romanit che decadeva erano ormai morti e sepolti. Le classi sociali del nono secolo non si erano costituite nella depravazione di una societ in declino, ma nelle doglie che accompagnavano il parto di una nuova. La nuova razza, padroni come servi, era tale da essere paragonata ai predecessori romani. Il rapporto tra potenti signori terrieri e contadini al loro servizio, che aveva costituito per questi ultimi la forma di un declino senza vie di uscita nel mondo antico, rappresentava adesso per gli altri il punto d'avvio per un nuovo sviluppo. E inoltre questi quattrocento anni, per quanto possano sembrare cos improduttivi, lasciarono dietro di s "un" prodotto importante: le moderne nazionalit, nuovo assetto e articolazione dell'umanit della Europa occidentale per la storia futura. I tedeschi avevano di fatto rianimato l'Europa, e perci il dissolvimento degli Stati del periodo germanico non fin nel soggiogamento normanno-saraceno, ma nel perfezionamento dei benefici in feudi e nella sottomissione a scopo di protezione (commenda), e in un aumento di popolazione di tale intensit che, non pi di due secoli dopo, i vigorosi salassi delle crociate vennero sopportati senza danno.
Ma che cos'era quell'incantesimo misterioso col quale i tedeschi riuscirono ad infondere nuova vita nell'Europa morente? Si trattava di un potere miracoloso innato nel popolo tedesco, come vanno scrivendo e riscrivendo i nostri storici sciovinisti? Niente affatto. I tedeschi erano, soprattutto allora, una stirpe ariana dotata di grande talento e nel pieno dello sviluppo vitale. Ma non furono le loro particolari caratteristiche nazionali a ringiovanire l'Europa, ma semplicemente... la loro barbarie, la loro costituzione gentilizia.
La loro abilit e valore personale, il loro senso della libert e istinto democratico, che faceva loro considerare ogni affare pubblico un proprio affare personale, tutte quelle qualit, in breve, che il romano aveva perdute, e che erano le uniche in grado di dar vita, col fango del mondo romano, a nuovi stati, e a far sviluppare nuove nazionalit - cos'erano se non i tratti distintivi dei barbari dello stadio superiore, effetti della sua costituzione gentilizia?
Se essi riformarono l'antica forma della monogamia, attenuando il predominio maschile nelle famiglie, e conferendo alla donna una posizione pi elevata di quanto il mondo classico avesse mai visto, che cosa li rese capaci di ci se non la loro barbarie, le loro abitudini gentilizie, il retaggio, che in essi viveva ancora, dell'epoca del matriarcato?
Se essi riuscirono a salvare - per lo meno in tre dei paesi pi importanti, Germania, Francia settentrionale e Inghilterra - un elemento della genuina costituzione gentilizia nella forma delle comunit di marca, innestandole nello stato feudale, e offrendo cos alla classe oppressa dei contadini, perfino nei momenti pi duri della servit della gleba medievale, una coesione locale ed un mezzo di resistenza di cui n gli antichi schiavi n i moderni proletari hanno potuto disporre - a cosa  dovuto tutto ci se non alla loro barbarie, al loro modo, esclusivamente barbarico, di fondare colonie su base gentilizia?
E infine, se essi furono in grado di perfezionare e rendere esclusiva quella forma di servit alquanto attenuata, gi praticata nella terra natia, e che divenne gradualmente la forma di schiavit dominante anche nell'impero romano; una forma che forniva, come Fourier rilev per primo, uno strumento per la graduale liberazione dei braccianti "in quanto classe" ("fournit aux cultivateurs des moyens d'affranchissement collectif et progressif"); una forma che si pone perci molto al di sopra della schiavit, nella quale soltanto era possibile l'istantanea liberazione individuale senza stadio transitorio (l'antichit non conosce la soppressione della schiavit mediante una rivolta vittoriosa) - mentre di fatto i servi della gleba medievali ottengono poco per volta la loro liberazione in quanto classe - a che cosa  dovuto tutto ci se non alla loro barbarie, in virt della quale essi non erano ancora giunti alla schiavit sviluppata, n all'antica schiavit del lavoro n a quella domestica . orientale?
Tutta la forza vitale che i tedeschi infusero nel mondo romano fu la barbarie. Solo dei barbari, infatti, possono aver la capacit di ringiovanire un mondo che si dibatte negli spasimi di una civilt morente. Ed era proprio lo stadio superiore della barbarie, verso il quale e nel quale i tedeschi avevano prodotto i loro sforzi prima delle migrazioni dei popoli, ad essere quello precisamente pi favorevole per questo processo. Ci spiega tutto.
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Capitolo 9.
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BARBARIE E CIVILTA'.
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Abbiamo a questo punto passato in rassegna il processo di dissolvimento della costituzione gentilizia nei singoli, grandi casi dei Greci, dei Romani e dei Tedeschi. Ci rimangono da prendere in esame, per concludere, quelle condizioni economiche generali che fecero tremare l'organizzazione sociale fondata sulla "gens" fin nello stadio superiore della barbarie, per spazzarla via del tutto con l'entrare in campo della civilt. A tale indagine il "Capitale" di Marx ci sar altrettanto necessario del libro di Morgan.
La "gens", sorta nello stadio medio dello stato selvaggio e ulteriormente sviluppatasi in quello superiore, raggiunge il suo apogeo, per quel che le fonti in mano nostra ci permettono di giudicare, nello stadio inferiore della barbarie. Prendiamo quindi le mosse da questo stadio del suo sviluppo.
La costituzione gentilizia ci si presenta qui in forma compiuta, come mostra l'insostituibile esempio degli indiani d'America. Una trib si  articolata in pi "gentes", nella maggior parte dei casi in due: col crescere della popolazione di tali "gentes" originarie, esse si scindono ognuna in diverse "gentes" figlie, nei confronti delle quali la "gens" madre si presenta come fratria; anche la trib stessa si divide in pi trib, ed in ciascuna di queste rinveniamo per lo pi le antiche "gentes"; trib affini sono unite in federazioni, quanto meno in singoli casi. Questa organizzazione elementare  perfettamente sufficiente per la situazione sociale da cui sorge. Essa costituisce null'altro che la loro caratteristica e naturale forma di associazione, ed  in grado di risolvere ogni conflitto che sorga in una societ organizzata a questa maniera. La guerra appiana ogni cosa che riguardi l'esterno; il suo esito pu consistere nell'annientamento di una trib, mai tuttavia nella sua sottomissione. La grandezza e il limite della costituzione gentilizia sta nella circostanza che essa non lascia posto al dominio e alla schiavit. Nel suo ambito non esiste ancora differenza tra diritti e doveri; il partecipare all'attivit pubblica, l'essere la vendetta di sangue e il guidrigildo un diritto o un dovere, questi non sono problemi per gli indiani. Un problema di questo tipo sarebbe per loro un'assurdit non minore del chiedersi se il mangiare, il dormire o il cacciare siano un diritto o un dovere. A maggior ragione  impossibile una divisione della trib o della "gens" in classi distinte. Questa circostanza ci spinge ad esaminare il fondamento economico di un tale stato di cose.
La densit di popolazione  estremamente scarsa: essa si infittisce solo nel luogo ove risiede la trib, che si trova al centro del largo cerchio del territorio adibito alla caccia, circondato a sua volta dalla foresta protettiva neutrale che segna il confine con le altre trib. Il lavoro viene diviso in modo del tutto naturale, e cio solo tra i due sessi. L'uomo combatte in guerra, caccia, pesca, procaccia la materia prima del nutrimento e gli strumenti atti a procurarsela. La donna bada alla casa, a preparare cibo e vesti, cucina, tesse e cuce. Ambedue sono padroni, nei rispettivi campi: l'uomo nella foresta, la donna dentro casa. Ciascuno detiene il possesso degli strumenti che ha fabbricato e che usa: l'uomo delle armi e degli strumenti per la caccia e la pesca, la donna delle suppellettili domestiche. L'amministrazione della casa  di tipo comunista in alcune famiglie, e spesso in molte (12). Ci che si fabbrichi o si usi in comune  di propriet comune: la casa, l'orto, il battello lungo. Qui, e solo qui, ha valore ci che giuristi ed economisti hanno attribuito delirando alla societ civile: la propriet creata con il proprio lavoro, l'ultimo, falso pretesto giuridico su cui ancor oggi riposa l'attuale propriet capitalistica.
Gli uomini per non si fermano dovunque a questo stadio. In Asia essi scopersero degli animali che era possibile addomesticare, e che, una volta resi domestici, si potevano allevare. La bufala selvaggia la si doveva cacciare, quella domestica, invece, dava un vitello l'anno, e per di pi il latte. Una certa quantit di trib pi evolute, gli Ariani, i Semiti, forse pure i Turani, ebbe, come principale attivit lavorativa, prima l'addomesticamento del bestiame, e in seguito anche l'allevamento e la sorveglianza di esso. Le trib dedite alla pastorizia si divisero dalla rimanente massa dei barbari: "prima grande divisione sociale del lavoro". Queste trib producevano non solo una maggior quantit di viveri che non gli altri barbari, ma li producevano anche di qualit diversa. Nei confronti delle altre, esse non avevano soltanto molto pi latte, latticini e carne, ma anche pelli, lana di pecora e capra, filati e tessuti, che crescevano con l'aumentare della quantit di materia prima. Tutto ci rese per la prima volta possibile uno scambio regolare. Gli scambi, negli stadi anteriori, potevano essere praticati solo occasionalmente; una peculiare abilit nella preparazione di armi e strumenti di lavoro pu condurre ad una temporanea divisione del lavoro. E infatti in molti posti sono stati trovati dei resti inconfondibili di luoghi di fabbricazione di strumenti di pietra, risalenti alla tarda et della pietra; i fabbricanti che miglioravano qui la propria abilit, lavoravano, con ogni probabilit, per la collettivit, come accade ancora per gli artigiani fissi di comunit gentilizie indiane. Non era assolutamente possibile che, in questo stadio, potesse nascere uno scambio di tipo diverso da quello che aveva luogo nell'ambito della trib, che rimaneva un avvenimento d'eccezione. Ora per, dopo che le trib di pastori si furono divise dalle altre, vediamo esistere gi tutte le condizioni perch lo scambio avvenga tra membri di diverse trib, e perch esso si perfezioni e si consolidi come istituzione regolare. In origine lo scambio aveva luogo tra trib e trib tramite i rispettivi capi gentilizi; quando per gli armenti cominciarono a passare in propriet particolare, io scambio individuale acquist sempre maggior peso, fino a diventarne l'unica forma. Il bestiame era il principale articolo di scambio offerto dalle trib di pastori ai loro vicini; esso divenne la merce in base alla quale venivano valutate tutte le altre, e che veniva dappertutto accettata volentieri in cambio di quelle; in breve, assunse la funzione di denaro, e come tale veniva usato gi in questo stadio. Tanto necessario, fin dall'inizio dello scambio di merci, era il bisogno di una merce-denaro, e con tanta velocit essa si sviluppo.
L'orticultura, con ogni probabilit sconosciuta ai barbari asiatici dello stadio inferiore, fece la sua comparsa tra di loro al pi tardi nello stadio medio, preannunciando l'agricoltura. Sull'altopiano turanico il clima rende impossibile la pastorizia senza scorte di foraggio per l'inverno, lungo e rigido; la coltura prativa e la coltivazione di cereali erano qui dunque condizioni indispensabili. Egualmente nelle steppe a nord del Mar Nero. I cereali, tuttavia, in un primo tempo prodotti per il bestiame, divennero ben presto un nutrimento anche per l'uomo. La terra coltivata rimase ancora propriet della trib, dapprima assegnata in usufrutto alla "gens", da questa, in seguito, alle comunit domestiche, e infine agli individui, che potevano accampare alcuni diritti di propriet, ma nulla di pi.
Due sono, in questo stadio, le conquiste industriali di un qualche rilievo. La prima  il telaio, la seconda la fusione dei minerali di metallo e la lavorazione dei metalli. Il rame, lo zinco e il bronzo, la lega da essi ottenuta, furono quelle di gran lunga pi importanti: col bronzo si poterono fare strumenti di utilit ed armi, ma senza riuscire a sostituire gli strumenti di pietra, il che fu possibile solo col ferro, che non si era ancora capaci di estrarre. L'oro e l'argento cominciarono ad essere usati per gioielli e monili, ed avevano gi assai pi valore del rame e del bronzo.
L'aumento della produzione in tutti i campi - allevamento del bestiame, agricoltura, artigianato domestico - rese la forza-lavoro umana capace di creare un prodotto che eccedeva la quantit necessaria al suo mantenimento. Questo aumento fece allo stesso tempo aumentare la quantit quotidiana di lavoro che spettava ad ogni membro della "gens", della comunit domestica e della singola famiglia. Si provava la necessit di introdurre nuove forze-lavoro. Le forn la guerra: i prigionieri divennero schiavi. La prima grande divisione sociale del lavoro, con l'accrescersi della produttivit del lavoro, e quindi della ricchezza, e con l'estendersi del settore produttivo, alle condizioni di insieme storicamente date, si port dietro necessariamente la schiavit. Dalla prima grande divisione sociale del lavoro venne originata la prima grande divisione della societ in due classi: padroni e schiavi, sfruttatori e sfruttati.
Non sappiamo ancora come e quando gli armenti, da propriet comune della trib o della "gens", entrarono in possesso dei singoli capifamiglia. Nella sua sostanza, per, ci deve aver avuto luogo in questo stadio. La famiglia venne ora rivoluzionata dagli armenti e dalle altre nuove ricchezze. Era sempre stato l'uomo ad occuparsi della produzione, dei mezzi di produzione da lui costruiti e della loro propriet. Essendo gli armenti il nuovo mezzo di produzione, l'addomesticamento iniziale e, dopo, la loro custodia, erano lavori che toccavano all'uomo.
Il bestiame, perci, era sua propriet, e cos le merci e gli schiavi che ne aveva ottenuti in cambio. Ogni sovrappi che venisse ora prodotto spettava all'uomo: la donna ne partecipava al consumo, ma non alla propriet. Il guerriero e il cacciatore selvaggi erano stati soddisfatti di essere secondi, in casa, alla donna; il pi mite pastore, forte della sua ricchezza, conquist il primo posto, respingendo la moglie al secondo. Ed essa non poteva lamentarsi. La divisione familiare del lavoro aveva organizzato la ripartizione tra marito e moglie; essa non era cambiata e tuttavia, adesso, capovolgeva i rapporti domestici fino ad allora vigenti, per il semplice motivo che era cambiata la divisione del lavoro all'esterno della famiglia. Proprio quello stesso motivo che, in precedenza, aveva assicurato alla donna una posizione predominante nella casa, e cio il fatto che il suo fosse un lavoro esclusivamente domestico, assicurava adesso il dominio dell'uomo nella casa; il lavoro casalingo della donna, di fronte a quello produttivo dell'uomo, scomparve: questo era tutto, e quello invece un'insignificante appendice. Si chiarisce fin da adesso che la liberazione della donna e la sua equiparazione all'uomo  e rester impossibile fintanto che la donna venga tenuta fuori dal lavoro sociale produttivo e si debba limitare al lavoro domestico privato. La liberazione della donna diventa possibile solo quando ad essa sia permesso di partecipare, su larga scala sociale, alla produzione, e l'impegno del suo lavoro domestico sia ridotto ad una quantit irrilevante. Tutto ci  divenuto possibile solamente con la grande industria moderna, che non solo rende possibile il lavoro della donna su larga scala, ma lo esige fermamente, ed ha la tendenza a trasformare in misura sempre crescente lo stesso lavoro domestico privato in una industria pubblica.
Con il dominio effettivo dell'uomo nella casa era venuto meno l'ultimo ostacolo al suo potere assoluto. Questo venne ribadito e reso eterno con la caduta del diritto matriarcale, l'avvento di quello patriarcale, la graduale transizione dal matrimonio di coppia alla monogamia. Questo fatto per comport una lacerazione nell'antica costituzione gentilizia: la famiglia singola divent una potenza e si eresse di fronte alla "gens" con fare minaccioso.
L'ulteriore progresso ci porta allo stadio superiore della barbarie, l'epoca in cui ogni popolo civile vive la sua et eroica: l'et della spada di ferro, epper anche dell'aratro e dell'ascia di ferro. L'uomo era ormai in grado di dominare il ferro, che fu l'ultima, e la pi importante, di tutte le materie prime che giocarono nella storia un ruolo rivoluzionario; l'ultima... fino alla patata. Con il ferro si arriv a coltivare superfici pi vaste, a dissodare vaste zone di boscaglia, a procurare all'artigiano strumenti di lavoro talmente duri ed affilati cui n la pietra, n alcun altro metallo allora conosciuto poteva resistere. Tutto ci avvenne poco a poco; all'inizio il ferro era spesso ancor pi debole del bronzo. La scomparsa delle armi di pietra avvenne solo lentamente, e le ascie di pietra fecero la loro comparsa in guerra non solo nel "Canto di Ildebrando", ma anche nella battaglia di Hastings del 1066. Il progresso ora procedeva senza posa con maggiore velocit e senza interrompersi. La citt, con le sue abitazioni di pietra o di mattoni, cinta da mura di pietra, torri e bastioni, divenne la sede centrale della trib o della federazione di trib diverse: questo fu un notevole progresso nel campo dell'edilizia, ma al tempo stesso mostr che aumentava il pericolo e il bisogno di difendersi. Si ebbe una rapida crescita della ricchezza, ma in quanto ricchezza di individui singoli; la tessitura, la metallurgia e gli altri mestieri artigiani che si andavano sempre pi differenziando tra di loro, dispiegarono una variet e una perizia crescenti nella produzione; l'agricoltura forniva, oltre a cereali, legumi e frutta, anche olio e vino, che ormai si era in grado di preparare. Occupazioni cos varie non potevano pi essere assolte da un medesimo individuo; fece la sua comparsa "la seconda grande divisione del lavoro": l'artigianato si divise dall'agricoltura. Il continuo aumento della produzione, e con essa della produttivit del lavoro, fece crescere il valore della forza-lavoro umana; la schiavit, nello stadio precedente appena sorta e sviluppatasi sporadicamente, diventa ora una componente essenziale del sistema sociale: gli schiavi non sono pi semplici elementi ausiliari, e vengono costretti a dozzine a lavorare nei campi e nelle officine. Con la divisione del lavoro nei grandi settori principali dell'agricoltura e dell'artigianato sorge la produzione direttamente per lo scambio, la produzione di merci; con essa il commercio, non limitano all'interno e ai confini della trib, ma gi anche sul mare. Tutto ci era tuttavia ancora assai poco sviluppato; i metalli nobili iniziarono ad essere la merce-denaro prevalente e universale, ma non venivano ancora coniati, e si scambiavano ancora secondo il loro peso grezzo.
Accanto alla distinzione tra liberi e schiavi fa la sua comparsa quella tra ricchi e poveri - insieme con la nuova divisione del lavoro compare una nuova divisione della societ in classi. Le differenze di propriet tra i singoli capifamiglia infrangono l'antica comunit domestica di tipo comunista dovunque essa fosse riuscita a sopravvivere; con essa la coltivazione del terreno in comune a vantaggio e per conto di questa comunit. Lo sfruttamento del terreno arabile viene assegnato alle singole famiglie, in principio temporaneamente, pi tardi una volta per tutte; la transizione alla propriet privata segue un corso graduale e parallelo a quella dal matrimonio di coppia alla monogamia. La singola famiglia comincia a divenire l'unit economica della societ.
L'aumento della densit della popolazione costringe a istituire legami pi stretti tanto all'interno quanto all'esterno. La lega tra trib affini diventa ovunque una necessit; ben presto lo diventa anche la loro fusione, e quindi quella dei singoli territori divisi tra le trib in un comune territorio del popolo. Il comandante dell'esercito del popolo - "rex" "basilus", "thiudans" - si trasforma in un indispensabile funzionario stabile. L'assemblea popolare fa la sua comparsa l dove ancora non era esistita. Comandante militare, consiglio, assemblea popolare, costituiscono gli organi della societ gentilizia che continua a svilupparsi in direzione di una democrazia militare. Militare - dato che la guerra e la preparazione alla guerra sono ormai diventate funzioni usuali della vita del popolo. Le ricchezze dei vicini allettano l'avidit di quei popoli cui la conquista della ricchezza sembra gi uno dei fini supremi della loro esistenza. Sono dei barbari: per loro arricchirsi rubando  pi facile e persino pi onorevole che farlo lavorando. La guerra, prima condotta solo per vendicare delle violazioni o per ampliare il territorio ormai insufficiente, viene ora fatta per pura e semplice ruberia, diventa un'attivit lucrativa al pari delle altre. Non  un caso che le mura si innalzino minacciose intorno alle nuove citt fortificate: nei loro fossati si spalanca la fossa della costituzione gentilizia, le loro torri si sporgono gi nella civilt. La situazione  simile all'interno. Le guerre di rapina aumentano il potere del supremo comandante militare quanto quello dei vicecomandanti; la consuetudine di eleggere i loro successori dalla stessa famiglia, in particolare dopo l'introduzione del patriarcato, si trasforma gradualmente in ereditariet, dapprima ammessa, poi rivendicata, infine usurpata; sorgono le basi della monarchia e della nobilt ereditarie. In tal modo gli organi della costituzione gentilizia perdono gradualmente le loro radici popolari, nella "gens", nella fratria e nella trib, e l'intera costituzione gentilizia si rovescia nel suo contrario: da organizzazione di trib che aveva il fine di regolare i loro affari interni si trasforma in organizzazione volta al saccheggio e all'oppressione dei vicini, e in corrispondenza a ci i suoi organi diventano, da strumenti della volont del popolo, organi indipendenti funzionali al dominio e all'oppressione del proprio popolo. Ci tuttavia non si sarebbe mai potuto verificare se l'avidit di ricchezze dei membri della "gens" non li avesse divisi in ricchi e poveri, se la differenza di propriet nell'ambito della stessa "gens" (non avesse) trasformato l'interesse unitario in antagonismo tra i suoi membri (Marx), e se l'estendersi della schiavit non avesse dato origine a quel modo di considerare il guadagno ottenuto lavorando un'attivit degna solo di uno schiavo, pi infamante della rapina.

Siamo cos arrivati alle soglie della civilt. Il suo inizio  segnato da un nuovo passo avanti nella divisione del lavoro. Nello stadio inferiore l'attivit produttiva degli uomini era limitata e diretta solo al fabbisogno personale. Lo scambio era accidentale e sporadico, relativo solo al superfluo che veniva prodotto casualmente. Tra i popoli pastori dello stadio medio della barbarie troviamo gi una propriet di armenti che, nel caso che la quantit di bestiame raggiungesse un certo livello, produceva con regolarit un sovrappi sul proprio fabbisogno umano; nello stesso periodo troviamo anche una divisione del lavoro tra i popoli pastori e trib meno sviluppate, prive di bestiame, e di conseguenza due diversi livelli produttivi esistenti l'uno accanto all'altro, quindi le condizioni perch lo scambio possa essere effettuato con regolarit. Lo stadio superiore della barbarie ci offre l'ulteriore divisione del lavoro tra agricoltura e artigianato, la cui conseguenza  la produzione di una quantit sempre maggiore di prodotti del lavoro volti direttamente ai fini dello scambio, per cui lo scambio tra produttori individuali assume un ruolo vitalmente necessario per la societ. La civilt rafforza ed aumenta tutte queste precedenti divisioni del lavoro, rendendo soprattutto pi acuto l'antagonismo tra citt e campagna (per cui  possibile che la citt domini economicamente la campagna, come nel mondo antico, o anche, come nel medioevo, che la campagna domini la citt), e procede ad una terza divisione del lavoro, che la caratterizza e che ha un'importanza decisiva: crea una classe, i "mercanti", che non si occupa pi della produzione dei prodotti, ma solo del loro smercio. Fino a quest'epoca ogni abbozzo della costituzione di classi aveva avuto luogo esclusivamente nel campo della produzione; coloro che vi prendevano parte si dividevano in dirigenti ed esecutori, o anche in produttori su grande o piccola scala. E' a questo punto che, per la prima volta, fa la sua comparsa una classe che, senza partecipare in alcun modo alla produzione, conquista la sua direzione complessiva, rendendosi soggetti economicamente i produttori; una classe che si pone come indispensabile mediatrice tra due produttori sfruttandoli entrambi. Con la scusa di evitare ai produttori la fatica e il rischio dello scambio e di ampliare il raggio d'estensione dello smercio dei loro prodotti verso mercati lontani, e di essere quindi in prospettiva la classe pi utile della popolazione, nasce una classe di parassiti, di vere e proprie sanguisughe sociali che, in cambio di prestazioni che hanno un valore effettivo assai scarso, si accaparra la parte migliore tanto della produzione indigena quanto di quella straniera, mette velocemente insieme ricchezze immense, acquistando un'influenza sociale corrispondente, e proprio per questo, nel periodo della civilt, le vengono attribuite sempre nuove onorificenze e un crescente controllo della produzione, finch non giunge a dar vita perfino ad un suo prodotto caratteristico: le crisi commerciali periodiche.
Nello stadio di sviluppo che abbiamo sotto gli occhi la giovane classe mercantile non ha certo ancora alcun sentore delle magnifiche sorti che sono in serbo per lei. Prende forma, si rende indispensabile, e questo le basta. Ma  con questa classe che prende vita il "denaro metallico", la moneta coniata, e con esso un nuovo mezzo di dominio dei non produttori sui produttori e sulla loro produzione. La merce delle merci, quella che contiene in s tacitamente tutte le altre, era stata scoperta, trovato lo strumento magico che pu trasformarsi a volont in ogni cosa desiderabile e desiderata. Chi la possedeva dominava il mondo della produzione; e chi era ad averne pi di tutti? Il mercante. Il culto del denaro, affidato a lui, era in buone mani. Egli si prese la briga di rendere assolutamente chiaro come ogni merce, quindi ogni produttore di merci, dovesse prostrarsi in atto di adorazione al cospetto del denaro. Egli diede la dimostrazione pratica di come ogni altra forma di ricchezza non sia che pura apparenza di fronte a questa incarnazione della ricchezza in quanto tale. Mai pi il potere del denaro ha assunto una forma cos brutale e cos selvaggiamente violenta come in questo suo periodo giovanile. Dopo l'acquisto di merci in denaro arriv l'anticipazione del denaro, che port con s interesse ed usura. E mai, nelle legislazioni posteriori, il debitore viene gettato, senza riguardo e senza scampo, ai piedi dell'usuraio creditore, come in quelle dell'antica Atene e dell'antica Roma, sorte entrambe spontaneamente come diritti derivanti dalla consuetudine, la cui unica costrizione era quella economica.
Alla ricchezza in merci e in schiavi e a quella in denaro si aggiunse quella costituita dalla propriet fondiaria. Il diritto di propriet dei singoli su quegli appezzamenti di terreno che erano stati loro originariamente ceduti dalla "gens" o dalla trib era diventato ora talmente saldo che questi appezzamenti divennero una loro propriet ereditaria. Negli ultimi tempi i loro sforzi erano volti soprattutto a liberare gli appezzamenti dal diritto che l'unione gentilizia godeva nei loro confronti, che costituiva un intralcio. L'intralcio venne rimosso, ma insieme, poco pi tardi, si dissolse anche la nuova propriet fondiaria. La propriet piena e libera del suolo non significava solo che era possibile possederlo senza esser soggetti a limiti e restrizioni, ma che era anche possibile alienarlo. Finch il suolo era rimasto una propriet della "gens" tale possibilit non era esistita. Il nuovo proprietario per, togliendo di mezzo il vincolo costituito della suprema propriet della "gens" e della trib, infranse anche quei legami che fino ad allora lo avevano mantenuto indissolubilmente stretto alla terra. Il significato di tutto questo gli fu chiarito dal denaro, invenzione contemporanea alla propriet fondiaria privata. Il suolo si poteva ora trasformare in una merce vendibile ed ipotecabile. Non appena fu introdotta la propriet fondiaria venne inventata l'ipoteca (vedi Atene). Come l'eterismo e la prostituzione seguono come ombre la monogamia, cos, da questo momento, l'ipoteca segue passo passo la propriet fondiaria. Voi avete voluto avere la piena, libera ed alienabile propriet del suolo: tenetevela dunque - "tu l'as voulu, Georges Dandin" [N.d.T. L'hai voluto tu, Georges Dandin, Molire, "Georges Dandin, ou le mari confondu"].
Fu cos che, con l'espandersi del commercio, col denaro e con l'usura, con la propriet fondiaria e l'ipoteca, la concentrazione e centralizzazione della ricchezza nelle mani di una classe non molto estesa fece rapidi progressi, mentre parallelamente procedeva il crescente impoverimento delle masse e aumentava la massa crescente dei poveri. Non essendo coincisa fin dall'inizio con l'antica nobilt ereditaria, questa nuova aristocrazia della ricchezza la ridusse una volta per tutte in una posizione di secondaria importanza (ad Atene, a Roma e tra i tedeschi). A questa suddivisione dei liberi in classi secondo la loro ricchezza si aggiunse, specialmente in Grecia, una crescita smisurata del numero degli schiavi (13), il cui lavoro coatto costitu la base su cui si innalz la sovrastruttura della societ intera.
Esaminiamo adesso che ne era stato della costituzione gentilizia durante questo rivolgimento della societ. Essa era rimasta impotente di fronte ai nuovi elementi che si erano sviluppati ed erano emersi senza che essa prendesse parte al processo. Essa si fondava sul presupposto che i membri di una "gens" o di una trib avessero comune dimora in un medesimo territorio di cui fossero gli unici abitanti. Tutto questo non esisteva pi da molto tempo. "Gentes" e trib si erano dovunque mescolate tra loro, dovunque schiavi, protetti e stranieri risiedevano insieme ai cittadini. Quella stabilit che si era riusciti a raggiungere verso la fine dello stadio intermedio della barbarie venne nuovamente infranta dal carattere mobile e mutevole della residenza dovuto al commercio, al cambiamento di occupazioni, al variare della propriet fondiaria. Ai membri dei corpi gentilizi non era pi possibile riunirsi per tutelare i propri affari comuni; ci si prendeva ancora cura, e a malapena, solo di cose prive d'importanza, come le cerimonie religiose. La rivoluzione dei rapporti di produzione e la conseguente trasformazione dell'organizzazione sociale avevano dato vita, in aggiunta a quei bisogni e a quegli interessi alla cui tutela erano chiamati e qualificati i corpi gentilizi, a nuovi bisogni e interessi che non solo si situavano al di fuori dell'antica organizzazione gentilizia, ma le creavano anche ogni sorta di ostacoli. Gli interessi dei gruppi di artigiani originati dalla divisione del lavoro, le necessit specifiche della citt in conflitto con quelle della campagna, reclamavano nuovi organi; tutti questi gruppi, per, erano costituiti da singoli che appartenevano alle pi svariate delle "gentes", fratrie e trib, e arrivavano addirittura a comprendere degli stranieri; a questi organi, dunque, non fu possibile formarsi se non al di fuori della costituzione gentilizia, accanto ad essa e quindi contro di essa. In ogni corpo gentilizio, d'altronde, questo antagonismo di interessi si affermava e raggiungeva il suo apice, in quanto la medesima "gens" e la medesima trib abbracciava insieme ricchi e poveri, usurai e debitori. Oltre a ci esisteva la massa della nuova popolazione, estranea alle unioni gentilizie, la quale, come a Roma, aveva la possibilit di diventare una potenza nel paese, e che era d'altra parte troppo numerosa perch la si potesse assorbire gradualmente nei gruppi e nelle trib consanguinee. Nei confronti di questa massa le unioni gentilizie erano come dei corpi chiusi, privilegiati; la democrazia naturale delle origini si era trasformata in un'odiosa aristocrazia. Per finire, la costituzione gentilizia era emersa da una societ in cui i conflitti intestini erano sconosciuti, e poteva essere adeguata solo ad una societ di questo tipo. L'unico mezzo di coercizione che essa possedeva era l'opinione pubblica. Adesso era per nata una societ che, a causa del complesso delle sue condizioni economiche di vita, si era dovuta scindere in liberi e schiavi, ricchi sfruttatori e poveri sfruttati; una societ che non solo non era in grado di comporre questi conflitti, ma che anzi era costretta ad acutizzarli sempre pi. Una societ come questa poteva continuare ad esistere soltanto in due modi: o in una permanente lotta dichiarata di queste classi tra loro, oppure sotto il dominio di un terzo potere che, restando in apparenza al di sopra delle classi in lotta, ponesse dei limiti alla loro lotta in campo aperto, e facesse s che la lotta tra le classi venisse combattuta, al massimo, nel campo economico, nelle forme cosiddette legali. La costituzione gentilizia era diventata inservibile. Essa era stata distrutta dalla divisione del lavoro e dalla sua conseguenza: la divisione della societ in classi. La sostitu lo "Stato".
Abbiamo condotto in precedenza un esame particolareggiato delle tre forme principali in cui lo Stato si innalza sulle macerie della costituzione gentilizia. Ad Atene ci si offre la forma pi pura e pi classica: qui l'origine dello Stato  dovuta direttamente e in prevalenza ai conflitti di classe che si sviluppano nell'ambito della stessa societ gentilizia. A Roma la societ gentilizia si trasforma in un'aristocrazia chiusa circondata da una plebe numerosa che le  esterna, senza diritti ma con molti doveri; la vittoria della plebe spazza via l'antica costituzione gentilizia ed innalza sulle sue macerie lo Stato, in cui ben presto si dissolvono tanto l'aristocrazia gentilizia quanto la plebe. Tra i tedeschi infine, i conquistatori dell'impero romano, Io Stato ha la sua origine diretta nella conquista di vasti territori stranieri, per dominare i quali la costituzione gentilizia non offriva alcun mezzo. Tuttavia, dato che questa conquista non  connessa n ad una dura lotta con la popolazione preesistente, n ad un progresso nella divisione del lavoro; poich, inoltre, il livello raggiunto dallo sviluppo economico dei conquistati  quasi lo stesso di quello dei conquistatori, e dunque la base economica della societ resta sempre l'antica, la costituzione gentilizia pu rimanere in vita per secoli, trasformando la propria forma in quella territoriale, come costituzione di marca, e sopravvivere perfino nelle pi tarde famiglie nobiliari e patrizie, e anzi rifiorire addirittura, in forma attenuata e solo temporaneamente, in famiglie contadine, come nel Dithmarschen (14).
Lo Stato, dunque, non  affatto un potere imposto alla societ dall'esterno, e neppure la realt dell'idea etica, l'immagine e la realt della ragione, come sostiene Hegel. Si tratta piuttosto di un prodotto della societ pervenuta ad un certo livello di sviluppo, della confessione che questa societ si  avviluppata in un'insanabile contraddizione interna, che si  scissa in antagonismi inconciliabili che non  in grado di eliminare. Ma per evitare che questi antagonismi, queste classi con interessi economici contrastanti, finiscano col distruggere s stessi e la societ in una lotta priva di risultati, si rende necessario un potere che si erga, in apparenza, al di sopra della societ, che mitighi il conflitto e lo mantenga entro i limiti dell'ordine; e questo potere, che  un'emanazione della societ e tuttavia si pone al di sopra e sempre pi al di fuori di essa,  lo Stato.
Rispetto all'antico ordinamento gentilizio il primo tratto distintivo dello Stato consiste nella suddivisione dei cittadini "secondo il territorio". Le antiche associazioni gentilizie, formate e mantenute unite da legami di sangue, erano ormai, come s' visto, diventate inadeguate, soprattutto perch presupponevano il fatto che i loro membri fossero legati ad una zona particolare, legame, questo, che era venuto a cadere da molto tempo. Il territorio era rimasto, gli uomini per si erano mossi. La divisione territoriale venne quindi assunta come punto di partenza, e si concesse ai cittadini di esercitare i loro doveri e diritti pubblici l dove prendevano dimora, senza prendere in considerazione n la "gens" n la trib. Una tale organizzazione dei cittadini sulla base della residenza, essendo comune a tutti gli Stati, ci sembra del tutto naturale; abbiamo visto per come ci sia stato bisogno di lotte aspre e di lunga durata prima che essa riuscisse a prendere il posto, a Roma e ad Atene, dell'antica organizzazione per stirpi.
Il secondo tratto distintivo consiste nell'istituzione di una "forza pubblica" non pi direttamente coincidente con l'organizzazione di se stesso come potere armato da parte del popolo. Tale forza pubblica particolare si rende necessaria in quanto una spontanea organizzazione armata della popolazione non  pi possibile dopo la divisione in classi. Anche gli schiavi fanno parte della popolazione; i 90 mila cittadini ateniesi costituiscono soltanto una classe privilegiata, di fronte ai 365 mila schiavi. L'esercito popolare della democrazia ateniese era una forza pubblica aristocratica che fronteggiava gli schiavi e li teneva a freno; ma abbiamo gi detto sopra che si rese anche necessaria una gendarmeria per tenere a freno i cittadini. Ogni stato possiede questa forza pubblica, che non  fatta soltanto di uomini armati, ma anche di appendici reali, carceri e istituti di pena di tutti i tipi, del tutto ignoti alla societ gentilizia. Tale forza pu avere un peso assai poco rilevante e persino quasi inesistente in societ in cui gli antagonismi di classe si siano ancora poco sviluppati e in zone remote, come accade talvolta e in alcuni posti negli Stati Uniti d'America. Essa per si rafforza in proporzione all'acutizzarsi dei conflitti di classe all'interno dello Stato e all'espandersi e all'aumentare in popolazione di Stati tra loro limitrofi. Si guardi solo la nostra Europa attuale, in cui la lotta di classe e la concorrenza nelle conquiste hanno condotto il potere pubblico a un punto tale che esso minaccia di ingoiare la societ intera, e perfino lo Stato.
Al mantenimento di questo potere pubblico sono necessari i contributi dei cittadini: "le tasse". La societ gentilizia non le conosceva affatto; noi, oggi, le conosciamo fin troppo bene. Col progresso della civilt anche le tasse diventano insufficienti; lo stato firma cambiali, ricorre a prestiti, a "debiti pubblici". Anche questa musica la vecchia Europa la conosce bene.
I funzionari, in possesso della forza pubblica e del diritto di riscuotere le tasse, sembrano ora degli organi della societ "al di sopra" di essa. Il rispetto libero e spontaneo che veniva tributato agli organi della costituzione gentilizia non sarebbe loro sufficiente, quand'anche riuscissero ad ottenerlo; depositari di un potere che li rende estranei alla societ, essi devono esigere il rispetto con leggi eccezionali, in base alle quali godono di un peculiare carattere sacro e intoccabile. Il pi infimo dei poliziotti dello Stato del periodo della civilt ha un'autorit maggiore di quella di tutti gli organi della societ gentilizia messi assieme, ma il pi potente dei principi, e il pi grande statista e generale dell'epoca civile hanno di che invidiare all'ultimo dei capi gentilizi la stima spontanea e incontestata di cui egli gode. L'uno sta proprio al centro della societ, l'altro  costretto a voler rappresentare qualcosa che  al di fuori e al di sopra di essa.
Lo Stato, dato che ha avuto origine nella necessit di frenare i conflitti di classe, ma  al tempo stesso sorto nel bel mezzo del conflitto di queste classi,  di regola lo Stato della classe pi potente, economicamente dominante, la quale, per mezzo suo, diviene anche politicamente dominante, ottenendo cos un nuovo strumento per mantenere sottomessa la classe oppressa e per sfruttarla. Come lo Stato antico fu "anzitutto" lo Stato dei proprietari di schiavi, funzionale allo scopo di mantener sottomessi gli schiavi, cos lo Stato feudale fu l'organo della nobilt per conservare l'oppressione sui contadini, servi o vincolati, e lo Stato rappresentativo moderno  uno strumento per lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale.
Esistono tuttavia dei periodi eccezionali in cui le classi in lotta hanno pi o meno la stessa forza, sicch il potere statale, sotto le sue apparenze di mediatore, gode di una momentanea autonomia relativa nei confronti di entrambe. Cos fu per la monarchia assoluta dei secoli diciassettesimo e diciottesimo, che mantenne l'equilibrio tra nobilt e borghesia; cos per il bonapartismo del primo, e soprattutto del secondo impero francese, che utilizz il proletariato contro la borghesia e la borghesia contro il proletariato. L'ultimo esempio di questo genere  il nuovo impero tedesco di nazionalit bismarckiana, in cui dominanti e dominati appaiono comici alla stessa stregua: qui si conserva l'equilibrio tra capitalisti e operai imbrogliandoli entrambi ad uso e consumo dei signorotti terrieri prussiani.
I diritti di cui godono i cittadini sono inoltre, nella maggior parte degli Stati storici, graduati secondo il reddito, la qua! cosa  un'espressione diretta del fatto che lo Stato  un'organizzazione della classe possidente per difendersi dalla classe non possidente. Lo stesso era gi avvenuto nelle classi censitarie ateniesi e romane. Cos fu anche nello Stato feudale medievale, in cui il potere politico era proporzionato alla propriet fondiaria. Lo stesso avviene nel censo elettorale degli Stati rappresentativi moderni. Tale riconoscimento politico delle differenze di propriet non  per assolutamente essenziale. Esso mostra, al contrario, che lo sviluppo statale  ancora ad un livello basso. La forma pi elevata dello Stato, la repubblica democratica, che si va facendo sempre pi una necessit inevitabile, nelle condizioni della nostra societ moderna, e che  l'unica forma statale in cui pu essere combattuta la lotta finale e decisiva tra borghesia e proletariato - la repubblica democratica, ufficialmente, non riconosce pi alcuna differenza di propriet. In essa la ricchezza esercita il suo potere in maniera indiretta, eppure tanto pi sicura: per un verso procedendo a corrompere direttamente i funzionari, per la qual cosa l'America  il modello classico, per l'altro stringendo l'alleanza tra il governo e la Borsa, che va in porto con tanta maggior facilit quanto pi elevati sono i debiti pubblici, e quanto pi le societ per azioni non si limitano a concentrare nelle loro mani solo i trasporti, ma si rivolgono alla stessa produzione, trovando a loro volta il loro centro nella Borsa. Un esempio evidente di questo stato di cose, oltre l'America,  l'attuale repubblica francese, e persino la proba Svizzera ha portato in questo campo il suo valido contributo. Che per non sia indispensabile una repubblica democratica perch vada in porto questo sodalizio fraterno tra il governo e la Borsa, lo prova non solo l'Inghilterra, ma anche il nuovo impero tedesco, in cui non si pu dire chi sia stato innalzato di pi dal suffragio, universale, se Bismarck o Bleichrder. Infine, la classe possidente esercita mediante il suffragio universale un dominio diretto. Fintantoch la classe oppressa, nel caso nostro, dunque, il proletariato, non sar matura per la propria autoemancipazione - fino ad allora, nella sua maggioranza, essa considerer l'ordinamento sociale esistente come l'unico possibile, e sar politicamente alla coda della classe capitalistica, sua estrema ala sinistra. Tuttavia, man mano che essa si va facendo matura per la propria autoemancipazione, essa si va parallelamente costituendo in partito particolare, ed elegge rappresentanti propri, e non quelli dei capitalisti. Il suffragio universale, quindi, fornisce la misura della maturit della classe operaia. Esso non pu n potr mai essere nulla di pi nello stato odierno; ma ci ci basta. Il giorno in cui il termometro del suffragio universale indicher agli operai il punto di ebollizione, essi sapranno ci che dovranno fare, e lo sapranno pure i capitalisti.
Lo Stato, dunque, non esiste dall'eternit. Sono esistite societ che ne erano prive, e che non avevano alcuna idea n dello Stato n del potere statale. Quando lo sviluppo economico ebbe raggiunto un certo livello, connesso di necessit alla divisione della societ in classi, lo Stato divenne necessario, proprio a causa di questa divisione. Ci stiamo ora avvicinando rapidamente ad un livello di sviluppo della produzione nel quale l'esistenza di tali classi non solo non  pi necessaria, ma si trasforma persino in un vero e proprio intralcio alla produzione. La loro scomparsa sar cos altrettanto ineluttabile della loro nascita. Insieme ad esse, inevitabilmente, scomparir lo Stato. Quella societ che riorganizzer la produzione sulla base di un'associazione libera ed egualitaria dei produttori, relegher l'intera macchina statale nel posto che da quel momento le spetta: nel museo delle antichit, a fianco della rocca per filare e dell'ascia di bronzo.
Sulla base di quanto abbiamo detto in precedenza, la civilt  dunque quello stadio di sviluppo della societ in cui la divisione del lavoro, lo scambio tra individui da essa prodotto, e la produzione di merci che abbraccia entrambi, si dispiegano in maniera compiuta e rivoluzionano la societ precedente nel suo complesso.
In tutti i precedenti stadi della societ, la produzione era sostanzialmente comune, cos come anche il consumo aveva luogo con la diretta distribuzione dei prodotti nell'ambito di comunit di tipo comunista di dimensioni pi o meno grandi. Questa produzione in comune si svolgeva entro i limiti pi angusti, ma comportava tuttavia il dominio dei produttori sul loro processo produttivo e sul loro prodotto.. Essi sanno che cosa ne sar del loro prodotto, lo consumano senza che esso lasci le loro mani; una produzione condotta su questa base non potr mai sovrastare i produttori n dar vita allo spettro di potenze che li fronteggiano estranee, come vuole la regola inevitabile della civilt.
La divisione del lavoro si introduce tuttavia, lentamente, in questo processo di produzione. Essa mina le fondamenta della produzione e dell'appropriazione comune, eleva a norma dominante l'appropriazione individuale, e in tal modo crea lo scambio tra individui: tutte cose che abbiamo esaminato in precedenza. Poco per volta, la forma dominante della produzione diventa la produzione di merci.
Con la produzione di merci, che non  pi volta al consumo proprio, ma allo scambio,  inevitabile che i prodotti passino in altre mani. Nello scambio il produttore cede il suo prodotto senza sapere pi quale sar la sua sorte. Non appena fa la sua comparsa il denaro, e con esso il mercante che funge da intermediario tra i produttori, il processo dello scambio si fa ancora pi complesso, e il destino finale dei prodotti ancora pi imprevedibile. Ci sono molti mercanti, e nessuno di loro  a conoscenza delle azioni dell'altro. Adesso le merci non si limitano a passare di mano in mano, ma anche di mercato in mercato; i produttori hanno perso il controllo sul complesso della produzione della loro cerchia, i mercanti non sono riusciti ad accaparrarsela. Prodotto e produzione finiscono in bala del caso.
Il caso, per, non  che uno degli estremi di un insieme il cui altro estremo ha nome necessit. Nella natura, in cui anche sembra che sia il caso a dominare, abbiamo segnalato da molto tempo, per ogni singolo settore, l'interna necessit e regolarit che vi si affermano. Ma ci che  valido per la natura lo  anche per la societ. Quanto pi un'occupazione sociale, un insieme di fatti sociali, assumono una portata troppo estesa perch gli uomini li possano controllare consapevolmente, e sfuggono loro, soverchiandoli, quanto pi tali fatti sembrano abbandonati al puro caso, tanto pi si affermano in esso, come per necessit naturale, le loro leggi specifiche ed intrinseche. Leggi di questo tipo dominano anche la casualit della produzione e dello scambio di merci; esse si ergono di fronte all'individuo che produce e che scambia come potenze estranee, in origine addirittura ignote, di cui si deve esaminare e approfondire la natura. Tali leggi economiche della produzione di merci subiscono delle modificazioni nei diversi stadi di sviluppo di questa forma di produzione; tuttavia l'intera epoca della civilt sta, nel suo complesso, sotto il loro dominio. Ed anche ai nostri giorni il prodotto domina i produttori; anche ai nostri giorni l'insieme della produzione sociale non viene organizzato mediante un piano elaborato in comune, ma  regolato da leggi cieche che si affermano con una violenza elementare, in ultima analisi nelle tempeste delle crisi commerciali.
Abbiamo gi osservato come, quando la produzione si trovava ancora in uno stadio di sviluppo alquanto antico, si fa s che la forza-lavoro umana divenga capace di creare un prodotto notevolmente maggiore di quanto  necessario al mantenimento dei produttori, e abbiamo anche visto come questo stadio di sviluppo sia, nei suoi tratti essenziali, quello stesso in cui compaiono la divisione del lavoro e lo scambio tra individui. Non molto tempo dopo venne scoperta la grande verit che anche l'uomo pu essere una merce, che la forza umana pu essere scambiata ed usata trasformando l'uomo in uno schiavo. Gli uomini avevano appena dato il via alla pratica dello scambio, che essi stessi divennero gi oggetti di scambio. L'attivo si mut in passivo, che gli uomini lo volessero o meno.
Fu con la schiavit, che raggiunse l'apice del suo sviluppo nel periodo della civilt, che fece la sua comparsa la prima, grande scissione della societ in una classe sfruttatrice ed una sfruttata. Questa scissione ha continuato ad esistere per tutto il periodo della civilt. La schiavit  la prima forma dello sfruttamento, specifica del mondo antico; ad essa seguono la servit della gleba medievale e il lavoro salariato dell'epoca moderna. Si tratta delle tre. grandi forme del servaggio che caratterizzano le tre grandi epoche della civilt; la schiavit, prima manifesta e poi occulta, le accompagna sempre.
Lo stadio della produzione di merci con cui ha inizio la civilt viene contrassegnato, in termini economici, dall'introduzione 1. del denaro metallico, e insieme con esso del capitale monetario, dell'interesse e dell'usura; 2. della classe dei mercanti come classe di intermediari tra i produttori; 3. della propriet fondiaria privata e dell'ipoteca; 4. del lavoro degli schiavi come forma di produzione prevalente. La forma familiare che corrisponde alla civilt e che con essa arriva ad instaurare un dominio definitivo  la monogamia, il dominio dell'uomo sulla donna e la famiglia individuale come unit economica della societ. La societ civilizzata si compendia nello Stato che, in ogni periodo tipico, , senza eccezioni, lo Stato della classe dominante, e che resta in ogni caso essenzialmente una macchina utile a mantenere sottomessa la classe oppressa e sfruttata. Un altro tratto caratteristico della civilt consiste, da una parte nell'istituzionalizzazione dell'antagonismo tra citt e campagna come fondamento della divisione sociale del lavoro nel suo complesso, dall'altra nell'introduzione del testamento, mediante il quale il proprietario ha la possibilit di disporre dei suoi possessi anche dopo morto. Questa istituzione, che sferra un colpo mortale all'antica costituzione gentilizia, rest sconosciuta, ad Atene, fino ai tempi di Solone; a Roma essa venne instaurata presto, ma ignoriamo quando (15); tra i tedeschi venne introdotta dai preti, affinch il buon tedesco fosse libero di lasciare alla Chiesa la sua eredit.
Sulla base di questa costituzione essenziale la civilt ha fatto cose che l'antica societ gentilizia non aveva alcuna possibilit di compiere, ma  riuscita a farle mettendo in moto le passioni e gli istinti pi bassi degli uomini, e alimentandoli a spese di ogni altra loro inclinazione. La pura e semplice avidit  stata lo spirito motore della civilt dal giorno della sua nascita fino ad oggi; ricchezza, ancora ricchezza, sempre ricchezza, ma non ricchezza della societ, bens di questo singolo miserabile individuo - ecco l'unico fine decisivo. Se, nonostante tutto, lo sviluppo del progresso scientifico, nonch, in epoche ricorrenti, il pi bel fiore dell'arte le son caduti in grembo, ci  avvenuto perch ai nostri giorni la conquista perfetta della ricchezza non sarebbe stata possibile se non si fosse accompagnata all'arte e alla scienza.
Poich il fondamento della civilt consiste nello sfruttamento di una classe da parte di un'altra, tutto il suo sviluppo procede in uno stato di conflitto permanente. Ogni progresso della produzione segna al contempo un regresso delle condizioni della classe oppressa, vale a dire della grande maggioranza. Ogni vantaggio per gli uni  necessariamente un danno per gli altri, ogni nuova liberazione di una classe comporta una nuova oppressione per un'altra classe. La prova pi evidente di tutto questo ci viene fornita dall'introduzione delle macchine, i cui effetti sono ormai noti in tutto il mondo. E, se tra i barbari, come s' visto, non esisteva quasi differenza tra diritti e doveri, la civilt rende evidenti la differenza e il conflitto tra gli uni e gli altri anche alla mente pi ottusa, assegnando quasi tutti i diritti ad una classe e quasi tutti i doveri all'altra.
Ma ci non deve avvenire. Ci che  bene per la classe dominante deve esserlo anche per tutta la societ con cui la classe dominante si identifica. Quindi, quanto maggiori sono i progressi della civilt, tanto pi essa  costretta a velare col manto della carit i danni che essa stessa ha di necessit prodotto; li deve abbellire o negare, in breve  costretta a introdurre un'ipocrisia convenzionale che era ignota tanto alle precedenti forme di societ quanto ai primi stadi della civilt, un'ipocrisia che raggiunge il colmo nell'affermazione che la classe sfruttatrice esercita lo sfruttamento di quella oppressa nel solo ed unico interesse di quest'ultima, cosicch, nel caso questa non gliene dia atto e giunga addirittura a ribellarsi, tutto ci appare la pi vile ingratitudine nei confronti dei benefattori, cio degli sfruttatori (16).
E adesso, per concludere, ecco il giudizio di Morgan sulla civilt:

Da quando ha avuto inizio la civilt la ricchezza  aumentata in misura cos enorme, le sue forme sono divenute talmente varie, la sua applicazione cos estesa, la sua amministrazione cos abile nel servire gli interessi dei proprietari, che questa ricchezza, nei confronti del popolo, "si  trasformata in una potenza incontrollabile. Lo spirito umano  in preda alla perplessit e al dubbio di fronte alla sua stessa creazione". Verr tuttavia il tempo in cui la ragione umana acquister una forza sufficiente a dominare la ricchezza, in cui fisser saldamente tanto il rapporto dello Stato verso la propriet, che esso protegge, quanto i limiti dei diritti dei proprietari. Gli interessi della societ hanno una importanza assolutamente superiore a quella degli interessi individuali, e si deve riuscire ad istituire tra gli uni e gli altri un rapporto equo ed armonico. Se il progresso continuer a dettar legge anche nel futuro, come ha fatto nel passato, la pura e semplice caccia alla ricchezza non sar lo scopo finale dell'umanit. Il tempo che  trascorso dall'inizio della civilt non  che una piccola porzione dell'esistenza passata dell'umanit, ed  altrettanto limitato in confronto delle epoche ancora da venire. La dissoluzione della societ si erge minacciosa davanti a noi come il punto d'arrivo di un corso storico il cui unico scopo finale  la ricchezza, in quanto un corso di tal genere ha in s gli elementi della propria distruzione. Democrazia nel governo, fratellanza nella societ, equa distribuzione di diritti, istruzione per tutti, consacreranno il prossimo stadio superiore della societ, verso cui tendono costantemente l'esperienza, la scienza e la ragione. "Sar una resurrezione, in una forma pi alta, della libert, dell'eguaglianza e della fraternit delle antiche 'gentes'" (Morgan, "Ancient Society", p. 552).
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FINE.
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APPENDICI.
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1.
ENGELS A KARL KAUTSKY E EDUARD BERNSTEIN A ZURIGO IL 22 MAGGIO 1884.
Londra, 22 maggio '84.
Cari ragazzi,
ecco il manoscritto, ad eccezione del capitolo finale che ha ancora bisogno di revisione. Troverete che non  adatto al libero mercato tedesco, e vedete voi se debba essere stampato a Stoccarda sotto falso nome o a Zurigo, e scrivetemelo. E' vietato, dal tempo dell'acquavite prussiana, "tutto ci che porta il mio nome". Se va a Stoccarda, non vorrei che venisse prima offerto ai saggi che hanno l il loro regno. Le "revisioni" le devo in ogni caso leggere io stesso e, per favore, bozze "in duplice copia" su carta buona con largo margine, poich altrimenti non  possibile fare correzioni ordinate. Abbiate la bont di informarmi che avete ricevuto il manoscritto a mezzo cartolina postale. Stasera o domani risponder alle Vostre lettere; ho lasciato tutto in sospeso per riuscire a finire questo, e devo andare subito al funerale del ragazzino di Pumps che  morto domenica.
Il vostro vecchio
F. E.
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2.
ENGELS A KARL KAUTSKY A ZURIGO IL 23 MAGGIO 1884 (ESTRATTO).

[Londra], 23 maggio '84

[...] Per quanto riguarda il divieto, di cui Ti ho gi scritto, ossia che, per principio, tutto ci che io scrivo  vietato, l'acquavite prussiana era una diffamazione rivolta contro la persona di Bismarck, e da quando Richter ne ha ideato la politica dell'acquavite, l'uomo di acquavite e carta da lettere non mi concede assolutamente pi nulla. Tutti i Tuoi argomenti cadono, anche senza di ci, con l'avvenuta adozione della legge contro i socialisti e con la proibizione, subito seguita, della Sdd[eutsche] Post. E il governo pu scatenarsi accanitamente con i divieti, lo prova la stampa liberale che chiede, addirittura a gran voce, un procedimento energico contro di noi. Tu che sei austriaco non puoi seguire affatto il ragionamento che si svolge in teste come quelle di Bismarck, Puttkamer & Co.: per far ci si deve conoscere lo stato di polizia prussiano anteriore al 48; far tornare di nuovo a fiorire "questo" mediante la legge contro i socialisti,  il motivo che spinge questi burocrati "Junker". Tutto il resto - all'interno -  secondario.
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3.
Friedrich Engels.
SULL'ASSOCIAZIONE DELL'AVVENIRE.

Le associazioni che si sono avute finora - naturali oppure artificiali - esistevano, secondo le circostanze, per fini economici, ma questi fini erano nascosti e sepolti sotto fatti ideologici secondari. La "polis" antica, la citt o corporazione medioevali, la lega feudale della nobilt terriera, tutte avevano fini ideologici secondari che le giustificavano e che, nella lega familiare patrizia e nella corporazione, derivavano, non meno che nella "polis" antica, da ricordi, tradizioni e ideali della societ gentilizia. - Solo le societ mercantili capitalistiche sono del tutto disincantate e pratiche - ma volgari. L'associazione dell'avvenire unir la freddezza di queste ultime con la cura per la comune prosperit sociale di quelle antiche e con ci raggiunger il suo fine.

[N. d. C. Questo frammento fu evidentemente scritto da Engels in connessione con il lavoro a "L'origine della famiglia, della propriet privata e dello Stato". Stando al contenuto, esso fa seguito al passo del capitolo 9 in cui si parla del mantenimento di residui della costituzione gentilizia in famiglie nobiliari, patrizie e contadine del medioevo. La datazione del frammento, scritto a mano su un singolo foglio, rimane una semplice congettura, giacch non esistono al riguardo dati di nessuna specie. Sono state scritte per esteso alcune parole che Engels aveva abbreviato]..
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4.
Friedrich Engels.
UN CASO SCOPERTO DI RECENTE DI MATRIMONIO DI GRUPPO.

Di fronte alla negazione dell'esistenza del matrimonio di gruppo, divenuta recentemente di moda in certi "etnografi" razionalistici,  interessante il resoconto che segue pi sotto, che traduco dal "Russkija Vjedomosti" (giornale russo) di Mosca, 14/X/1892 vecchio stile. Qui non solo si constata espressamente come il matrimonio di gruppo, cio il diritto a rapporti sessuali reciproci tra una serie di uomini e una serie di donne, sia in pieno vigore, ma se ne constata anche una sua forma che si collega strettamente al matrimonio punalua degli Hawaiani, quindi alla fase pi evoluta e pi classica del matrimonio di gruppo. Mentre la famiglia punalua tipica  composta di una serie di fratelli (carnali e pi lontani) che sono sposati con una serie di sorelle carnali e pi lontane, troviamo qui, sull'isola Sachalin, che un uomo  sposato con tutte le mogli dei suoi fratelli e con tutte le sorelle di sua moglie, il che significa, visto dalla parte della donna, che sua moglie  autorizzata ad avere liberi rapporti sessuali con i fratelli di suo marito e con i mariti delle proprie sorelle. La differenza dalla forma tipica del matrimonio punalua  dunque solo questa, che i fratelli del marito e i mariti delle sorelle non sono necessariamente le stesse persone.
Si deve inoltre notare che anche qui viene confermato ci che ho detto nell'"Origine della famiglia", quarta edizione, pagine 28-29: che il matrimonio di gruppo non sembra affatto come la fantasia da bordello del nostro piccolo borghese se lo immagina; che le persone sposate in gruppo non fanno in pubblico pi o meno la stessa vita lasciva che egli pratica in privato, ma che questa forma di matrimonio, almeno negli esempi che ci si presentano ancor oggi, si differenzia in pratica da un matrimonio di coppia licenzioso o anche dalla poligamia solo per il fatto che il costume permette una serie di casi di rapporti sessuali altrimenti destinati a pena severa. Che l'esercizio pratico di questi diritti a poco a poco scompaia, dimostra soltanto che anche questa forma di matrimonio  destinata ad estinguersi, la qual cosa  confermata anche dal fatto che si presenta di rado.
L'intera descrizione, del resto,  interessante per il fatto che dimostra nuovamente come le istituzioni sociali di quei popoli primitivi che si trovano ad uno stadio di sviluppo abbastanza uguale siano simili, anzi identiche nei tratti fondamentali. La maggior parte di ci che si dice di questi mongoloidi di Sachalin si adatta alle trib dravidiche dell'India, agli abitanti delle isole dell'Oceano Pacifico all'epoca della loro scoperta, ai pellirossa americani. Il resoconto dice:

Nella seduta del 10 ottobre (vecchio stile; 22 ottobre nuovo stile) della sezione antropologica della Societ degli amici delle scienze naturali a Mosca, N. A. Jantschuk ha dato lettura di un'interessante comunicazione del signor Sternberg sui ghiliachi, una trib su cui si  indagato poco dell'isola Sachalin, che si trova allo stadio di civilt dello stato selvaggio. I ghiliachi non conoscono n l'agricoltura n l'arte della ceramica, si nutrono principalmente con la caccia e con la pesca, riscaldano l'acqua in tini di legno gettandoci dentro sassi incandescenti eccetera. Particolarmente interessanti sono le loro istituzioni riguardo alla famiglia e alla "gens". Il ghiliaco chiama padre non soltanto il proprio padre carnale, ma anche tutti i fratelli del padre; le mogli di questi fratelli cos come le sorelle di sua madre, le chiama tutte quante madri; i figli di tutti questi padri e madri li chiama fratelli e sorelle. Questo tipo di appellativi sussiste, com' noto, anche presso gli irochesi e presso altre trib indiane dell'America del Nord, come pure presso alcune trib dell'India. Mentre per presso queste, gi da molto tempo, esso non corrisponde pi ai rapporti reali, presso i ghiliachi serve ad indicare "uno stato ancor oggi in vigore". Ancora oggi "ogni ghiliaco ha diritto coniugale sulle mogli dei fratelli e sulle sorelle della moglie"; per lo meno l'esercizio di tali diritti non viene riguardato come qualcosa di non lecito. Questi residui del matrimonio di gruppo sulla base della "gens" ricordano il noto matrimonio punalua che sussisteva, ancora nella prima met del nostro secolo, nelle isole Sandwich. Questa forma dei rapporti familiari e gentilizi costituisce il fondamento di tutto l'ordinamento gentilizio e della costituzione sociale dei ghiliachi.
La "gens" di un ghiliaco  composta di tutti i fratelli del padre pi vicini e pi lontani, effettivi e nominali -, dei loro padri e delle loro madri (?), dei figli dei fratelli e dei propri figli. S'intende che una "gens" cos costituita pu abbracciare una straordinaria massa di persone. La vita nella "gens" si svolge ora secondo le seguenti regole. Il matrimonio all'interno della "gens"  assolutamente vietato. La moglie di un ghiliaco morto passa, per decisione della "gens", a uno dei fratelli carnali o nominali del marito. La "gens" pensa al mantenimento di tutti i componenti incapaci di lavorare. Tra di noi non vi sono poveri, ha detto un ghiliaco al relatore, chi  bisognoso viene nutrito dalla "chal" ("gens"). I membri della "gens" sono inoltre uniti da comuni cerimonie di sacrificio e da feste, da un luogo di sepoltura comune eccetera.
La "gens" garantisce la vita e la sicurezza a ognuno dei suoi membri dagli attacchi di persone non appartenenti alla "gens"; come mezzo di repressione vige la vendetta del sangue, il cui esercizio per  diminuito molto sotto il dominio russo. Le donne sono totalmente escluse dalla vendetta del sangue gentilizia. In singoli casi, per altro molto rari, la "gens" adotta anche appartenenti ad altre "gentes". Come regola generale il patrimonio di un morto non pu uscire dalla "gens"; sotto questo rispetto tra i ghiliachi regna letteralmente il noto precetto delle dodici tavole: "Si suos heredes non habet, gentiles familiam habento", se non ha eredi propri, dovranno ereditare i membri della "gens". Nessun avvenimento importante nella vita del ghiliaco si compie senza la partecipazione della "gens". Ancora non molto tempo fa, una o due generazioni fa, il pi anziano membro della "gens" era il capo della comunit, lo starosta della "gens"; ai nostri giorni il ruolo del pi anziano della "gens" si limita quasi soltanto ancora alla direzione di cerimonie religiose. Le "gentes" sono spesso disperse in luoghi molto distanti l'uno dall'altro, ma anche nella separazione i membri continuano a ricordarsi l'uno dell'altro, ad andare ospiti l'uno dall'altro, a offrirsi reciprocamente aiuto e difesa eccetera. Se non in caso di estremo bisogno il ghiliaco non abbandona mai i membri o i sepolcri della sua "gens". Il sistema gentilizio ha impresso un marchio molto netto a tutta la vita spirituale, al carattere, ai costumi, alle istituzioni dei ghiliachi. L'abitudine a discutere tutto in comune, la necessit di intervenire continuamente negli interessi dei membri della "gens", la solidariet nella vendetta del sangue, la costrizione e l'abitudine del vivere insieme con dieci o pi propri simili in grandi iurte [N.d.T. tende di feltro], in breve di stare in certo modo sempre fra il popolo, tutto ci ha conferito al ghiliaco un carattere socievole, comunicativo. Il ghiliaco  straordinariamente ospitale, gli piace ospitare ed essere a sua volta ospite. La bella usanza dell'ospitalit si mostra con particolare acutezza in tempi cattivi. Nell'anno infausto in cui il ghiliaco non abbia nulla da mordere, n per s n per i suoi cani, non stende la mano per chiedere l'elemosina, senza perdersi d'animo va ospite e l  nutrito, spesso per un periodo alquanto lungo.
Tra i ghiliachi dell'isola Sachalin non avvengono quasi mai delitti per interesse privato. I suoi oggetti preziosi il ghiliaco li conserva in un magazzino che non viene mai chiuso. Il ghiliaco  cos sensibile al disonore che, appena sia convinto di essere colpevole di un'azione infamante, va nel bosco e si impicca. L'omicidio  molto raro e avviene quasi solo in un accesso di ira; in nessun caso per per avidit di lucro. Nelle relazioni con gli altri il ghiliaco mostra onest, fidatezza e coscienziosit.
Nonostante il loro lungo assoggettamento ai Manciuri, divenuti cinesi, nonostante l'influenza nociva della popolazione del bacino dell'Amur, i ghiliachi hanno conservato, sotto il rapporto morale, molte virt di una trib primitiva. Ma il destino del loro ordinamento sociale  ineluttabile. Ancora una o due generazioni, e i ghiliachi del continente saranno divenuti completamente russi e si saranno appropriati, con i benefici della civilt, anche i suoi difetti. I ghiliachi di Sachalin, pi o meno distanti dai centri dell'insediamento russo, hanno probabilit di mantenersi puri un po' pi a lungo. Ma anche presso di loro comincia a farsi sentire l'influsso della vicinanza dei russi. Essi vengono per commercio nei villaggi, vanno a lavorare a Nikolajevsk, e ogni ghiliaco che ritorna da tale lavoro nel suo paese natale, porta con s la stessa atmosfera che l'operaio porta con s dalla citt nel suo villaggio russo. E oltre a ci il lavoro nella citt, con le sue alterne fortune, annulla sempre pi quell'originaria uguaglianza che costituisce un tratto prevalente nella vita economica, di una naturale semplicit, di questi popoli.
L'articolo del signor Sternberg, che contiene anche notizie sulle idee ed usanze religiose e sulle loro istituzioni giuridiche, sar pubblicato per intero nella Rivista Etnografica ("Etnografitscheskoje Obosrenije").
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NOTE.
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INTRODUZIONE (DI VALENTINO PARLATO).
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Nota 1. Anche se  veto - come scrive Schulamit Firestone nella Dialettica dei sessi - che il freudismo  diventato, con i suoi confessionali e le sue penitenze, con i milioni spesi per il suo mantenimento, la nostra moderna chiesa. Quanto al femminismo non  da trascurare il ricchissimo contributo che alla analisi della famiglia  venuto dalla pubblicistica femminista.
Nota 2. Sul divorzio confer Marx, "Scritti politici giovanili", Torino, 1950 ed Engels, capitolo sulla famiglia di questo volume.
Nota 3. Marx-Engels, "L'ideologia tedesca", Roma 1958, p. 17 segg.
Nota 4. Marx-Engels, op. cit., p. 24.
Nota 5. Marx, "Il Capitale", vol. 3, 3.
Nota 6. Marx, "Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica", Firenze 1970, vol. 2, p. 29.
Nota 7. Marcuse, "L'autorit e la famiglia", Torino 1970, p. 25.
Nota 8. Marx e Engels, "L'ideologia tedesca", cit., p. 174.
Nota 9. Samir Amin, Isabelle Eynard e Barbara Stuckey, Fminisme et lutte des classes, in "Minuit", n. 7, Parigi 1974.
Nota 10. Umberto Cerroni, Il rapporto famiglia-societ in "Famiglia e matrimonio nel capitalismo europeo", Bologna 1974.
Nota 11. Marx e Engels, "L'ideologia tedesca", cit., p. 174.
Nota 12. Vedi la tavola rotonda Non aspettare il 1984 pubblicata sul "Manifesto" quotidiano del 10 febbraio 1974.
Nota 13. Marx Horkheimer, "Autoritrer Staat", Verlag de Munter, Amsterdam 1968, p. 42.
Nota 14. Cerroni, op. cit.
Nota 15. Marx, "Il Capitale", vol. 1, 2, p. 203.
Nota 16. Cerroni, op. cit.
Nota 17. Samir Amin ed altri, op. cit.
Nota 18. Vedi nel presente volume, p. 99 [cap. 2].
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L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO.
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Nota 1. "Ancient Society, or Research in the Lines of Human Progress from Savagery, through Barbarism to Civilisation". [La societ antica, ossia ricerche sulle linee del progresso umano dallo stato selvaggio, attraverso la barbarie, alla civilt], "By Lewis H. Morgan", London, Macmillan and Co., 1887. Il libro  stato stampato in America e a Londra  incredibilmente difficile averlo. L'autore  morto alcuni anni fa.
Nota 2. Nel viaggio di ritorno da New York nel settembre 1888 ho incontrato un ex deputato al Congresso per il collegio di Rochester che aveva conosciuto Lewis Morgan. Purtroppo non mi seppe dir molto di lui. Morgan avrebbe condotto a Rochester un'esistenza privata, occupandosi unicamente dei suoi studi. Suo fratello sarebbe stato un colonnello addetto al ministero della guerra a Washington; grazie all'intervento di questo fratello egli sarebbe riuscito a interessare il governo alle sue ricerche e a pubblicare parecchie sue opere a spese dello Stato; colui che mi ha detto queste cose si sarebbe anch'egli, durante il periodo che trascorse al Congresso, pi volte adoperato per questa causa.
Nota 3. Quanto poco Bachofen abbia compreso ci che aveva scoperto, o piuttosto indovinato, egli lo dimostra quando definisce questo stato primitivo come "eterismo". Eterismo designava per i greci, quando introdussero la parola, rapporti di uomini, celibi o monogami, con donne nubili; esso presuppone sempre una determinata forma di matrimonio al di fuori della quale hanno luogo questi rapporti, e include la prostituzione almeno gi come possibilit. In un altro senso la parola non  stata altres mai usata, e in questo senso la uso io in accordo con Morgan. Le scoperte davvero importantissime di Bachofen furono mistificate dappertutto fino all'incredibile dalla sua fissazione fantastica che voleva far nascere i rapporti tra uomo e donna, formatisi storicamente, dalle idee religiose degli uomini di allora, e non dalle loro reali condizioni di vita.
Nota 4. In una lettera della primavera del 1882 Marx si esprime in termini assai duri sulla totale falsificazione dell'epoca primitiva dominante nel testo dei Nibelunghi di Wagner. Si era mai sentito che il fratello abbracciasse da sposo la sorella? A questi di lussuriosi, di Wagner che, come esigono i tempi moderni, rendono pi piccanti questi loro intrighi amorosi con un po' d'incesto, Marx risponde: Nel periodo primitivo la sorella "era" la moglie, "e questo era morale". Un amico francese, ammiratore di Morgan, non  d'accordo con questa nota e osserva che gi nella pi antica "Edda" su cui Wagner si fonda, cio nella "Egisdrecca", Loki rimprovera Freia cos: Davanti agli di hai abbracciato il tuo proprio fratello. Il matrimonio tra fratelli e sorelle, dunque, sarebbe stato gi allora rigorosamente proibito. L'"Egisdrecca"  espressione di un'epoca in cui la fede negli antichi miti era stata del tutto infranta;  una canzone satirica, vera e propria beffa lucianesca agli di. Se Loki, come Mefistofele, rivolge qui un tale rimprovero a Freia, allora ci parla piuttosto contro Wagner. Loki dice anche, alcuni versi dopo, a Niordh: Con tua sorella hai generato un (tale) figlio. ("vidh systur thinni gaztu slikan mg"). Niordh non  in realt un Aso, ma un Vano, e dice nella "Saga Ynglinga" che matrimoni tra fratelli e sorelle sarebbero consueti nel paese dei Vani, ma non tra gli Asi. Questo sarebbe un indizio del fatto che i Vani siano divinit pi antiche degli Asi. ("Asi" e "Vani", erano stirpi divine della mitologia germanica). In ogni modo Niordh vive tra gli Asi come un loro pari, e cos l'"Egisdrecca"  piuttosto una prova che, al tempo della nascita dei miti norvegesi, il matrimonio tra fratelli e sorelle, almeno tra di, non provocava alcuna ripugnanza. Volendo scagionare Wagner, si farebbe forse meglio a citare, invece dell'"Edda", Goethe, che nella ballata "Il dio e la baiadera" fa un errore simile in rapporto al religioso concedersi delle donne, e le avvicina fin troppo alla moderna prostituzione.
["Saga Ynglinga", prima delle sedici saghe sui re norvegesi, dai tempi pi antichi fino alla fine del dodicesimo secolo, del libro "Heimskringla" scritto dal poeta e cronista islandese Snorri Sturluson nella prima met del tredicesimo secolo. Questo libro si basa sulle cronache dei re norvegesi e su saghe di trib islandesi e norvegesi].
Nota 5. Le tracce di rapporti sessuali indifferenziati, della sua cosiddetta generazione paludosa, che Bachofen pensa di aver trovato, si fanno risalire, come ora non si pu pi dubitare, al matrimonio di gruppo. Se Bachofen trova questi matrimoni punalua 'senza legge', un uomo di quell'epoca troverebbe incestuosi la maggior parte degli attuali matrimoni tra cugini stretti o lontani per parte materna o paterna, in quanto, cio, matrimoni tra fratelli e sorelle consanguinei (Marx).
Nota 6. Allo stesso modo del "basilus" greco, il comandante militare azteco  stato presentato come un moderno principe. Morgan  stato il primo a sottoporre alla critica storica i resoconti degli spagnoli, dapprima frutto di fraintendimento ed esagerazione, poi menzogne pure e semplici; egli dimostra che i messicani si trovavano nello stadio intermedio della barbarie, ad un livello tuttavia pi alto che non gli indiani pueblos del Nuovo Messico, e che la loro costituzione, per quel che si capisce da quei resoconti stravolti, corrispondeva ad una lega di tre trib, che ne avevano rese tributarie un gran numero di altre, e che veniva governata da un consiglio di lega e da un capo militare federale, di cui gli spagnoli fanno un imperatore.
Nota 7. Il "rex" latino  il "righ" (capotrib) celto-irlandese e il "reiks" gotico; che questo nome, come in origine anche il nostro "Frst" (cio come il "first" inglese, il "frste" danese, primo), stesse a significare il capo gentilizio o tribale, risulta dal fatto che i goti possedevano, gi nel quarto secolo, una parola specifica per designare ci che in seguito si chiamer re, il comandante dell'esercito di tutto un popolo: "thiudans". Nella traduzione biblica di Ulfila, Artaserse ed Erode non hanno mai il nome di "reiks", ma quello di "thiudans", e l'impero di Tiberio non "reiki", ma "thiudinassus". Nel nome del "thiudans" gotico, che noi traduciamo impropriamente re, "Thiudareik", "Theodorich", cio Teodorico, i due nomi confluiscono e si fondono.
Nota 8. Durante un periodo di alcuni giorni da me trascorso in Irlanda ho potuto prendere vivamente consapevolezza di quanto la gente di campagna viva col ancora secondo la mentalit del periodo gentilizio. Il proprietario fondiario di cui il contadino  affittuario ha per lui il valore di un capo "clan" che ha l'obbligo di amministrare la terra nell'interesse di tutti, al quale il contadino paga il tributo sotto la forma di affitto, ma da cui per deve anche ottenere soccorso in caso di bisogno. Allo stesso modo, ogni benestante  considerato obbligato a soccorrere i suoi vicini pi poveri non appena questi si riducano in miseria. Questo aiuto non  un'elemosina, bens ci che spetta di diritto, al pi povero membro del "clan", ricevere dal pi ricco o dal capo "clan". Sono ben comprensibili le lamentele degli economisti e dei giuristi sull'impossibilit di inculcare al contadino irlandese l'idea della moderna propriet borghese; una propriet che ha solo diritti, ma non ha alcun dovere, non vuole assolutamente entrare in testa ad un irlandese. E' egualmente comprensibile come mai gli irlandesi, trapiantati d'improvviso con una tale mentalit gentilizia nelle metropoli inglesi o americane, tra una popolazione con concezioni morali e giuridiche del tutto diverse, possano facilmente smarrire ogni senso della morale e del diritto, perdano ogni freno e precipitino spesso in massa in una condizione degradata.
Nota 9. La natura particolarmente stretta del legame tra zio materno e nipote, che deriva dal periodo del matriarcato e compare tra numerosi popoli, i greci la conoscono soltanto nella mitologia dell'epoca eroica. Secondo Diodoro (IV, 34), Meleagro uccide i figli di Testio, fratelli di sua madre Altea. Costei ravvisa in quest'azione un crimine cos inespiabile che maledice l'assassino, cio suo figlio, augurandogli la morte. Stando a quanto si racconta, gli di esaudirono i suoi desideri e misero fine alla vita di Meleagro. Secondo lo stesso Diodoro (IV, 44), gli argonauti approdano in Tracia, sotto Eracle, e l trovano Fineo che maltratta in maniera infame, sotto istigazione della nuova moglie, i due figli che aveva generato con la sua sposa ripudiata, la Boreade Cleopatra. Ora per, tra gli argonauti ci sono anche dei Boreadi, fratelli di Cleopatra, cio zii materni dei giovani maltrattati. Essi prendono immediatamente le difese dei loro nipoti e li liberano uccidendo il guardiano.
Nota 10. La cifra qui riportata trova una conferma in un passo di Diodoro sui celti gallici: La Gallia  abitata da molte popolazioni di numero diseguale. Nelle pi grandi il numero degli abitanti ammonta a circa 200 mila; nelle pi piccole a 50 mila. (Diodoro Siculo, V, 25). Arriviamo dunque ad una media di 125 mila abitanti. I singoli popoli della Gallia, dato che hanno raggiunto un livello di sviluppo superiore, devono essere senz'altro considerati un po' pi popolati che non quelli tedeschi.
Nota 11. Stando al vescovo Liutprando di Cremona, a Verdun, nel decimo secolo, cio durante il sacro impero germanico, il principale settore dell'industria era costituito dalla fabbricazione di eunuchi, che venivano esportati, con grandi profitti, alla volta della Spagna per gli harem moreschi.
Nota 12. Soprattutto sulla costa nord-occidentale dell'America (vedi Bancroft). Tra gli haidah delle isole Regina Carlotta esistono comunit familiari che arrivano a comprendere settecento persone sotto lo stesso tetto. Tra i nootca, trib al completo vivevano sotto lo stesso tetto.
Nota 13. Per quel che riguarda il loro numero ad Atene, vedi "supra". A Corinto, nel periodo di massima fioritura, il loro numero era di 460 mila; a Egina di 470 mila. In ambedue i casi esso era di dieci volte superiore a quello della popolazione dei cittadini liberi.
Nota 14. Niebuhr  stato il primo storico ad aver avuto un'idea quanto meno approssimativa della natura della "gens", ed egli  debitore di ci, inclusi per senza dubbio anche quegli errori che vi ha trasportato, alla sua familiarit con le stirpi del Dithmarschen.
[Dithmarschen, regione situata nella parte sud-occidentale dell'odierno Schleswig-Holstein].
Nota 15. Il "System der erworbenen Rechte" di Lassalle ha come base fondamentale, nella sua seconda parte, il principio che il testamento romano  antico quanto Roma, che la storia romana non ha mai conosciuto un'epoca priva di testamento, e che il testamento ha avuto invece la sua origine nell'epoca preromana, dal culto dei morti. Lassalle, da vecchio hegeliano di stretta osservanza, ritiene che le disposizioni del diritto romano non derivino dalle condizioni sociali dei romani, bens dal concetto speculativo della volont, e finisce cos con l'arrivare a un'asserzione di quel tipo, del tutto contraria alla storia. Ci non pu destare stupore in un libro che, sulla base del medesimo concetto speculativo, giunge alla conclusione che nell'eredit romana il trasferimento del patrimonio non sia stato che un semplice accessorio. Lassalle non si limita solo a prestare fede alle illusioni dei giuristi romani, soprattutto quelli dei primi tempi, ma arriva perfino a superarli.
Nota 16. Era mio proposito iniziale di porre la brillante critica della civilt, che si trova qui e l nelle opere di Charles Fourier, accanto a quella di Morgan e alla mia. Purtroppo non ne ho il tempo. Qui mi limito ad osservare che gi Fourier considera la monogamia e la propriet fondiaria le caratteristiche principali della civilt, che egli chiama una guerra tra ricchi e poveri. E si pu parimenti trovare gi nei suoi scritti una profonda comprensione del fatto che, in ogni societ difettosa, scissa da antagonismi, le famiglie singole ("les familles incohrentes") costituiscono le unit economiche.
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FINE.
